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23 de julio

Beati Niceforo de Jesús y María (Vincenzo) Díez Tejerina y 5 compañeros

Mártires Españoles Pasionistas

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Contexto histórico y político en España

La España del siglo XX atravesó profundas transformaciones políticas y sociales que marcaron profundamente a la Iglesia Católica. Durante la primera guerra mundial, entre 1914 y 1918, la nación godette de un periodo de espansione economica gracias a su neutralidad. Sin embargo, políticamente el país cayó en una grave crisis a causa de la debolezza de la monarchia costituzionale, registrando frequenti cambiamenti di gobierno, por un total de trece entre 1917 y 1923, mientras la Catalogna avanzava ispirazioni autonomistiche e persisteva una irrisolta tensione entre los grandes proprietari terrieri appoggiati dall'esercito e dalla Chiesa, y la classe operaia imbevuta di idee radicali e socialiste.

En este escenario, Miguel Primo de Rivera, nacido en 1870 y muerto en 1930, que era governatore militare della Catalogna, el 13 de septiembre de 1923 sciolse el parlamento e instaurò la dittatura con el consenso del rey Alfonso XIII, muerto en 1941. La dittatura di Primo de Rivera non fu gradita dal popolo spagnuolo e cadde con le elezioni municipali del 13 aprile 1931, le cuales fueron ganadas por los sostenitori di un governo repubblicano. Aunque el nuevo regime repubblicano fu accettato dai vescovi e da molti cattolici, le speranze di pacifica convivenza e collaborazione tra la Chiesa e lo Stato sfumarono ben presto.

La política antireligiosa fu istituzionalizzata dall'articolo 26 della nuova costituzione promulgata el 9 de diciembre de 1931, y el gobierno guidato da Manuel Azana y Diaz, muerto en 1940, decretò la separazione della Chiesa dallo Stato tra infuocati discorsi anticlericali. El gobierno decretò lo scioglimento della Compagnia di Gesù, promulgò la legge del divorzio, proibì ai religiosi di dedicarsi all'insegnamento e lasciò praticamente all'arbitrio delle autorità municipali il servizio del culto. La Santa Sede cercò di stabilire un proficuo dialogo con il governo repubblicano tramite il Nunzio Apostolico Federico Tedeschini, y l'episcopato spagnuolo intervenne collettivamente el 25 de mayo de 1933 a motivo della legge di confessioni e associazioni religiose, definiéndola como antigiuridica e attentatrice ai diritti dell'uomo. Papa Pio XI pubblicò l'enciclica Dilectissima nobis el 3 de junio sucesivo sulla grave situazione della Chiesa in Spagna, ma tutti i tentativi di dialogo e intervento risultarono del tutto inefficaci.

Crecimiento de la violencia y persecución eclesiástica

El clima de hostilidad fue alimentado por la propaganda y los movimientos extremistas. El órgano del partido socialista, el más fuerte del parlamento, publicó en El Socialista el 18 de agosto de 1931 la frase sobre la necesidad di distruggere la Chiesa e cancellare il suo influsso, frase a la que hizo eco una pleiade di giornali nazionali e provinciali diabolicamente impegnati nel presentare la Chiesa Cattolica come nemica del popolo e del regime repubblicano, immensamente ricca e alleata degli oppressori. La rivoluzione delle Asturie si verificò nell'ottobre del 1934 contro un governo repubblicano di destra sorto da regolari elezioni politiche, producendo le prime vittime tra i sacerdoti e i religiosi. Le successive elezioni del 16 febbraio 1936 portarono di nuovo al potere i partiti di sinistra coalizzati nel Fronte Popolare, e la violenza rivoluzionaria crebbe talmente da mettere a repentaglio la stabilità del governo, incapace di controllare l'ordine pubblico.

