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18 de junio

Beata Osanna Andreasi de Mantua

Virgen dominicana

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e fanciullezza

Tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento fiorì alla corte dei Gonzaga di Mantova la figura di Osanna Andreasi, una donna considerata santa già durante la sua vita terrena e profondamente radicata nella storia religiosa e civile del principato. La Beata Osanna Andreasi nacque il 17 gennaio 1449 nell'antico borgo di Carbonarola, situato nel comune di Carbonara di Po in provincia di Mantova. I genitori che l'videro venire alla luce si chiamavano Andrea e Agnese Gonzaga. La madre Agnese era forse imparentata con i nobili marchesi Gonzaga, un legame che avrebbe in seguito favorito i rapporti privilegiati tra la mistica e la corte mantovana. La nascita di Osanna fu intensamente desiderata e attesa dai genitori come segno di prosperità e augurio per la famiglia, un evento accolto con grande gioia e speranza. Al fonte battesimale ricevette il nome di Osanna, un nome dal profondo significato biblico che esprime gioia, speranza e lode al Signore. Dopo la prima formazione familiare ricevuta tra le mura domestiche, Osanna imparò a leggere e scrivere in breve tempo, un apprendimento precoce e rapido che fu percepito quasi miracolosamente da quanti la circondavano. Nel suo Libello autobiografico, la stessa Osanna racconta che all'età di circa sei anni, mentre si trovava sulla riva del fiume Po, ebbe la prima straordinaria visione di un Angelo. L'Angelo celeste invitava la fanciulla a lodare Dio attraverso la contemplazione della bellezza e della varietà di tutte le creature create dalla provvidenza divina. Accanto a questa precoce e intensa contemplazione della natura, Osanna rivolse la sua attenzione gentile e aperta verso i poveri e i bisognosi, manifestando fin da giovanissima una spiccata inclinazione alla carità operosa e alla compassione per i più deboli.

La vocazione e la scelta della vita domenicana

All'età di quindici anni Osanna espresse con decisione il desiderio di vestire l'abito delle Terziarie domenicane, sentendo risuonare nel proprio cuore una chiamata inequivocabile alla vita consacrata. Il desiderio di entrare nel terz'ordine rispondeva perfettamente alla sua inclinazione naturale e soprannaturale a fare il bene, a praticare l'ascesi e a vivere un'intesa esperienza mistica radicata nella tradizione dell'Ordine dei Predicatori. Questa ferma intenzione prevalse sulla riluttanza iniziale del padre Andrea, il quale aveva progettato per la figlia una soluzione diversa, dettata dal loro rango nobiliare e dalle convenzioni sociali dell'epoca. Superati gli ostacoli familiari, Osanna abbracciò una nuova forma di esistenza decisamente penitente, poco agiata e interamente dedita ai bisogni materiali e spirituali dei poveri. Nel 1478, il marchese Federico I affidò sua moglie Margherita di Baviera e i suoi sei figli alla Beata prima di allontanarsi da Mantova per combattere gli Svizzeri, a testimonianza della grande stima di cui la donna godeva già allora. La Beata si prese cura della famiglia del marchese con straordinaria premura, specialmente dopo la dolorosa morte della marchesa avvenuta nel 1479. Nel 1477, all'età di ventotto anni, Osanna ricevette segni straordinari che segnarono per sempre la sua esistenza terrena e la sua conformazione a Cristo. Ricevette infatti sulle mani, sul costato, sui piedi e sulla fronte i segni delle stimmate a prova tangibile del suo amore viscerale per la Passione di Cristo. È importante notare che le stimmate non lacerarono la pelle ma si presentarono in forma di turgore cutaneo, ben visibili ma prive di ferite aperte. In seguito a questa grazia mistica, il cuore trafitto divenne il simbolo iconografico per eccellenza di Osanna, rappresentando il centro propulsore del suo amore e della sua unione con il Creatore.

