23 de septiembre
Beato José Stanek
Sacerdote palotino, mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Giovinezza e formazione
Józef Stanek nacque il 4 dicembre 1916 a Łapsze Niżne, in terra polacca, e ricevette il battesimo il giorno successivo, 5 dicembre 1916. Nel sesto anno di vita subì la dolorosa perdita di entrambi i genitori, affrontando la fanciullezza nel dolore ma con la grazia del sostegno divino. Completò il proprio percorso di studi nel ginnasio dei Pallottini a Wadowice nell'anno 1935, maturando la scelta di consacrarsi al Signore. Nello stesso anno entrò nel noviziato della Società dell'Apostolato Cattolico, comunemente chiamati Pallottini, situato a Suchary. Il cammino di dedizione spirituale si consolidò il 15 agosto 1937, quando emise la prima consacrazione pallottina. Nel settembre del medesimo anno diede inizio agli studi filosofico-teologici, preparandosi al sacerdozio in un mondo che si avviava verso immani tragedie.
L'ordinazione sacerdotale giunse il 7 aprile 1941, nel pieno dell'occupazione nazista della Polonia, iniziata due anni prima. Fin dall'ingresso tra i Pallottini, Józef mostrò un costante impegno a dedicare la vita alla gloria di Dio, desiderando sacrificare ogni istante alla missione di pastore delle anime e di cittadino amante della patria. Le circostanze storiche particolari lo spinsero a tenere continuamente presente il senso del sacrificio alla luce della fede. I testimoni oculari e i confratelli dichiarano che la fondamentale motivazione della sua attività era l'amore profondo per Dio. Il confratello pallottino Józef Dąbrowski dichiarò che Stanek si sentiva obbligato a vivere guidato da un amore eccezionale e che il Signore lo preparò all'offerta eroica della vita per la difesa della fede e della nazione. Durante gli anni dell'occupazione si dedicò con zelo alla pastorale e frequentò corsi universitari clandestini di sociologia a Varsavia. Si distingueva per la sua grande fiducia nella Provvidenza divina, incoraggiando tutti ad averne fiducia e ad accettare con dignità ogni prova.
L'insurrezione di Varsavia e il ministero di cappellano
Il primo agosto 1944 scoppiò l'Insurrezione di Varsavia, un moto disperato per liberare la città dall'invasore straniero. Dopo lo scoppio dell'insurrezione, don Józef divenne cappellano degli insorti, esponendosi a continui pericoli di vita operando senza armi nei quartieri di Śródmieście e poi a Czerniaków. Svolse un'intensa cura pastorale e caritativa in favore dei bisognosi, dei malati e dei feriti. Non pensava mai alla propria sicurezza o al proprio comodo personale, anteponendo sempre il bene spirituale e materiale del prossimo alle proprie esigenze. Riservava ai feriti qualsiasi cibo riuscisse a trovare, nonostante la gravissima scarsità di viveri che affliggeva gli assediati. Prima dei combattimenti ascoltava le confessioni, celebrava la santa Messa per i soldati e aiutava i feriti disponendoli cristianamente alla morte. Durante quei giorni drammatici visse momenti di supremo altruismo, come quando rifiutò l'occasione di salvarsi attraversando il fiume Wisła su un pontone militare. Lasciò infatti il suo posto su quel mezzo di salvezza a un ferito, scegliendo liberamente di rimanere con gli assediati per non privarli del necessario conforto e dell'assistenza religiosa.
Resosi conto che la continuazione dell'insurrezione non aveva più senso e che la resistenza era ormai allo stremo, fece tutto il possibile per salvare il massimo numero di persone dalla distruzione totale. Il 22 settembre 1944, verso le ore undici del mattino, dopo massicci e devastanti attacchi nazisti portati contro il quartiere di Czerniaków, i comandi tedeschi mandarono una delegazione di civili per sollecitare la resa dei combattenti polacchi. Per risparmiare ulteriori vittime innocenti, don Józef indossò la talare e, accompagnato dal sottotenente Józef Kędzierski, noto con il nome di battaglia Jaszczun, si recò personalmente al comando nazista per trattare la capitolazione. Purtroppo i contatti non portarono ad alcun risultato positivo e il sacerdote fu immediatamente arrestato dai militari nazisti, subendo la cattura a causa della sua audacia caritativa.
Il martirio in odium fidei
Il giorno successivo all'arresto, il 23 settembre 1944, a resistenza ormai del tutto soffocata, il sacerdote fu condotto a morte. L'esecuzione avvenne tra le rovine di una fabbrica nel quartiere di Solec, a Varsavia, davanti agli occhi degli insorti catturati e condotti in prigione, e di una folla di persone ammassate dagli invasori sul posto, in numero non inferiore a duecento testimoni. Il testimone oculare padre Józef Warszawski, gesuita e cappellano catturato anch'egli con gli insorti, raccontò di aver visto arrivare don Józef spinto dalle guardie tedesche. La compagnia punitiva tedesca accolse l'arrivo del prigioniero con grida beffarde, pugni in faccia e percosse selvagge fino a raggiungere le file degli altri prigionieri. I soldati tedeschi urlavano lo slogan nazista secondo cui gli uomini con la tonaca nera erano i più cattivi, definiti letteralmente dei diavoli peggiori degli inglesi e degli ebrei. La vittima fu tirata di qua e di là e spinta con violenza verso le rovine di una fabbrica vicina.
