3 de agosto
Beato Antonio Arrué Peiró
Postulante orionino, mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e infanzia in Spagna
Antonio Arrué Peiró nacque il 4 aprile 1908 a Calatayud, presso Saragozza, in Spagna. Ricevette il Battesimo cinque giorni dopo la nascita nella Collegiata di Santa Maria del suo paese. Il 4 novembre 1908, nella stessa chiesa, gli fu amministrata la Cresima. Qualche tempo dopo ricevette anche la Prima Comunione. I suoi genitori si chiamavano Antonio Arrué Marconel e Agueda Peiró Caballer. I genitori erano di modeste condizioni economiche e buoni cristiani. Fra i parenti dei genitori c'era stato un vescovo domenicano nelle Isole Filippine, morto nel 1896. Antonio frequentò per qualche anno la scuola di Calatayud, retta dai Fratelli Maristi, fino alle scuole primarie. In seguito imparò dal padre l'arte di intagliatore del legno. Il padre aveva una piccola falegnameria.
I lutti, l'abbandono e l'incontro con don Riccardo
Il 22 agosto 1926 divenne orfano del padre. Nel 1923 aveva perso la madre. Nel 1926 gli venne a mancare anche una sorella maggiore di nome Maria Cruz. Maria Cruz era la terza figlia, nata dopo due femmine. I lutti e l'abbandono da parte del resto dei parenti lo portarono alla solitudine e alla miseria. Gli unici parenti rimasti lo internarono in un ospedale psichiatrico a Saragozza per disfarsene. Dall'ospedale psichiatrico fuggì due volte. Confidò a uno zio di non essere pazzo, di non voler stare lì dentro, di voler fuggire ancora, di andare lontano e di farsi missionario. A ventitré anni Antonio arrivò a Valencia. Nel 1931, mentre si trovava fuori dalla chiesa di Nostra Signora degli Abbandonati, fu avvicinato da don Riccardo Gil Barcelón. Don Riccardo Gil Barcelón era un sacerdote dei Figli della Divina Provvidenza. Don Riccardo era tornato in Spagna per ordine del fondatore don Luigi Orione. Don Luigi Orione era stato canonizzato nel 2004. Don Riccardo aveva conosciuto don Luigi Orione durante un pellegrinaggio a Roma. Antonio raccontò la sua storia a don Riccardo. Don Riccardo decise di prenderlo in casa propria e cominciò a verificare la sua vocazione. Il giovane era serio nei suoi propositi, lavorava instancabilmente e aiutava don Riccardo nel servizio ai malati di tubercolosi e nella celebrazione della Messa. Prestavano servizio nella chiesa dove si erano incontrati e nell'ospedale per tubercolotici. Don Riccardo scrisse a don Orione e al vicario don Carlo Sterpi manifestando il desiderio di condurre Antonio a Tortona per fargli avere una formazione più regolare. Don Riccardo considerava Antonio un postulante e prese a dargli lezioni di latino. I crescenti disordini in Spagna non facilitavano gli spostamenti. Don Riccardo era tenuto d'occhio dai miliziani per il suo vivere coraggioso e profondamente cristiano. La gente del vicinato, specie le donne, voleva bene a don Riccardo e in più di un'occasione lo aveva difeso.
L'arresto e la testimonianza suprema
Padre Riccardo fu arrestato improvvisamente verso le dieci del mattino del primo agosto 1936. Padre Riccardo fu accusato di aver nascosto armi e bombe. Antonio non era in casa al momento dell'arresto, ma accorse subito. Antonio dichiarò che viveva con don Riccardo da cinque anni. I miliziani caricarono entrambi sulla loro camionetta affermando che Antonio avrebbe fatto la stessa fine del suo padrone. Nonostante le proteste della gente che li amava, furono portati via. I pochi averi di don Riccardo, precedentemente gettati fuori dalla finestra, furono dati alle fiamme. Don Riccardo e Antonio subirono un sommario interrogatorio. Al termine dell'interrogatorio furono ritenuti colpevoli di non aver voluto aderire alla Federazione Anarchica Iberica e di essere nemici del popolo. Furono trattenuti in prigione a Valencia fino alle prime ore del tre agosto. Il tre agosto furono trasportati nella località di El Saler, in riva al mare. Un miliziano chiese a entrambi di gridare «Viva la Federazione Anarchica Iberica!» per salvare la vita. Don Riccardo alzò il Crocifisso che aveva sempre con sé ed esclamò «Viva Cristo Re!», come aveva fatto durante l'interrogatorio. Il miliziano ordinò a don Riccardo d'inginocchiarsi sulla sabbia e gli sparò alla nuca. Antonio ebbe il cranio fracassato con il calcio del fucile da un altro carnefice mentre tentava di sorreggere don Riccardo. Il cognato di don Riccardo, Jesús Montolio Marzo, di professione medico, fu chiamato a identificarne il cadavere nel deposito dell'Ospedale Provinciale di Valencia. Intorno alla vita Antonio portava un cordone di canapa con dei nodi, usato come strumento di penitenza o cilicio. Il corpo di Antonio e quello di don Riccardo furono sepolti nel cimitero generale di Valencia, nel Campo de los Caídos. La costruzione di altre tombe e la sovrapposizione di casse hanno reso impossibile la riesumazione. Don Riccardo Gil Barcelón e Antonio Arrué Peiró nacquero a Calatayud, in Spagna, il 4 aprile 1908. Don Riccardo Gil Barcelón e Antonio Arrué Peiró morirono a Valencia, in Spagna, il 3 agosto 1936.