Il trasferimento a Mantova e la casa di Contrada del Cervo

Dopo circa trent'anni trascorsi nel borgo natio a fare del bene e a diffondere la carità, nel 1480 la famiglia Andreasi si trasferì stabilmente a Mantova. La famiglia si stabilì nella prestigiosa casa-palazzo di via Contrada del Cervo, situata strategicamente di fronte alla storica chiesa di Sant'Egidio. La casa mantovana della Beata Osanna rappresenta ancora oggi un raro esempio di abitazione quattrocentesca giunta integra nel corso dei secoli fino ai nostri giorni. La facciata della casa è d'ispirazione fancelliana, caratterizzata da finestre rettangolari, una superficie dal tono rosato e merlature finte che richiamano lo stile dell'architetto Luca Fancelli, attivo alla corte dei Gonzaga fin dal 1450. Gli ambienti interni mantengono intatta l'atmosfera originale con imponenti colonne, balaustre in pietra e cartigli recanti massime latine di carattere spirituale e morale. L'edificio si sviluppa complessivamente su tre piani, oltre alla cantina e alla soffitta. Al piano terra la sala conferenze è splendidamente affrescata con decorazioni a grottesche che presentano motivi floreali, umani e animali di grande raffinatezza. Al mezzanino si trovano una cappellina consacrata e un piccolo studio privato arricchito da armadiature dipinte. Il piano nobile è composto da quattro vani distinti, di cui uno interamente affrescato a trompe l'oeil. In un'altra stanza del piano nobile, identificata come il luogo in cui visse e morì la beata, sono custoditi gelosamente i suoi ricordi personali e di culto. Durante la vita della Beata, la sua stanza divenne un vero e proprio ambiente di culto frequentato quotidianamente da moltissime persone. Le persone accorrevano numerose per ricevere beni materiali, spirituali e morali dalla sua ardente carità. Nel cortile della casa fioriscono rose, piante ornamentali di bosso e piante officinali coltivate con cura. Il cortile presenta inoltre un porticato con colonne quattrocentesche in marmo rosa che recano scolpito lo stemma della famiglia Andreasi. Gli affreschi della casa risalgono al Quattrocento e al Cinquecento, con successive aggiunte del Seicento collocate sopra un camino. I soffitti sono in legno a cassettoni, in parte ancora decorati con motivi originari, mentre i pavimenti e le scale sono interamente realizzati in cotto. Le porte della casa sono in legno massiccio. Attualmente l'immobile appartiene alla Provincia Domenicana dopo vari passaggi di proprietà storici. La Provincia Domenicana ha adibito la Casa a sede di una Fraternità religiosa fin dal 1935, trasformandola in un centro culturale e spirituale per la divulgazione della spiritualità e della mistica, al fine di conservare imperitura la memoria della Beata Osanna.

Consigliera dei Gonzaga e guida spirituale della corte

I rapporti con la dinastia dei Gonzaga divennero ancora più stretti all'epoca del marchese Francesco e di sua moglie Isabella d'Este, i quali nutrivano una venerazione profonda per la terziaria. Il marchese Francesco e la colta Isabella d'Este scelsero la Beata Osanna come fidata guida spirituale e consigliera in delicati affari di stato, come ampiamente attestato dai biografi contemporanei. I marchesi attribuirono con convinzione alle preghiere incessanti della Beata la nascita, ormai quasi insperata, dell'erede Federico II avvenuta nell'anno 1500. A causa di questa intercessione ritenuta miracolosa, Federico II fu chiamato affettuosamente il figlio d'orazione. Elisabetta, sfortunata sorella del marchese Francesco, trovò immenso conforto e solido sostegno spirituale presso la Beata nei momenti più bui, in particolare quando suo marito Guidobaldo d'Urbino dovette fuggire ripetutamente a causa delle insidie e delle persecuzioni di Cesare Borgia. La presenza di Osanna a Mantova creò di fatto una forma di santità politica a vantaggio della popolazione del principato, unendo il prestigio della corte a una profonda rigenerazione morale. La santità di Osanna oltrepassava la sfera personale ed estendeva i suoi benefici frutti all'intera corte gonzaghesca, elevandone il tono spirituale. I Gonzaga stimavano immensamente la Beata e la tenevano in grandissima considerazione, volendo fortemente l'istruzione del processo di beatificazione della santa viva mantovana. Le motivazioni che spinsero i marchesi di Mantova a promuovere il suo culto univano sapientemente aspirazioni religiose e calcoli di prestigio politico, affidandosi a ecclesiastici vicini alla corte per diffondere la fama della terziaria domenicana come modello ed edificazione per tutto il popolo cristiano.

