9 de agosto
Beato Florentino Asensio Barroso
Obispo y mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Infanzia e giovinezza
Il Beato Florentino Asensio Barroso nacque il sedici ottobre 1877 a Villasexmir, in provincia di Valladolid e diocesi di Palencia. Era figlio di piccoli commercianti profondamente religiosi che curarono la sua educazione morale e spirituale. Crescete in un ambiente cristiano con il prezioso contributo del parroco e del maestro del paese, che ne intuirono le qualità umane e l'inclinazione alla vita di fede. Ricevette la Prima Comunione il primo maggio 1887, data fondamentale che segnò profondamente il suo cammino interiore. Proprio in seguito a questo sacramento, iniziò a sentire con chiarezza la vocazione religiosa, orientando i suoi pensieri verso il servizio totale a Dio e alla Chiesa. Suo fratello Cipriano intraprese la vita consacrata come frate agostiniano, emettendo i primi voti nel 1888 nel noviziato di Calella. I Superiori sconsigliarono tuttavia l'ingresso immediato di Florentino nell'ordine agostiniano a causa della sua giovane età e lo indirizzarono prudentemente verso il Seminario diocesano. Accogliendo questo saggio consiglio, entrò nel Seminario di Valladolid, dove affrontò con impegno e dedizione i corsi di studio ecclesiastico previsti per la sua formazione al sacerdozio.
Formazione e primi anni di sacerdozio
Durante gli anni trascorsi nel Seminario di Valladolid, il giovane seminarista avanzò regolarmente nei gradi della formazione ecclesiastica. Ricevette gli Ordini Minori nel 1899, compiendo un ulteriore passo verso l'altare. Proseguendo nel cammino liturgico, ricevette il suddiaconato il ventidue settembre 1900 e successivamente il diaconato il ventidue dicembre dello stesso anno. Fu infine ordinato sacerdote il primo giugno 1901 dal vescovo ausiliare di Valladolid, all'età di ventitré anni. Celebrò la sua Prima Messa il sedici giugno nella località di Villavieja del Cerro, circondato dall'affetto dei familiari e della comunità. Il due agosto 1901 fu nominato coadiutore della parrocchia di Villaverde di Medina, dove iniziò a sperimentare la cura d'anime. Il ventisette dicembre il suo incarico pastorale fu esteso anche alle vicine parrocchie di Garrión e Dueñas, ampliando il raggio del suo ministero. Nel 1903 divenne cappellano delle Piccole Suore dei Poveri e fu incaricato della responsabilità dell'archivio vescovile, compiti che svolse con grande diligenza. Il due gennaio 1905 lasciò la cappellania delle Piccole Suore dei Poveri per assumere un nuovo e duraturo impegno. Divenne infatti cappellano delle Serve di Gesù, ufficio che mantenne per ben ventiquattro anni e che lasciò soltanto per motivi di salute. Il primo marzo 1905 fu nominato dall'arcivescovo cappellano familiare e maggiordomo, distinguendosi per la fedeltà e la dedizione al servizio episcopale.
Attività accademica e pastorale a Valladolid
Il giovane sacerdote continuò ad approfondire la sua preparazione culturale e teologica conseguendo la laurea in Teologia il ventinove agosto 1906. Il Consiglio Accademico della Pontificia Università di Valladolid lo nominò professore di metafisica, incarico che mantenne fino al corso 1905-1910, trasmettendo ai giovani studenti il rigore del pensiero filosofico unito alla luce della fede. Nel 1910 fu eletto canonico della cattedrale, entrando a far parte del capitolo metropolitano. Nel 1916 divenne membro delle commissioni d'esame della medesima Pontificia Università di Valladolid, a conferma della stima accademica di cui godeva. Nel febbraio 1915 fu nominato Amministratore dei beni dell'Archidiocesi, amministrando con giustizia e trasparenza le risorse della Chiesa locale. Successivamente fu esentato dall'ufficio di maggiordomo per potersi dedicare completamente all'apostolato della confessione e della predicazione, che considerava il cuore della sua missione sacerdotale. Dal 1920 al 1935 fu richiestissimo confessore del Seminario, di vari monasteri religiosi e di diversi ospedali della città. Nel 1925 fu nominato parroco della cattedrale di Valladolid, intensificando ulteriormente il contatto con i fedeli. Su incarico dell'arcivescovo Gandasegui, predicò il catechismo agli adulti nelle Messe domenicali in cattedrale dal 1926 al 1935 con grande successo di pubblico e di frutti spirituali.