La massoneria, el partido de los anarquistas, de los socialistas radicales capeggiati da Largo Caballero, muerto en 1946, y de los comunistas leninistas fecero circolare accuse di crimini mostruosi e infamanti contro suore, preti e religiosi, spingendo i popolani armati, detti miliziani, a pronunciare molte volte frasi per incitare all'uccisione di preti e suore durante la guerra civile. L'opposizione al governo del Fronte Popolare si manifestò subito con una coalizione di movimenti politici di centro-destra appoggiati dall'esercito, guidata sul piano militare dal generale J. Sanjurjo Sacanell, muerto en 1936, y sul piano politico dal deputato monarchico Calvo Sotelo. Calvo Sotelo affermò che il governo non riusciva a controllare le attività dell'estrema sinistra e fu successivamente assassinato per mano di elementi di sinistra. El 17 de julio de 1936 il presidio di Melilla, nel Marocco spagnuolo, si sollevò e il pronunciamiento se estese a tutto il territorio nazionale il giorno successivo, avendo il sopravvento soltanto nella Galizia, nel Leon, nella Vecchia Castiglia e nella Navarra, mentre il generale Francisco Franco Bahamonde, vissuto tra il 1892 y el 1975, ricompose l'unità nazionale ricevendo il consistente aiuto in uomini e mezzi dell'Italia e della Germania.

La guerra civile fu condotta con estremo accanimento e grande brutalità da entrambe le parti fino al 1 aprile 1939, dejando en el campo de battaglia non meno di mezzo milione di morti. Fin dall'inizio della guerra i nazionalisti dimostrarono unità di comando e di azione, mentre i repubblicani apparivano privi di forza militare e in balia dei comitati operai e anarchici che esercitavano funzioni civili e militari, dando luogo nei primi mesi a una situazione di duplice potere che Largo Caballero, soprannominato il Lenin spagnuolo, pose termine costituendo nel 1936 un gabinetto di coalizione. Prima del 18 luglio 1936 erano già stati uccisi 17 sacerdoti e religiosi; successivamente, dal 18 al 31 luglio 1936 furono uccisi 861 sacerdoti e religiosi, nel mese di agosto 1936 vi furono 2077 vittime, tra cui 10 vescovi, e tra le vittime vi furono 283 suore. Dal 18 luglio 1936 al 1 aprile 1939 la Chiesa spagnuola contò 6832 vittime tra i suoi consacrati, tra cui 4184 sacerdoti e seminaristi diocesani, 2365 religiosi y 283 suore, di molti dei quali è stata introdotta la causa di beatificazione.

La figura del padre Niceforo de Jesús y María

Tra i primi conventi presi di mira dai miliziani vi fu quello di Daimiel, non lontano da Ciudad Real nella nuova Castiglia, un luogo santificato da trentuno Passionisti tra sacerdoti, studenti e fratelli coadiutori intenti alla formazione. Tra i Passionisti di Daimiel si trovava da pochi giorni il padre provinciale Niceforo di Gesù e Maria in visita canonica. Niceforo nacque il 17 febbraio 1893 ad Herreruela en provincia de Palencia, hijo de los fervientes cristianos Vincenzo Diez y Balbina Tejerina. A 13 años Niceforo chiese di essere ammesso nel collegio aperto dai Passionisti a Penafiel en Valladolid, y a 15 años fu ammesso al noviziato dove si distinse per il comportamento pio e ubbidiente, emettendo la professione religiosa il 17 marzo 1909.

Niceforo si preparò al sacerdozio studiando a Penafiel, Corella en Navarra, Toluca en México y Chicago en los Estados Unidos, donde fue ordenado sacerdote el 17 de junio de 1916 con dispensa dall'età. Fu destinato dai superiori al convento di Santa Chiara a Cuba per insegnare, predicare, confessare e dirigere il canto. Dal 1921 al 1926 padre Niceforo fu mandato in Messico per attendere a tempo pieno alla predicazione di missioni popolari e di esercizi spirituali, poiché possedeva una grazia speciale nell'esporre al pubblico la dottrina cristiana. Quando in Messico scoppiò la persecuzione contro la Chiesa, Niceforo ritornò a Cuba, dove fu nominato per sei anni superiore del convento dell'Avana, confessando e predicando senza posa in una chiesa molto frequentata dai fedeli.

