Enciende una vela por quien amas — arde aquí durante 7 díasEnciende la tuya →

2 de agosto

Beato Ceferino Giménez Malla

Mártir gitano

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini, infanzia e giovinezza

Il Beato Ceferino Giménez Malla nasce in Spagna il 26 agosto 1861, inserito nel contesto del ventesimo secolo, anche se la tradizione riferisce che non si sa precisamente dove né esattamente quando sia venuto alla luce. Il nome di battesimo Ceferino è la forma spagnola di Zefirino, santo del giorno della sua nascita. Fin da bambino conosce la precarietà della vita nomade e la povertà autentica, portandosi dietro il marchio indelebile di essere un gitano o zingaro. Svolge il lavoro di panieraio tessendo ceste e canestri che vende di villaggio in villaggio per sostenere la famiglia che ha molte bocche da sfamare. Il padre abbandona la prima famiglia per andare a vivere con un'altra donna, lasciando la moglie nell'indigenza autentica. A diciotto anni è già sposato alla maniera gitana con Teresa Jiménez Castro. Il matrimonio con Teresa è felice e privo di figli, e durerà più di quaranta anni. La coppia adotta Pepita, una nipote di Teresa. Le condizioni di estrema povertà non fanno di lui un ladro o un approfittatore, e l'onestà riconosciuta gli procura autorevolezza e superiorità morale.

Il benessere e la carità

Intorno ai vent'anni si trasferisce a Barbastro, dove diventa una figura imponente ed espertissimo di cavalli e muli. La svolta economica avviene per un atto di generosità che incanta la cittadinanza. Un potente del luogo malato di tubercolosi sviene per strada a causa di uno sbocco di sangue. Tutti scappano via, compresi coloro che lo riverivano in precedenza, mentre Ceferino accorre senza paura e, incurante del contagio, carica sulle spalle il malato e lo riporta a casa sua. La ricca famiglia del malato ringrazia Ceferino con una forte somma di denaro. Con la ricompensa ricevuta, Ceferino avvia un prospero commercio e diventa un notabile, raggiungendo un invidiabile livello di benessere. Diventa un mediatore stimato per la sincerità in un mestiere in cui è rara. Nel commercio e nell'improvvisa agiatezza si rivela limpido e onesto fino allo scrupolo, mettendo in evidenza gli eventuali difetti delle sue bestie senza ammettere frodi. Viene un giorno incarcerato perché due animali comprati si rivelano rubati, venendo accusato di ricettazione o incauto acquisto. Sul suo arresto e processo pesano l'origine gitana e il pregiudizio razziale contro gli zingari. Viene assolto per aver dimostrato la sua buona fede e la sua completa estraneità al furto, sopportando calunnie e un'accusa falsa perché considerato zingaro. Si riduce nuovamente in povertà perché soccorre chiunque è nel bisogno e aiuta i poveri, d'inverno soccorrendo gli zingari più poveri e altre persone, il più delle volte di nascosto dalla moglie che non condivide tale prodigalità. Considera chiunque come proprio prossimo, ed è ricercato da tutti come comunicatore di speranza e promotore di gioia, tanto che ancora in vita viene chiamato santo da alcune persone.

La fede vissuta e i sacramenti

È un cristiano convinto che non fa mistero della sua fede, praticandola pubblicamente sulle piazze avendo raggiunto la fede completamente da adulto. Non sapeva leggere, ma aveva imparato molto bene a pregare, e pur essendo analfabeta applica gli ammonimenti dell'apostolo Paolo ai Corinzi sulla carità. Costruisce la sua vita di credente giorno per giorno con le opere. Porta sempre con sé la corona del rosario in mano e prega per strada tenendola in vista. È attivissimo nelle associazioni religiose, impegnato nell'adorazione notturna, nella San Vincenzo, nei gruppi dei Giovedì eucaristici e nel Terz'Ordine francescano, praticando la messa e la comunione quotidiana. Regolarizza la sua posizione con il matrimonio religioso nel 1912, potendo così accostarsi ai sacramenti. È comunemente soprannominato El Pelé.

Il martirio e la morte

La rivoluzione del 1936 scatena l'odio antireligioso, e nel luglio dello stesso anno, durante la guerra civile in Spagna, si verifica una strage di clero a Barbastro. Ceferino, all'età di settantacinque anni, viene arrestato nel mese di luglio del 1936 da un reparto di anarchici dopo essersi lanciato tra di loro per liberare un prete che stavano portando via. Viene arrestato anche perché gli trovano la corona del rosario in tasca. Rifiuta di smettere di farsi vedere con la corona in mano nonostante la promessa di immediata scarcerazione da parte di amici influenti. Durante la prigionia prega a voce alta e a testa alta, senza chiedere pietà. Viene fucilato ai primi di agosto del 1936 presso il cimitero di Barbastro, insieme al suo vescovo Florentino Asensio. Il martirologio ricorda il beato Zefirino Giménez Malla come martire di origine zingara a Barbastro. Il suo ultimo grido prima di morire è Viva Cristo Re, e il suo ultimo gesto è tenere alta la mano con la coroncina del Rosario come una bandiera, venendo fucilato con il rosario in bella vista. Il giorno dopo la fucilazione viene ordinato agli zingari di scavare una fossa comune per tutti i fucilati, incluso El Pelé. Sulla fossa comune e sui corpi viene gettata calce viva, motivo per cui non esiste una sua tomba.

La beatificazione e il culto

La sua elevazione alla gloria degli altari è avvenuta più in conseguenza della morte subita che della sua dirittura morale e integrità di vita. Il 4 maggio 1997 papa Giovanni Paolo II proclama Ceferino beato a Roma alla presenza di migliaia di zingari. Nella stessa cerimonia viene beatificato il vescovo Florentino Asensio, ucciso nell'estate del 1936. È il primo e finora unico zingaro ad essere portato sugli altari. Nel 2011, a centocinquant'anni dalla nascita e a settantacinque dal martirio, si moltiplicano le iniziative e viene realizzato un audiolibro in suo onore.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il beato Ceferino Giménez Malla?

La sua ricorrenza liturgica si celebra il 2 agosto, giorno anniversario della sua morte.

Di cosa è patrono il beato Ceferino Giménez Malla?

È il patrono dei gitani e degli zingari, essendo il primo e unico rappresentante del suo popolo elevato agli altari.

En el mismo lugar (Barbastro en España), beato Ceferino Giménez Malla, mártir, que, de origen gitano, se esforzó por promover la paz y la concordia entre su pueblo y los vecinos, hasta que fue arrestado en esa misma persecución mientras defendía a un sacerdote arrastrado por las calles por los milicianos. Encerrado en la cárcel y conducido finalmente al cementerio, fue fusilado con la corona del Rosario entre las manos, poniendo así fin a su peregrinación terrena. — Martirologio Romano