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7 de febrero

Beato Anselmo Polanco Fontecha

Obispo y mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La giovinezza e la vocazione agostiniana

Anselmo Polanco nacque il 16 aprile 1881 a Buenavista di Valdavia, in provincia di Palencia, in Spagna. I suoi genitori erano agricoltori e cattolici praticanti, dediti alla terra e alla famiglia. Ricevette il nome del sacerdote che lo aveva battezzato, suggellando fin da subito un legame profondo con la vita ecclesiale. La sua infanzia fu segnata dal dolore per la perdita dei fratelli: il fratello Pietro morì all'età di un mese e la sorella Amabile morì all'età di quattro anni. A seguito di questi lutti familiari, Anselmo rimase figlio unico, portando nel cuore la compassione per i sofferenti. Alternò il lavoro nei campi alla preparazione scolastica, mostrando fin da giovane un carattere laborioso e riflessivo. All'età di quindici anni manifestò il desiderio di vestire l'abito religioso, sentendo la chiamata alla vita consacrata. Il 1° agosto 1896 entrò nel Collegio-seminario dei padri agostiniani di Valladolid, accogliendo con gioia la nuova meta. Il 2 agosto 1897 emise la professione religiosa dei voti temporali a Valladolid, compiendo un passo fondamentale nel suo cammino spirituale. Durante gli anni della formazione affrontò un'esperienza di malattia e sofferenza fisica, probabilmente tubercolosi, che affrontò con spirito di abbandono in Dio. Tutti vedevano in lui un santo, capace di trasformare il dolore in offerta d'amore. Raccomandava sempre ai familiari di soccorrere tutti i poveri senza badare alla loro condotta o alle loro idee, insegnando la carità senza confini. Il 3 agosto 1900 emise la professione solenne, consacrandosi per sempre al Signore nella famiglia di sant'Agostino.

Il cammino sacerdotale e l'insegnamento

Due anni dopo la professione solenne fu mandato al monastero di Santa Maria di La Vid a Burgos, un luogo di profondo raccoglimento. A La Vid si innamorò della Vergine collocata al centro dell'altare maggiore della chiesa, alla quale affidò ogni pensiero e attività. Fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Burgo de Osma il 17 dicembre 1904, coronando il sogno di una vita dedicata all'altare. Celebrò la sua prima messa nel giorno di Natale ai piedi della Vergine, vivendo quel momento con commozione filiale. Proseguì la sua formazione culturale studiando tedesco e pedagogia, per meglio servire la giovinezza e la comunità. Nel 1909 conseguì il lettorato in filosofia, distinguendosi per rigore intellettuale e chiarezza di pensiero. Nel 1922 divenne Superiore del convento di Valladolid, assumendo la responsabilità di guidare i confratelli con saggezza. Adottò un metodo rigoroso con se stesso per guidare gli altri, pretendendo anzitutto da sé la perfezione evangelica. Riuscì a coniugare mirabilmente la dolcezza del padre con la fermezza del maestro, conquistando la stima di tutti. Tutti lo consideravano un sacerdote esemplare, dedito alla preghiera e all'ascolto dei fratelli. L'arcivescovo di Valladolid lo scelse come proprio confessore, affidandogli la cura spirituale della diocesi. Obbedì all'incarico ricordando sant'Agostino, vescovo di Ippona, a cui faceva spesso riferimento come modello di umiltà e servizio. Il capitolo provinciale del 1929 lo nominò consigliere provinciale, ampliando il suo raggio di azione e la sua responsabilità all'interno dell'ordine. A seguito della nomina si trasferì a Manila, dove visse un'intensa esperienza apostolica prima di fare ritorno in patria.