L'esperienza mistica e la Passione di Cristo

La vita spirituale di Osanna era costantemente accompagnata da straordinari fenomeni mistici, tra cui estasi profonde, visioni celesti e la stigmatizzazione corporale. La tradizione agiografica tramanda che Gesù scelse Osanna all'età di cinque anni come prediletta delle sue rivelazioni. Le rivelazioni divine si manifestavano attraverso frequenti rapimenti estatici e piccole penitenze che l'accompagnarono fedelmente per tutta la via terrena. All'età di diciotto anni, Osanna chiese e ottenne da Gesù di sposarla misticamente, raggiungendo così i gradini più alti dell'unione mistica divina in giovane età. Il culmine di questi rapimenti mistici consisteva nella partecipazione attiva e dolorosa alla Passione di Cristo in tutto il corpo. La passione di Cristo costituiva il centro assoluto della meditazione e della vita spirituale di Osanna. Le innumerevoli sofferenze fisiche e morali che ella affrontava divennero la sostanza stessa della sua esistenza mistica. Tra i doni soprannaturali elargiti dal Signore vi furono anche la trafittura del cuore e l'incoronazione di spine, oltre alle già citate stimmate visibili come turgore cutaneo. Nello stesso tempo, Osanna fu ripetutamente vessata dal demonio, dal quale uscì tuttavia sempre vittoriosa grazie all'aiuto costante del Signore e all'intercessione della Vergine Maria e dei Santi. Durante i momenti di unione estatica, Osanna sperimentava grandissimi fenomeni mistici ma confessava di non riuscire a descrivere adeguatamente la grandezza di Dio a parole. Colpita dalla visione di Dio che gode nel suo intimo, Osanna provava il desiderio di non ritornare mai più nel suo corpo mortale per non separarsi dalla bellezza e dalla bontà divina. Da ciò scaturiva un profondo desiderio di unione eterna con Dio. Negli ultimi anni della sua vita, Osanna vide in visione lo stato della Chiesa e presagì con dolore i gravi mali che sovrastavano la povera Italia, offrendosi generosamente come vittima di espiazione per i peccati del mondo, unita misticamente al preziosissimo sangue di Gesù e alimentata da una tenera devozione verso le sue sante piaghe.

L'Epistolario e i colloqui spirituali

L'eredità spirituale e letteraria della Beata Osanna è affidata a un prezioso corpus di scritti che rispondono pienamente al carisma della terziaria domenicana. Si conservano quarantatré lettere inserite nel corpus epistulae scambiate con il monaco olivetano Girolamo Scolari, che fu anche il suo attento biografo. Queste quarantatré lettere variano notevolmente per stile e per la varietà degli argomenti trattati. Accanto ad esse, si conservano altre quarantatré, o complessivamente quarantasette, lettere molto brevi indirizzate direttamente al marchese Gonzaga e a vari dignitari della corte mantovana. Tali lettere brevi servivano essenzialmente a intercedere favori, raccomandazioni e piaceri per i poveri e i bisognosi che si rivolgevano a lei per ottenere grazie, sussidi e protezione. Lo stile e la lingua impiegati nelle lettere sono poveri, elementari ed essenziali, intessuti con semplicità di passi biblici comuni incentrati sulla carità e sulla misericordia cristiana. Di fondamentale importanza è anche la raccolta di novantasei composizioni di colloqui spirituali avvenuti tra la Beata e padre Girolamo Scolari. Questa raccolta abbraccia un arco temporale di circa vent'anni, dal 1486 al 1505, documentando fedelmente le esperienze spirituali e mistiche vissute in intima comunione con il Signore. L'Epistolario di Osanna fu stampato per la prima volta nel 1507, mentre la storiografia locale, in occasione del quinto centenario della nascita celebrato nel 2005, ha sapientemente valorizzato queste antiche biografie e in particolare gli scritti epistolari della beata, confermandone l'alto valore storico e spirituale.

