2 de abril
Beato Guillermo (Vilmos) Apor
Obispo húngaro, mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini, giovinezza e formazione
Vilmos Apor nacque a Segesvár, nella diocesi di Alba Julia nell'odierna Romania, il ventinove febbraio 1892. Era figlio di nobili ungheresi ed era il penultimo di nove figli. La serenità della sua infanzia fu segnata da gravi lutti familiari, poiché quattro dei suoi fratelli morirono in tenera età. La famiglia si era appena trasferita a Vienna quando il padre barone Gábor morì nel 1898 all'età di quarantasette anni. La madre contessa Fidelia si occupò da sola dell'educazione dei figli, guidandoli con fermezza e amore cristiano. Terminata la scuola elementare, Vilmos fu affidato ai Gesuiti nel collegio di Kalksburg in Austria secondo le consuetudini familiari. Dal 1900 frequentò il ginnasio e dal 1906 fu alunno del liceo nel collegio di Kalocsa in Ungheria. Negli anni di studio maturò in lui la vocazione sacerdotale. Ottenuta la maturità, nel 1909 entrò nel seminario di Győr. Il rettore del seminario di Győr era un suo parente. Il vescovo Széchényi lo inviò all'Università dei Gesuiti di Innsbruck, dove conseguì la laurea in teologia. Il suo vescovo lo condusse con sé da Győr a Nagyvárad. Fu ordinato sacerdote a Nagyvárad il ventiquattro agosto 1915.
Il ministero sacerdotale e gli anni a Gyula
Diventò viceparroco a Gyula. Durante la guerra fu cappellano militare su un treno ospedale della Croce Rossa. Dal 1917 al 1918 fu nominato dal vescovo docente di teologia dogmatica e prefetto degli studi nel seminario di Nagyvárad. A ventisei anni divenne il più giovane parroco d'Ungheria a Gyula. Espletò il suo mandato a Gyula con zelo e comprensione per tutti. Il periodo a Gyula non era felice a causa del trattato di Trianon che aveva smembrato lo Stato causando disorientamento, povertà e caos morale. La rivoluzione comunista e l'invasione militare rumena avevano sconvolto la tranquillità di Gyula. Il giovane parroco diventò un punto di riferimento dimostrando forza d'animo e decisione. Fece ripristinare l'abolito insegnamento della religione nelle scuole. Si recò di persona alla corte di Bucarest per ottenere la liberazione di alcuni concittadini presi in ostaggio dai soldati rumeni. Nel 1938 l'Ungheria divenne confinante con il Terzo Reich dopo l'annessione dell'Austria alla Germania. L'annessione dell'Austria portò all'influsso del nazionalsocialismo. Il parroco Vilmos Apor, insieme ad altri confratelli, si distinse nel segnalare questo pericolo per la nazione ungherese e per la cristianità.
L'episcopato e la difesa dei perseguitati
Il ventuno gennaio 1941 papa Pio XII lo nominò vescovo di Győr, diocesi fondata da san Stefano. Nel 1941 l'Ungheria entrò in guerra a fianco della Germania. Il nuovo vescovo dovette conformare il suo clero alla nuova dolorosa situazione della guerra. Nel 1944 la Germania occupò l'Ungheria e furono promulgate le leggi razziali. Il vescovo prese posizione in difesa delle vittime dell'ingiustizia. Difese gli ebrei alzando la voce anche contro i politici al potere. Emanò scritti e diverse prediche condannando le azioni disumane e mettendo a rischio la propria sicurezza. Si oppose alla costruzione di un ghetto a Győr. Quando iniziarono le deportazioni di massa, creò gruppi di soccorso lungo il percorso dei convogli che attraversavano la sua diocesi. Durante la guerra aprì la sua casa a circa trecento profughi. La città di Győr era in posizione strategica, importante nodo ferroviario e centro di produzione bellica. La città di Győr fu sempre più spesso bombardata dall'Armata Rossa. Il fronte si avvicinò sempre più alla città e il vescovo, pur turbato, non volle abbandonare il vescovado. Ricevette notizie che i soldati russi liberatori stupravano le donne e uccidevano chi si opponeva a loro. Il ventinove novembre 1944 esortò quanti intendevano suicidarsi a conservare la loro vita e ad affrontare la prova con coraggio.