Nel 1932 padre Niceforo ritornò in patria perché eletto primo consultore nel capitolo provinciale, venendo incaricato della fondazione di due piccole case della congregazione a Barcellona e a Valenza. Nel 1935 Niceforo fu eletto provinciale e si stabilì a Saragozza, iniziando la visita canonica ai conventi dipendenti dalla sua giurisdizione in Venezuela, Cuba, Messico e Spagna. Niceforo giunse nel convento di Daimiel poco prima dell'inizio dell'insurrezione dei nazionalisti, e il 15 luglio 1936 scrisse al primo consigliere che i confratelli stavano bene ma erano spaventati e non dormivano dopo l'assassinio di Calvo Sotelo perpetrato dai rossi.

La noche del convento y el primer grupo de mártires

Nel cuore della notte tra il 21 e il 22 luglio alcuni miliziani si presentarono alla portineria del convento, ordinando ai religiosi di abbandonare il convento entro mezz'ora per ordine dell'autorità. Padre Niceforo ordinò ai nove sacerdoti, diciotto studenti e quattro fratelli coadiutori di alzarsi, indossare abiti civili e scendere in chiesa. Niceforo indossò cotta e stola, fece recitare l'atto di contrizione e impartì a tutti l'assoluzione dai peccati, chiedendo al padre rettore di assolverlo dai propri peccati. Prima di consumare le ostie nel ciborio, Niceforo disse ai confratelli che quello era il loro Getsemani, affermando che la natura umana si sgomenta ma Gesù Cristo è con loro a confortarli come l'angelo confortò lui, esortandoli ad essere abitanti del Calvario pronti a morire per lui e dichiarando di sentirsi stimolato dal loro esempio.

Consumate le sacre specie, il padre provinciale lasciò i religiosi liberi di agire come opportuno, ordinò di aprire le porte della chiesa e invitò il capo dei miliziani a ucciderli subito se era stato decretato. Il capo dei miliziani rispose che non li avrebbero uccisi ma condotti alla stazione per andare dove volevano, perché il convento serviva al popolo, ma i religiosi furono invece condotti per vie buie e deserte in doppia fila fino al cimitero, pregando strada facendo Dio e la Vergine per avere la forza di resistere ai dolori del martirio. I miliziani dissero loro di andare avanti e di non rimettere più piede a Daimiel, avvertendo che in caso contrario non avrebbero risposto della loro vita a causa della feccia del popolo aizzata dalla stampa anticlericale. Ottenuta la libertà, al crocicchio per Bolanos i Passionisti si fermarono a pregare e il provinciale consegnò a ognuno 25 pesetas, decidendo di separarsi in quattro gruppi per raggiungere Madrid.

Il primo gruppo era guidato da padre Germano di Gesù e Maria, al secolo Emanuele Pérez Giménez, nato il 7 settembre 1898 a Cornago, il quale emise la professione dei voti e fu ordinato sacerdote a Roma nel convento dei Santi Giovanni e Paolo, svolgendo il ministero pastorale a Cuba fino al 1935, anno in cui fu nominato Rettore dello studentato del convento di Daimiel. In questo primo gruppo vi erano inoltre padre Filippo del Cuore di Maria, al secolo Valcabado Granado, nato il 26 maggio 1874 a San Martin de los Rubiales, ordinato sacerdote nel 1897, confessore e Rettore in diversi ritiri e direttore spirituale di cinque comunità religiose a Daimiel dal 1929; Maurilio del Bambino Gesù, studente di 21 anni nato a Villafría de la Peña; Giuseppe di Gesù e Maria, studente di 21 anni nato a Peralta; Giulio del Cuore di Gesù, studente di 21 anni nato a La Lastra; Giuseppe Maria di Gesù Agonizzante, studente di 20 anni nato a Puente la Reina; Laudino di Gesù Crocifisso, studente di 20 anni nato a Villafría de la Peña; il fratello coadiutore Anacario dell'Immacolata, nato a Becerril del Carpio; e il fratello coadiutore Filippo di San Michele, nato a Quintanilla de la Berzosa.