Il cammino verso la beatificazione
La causa di beatificazione, volta a dimostrare il martirio in odio alla fede, iniziò a Valencia con il processo informativo aperto il 22 febbraio 1962. Il processo informativo si concluse dieci anni più tardi. La causa di beatificazione fu temporaneamente arrestata per ordine del Papa san Paolo VI per ragioni di opportunità, come altre cause di potenziali martiri uccisi durante la guerra civile spagnola. La causa riprese il 26 febbraio 1999 con l'inchiesta diocesana suppletiva presso la Curia ecclesiastica di Valencia. La Santa Sede concesse il nulla osta il 21 agosto 1995. Gli atti del processo informativo e dell'inchiesta suppletiva furono convalidati dalla Congregazione delle Cause dei Santi il 19 novembre 1999. La Positio super martyrio fu consegnata nel 2000. I Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi si pronunciarono a favore dell'effettivo martirio dei due Servi di Dio il 28 settembre 2010. I cardinali e i vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi emisero un parere positivo analogo il 29 ottobre 2012. Papa Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto che dichiarava ufficialmente martiri don Riccardo Gil Barcelón e Antonio Arrué Peiró il 20 dicembre 2012, ricevendo in udienza il cardinale Angelo Amato. La beatificazione fu celebrata il 13 ottobre 2013 a Tarragona. La celebrazione della beatificazione fu presieduta dal cardinale Amato come delegato del Santo Padre. Durante la cerimonia di beatificazione furono elevati agli altari cinquecentoventidue martiri uccisi durante la guerra civile spagnola. La memoria liturgica dei due martiri orionini spagnoli fu fissata al 6 novembre. Il 6 novembre è il giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i loro Martiri del ventesimo secolo.
Su camino de vida
La historia de Antonio Arrué Peiró comienza en 1908 en Calatayud. Su juventud estuvo atravesada por el dolor de la orfandad, al perder a sus padres en 1926, una experiencia que sin duda forjó su carácter y orientó sus pasos hacia una búsqueda de mayor trascendencia. Fue en la ciudad de Valencia, durante el año 1931, donde su vida encontró un propósito definitivo al conocer a don Riccardo Gil Barcelón. A partir de este encuentro, Antonio se integró plenamente en la labor apostólica, dedicando su tiempo y sus fuerzas al cuidado de los enfermos de tuberculosis, un apostolado que requería no solo competencia técnica, sino una profunda humanidad y una fe inquebrantable en el sufrimiento del prójimo.
La situación política de España en el siglo veinte llevó a Antonio a transitar el camino del testimonio extremo. El 1 de agosto de 1936, fue arrestado por los milicianos mientras se encontraba junto a don Riccardo. A pesar de las amenazas y la persecución, se mantuvo firme en sus convicciones religiosas. Dos días después, el 3 de agosto de 1936, fue asesinado en El Saler, cerca de Valencia, entregando su vida en odio a la fe. Su muerte no fue un acto aislado, sino la culminación de una existencia vivida con rectitud y una caridad que no buscaba reconocimientos humanos. Hoy, su memoria permanece viva en la Iglesia, recordándonos la importancia de la perseverancia en el bien incluso en las horas más oscuras de la historia.
Memoria y beatificación
El reconocimiento oficial de la santidad de Antonio Arrué Peiró llegó el 13 de octubre de 2013, cuando fue beatificado por el Papa Francisco. Este acto solemne confirmó ante el mundo que el sacrificio de este laico, entregado al servicio de los enfermos y fiel hasta la muerte, es una semilla de esperanza para toda la cristiandad. Su figura se integra en el conjunto de los mártires del siglo veinte en España, cuya memoria litúrgica se celebra el 6 de noviembre.
La Iglesia celebra su memoria específica el 3 de agosto, fecha en la que conmemoramos su tránsito al cielo. Su vida, aunque breve en años, nos invita a reflexionar sobre la vocación del laico en el mundo: un llamado a ser presencia de Cristo en los lugares donde el dolor y la necesidad son más patentes. La historia de Antonio nos enseña que la santidad no es patrimonio exclusivo de unos pocos, sino una meta accesible a través de la entrega diaria y el amor al prójimo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Antonio Arrué Peiró?
La festa liturgica ricorre il 3 agosto, mentre la memoria dei martiri orionini spagnoli si celebra il 6 novembre.
Di cosa è patrono il Beato Antonio Arrué Peiró?
Nei fatti forniti non sono menzionati specifici patronati attribuiti al Beato Antonio Arrué Peiró.