L'episcopato a Teruel

Il 21 giugno 1935 Papa Pio XI lo nominò vescovo di Teruel e amministratore apostolico di Albarracín, affidandogli una nuova e gravosa missione. Polanco avrebbe voluto rinunciare all'incarico preferendo rimanere frate missionario, ma accettò in spirito di santa obbedienza. Il 24 agosto 1935 fu consacrato vescovo nella chiesa di Valladolid che aveva amorevolmente restaurato. Il padre, gravemente infermo, non poté partecipare alla cerimonia di consacrazione, mentre la madre partecipò alla cerimonia e pronunciò una profezia sui tempi difficili e sul martirio che attendevano il figlio. L'ingresso ufficiale di Polanco a Teruel avvenne l'otto ottobre dello stesso anno, accolto con grande affetto dai fedeli. Molte persone sconsigliavano al vescovo di fermarsi in un certo luogo a causa dei pericoli della guerra e delle tensioni sociali. La madre di Anselmo gli disse di essere buono e di mettere il dovere innanzitutto, raccomandandogli di non indietreggiare. La madre affermò davanti ad altre persone che il posto del vescovo era a Teruel, dove era necessario e insostituibile. Il vescovo considerò le parole della madre come il suo vero testamento spirituale. La madre di Anselmo morì due anni later, lasciandogli in eredità un esempio di fortezza cristiana. La diocesi comprendeva ottantadue parrocchie più altre trentuno di Albarracín, un territorio vasto e provato dalla miseria. Il giorno del suo ingresso in diocesi il vescovo disse di essere venuto a dare la vita per le sue pecorelle, anticipando il suo destino. Lo stemma pastorale del vescovo riportava la frase paolina 'Impendam et superimpendam pro animabus vestris', ovvero spenderò e mi spenderò prodigalmente per le vostre anime. Il vescovo esortava a vivere unanimi, concordi e in santa pace, invitando a cercare la perfezione perseverando nello stesso volere. Il vescovo esortava ad animarsi a vicenda e a pregare uniti per raggiungere il porto al termine della vita terrena. Il vescovo desiderava poter dire di non aver lasciato perire nessuno dei fedeli affidati alla sua custodia.

La cura pastorale e il clima di tensione

Alla vigilia della guerra civile il vescovo raccomandava con forza di non lasciarsi trasportare dall'odio contro le persone, ammonendo i cuochi della discordia. Il vescovo invitava a essere cortesi e gentili con le autorità civili per dimostrare desiderio di concordia e pace. Il vescovo raccomandava di difendere i diritti della Chiesa con zelo, fermezza e discrezione, senza cedere a compromessi dottrinali. Il vescovo ammoniva a non usare mai violenza di linguaggio e a evitare di mescolare la nobiltà della causa con i risentimenti personali. Il vescovo partecipava alle riunioni dei sacerdoti e assisteva ai loro incontri settimanali nonostante il timore dei bombardamenti che minacciavano la città. Il vescovo si fermava a mangiare alla povera mensa dei sacerdoti, condividendo il cibo e le preoccupazioni quotidiane. Il vescovo auspicava una vera unione fraterna tra i sacerdoti, affinché fossero testimoni credibili del Vangelo. Esistono fotografie che ritraggono il vescovo insieme ai suoi preti e seminaristi, testimonianza di una paternità vicina e affettuosa. Il vescovo conosceva e chiamava tutte le suore per nome, dimostrando una straordinaria attenzione per ogni persona consacrata. Nelle zone di periferia vi erano forte miseria e una rapida diffusione dell'anticlericalismo che minacciava la fede della popolazione. Il vescovo moltiplicava le sue presenze nelle zone periferiche a causa della miseria e dell'anticlericalismo, recandosi là dove il bisogno era maggiore. Il vescovo ripeteva spesso le parole di sant'Agostino 'Per voi sono vescovo, con voi sono cristiano', riassumendo la sua visione dell'autorità come servizio. Il vescovo recitava sempre il Rosario, trovando in esso la forza per affrontare le avversità. Il vescovo recitava il Rosario con maggiore intensità durante l'assedio e nei mesi di prigionia, affidando alla Vergine la sorte del suo popolo. Il vescovo teneva sempre di fronte a sé l'immagine della Madonna del suo convento raffigurante l'unione del tralcio alla vite, simbolo di comunione indissolubile con Cristo.