Questo primo gruppo si diresse alla stazione ferroviaria del Campillo tra Daimiel e Almagro, e giunti sul posto nelle prime ore del mattino del 22 luglio, il capostazione del Campillo diede quattro pani e un po' di baccalà ai Passionisti per farli rifocillare, ricevendo in segno di riconoscenza quattro crocifissi. Il gruppo partì con il treno delle ore 10 diretto a Ciudad Real, dove giunsero verso mezzogiorno ma furono arrestati alla stazione a seguito di una telefonata alla prefettura che diceva esserci alcuni sacerdoti che sparavano contro il popolo. Diversi miliziani misero una corda al collo ai nove Passionisti, conducendoli alla prefettura in fila indiana tra le grida scomposte della plebaglia, e nel passare accanto a una casa in costruzione uno studente rimase ferito a un orecchio da un mattone scagliato da un forsennato. Il prefetto ordinò al suo segretario, l'avvocato Antonio Sànchez Santillana, di procurare loro un salvacondotto che attestava che erano religiosi passionisti del convento di Daimiel diretti a Madrid, e per impedire che fossero linciati alla stazione li fece trasportare con una camionetta a Malagón per prendere il treno Badajoz-Madrid delle 16:30. Durante il tragitto i miliziani li riconobbero facilmente dai salvacondotti e, giunti a Madrid verso le nove della notte, alla fermata di Carabanchel Bajo i religiosi furono fatti scendere dal treno e fucurati rapidamente e senza pietà contro il muro di cinta di una villa. Un certo Patrocinio esclamò a massacro compiuto che quella canaglia non avrebbe fatto più del male, e fu condannato a morte dopo la guerra civile, mentre Sànchez Santillana dichiarò nel processo canonico di essere rimasto ammirato dall'inalterabile serenità dei religiosi, convinto che fossero stati condannati a morte sin da quando i miliziani li avevano costretti a lasciare il convento e che fossero da considerarsi veri martiri per non aver opposto resistenza e per essere stati fucilati in quanto religiosi.

Il secondo gruppo e il martirio di padre Niceforo

Alla sera dello stesso giorno, dodici Passionisti rimasti al Campillo con il padre Provinciale presero il treno per Manzanares sperando di non essere riconosciuti passando di notte per Daimiel. Oltre a padre Niceforo di Gesù e Maria, il gruppo comprendeva padre Ildefonso della Croce, direttore dello studentato di 38 anni nato a Becerril del Carpio; padre Giustiniano di San Gabriele dell'Addolorata, sacerdote di 26 anni nato ad Alba de los Cardaños; Eufrasio dell'Amor Misericordioso, studente di 21 anni nato a Salinas de Pisuerga; Tommaso del Santissimo Sacramento, studente di 21 anni nato a Tabuenca; Giuseppe dei Santi Cuori, studente di 21 anni; Martin de Parapertù, originario di Palencia; Fulgenzio del Cuore di Maria, studente di 19 anni nato a Cubillo de Ojeda; Onorino dell'Addolorata, studente di 19 anni nato a La Lastra; Epifanio di S. Michele, studente di 20 anni nato a S. Martin de los Herreros; Abilio della Croce, studente di 19 anni nato a Resoba; e Zaccaria del SS. Sacramento, studente di 19 anni nato a Cintruénigo.

Tuttavia i Passionisti in viaggio non erano liberi come credevano poiché i loro persecutori ne seguivano i movimenti, e un miliziano avvertì per telefono un collega a Manzanares subito dopo che i religiosi ebbero oltrepassato Daimiel, definendoli carne fresca da non lasciare passare e annunciandone l'imminente arrivo. Appena arrivati in stazione, i Passionisti furono arrestati, condotti in municipio e rinchiusi nelle carceri per tutta la notte. La mattina successiva i prigionieri furono ricondotti alla stazione per prendere il treno delle 6 diretto alla capitale, e mentre un capo dei rossi rimproverava armato di pistola il funzionario che distribuiva i biglietti per aver facilitato il passaggio dei religiosi, Padre Niceforo si gettò ai piedi del miliziano supplicandolo di essere clemente con l'impiegato che aveva fatto il proprio dovere.