La signora Halina Darska fu testimone oculare di quella crudele strage. Durante l'esecuzione fu messo un laccio al collo alla vittima e la fune fu tirata verso l'alto, compiendo la condanna a morte per impiccagione. Insieme a lui furono barbaramente impiccate due ragazze. Il martire subì la morte all'età di ventotto anni, dopo aver svolto il ministero sacerdotale per soli tre anni in un clima di persecuzione. Un dettaglio straordinario tramandato dai presenti narra che, mentre veniva impiccato, sollevò visibilmente una o forse ambedue le mani in un gesto che appariva chiaramente come un saluto, una benedizione o un'assoluzione rivolta ai presenti. Il corpo di Giuseppe, per ordine dei militari persecutori, fu lasciato per qualche tempo sul patibolo con la crudele finalità di esporre il cadavere per impaurire la popolazione che passava vicino alla forca. La morte avvenne in odium fidei et vindictae, e la sua testimonianza fu subito interpretata da una vasta cerchia di persone come un autentico martirio per la fede e per la patria.
Il culto e la beatificazione
La convinzione del martirio di don Józef continua ad essere viva e feconda in diverse regioni della Polonia, e in modo particolare fra i partecipanti dell'Insurrezione di Varsavia che condivisero con lui quei giorni di prova. Prima della sua elevazione agli altari furono recitate numerose preghiere per invocare il riconoscimento ufficiale della sua offerta. Questo cammino di fede e di memoria ha trovato il suo compimento quando fu proclamato beato da san Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999 a Varsavia, insieme ad altri centosette martiri della Chiesa in Polonia. Dopo la beatificazione, le preghiere e la devozione non si sono fermate, accompagnando il cammino della comunità ecclesiale.
La memoria liturgica del beato Giuseppe Stanek si celebra il tredici giugno insieme ai martiri della Polonia, oppure il dodici giugno insieme al beato Józef Jankowski, mentre il Martirologio Romano lo ricorda alla data precisa del suo martirio, il ventitré settembre. Gode di particolare e fervente venerazione tra gli ex combattenti della seconda guerra mondiale ed è particolarmente onorato nella parrocchia e nella regione della sua nascita. Anche lo scrittore Ryszard Czugajewski, che fu promotore della Causa di Beatificazione, ha voluto pubblicare un libro su di lui intitolato Ha amato fino alla fine, per fare conoscere la grandezza spirituale del sacerdote pallottino. Nel tessuto urbano di Varsavia gli sono stati dedicati segni concreti di memoria: gli è stata intitolata una via e una cappella all'interno del Museo dell'Insurrezione di Varsavia, affinché le nuove generazioni non dimentichino il suo sacrificio eroico.
Su vida y ministerio
José Stanek nació en el año mil novecientos dieciséis en Łapsze Niżne, Polonia. Su formación espiritual y académica lo llevó a través de lugares como Wadowice y Suchary, lugares que fueron testigos de su crecimiento en la fe. En el año mil novecientos cuarenta y uno, en pleno contexto de la ocupación nazi, recibió la ordenación sacerdotal como miembro de la Sociedad del Apostolado Católico, conocidos como palotinos. Su ministerio comenzó en un tiempo de gran sufrimiento para el pueblo polaco, lo cual definió la naturaleza de su entrega pastoral.
Durante el año mil novecientos cuarenta y cuatro, al estallar la Insurrección de Varsavia, el padre José Stanek desempeñó un papel fundamental como capellán de los insurgentes en el barrio de Czerniaków. En aquel escenario de desolación, su presencia fue un consuelo espiritual para los combatientes y los civiles atrapados en el fuego cruzado. Cuando la situación se volvió insostenible, el padre José tuvo la oportunidad de buscar su propia seguridad, pero decidió permanecer al lado de los heridos y los civiles indefensos, priorizando el cuidado de las almas sobre su propia integridad física. Mientras intentaba negociar la capitulación de los combatientes para evitar mayores sufrimientos, fue arrestado por las fuerzas nazis. Su testimonio de fe concluyó el veintitrés de septiembre de mil novecientos cuarenta y cuatro, cuando fue ejecutado mediante la horca. Su sacrificio fue reconocido por la Iglesia cuando el Papa Juan Pablo Segundo lo proclamó beato el trece de junio de mil novecientos noventa y nueve.
El culto y memoria
La memoria del Beato José Stanek se mantiene viva como un testimonio de amor al prójimo y valentía sacerdotal. La Iglesia Católica honra su entrega, reconociendo en él a un mártir que supo encarnar la caridad en las circunstancias más inhumanas. El Martirologio Romano sitúa su recuerdo el día veintitrés de septiembre, fecha que marca el aniversario de su partida hacia la casa del Padre, aunque su memoria litúrgica se celebra también el doce de junio.
Su figura es invocada con especial devoción por los participantes en la Insurrección de Varsavia y por los ex combatientes de la Segunda Guerra Mundial, quienes encuentran en su vida un modelo de coherencia y sacrificio. La veneración al Beato José Stanek invita a los fieles a reflexionar sobre el valor de la fidelidad a la propia vocación, incluso cuando el camino parece conducir al sacrificio personal. Su vida sigue siendo una luz que ilumina la historia de Polonia y de la Iglesia universal.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il beato Józef Stanek?
La memoria liturgica si celebra il 12 giugno insieme al beato Józef Jankowski e il 13 giugno con i martiri della Polonia, mentre il Martirologio Romano lo ricorda alla data del martirio, il 23 settembre.
Di cosa è patrono il beato Józef Stanek?
I fatti forniti non menzionano specifici titoli di patronato ufficiale, sebbene egli goda di particolare venerazione tra gli ex combattenti della seconda guerra mondiale e nella regione della sua nascita.
En Varsovia, también en Polonia, beato José Stanek, sacerdote de la Sociedad del Apostolado Católico y mártir, que, durante la guerra, llevó a término su martirio, ahorcado por los perseguidores de la fe. — Martirologio Romano