Il martirio e il transito al cielo
La città fu conquistata a più riprese dai russi, ripresa dai tedeschi e poi riconquistata dai russi con una vasta offensiva. I combattimenti russi iniziarono nella Settimana Santa. La sera del mercoledì santo ventotto marzo 1945 i primi soldati comparvero nel palazzo vescovile, dove erano rifugiate molte ragazze impaurite. Il vescovo si pose sulla porta delle cantine a sbarrare il passo ai soldati dicendo che erano sotto la sua protezione. Restò sulla porta giorno e notte. Il giovedì santo celebrò la sua ultima Messa in cantina. Il venerdì santo poté leggere solo la Passione di Cristo. Verso le diciotto e trenta del venerdì santo si presentarono dei soldati con un maggiore che intimò ad alta voce alle ragazze di uscire per pelare le patate. Il vescovo si oppose chiedendo di prendere uomini e donne anziane volontarie per quello scopo. I soldati trovarono le ragazze e presero a trascinarle fuori tra le loro alte grida. Il vescovo corse gridando ai soldati di uscire. I soldati aprirono il fuoco contro di lui colpendolo con tre proiettili. Fu percosso la sera del Venerdì Santo per aver difeso alcune ragazze dalle mani dei soldati. Dopo la sparatoria i soldati si allontanarono dal palazzo e le ragazze furono salve. Fu adagiato su una barella e trasportato per strade oscure e dissestate al lontano ospedale. Fu operato all'addome senza anestetico alla luce di lampade ad olio in una vasta cantina. Dalle sue labbra uscì il sussurro che ringraziava Dio per avergli preparato un Venerdì santo così bello. Il sabato fu un giorno di sofferenza e preghiera. Il mattino della Domenica di Pasqua ricevè la Santa Comunione. Sopraggiunse la peritonite. Tre giorni dopo le percosse spirò. Si confessò e ricevé l'estrema unzione. Esortò per ultimo i suoi sacerdoti perché rimanessero fedeli alla Chiesa. Esortò i suoi sacerdoti ad aiutare la desolata patria a risollevarsi dalle macerie. Morì all'alba del lunedì dell'Angelo due aprile 1945.
Il culto, la beatificazione e le spoglie mortali
Venne sepolto nella cripta della chiesa dei Carmelitani Scalzi. Nel 1948 iniziò a Győr il processo per la sua beatificazione. Sopravvenne la Chiesa del silenzio e per quaranta anni la causa rimase sospesa. Nel maggio del mille novecento ottantasei le sue spoglie poterono essere trasferite nella cattedrale di Győr. Nel maggio del mille novecento ottantasei ripresero le procedure per la causa di beatificazione. L'otto aprile 1997 è stato riconosciuto il suo martirio. Papa Giovanni Paolo II ha pregato sulla sua tomba nel 1996 durante il suo viaggio in Ungheria. Papa Giovanni Paolo II l'ha beatificato domenica nove novembre 1997 in piazza San Pietro a Roma. Era vescovo e martire. È nato a Segesvár in Romania il ventinove febbraio 1892 ed è morto a Győr in Ungheria il due aprile 1945.
Su camino de fe
La trayectoria vital del beato Guillermo Apor comenzó en Segesvár y se desarrolló a través de diversos lugares que forjaron su espíritu, incluyendo estancias en ciudades como Viena, Kalksburg, Kalocsa, Innsbruck y Nagyvárad. Su vocación sacerdotal maduró con firmeza, siendo ordenado en el año mil novecientos quince. Desde sus inicios como párroco en Gyula, demostró una profunda preocupación por las necesidades materiales y espirituales de sus fieles, una actitud que mantuvo y profundizó al asumir el gobierno pastoral de la diócesis de Győr.
En un contexto histórico marcado por el odio y la exclusión, Guillermo se distinguió por una resistencia activa y constante frente a las leyes raciales y las injustas deportaciones de ciudadanos judíos. Su episcopado no fue un ejercicio de autoridad administrativa, sino un acto de presencia constante junto a los más vulnerables. Cuando el frente de guerra alcanzó su diócesis, el palacio episcopal se convirtió en un santuario de esperanza para quienes huían del terror, acogiendo a refugiados que buscaban salvar sus vidas. Su vida fue un testimonio coherente de que el pastor está llamado a dar la vida por sus ovejas, incluso cuando el entorno exige un precio elevado. La tragedia del Viernes Santo de mil novecientos cuarenta y cinco, donde fue herido por soldados soviéticos mientras defendía a mujeres vulnerables, es el sello definitivo de una existencia dedicada por completo al amor al prójimo. Su fallecimiento, ocurrido pocos días después, el lunes de Pascua, marcó el fin de una vida terrenal, pero el inicio de un recuerdo imperecedero como modelo de valentía cristiana en el siglo veinte.
El recuerdo del mártir
El culto al beato Guillermo Apor se consolidó con fuerza tras su muerte, al ser reconocido por la Iglesia como un verdadero mártir. Su beatificación, presidida por el Papa Juan Pablo Segundo en el año mil novecientos noventa y siete, permitió que su ejemplo trascendiera las fronteras de Hungría para iluminar a la Iglesia universal. La figura de este obispo es venerada no solo por su dignidad episcopal, sino por la sencillez y la firmeza con la que enfrentó la violencia, demostrando que la fe cristiana es una fuerza capaz de prevalecer sobre la barbarie.
Hoy, los fieles conmemoran su entrega cada año el día dos de abril. Su memoria nos invita a reflexionar sobre la importancia de la defensa de la vida y la protección de los débiles, virtudes que él encarnó hasta las últimas consecuencias. El recuerdo del beato Guillermo sigue vivo en la oración de quienes buscan en su intercesión el valor necesario para ser testigos de la verdad y de la paz, manteniendo viva la llama de la caridad incluso en las circunstancias más adversas.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il beato Guillermo Apor?
La sua ricorrenza si celebra il due aprile.
En Györ en Hungría, beato Guillermo Apor, obispo y mártir, que, durante la guerra, abrió su casa a cerca de trescientos prófugos y, golpeado la noche del Viernes Santo por haber defendido a algunas muchachas de las manos de los soldados, tres días después expiró. — Martirologio Romano