Questo gesto di umiltà irritò profondamente il miliziano e la folla presente alla stazione, la quale afferrò i dodici Passionisti e li condusse in un campo vicino alla stazione, dove i miliziani fecero fuoco sui religiosi fingendo che stessero cercando di scappare. Padre Niceforo cadde a terra ferito mantenendo il sorriso sulle labbra, e uno degli assassini, rimproverandolo per quel sorriso, lo uccise sparandoli a bruciapelo due colpi. Sul terreno rimasermero immersi nel sangue Padre Niceforo, Giuseppe dei SS. Cuori, Epifanio di S. Michele, Abilio della Croce e Zaccaria del SS. Sacramento. Verso le ore 10 i morti e i feriti furono raccolti dalla Croce Rossa e trasportati all'ospedale, dove i sopravvissuti, circondati dalle Suore della Carità, esclamarono un sospiro di sollievo ringraziando Dio, mentre uno di essi raccontò in seguito le sofferenze patite e le percosse ricevute con pantofole di corda dai facinorosi durante il trasporto in barella.

Fulgenzio del Cuore di Maria giunse in ospedale privo di sensi e morì poco dopo, e alla sua morte Padre Ildefonso esclamò che il confratello aveva conseguito la palma del martirio. Durante la notte, nonostante le ferite, Padre Ildefonso si trascinò vicino al letto di un morente per dargli l'assoluzione, mentre le suore dell'ospedale avevano nascosto il Santissimo Sacramento per impedirne la profanazione, ed egli distribuì le ostie consacrate alle suore e ai confratelli ricevendo così la loro ultima comunione. Curiosamente, il 24 luglio 1936 i miliziani di Guadalajara uccisero tre Carmelitane del convento di S. Giuseppe con le stesse modalità, vale a dire Suor Maria Filar di S. Francesco Borgia, Suor Maria degli Angeli di S. Giuseppe e Suor Teresa di Gesù Bambino, le quali furono beatificate da Giovanni Paolo II il 29 marzo 1987.

I Passionisti feriti trascorsero tre mesi in ospedale sopportando dolorose medicazioni con grande pazienza, continuando a vivere con fervore e desiderando unicamente di morire per Cristo, e non appena in grado di alzarsi aiutarono in ospedale come infermieri, cuochi e spazzini guadagnandosi la simpatia generale. Padre Giustiniano, pur avendo perso un occhio, cantava durante il lavoro il suo ideale di morire per Cristo Gesù. L'ospedale era però sorvegliato da miliziani e manutengoli che desideravano fucilare nuovamente i Passionisti dicendo che bisognava liquidare i religiosi perché un bue morto non mugge, e i religiosi venivano periodicamente radunati e minacciati con le pistole, rispondendo a tali brutalità intensificando la preghiera e l'amore per i nemici. Il 23 ottobre 1936 una camionetta giunse all'ospedale di Manzanares per trasferire i sei Passionisti guariti a Ciudad Real, giungendo in Prefettura verso mezzogiorno dove un miliziano chiese al Prefetto quale sorte riservare ai Passionisti di Daimiel, ricevendo l'ordine che fossero fucilati, ordine eseguito non molto lontano dal luogo del primo martirio.

Il terzo e il quarto gruppo di religiosi

Il terzo gruppo di Passionisti decise al crocicchio della strada per Bolanos di proseguire per Malagón, ed era formato da tre religiosi: P. Pietro del Cuore di Gesù, al secolo Largo Redondo, sacerdote di 29 anni nato ad Alba de los Cardanos; Felice delle Cinque Piaghe, studente di 21 anni nato a Mendigorria en Navarra; e Benedetto della Vergine del Villar, fratello coadiutore di 21 anni nato a Cintruénigo en Navarra. I tre religiosi si rifugiarono attraverso i campi presso una buona famiglia vicino al loro convento nella speranza di poter restare al sicuro, ma le frequenti ispezioni dei miliziani nella zona li costrinsero a fuggire a Malagón allo scopo di prendere il treno per Madrid. La gente di Malagón si insospettì dei religiosi per il loro aspetto modesto, umile e riservato, facendo arrestare i religiosi e chiudere in prigione; il giorno dopo, allo spuntare del giorno, furono rimessi in libertà affinché potessero prendere il treno delle 6 per Madrid, ignorando però che i miliziani li attendevano al varco. Appena saliti sul treno, i miliziani li coprirono di insulti e li minacciarono di morte, costringendoli a scendere a Urda, pochi chilometri da Malagón, dove furono fucilati senza tanti preamboli vicino al deposito dell'acqua per le macchine.

