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15 de agosto

Beato Claudio (Riccardo) Granzotto

Franciscano

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e formazione artistica

Nel mese di ottobre dell'anno millenovecentonovantasette, l'autore del testo si imbatté provvidenzialmente in una fotografia del Beato Claudio Granzotto durante una seria malattia della madre. Sopra quella immagine vi era scritto un breve cenno biografico accompagnato dalla promessa consolante: Aiuterò e consolerò tutti. L'autore pregò intensamente il beato e la madre guarì molto bene, sperimentando in seguito la potenza della sua intercessione presso Dio in diverse altre occasioni e leggendone gli scritti e le biografie. Riccardo Granzotto visse solamente quarantasette anni, ma la sua esistenza fu segnata da una grazia profonda. Egli nacque il ventitré agosto del millenovecento a Santa Lucia di Piave, in provincia di Treviso, da una famiglia umilissima. Durante l'infanzia frequentò pochi studi elementari e in gioventù lavorò insieme al fratello maggiore che faceva il muratore. Verso la fine della prima guerra mondiale prestò il servizio militare, che si protratto a lungo. Era un giovane cristiano buono e estroso, capace di disegnare molto bene e di modellare figure bellissime con una forte inclinazione all'arte. Una volta congedato, cominciò a dedicarsi pienamente alla scultura. Con l'aiuto della famiglia frequentò l'accademia di Venezia e ottenne il diploma di scultore a pieni voti. In pochi anni creò una serie di opere ammirate da molti, prospettandosi un avvenire splendido come artista. Tuttavia, nel suo cuore fioriva una chiamata ben più alta, poiché sentì il fascino straordinario di Gesù come Verità, Amore e Bellezza infinita, assoluta ed eterna.

La consacrazione e la vita francescana

La svolta definitiva nella vita di Riccardo giunse con la scoperta luminosa che l'Uomo-Dio Gesù è vivo nell'Eucaristia, offerto in sacrificio sull'altare e presente nel Tabernacolo. Per coltivare questa unione, chiese al suo parroco di poter passare le notti in preghiera prostrato davanti al Gesù Eucaristico, poiché non era mai sazio di adorazione e di stare con il suo Signore. All'età di trentatré anni entrò nell'Ordine Francescano come fratello, declinando cortesemente l'invito dei superiori ad accedere al sacerdozio. Vestì il saio dei Minori assumendo il nome di fra Claudio. Visse in diversi conventi, tra cui Vittorio Veneto, Barbana e Chiampo. Nei conventi in cui dimorò, tutti sapevano del suo rapporto straordinario con il Signore e del fatto che trascorreva le gran parti delle notti in preghiera, rapito dall'estasi. Fra Epifanio Urbani un giorno gli domandò se avesse mai visto il Signore. Fra Claudio rispose candidamente di aver visto una volta Gesù maestoso, con una lunga veste bianca fino ai piedi, occhi indescrivibili e di grande bellezza, il quale lo guardava e lo invitò a seguirlo, ed egli andò con Lui. Quando lo stesso confratello gli domandò quanti libri bisognasse leggere per scoprire il segreto della preghiera, fra Claudio rispose che basta un solo libro: il Crocifisso. Indicando il Tabernacolo, affermò inoltre che nell'Eucaristia c'è la sorgente della vera pace e che i sacerdoti, i religiosi e i fedeli ricaverebbero gioia e felicità stando spesso in adorazione. Unì così l'esercizio della professione religiosa al suo mestiere di scultore, continuando la sua opera di artista e realizzando sculture sacre di Gesù, della Madonna e dei santi, mentre realizzava come capolavoro più sublime in risposta a Dio la sua propria vita e raggiungeva in pochi anni la perfezione nell'imitazione di Cristo.