Il transito e i primi biografi

Osanna visse circondata dall'affetto devoto dei concittadini fino al momento della sua pia morte. La Beata Osanna Andreasi morì il 18 giugno 1505, un mercoledì, alle ore cinque del pomeriggio. Al momento del transito aveva esattamente cinquantasei anni, sei mesi e un giorno di vita terrena. La sua morte avvenne alla presenza dei suoi dotti direttori spirituali, fra Francesco Silvestri da Ferrara detto il Ferrarese, fra Girolamo da Genova e il monaco olivetano Girolamo Scolari. Assistettero agli ultimi istanti anche i marchesi di Mantova Francesco II e Isabella d'Este, alcuni frati domenicani, Sigismondo Gonzaga, fratello del marchese e protonotario apostolico poi cardinale, e numerosi membri della corte gonzaghesca. Ai solenni funerali parteciparono personalmente i marchesi Francesco e Isabella. I primi biografi la definivano con venerazione la santa viva mantovana e consigliera ufficiale dei Gonzaga. La prima biografia ufficiale fu scritta proprio dal domenicano Francesco Silvestri da Ferrara, con il titolo Beatae Osannae Mantuanae de tertio habitu Ordinis Fratrum Praedicatorum uita, edita a Milano nel 1505 per i tipi dello stampatore Alessandro Minuziano. La prima traduzione in lingua italiana di questa legenda fu curata dal milanese Giulio da Vico Mercato e pubblicata il 16 gennaio 1507 sempre presso Alessandro Minuziano. La biografia del Ferrarese ha come filo conduttore la proposta della santità dell'Andreasi quale profetessa di Dio, descrivendola come una donna indubbiamente carismatica, oggetto di particolari doni divini e di straordinari miracoli. Il teologo Silvestri insiste particolarmente sull'esposizione delle virtù di Osanna, quali l'umiltà profonda, la docilità filiale alla volontà divina e la perseveranza eroica nella prova, evidenziando la sua predilezione per il silenzio e la solitudine e la sua repulsione per le vane conversazioni mondane. La seconda fondamentale fonte agiografica è costituita dal Libretto de la vita et transito de la beata Osanna da Mantua scritto da Girolamo Scolari e stampato a Mantova nel 1507 per i tipi di Leonardo Bruschi, la cui traduzione latina fu successivamente pubblicata negli Acta Sanctorum, presentando la Beata come mistica insignita di stimmate, visioni ed estasi celesti.

Il culto, le ricognizioni e la conservazione delle spoglie

La tomba della Beata divenne rapidamente oggetto di fervente culto e venerazione popolare fin dalla sua sepoltura iniziale nella chiesa di San Domenico. Tre anni dopo la morte, il corpo fu esumato per essere collocato in un'arca marmorea appositamente voluta dalla devozione della marchesa Isabella d'Este, e in quella occasione la salma fu trovata incorrotta. Papa Leone X concesse alla città di Mantova, con un breve apostolico dell'8 gennaio 1515, la facoltà liturgica di celebrare la messa e l'ufficio in onore della beata Osanna, redigendo il decreto di beatificazione sulla base delle relazioni inviate dalla marchesa Isabella e da altre autorità ecclesiastiche. Successivamente, Papa Innocenzo XII confermò solennemente il culto della Beata con una bolla emessa il 26 novembre 1694, e il culto fu ufficialmente esteso a tutto l'ordine domenicano il 18 gennaio 1695. Le reliquie della Beata sono conservate oggi nella magnifica cattedrale di Mantova, precisamente nel transetto sinistro, nel secondo altare a sinistra della Cattedrale di San Pietro Apostolo. Nel corso dei secoli, la salma è stata sottoposta a importanti indagini scientifiche e interventi di conservazione resi necessari dalla presenza di agenti patogeni riscontrati durante la prima esumazione moderna avvenuta nel 2003. Una nuova e fondamentale apertura della tomba fu programmata ed eseguita nel 2010 dopo sette anni, avvalendosi di una task force di esperti coordinata dal dottor Nicola Fiasconaro e dal professor Franco Mallegni. Gli specialisti dell'ospedale Carlo Poma hanno compiuto accertamenti approfonditi, tra cui esami TAC, stabilendo che l'ottimo stato delle spoglie mortali è di natura perfettamente naturale e non frutto di antiche pratiche di imbalsamazione. La salma è stata quindi avvolta in un apposito involucro per assorbire l'ossigeno ed eliminare batteri e insetti, per poi essere riposta in una nuova teca di plexiglass a tenuta stagna nel Duomo di piazza Sordello. Grazie a un calco originale custodito nell'antica dimora di via Frattini, l'artista Gabriele Mallegni ha realizzato una maschera facciale in resina ecologica caricata con fibre di vetro per la ricostruzione del volto. I risultati scientifici di questa complessa opera di conservazione, definita storica dalla studiosa Rosanna Golinelli, sono stati presentati alla comunità in occasione di un convegno scientifico tenutosi a Casa Andreasi, confermando la perenne attualità del messaggio spirituale e umano della Beata Osanna.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata Osanna Andreasi?

La festa liturgica e memoria della Beata Osanna Andreasi ricorre annualmente il 18 giugno.

Di cosa è patrona la Beata Osanna Andreasi?

I fatti forniti non menzionano specifici patronati ufficiali, sebbene ella sia ricordata come vergine, terziaria domenicana e insigne consigliera spirituale a Mantova.

En Mantua, beata Osanna Andreasi, virgen, que, vestido el hábito de las Hermanas de la Penitencia de San Domenico, unió con admirable sabiduría la contemplación de las cosas divinas con las ocupaciones terrenas y el cuidado de las buenas obras. — Martirologio Romano