Il quarto gruppo di Passionisti decise al medesimo crocicchio di proseguire per Torralba allo scopo di giungere in tempo a prendere l'autobus per Ciudad Real, ed era formato da P. Giovanni Pietro di S. Antonio, al secolo Bengoa Aranguren, sacerdote di 46 anni e vicario dello studentato nato a Mondragón en Guipúzcoa; Paolo Maria di S. Giuseppe, fratello coadiutore di 54 anni nato a Leoz en Navarra; e altri cinque confratelli che soffrirono otto mesi di carcere e furono condannati ai lavori forzati tra i repubblicani, salvando la vita quasi per miracolo e potendo così testimoniare sulla sorte toccata ai confratelli di Daimiel. P. Pietro e Fratel Paolo ottennero di essere ospitati in una pensione della città in seguito alla raccomandazione dei Figli del Cuore di Maria, sapendo quello che era accaduto ai confratelli di Manzanares e Carabanchel Bajo. Trascorsero i loro giorni convinti che sarebbero stati uccisi se catturati dai miliziani, dicendo alla padrona della pensione e a sua figlia di non serbare odio o rancore in caso di fucilazione e affermando che il Signore permetteva tutto ciò per la loro santificazione.

I due religiosi furono però traditi da una spia, e il 25 settembre alle 10 del mattino furono arrestati da alcuni miliziani e trasportati in automobile alla polizia installata nel seminario, venendo condannati alla fucilazione sulla sponda di un pozzo nel cimitero di Carrión de Calatrava, a 12 chilometri da Ciudad Real, poiché erano religiosi e dimostravano santità di vita. Alcuni giorni dopo gli stessi miliziani ritornarono alla pensione per requisire gli oggetti dei religiosi, dicendo alla padrona di aver dato ai Passionisti il passaporto per l'altro mondo e chiedendole perché avesse detto che non erano religiosi al momento dell'arresto. La padrona continuò a negare, ma un miliziano le disse di non fare la tonta e di non negare che fossero religiosi, confermando che i religiosi stessi lo avevano dichiarato e constatandone la religiosità dalla maniera della morte, con il crocifisso in mano e il grido di Viva Cristo Re.

Glorificación y culto de los mártires

Dopo la fine della guerra le salme dei ventisei martiri Passionisti furono riesumate e identificate, e dal 23 aprile 1941 le salme sono venerate nella cripta della chiesa del convento di Daimiel. Papa Giovanni Paolo II riconobbe il martirio il 28 novembre 1988 e li beatificò il primo ottobre 1989. Nella città di Manzanares nella Nuova Castiglia in Spagna vi sono i beati Niceforo de Jesús y María Díez Tejerina y cinco compañeros, martiri della Congregazione della Passione che ricevettero la corona del martirio con la fucilazione in tempo di persecuzione per essere rimasti fedeli alla vocazione nella data del 23 luglio 1936.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il beato Niceforo de Jesús y María?

La memoria liturgica dei Beati Niceforo de Jesús y María y compañeros mártires si celebra il 23 luglio.

Di cosa è patrono il beato Niceforo de Jesús y María?

I fatti forniti non menzionano patronati specifici per il beato Niceforo de Jesús y María.

En la ciudad de Manzanares en la Nueva Castilla en España, beatos Niceforo de Jesús y María (Vincenzo) Díez Tejerina, sacerdote, y cinco compañeros de la Congregación de la Pasión, mártires, que, en tiempo de persecución, habiendo permanecido fieles a la vocación religiosa, recibieron la corona del martirio con la fusilación. — Martirologio Romano