Ministero episcopale a Barbastro
La sua luminosa trayectoria ecclesiale fu coronata dalla nomina ad Amministratore Apostolico della diocesi di Barbastro, la cui sede episcopale era vacante. Fu consacrato vescovo titolare di Eurea di Epiro il ventisei gennaio 1936 nella cattedrale di Valladolid. Alla sua consacrazione episcopale era presente una folta delegazione proveniente dalla diocesi e dalla città di Barbastro, desiderosa di accogliere il nuovo pastore. Entrò nella diocesi di Barbastro il sedici marzo 1936, senza grandi manifestazioni esterne a causa dei crescenti disordini fomentati da autorità e gruppi rivoluzionari locali. Giunse comunque in cattedrale dove si svolse il solenne rito di insediamento che suggellò l'inizio del suo governo pastorale. Il suo motto episcopale scelto per guidare il ministero fu 'Ut omnes unum sint', invocando l'unità nella fede e nella carità. Purtroppo le autorità comunali furono subito ostili al nuovo vescovo. Due giorni dopo il suo arrivo, la Giunta Comunale proibì il suono delle campane nelle chiese. Il vescovo presentò una supplica il sette aprile per ottenere il permesso di far suonare le campane, ma non ottenne la revoca del provvedimento. Il divieto delle campane durò fino al settembre 1938, quando Barbastro fu liberata. Nonostante le ostilità, cercò costantemente di collaborare con le autorità comunali specialmente sui problemi del lavoro e delle classi disagiate.
Persecuzione e arresto
Con la salita al potere del Fronte Popolare a Barbastro, l'anticlericalismo prese violentemente il sopravvento nella vita cittadina. Le autorità presero a spiare e controllare sistematicamente i religiosi e i fedeli appartenenti all'Adorazione Notturna. Le predicazioni del vescovo venivano attentamente annotate ed esaminate dalle autorità per trovare pretesti di accusa. La proprietà del Seminario diocesano fu confiscata e concessa arbitrariamente al Municipio. I seminaristi furono dispersi e costretti a rifugiarsi a Saragozza per trovare salvezza. Nonostante il clima di intimidazione, domenica diciannove luglio celebrò la Messa nel Collegio delle Figlie della Carità, situato vicino al palazzo vescovile. A Barbastro riprese inoltre la consuetudine di predicare il catechismo alla Messa delle dodici in cattedrale, incurante dei pericoli. Nel Vescovado fu arrestato il primo sacerdote, preludio drammatico dell'attacco diretto al vescovo. Il venti luglio, dopo una perquisizione minuziosa al palazzo, il vescovo fu costretto agli arresti domiciliari. Due giorni dopo fu formalmente arrestato e condotto nel Collegio degli Scolopi. Nel Collegio degli Scolopi erano prigionieri gli stessi religiosi dell'Istituto, ma il vescovo non poté parlare con i religiosi prigionieri a causa della rigida sorveglianza. Rimase rinchiuso in attesa di trovare un pretesto specioso per eliminarlo, e fu accusato di presunti contatti politici contrari ai rivoluzionari. La preghiera intensa divenne il suo unico balsamo nella sofferenza e nella solitudine.