L'ardore eucaristico e la preghiera notturna

Il colloquio di fra Claudio con Gesù si fece via via più intimo man mano che la sua ascesa spirituale lo avvicinava al Maestro. La sua vera ricchezza era l'adorazione eucaristica, soprattutto quando Gesù era esposto solennemente sull'altare. Tutti notavano che adorava alla maniera dei santi e vedevano il suo volto illuminarsi durante l'adorazione. Chiunque lo guardava anche solo una volta avvertiva la necessità di cambiare vita e donarla totalmente a Dio. Padre Fuin notava dapprima nei lineamenti di fra Claudio la tensione di chi si concentra, alla quale faceva seguito l'abbandono in una pace che è vera beatitudine. Nessuno e niente riusciva a distraggo quando era in preghiera, perché c'è Gesù e Lui basta, in quanto Lui è tutto. Le inclemenze del tempo non ostacolavano il suo cammino di fede e il freddo intenso dell'inverno in chiese gelide non lo distoglieva un minuto dalla preghiera e dall'adorazione notturna. Chi vedeva fra Claudio immobile davanti all'altare nella morsa del gelo sentiva un brivido in tutte le membra, ma per lui il gelo non esisteva poiché vi era solo il fuoco dell'amore che lo inchiodava a Gesù Eucaristico. Passava gran parte delle notti, dopo giornate faticose e ben oltre le preghiere della regola, davanti all'Eucaristia a intercedere per i peccatori, la santificazione dei sacerdoti, la Chiesa e tutte le anime, offrendo la sua vita a Dio per ottenere tempi e costumi migliori. Visse sempre in modo mite, umile e sorridente nella preghiera, preferendo gli uffici più umili e nascosti e operandosi in aspre penitenze. Diede inoltre prova di grande amore per i poveri, rinunciando spesso al proprio cibo durante la guerra per sfamarli.

L'offerta vittimale e il transito al cielo

Già quando era novizio, fra Claudio aveva scritto che, quando sarebbe stato preparato, avrebbe chiesto a Dio di essere crocifisso nel corpo e nell'anima in un supremo martirio di amore. Quando Gesù lo ispirava, offriva la sua vita per espiare i peccati del mondo e per la salvezza delle anime. Egli penetrava il mistero della Messa e desiderava essere coinvolto nel dramma della Passione salvifica del Cristo, partecipando a tutte le Messe possibili, servendo all'altare e rinnovando la sua offerta vittimale e il suo olocausto al Signore. Dopo una lunga preparazione spirituale e con il consenso del confessore, nel modo di un sacro rito, chiese a Dio di soffrire e di morire in totale abbandono alla divina volontà come Gesù sulla croce, salendo all'altare non come sacerdote, ma come vittima. In breve tempo ricevette i segni che Dio aveva accettato la sua offerta. I confratelli sacerdoti lo ammiravano e lo invidiavano santamente, mentre i fedeli guardavano a lui come a un modello per crescere nella fede. Prima di dare tutto, acquisì un aspetto ieratico come un antico sacerdote e mansueto come una vittima che attende l'ora del sacrificio supremo di adorazione e di amore. Tra le sue note d'anima si ritrovò un foglietto dimenticato in cui scrisse che dal sacerdote e dalla devota celebrazione della Messa dipende la salvezza del mondo. Durante la sua ultima malattia, un tumore gli torturò il cervello. Incapace di fissare il Tabernacolo a causa del male, pregava con gli occhi chiusi, dimostrando che il dolore non spegneva la pietà dell'anima ormai prossima all'incontro con Dio. Davanti al Tabernacolo pensava che, pur non avendo studiato teologia, nulla gli impediva di spiccare il volto verso il suo Creatore. Tutto si compì nei giorni di agosto del millenovecentoquarantasette, nella novena dell'Assunta. Maria Santissima, la Madre Corredentrice, lo configurò totalmente al suo Figlio Gesù per chiamarlo a Sé nel giorno della sua gloria, e la sua morte avvenne quasi come un'assunzione. Spirò il giorno dell'Assunta, il quindici agosto millenovecentoquarantasette, a Chiampo, in provincia di Vicenza, esattamente come aveva predetto, compiendo la sua esistenza breve e intensa di soli quarantasette anni percorsa da una passione incontenibile e bruciante per Gesù Sacerdote e Ostia.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Claudio Granzotto?

Il Beato Claudio Granzotto si commemora il quindici agosto secondo il Martyrologium Romanum, mentre l'Ordine dei Frati Minori e la diocesi di Vicenza lo celebrano il secondo giorno di settembre.

En Padua, beato Claudio (Riccardo) Granzotto, religioso de la Orden de los Frailes Menores, que unió el ejercicio de la profesión religiosa a su oficio de escultor y alcanzó en pocos años la perfección en la imitación de Cristo. — Martirologio Romano