La prigionia e la testimonianza cristiana

La guerra civile spagnola portò migliaia di cristiani al martirio in un clima di implacabile persecuzione religiosa. L'esercito nazionale e i repubblicani si scontravano in una guerra fratricida che insanguinava l'intera nazione. Anselmo Polanco e Filippo Ripoll figurano tra i martiri più insigni di questa drammatica pagina della storia spagnola. I due agostiniani furono catturati insieme ad altri prigionieri, affrontando la privazione della libertà con dignità soprannaturale. Tra i prigionieri catturati vi erano colonnelli, graduati e civili di un certo livello sociale, accomunati dallo stesso destino di sofferenza. Carcerieri e prigionieri vennero usati come ostaggi durante la fuga verso la Francia, mentre il fronte militare si spostava rapidamente. Il gruppo si trovava fuori da ogni comunicazione e non sapeva che la guerra sarebbe finita dopo cinquantatré giorni di attesa angosciosa. La stampa di tutto il mondo informava sul vescovo prigioniero, richiamando l'attenzione internazionale sulla sua sorte. Alte autorità fecero diversi tentativi per liberare il vescovo, ma ogni sforzo diplomatico risultò vano. Il gruppo dei prigionieri era in balia dell'odio antireligioso dei comunisti, che vedevano in loro dei nemici irriducibili. Il vescovo Polanco esortò i suoi sacerdoti a offrire fatiche e sofferenze a imitazione di Cristo, trasformando la cella in un altare. Il vescovo Polanco invitò i sacerdoti a pregare con le parole del Divino Maestro sulla croce, insegnando a perdonare i carnefici. Gli agostiniani diedero la vita come i martiri cristiani della prima ora, confermando con il sangue la verità della loro fede. I martiri disdegnarono lusinghe e minacce senza venire meno alla loro fedeltà alla Chiesa cattolica.

Il martirio a Pont de Molins

La mattina del 7 febbraio 1939, dopo le dieci, giunse uno squadrone di trenta soldati con ordini scritti per procedere alla consegna dei prigionieri. Il commando dei soldati era composto da un capitano, un tenente, altri ufficiali e un commissario politico incaricato della sorveglianza. I prigionieri furono consegnati allo squadrone, accettando l'ora della prova con lo sguardo rivolto al cielo. I miliziani della brigata erano il rimasuglio nervoso di un esercito sconfitto e in ritirata, carichi di frustrazione e rabbia. I miliziani non conoscevano la bontà, la calma e la pazienza dimostrate dai prigionieri durante la lunga prigionia. I soldati passarono in rassegna i prigionieri e sottrassero gli oggetti di valore rimasti, privandoli degli ultimi beni terreni. I prigionieri furono ammanettati a due a due e fatti salire su automezzi pesanti adibiti al trasporto truppa. Polanco fu spinto con il calcio del fucile per salire sull'automezzo e fu necessario usare una sedia per consentirgli di salire a causa della stanchezza. Dopo pochi minuti Polanco fu fatto ridiscendere dall'automezzo per un'ultima intimidazione. I carnefici cercarono di strappare a Polanco una ritrattazione sulle sue convinzioni religiose e politiche, promettendogli la salvezza. Polanco rifiutò di ritrattare, così come aveva fatto durante un anno di lunga prigionia, rimanendo fermo nella verità. Padre Polanco risalì sull'automezzo e impartì l'assoluzione ai compagni di viaggio, fortificandoli per l'incontro definitivo con Dio. Il gruppo scese in aperta campagna lungo la sponda del torrente Can Tretze, in località Pont de Molins vicino a Gerona, in Spagna. I prigionieri furono disposti su tre ripiani a gradinata lungo la scarpata del torrente, in attesa della scarica mortale. I prigionieri chiesero perdono a Dio e per i loro carnefici, imitando il sacrificio del Redentore. Dall'una alle tre risuonarono ad ondate successive gli spari dell'esecuzione, suggellando il sacrificio di Anselmo Polanco, nato a Buenavista de Valdavia nel 1881 e morto a Pont de Molins il 7 febbraio 1939.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Anselmo Polanco Fontecha?

La memoria liturgica del Beato Anselmo Polanco Fontecha si celebra il 7 febbraio.

Quali incarichi ecclesiastici ha ricoperto Anselmo Polanco?

Anselmo Polanco fu sacerdote agostiniano, superiore di convento, consigliere provinciale e infine vescovo di Teruel e amministratore apostolico di Albarracín.

En la localidad de Pont de Molins, cerca de Gerona en España, beatos mártires Anselmo Polanco, obispo de Teruel, y Filippo Ripoll, sacerdote, que, desdeñando halagos y amenazas, no faltaron a su fidelidad a la Iglesia. — Martirologio Romano