Il martirio e la beatificazione
La sera dell'otto agosto il presule fu prelevato dal Collegio degli Scolopi con una scusa per essere portato al Comune. Intuendo ormai la fine vicina, monsignor Florentino chiese l'assoluzione sacramentale a padre Ferrer, direttore degli Scolopi. Fu invece condotto direttamente nel carcere cittadino. Lì subì una tortura orribile culminata con la mutilazione dei genitali. La brutale mutilazione fu successivamente confermata dall'autopsia effettuata sui resti mortali da medici legali il sedici aprile 1993. Alle due della notte del nove agosto 1936 fu trasportato nel cimitero di Barbastro. Fu fucilato nel cimitero di Barbastro dai miliziani durante la persecuzione contro la Chiesa. Mentre veniva fucilato, perdonò generosamente e pregò per i suoi assassini. Non morì subito a causa dei colpi dei fucili a schioppo che gli fratturarono le costole facendolo urlare di dolore. Fu infine finito con altri tre colpi di grazia. Il beato Fiorentino Asensio Barroso era vescovo e martire, nato a Villasexmir in Spagna il sedici ottobre 1877 e morto a Barbastro in Spagna il nove agosto 1936. Il processo ordinario super martyrio fu introdotto il ventinove aprile 1953. È stato beatificato da papa Giovanni Paolo II il quattro maggio 1997 in Piazza San Pietro a Roma.
Su camino ministerial
La vocación de Florentino Asensio Barroso se manifestó tempranamente en su tierra natal. Su formación y sus primeros años de ejercicio sacerdotal tuvieron lugar en Valladolid, donde fue ordenado sacerdote en el año 1901. Durante décadas, desarrolló una labor pastoral silenciosa pero profunda, preparándose para las responsabilidades que la Iglesia le confiaría más tarde. El año 1936 resultó decisivo en su historia: fue consagrado obispo titular de Eurea de Epiro y, poco tiempo después, recibió el encargo de administrar la diócesis de Barbastro.
A pesar de las dificultades del momento histórico, asumió su labor con la sobriedad y la responsabilidad propias de un hombre de fe. Su llegada a Barbastro estuvo marcada por un espíritu de servicio, intentando guiar a su comunidad en circunstancias difíciles. Sin embargo, su ministerio episcopal fue breve debido a la persecución que pronto se desató. El beato Florentino no buscó el martirio, pero tampoco retrocedió ante la amenaza, manteniendo su dignidad de obispo hasta el final. Su detención en el Colegio de los Escolapios no quebrantó su espíritu, enfrentando el cautiverio y las torturas previas a su muerte con una fortaleza que conmovió incluso a quienes fueron testigos de su final en el cementerio de la ciudad.
Memoria y beatificación
El recuerdo del beato Florentino Asensio Barroso permanece vivo en la Iglesia como un símbolo de la integridad episcopal. Su testimonio no se limita a su muerte, sino que abarca toda una vida de obediencia a su vocación. La Iglesia reconoce en él a un modelo de coherencia que, ante la prueba extrema, permaneció fiel a su ministerio y a su fe cristiana.
La beatificación, celebrada por el papa Juan Pablo Segundo en el año 1997, supuso un reconocimiento oficial a su entrega. Desde entonces, su figura es venerada como una intercesión poderosa para los fieles, especialmente para aquellos que buscan encontrar fuerzas en momentos de adversidad. Su memoria nos invita a reflexionar sobre la importancia de la fidelidad a los propios principios y al servicio de los demás, recordándonos que la paz y la justicia son valores que merecen el mayor de los sacrificios.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Florentino Asensio Barroso?
La ricorrenza liturgica del Beato Florentino Asensio Barroso si celebra il nove agosto.
En Barbastro, también en España, beato Florentino Asensio Barroso, obispo y mártir, que, fusilado por los milicianos durante la persecución contra la Iglesia, testimoniò con su propia sangre aquella fe que nunca habìa cesado de predicar al pueblo a èl confiado. — Martirologio Romano