27 de noviembre
Beato Bartolomeo Xeki
Laico japonés, mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Los orígenes de la fe en Japón
L’evangelizzazione del Giappone fu iniziata dal gesuita san Francesco Xavier e dai suoi confratelli. L'evangelizzazione del Giappone si sviluppò notevolmente nei decenni successivi al 1549. L'evoluzione della cristianizzazione in Giappone ebbe due periodi di persecuzione efferata. La prima persecuzione fu iniziata il nove dicembre 1596 dallo shogun Hideyoshi. La prima persecuzione portò al martirio i primi ventisei cattolici. Tra i primi ventisei martiri vi erano tre gesuiti giapponesi e sei francescani. I primi martiri furono crocifissi e trafitti il cinque febbraio 1597. Il martirio dei primi ventisei cattolici avvenne nella zona di Nagasaki sulla santa collina. I primi martiri furono proclamati santi da papa Pio IX nel 1862. Dopo la prima persecuzione vi fu un proficuo periodo di pace con l'arrivo di altri missionari. Nel periodo di pace arrivarono missionari gesuiti, francescani, domenicani ed agostiniani.
La segunda persecución y la vida de Bartolomeo Xeki
La seconda persecuzione fu scatenata dallo shogun Ieyasu dal 1614 e proseguì con i suoi successori fino al 1632. Nel sedici maledetto anno del 1614 scoppiò una feroce e cruenta persecuzione contro i cristiani in Giappone. La seconda persecuzione fu una furiosa carneficina che colpì missionari, catechisti, laici di ogni condizione sociale, bambini e intere famiglie. Le vittime della seconda persecuzione furono uccise con vari e raffinati supplizi secondo lo stile orientale. La maggior parte dei martiri della seconda persecuzione morì legata a un palo e bruciata a fuoco lento. La santa collina di Nagasaki fu illuminata per parecchie sere e notti dalle torce umane formate dai corpi dei martiri. Altri martiri della seconda persecuzione furono decapitati o tagliati membro per membro. La Chiesa ha riconosciuto la validità storica del martirio per almeno duecentocinque vittime della seconda persecuzione. Papa Pio IX proclamò Beati i duecentocinque martiri il sette luglio 1867. Il beato Xeki era nato ad Usuki nel regno di Bungo. Xeki si trasferì successivamente a Nagasaki dove visse sempre da fervente cattolico. Al battesimo i Gesuiti dettero a Xeki anche il nome cristiano di Bartolomeo.
El martirio y el testimonio de fe
La persecuzione vietava, pena la morte, di ospitare o nascondere i missionari stranieri e chi collaborava con loro. Xeki fu facilmente sospettato di aver dato ospitalità a dei missionari poiché noto come fervente credente. Alcuni missionari erano stati trovati nascosti nelle case adiacenti a quella di Xeki. Xeki fu imprigionato e gli furono sequestrati i beni patrimoniali. Il governatore di Nagasaki Gonrocu tentò di fare abiurare Xeki durante l'interrogatorio. Gonrocu promise a Xeki la libertà e la restituzione delle sue proprietà in cambio dell'abiura. Un sacerdote prigioniero offrì il suo conforto a Xeki. Xeki fece una solenne promessa scritta di fedeltà al Signore Gesù. Xeki fu condannato alla decapitazione. Il supplizio di Xeki avvenne il ventisette novembre 1619 sulla santa collina di Nagasaki. Con Xeki morirono altri dieci cristiani. I dieci compagni di martirio di Xeki erano Kimura Antonio, Iwanaga Giovanni, Nakamura Alessio, Nakanishi Leo, Takeshita Michele, Kozasa Mattia, Matsuoka Miota Romano, Nakano Miota Mattia, Motoyama Giovanni e Koteda Kiuni Tommaso. La festa liturgica del beato Xeki e dei suoi compagni si celebra il ventisette novembre. Il martirologio ricorda Tommaso Koteda Kiuni e dieci compagni come martiri decapitati a Nagasaki in odio alla fede per ordine del governatore Gonzuku.
La vida de fe
La trayectoria de Bartolomeo Xeki transcurrió durante una época difícil para los cristianos en Japón. Aunque poco se conoce sobre sus años de infancia en Usuki, su vida adulta en Nagasaki lo define como un hombre profundamente integrado en la comunidad católica de su tiempo. Su fe no fue un hecho privado, sino una convicción que lo llevó a abrir las puertas de su hogar a los misioneros extranjeros. En aquel contexto histórico, este gesto representaba un desafío directo a las prohibiciones impuestas por las autoridades locales, quienes perseguían con rigor cualquier signo de influencia cristiana.
La lealtad de Bartolomeo hacia su fe lo condujo inevitablemente ante el gobernador de Nagasaki. Fue en ese momento crucial donde se le exigió que realizara una abjuración formal, un acto que habría significado la renuncia pública a su religión y a los valores que habían guiado su existencia. Con una serenidad propia de quienes han puesto su esperanza en la vida eterna, Bartolomeo rechazó con firmeza la exigencia del gobernador. Esta negativa, lejos de ser un gesto de rebeldía política, fue la confesión última de un hombre que prefería perder la vida antes que negar la verdad que había abrazado. El veintisiete de noviembre del año mil seiscientos diecinueve, Bartolomeo fue conducido a la colina de Nagasaki para sufrir la muerte por decapitación, entregando su espíritu al Creador en el sacrificio del martirio.
El reconocimiento de su martirio
La figura de Bartolomeo Xeki representa la fuerza del laicado en la historia de la evangelización en tierras japonesas. Su valentía no pasó inadvertida para la Iglesia, que supo reconocer en su entrega un ejemplo luminoso de coherencia cristiana. El proceso de reconocimiento de su santidad culminó en el año mil ochocientos sesenta y siete, cuando el papa Pío Nono lo proclamó Beato. Desde entonces, su nombre es invocado con gratitud, recordándonos que la fe, cuando se vive con autenticidad y sin reservas, es capaz de transformar el corazón humano y sostenerlo incluso ante la prueba más dura. La Iglesia celebra su memoria cada veintisiete de noviembre, invitando a los fieles a reflexionar sobre la importancia de la hospitalidad y la firmeza en la propia vocación cristiana.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Bartolomeo Xeki?
Si celebra il ventisette novembre.
En Nagasaki, en Japón, beatos Tomás Koteda Kiuni y diez compañeros, mártires, que fueron decapitados por odio a la fe por orden del gobernador Gonzuku. — Martirologio Romano