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4 de febrero

Beato Justo Takayama Ukon

Padre de familia, mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Le origini nobiliari e la conversione al cristianesimo

Takayama Ukon nacque tra il 1552 e il 1553 nel castello di Takayama, situato nei pressi di Nara, secondo le fonti originario anche di Haibara-cho in Giappone. Secondo l'uso giapponese, il cognome precede il nome, ed egli era noto altresì con il nome di Hikogoro Shigetomo. Suo padre si chiamava Takayama Zusho, conosciuto anche come Takayama Tomoteru, e apparteneva alla nobiltà militare del tempo, una classe spesso coinvolta nelle varie guerre che opponevano i diversi daimyō o signori feudali. A partire dal 1538, Takayama Zusho militò come samurai al servizio del nobile Matsunaga Hisashide, giungendo a ricoprire l'incarico di comandante del castello di Sawa. Nel corso del sedicesimo secolo, precisamente nel 1563, lo stesso Takayama Zusho fu chiamato a svolgere il ruolo di giudice incaricato di esaminare l'operato del gesuita padre Gaspar Vilela. Quest'ultimo aveva fondato quattro anni addietro la prima missione cattolica a Kyoto, città che custodiva la sede dell'imperatore. Durante l'esame, il sacerdote rispose con grande fermezza alle accuse che erano state rivolte a lui e al suo fedele collaboratore, il catechista Lorenzo. Il samurai Takayama Zusho rimase profondamente convinto che il sacerdote avesse ragione, riconoscendo la serietà della dottrina cristiana e desiderando viverla in prima persona. In seguito a questa profonda convinzione, Takayama Zusho ricevette il Battesimo e assunse il nome cristiano di Dario, mentre gli altri due giudici fecero la medesima scelta di convertirsi. Tornato al castello di Sawa, Dario invitò il catechista Lorenzo a presentare la medesima fede ai propri familiari. Nel corso del 1563 ricevettero il Sacramento del Battesimo la moglie del samurai e i loro sei figli, insieme a molti soldati del contingente. Il figlio maggiore, Ukon, ricevette il nome cristiano di Giusto.

Gli anni delle prove e la crescita della comunità cristiana

A causa delle continue lotte militari tra i vari daimyō, la famiglia Takayama subì un colpo notevole, dovendo abbandonare il castello di Sawa per via dei nemici del nobile Matsunaga Hisashide. Dario decise allora di associarsi all'amico Wada Koremasa e al suo esercito, impegnandosi attivamente affinché i missionari cattolici potessero fare ritorno a Kyoto. Il signore del luogo, Oda Nobunaga, acconsentì al ritorno dei missionari e decise in seguito di proteggere la piccola comunità cristiana. Nel 1571 Giusto partecipò a una battaglia particolarmente rilevante e vittoriosa. Alla morte di Wada Koremasa, tuttavia, si sviluppò un aspro contrasto con il figlio di lui, Korenaga, che rese inevitabile uno scontro in duello tra i figli dei due antichi amici. Giusto vinse il duello uccidendo l'avversario, ma rimase ferito gravemente nello scontro, lottando a lungo tra la vita e la morte. Durante la lunga convalescenza, Giusto riconobbe di essersi curato assai poco della fede che gli era stata amorevolmente insegnata. Due anni dopo, i Takayama ricevettero il feudo di Takatsuki come ricompensa per i loro fedeli servigi. Poiché il padre Dario era ormai anziano, il comando del feudo fu assunto direttamente da Giusto. Nel 1574 Giusto sposò una donna cristiana di nome Giusta, e dal loro matrimonio nacquero tre figli maschi e una figlia, sebbene due dei bambini maschi morirono poco dopo la nascita. Sotto la saggia guida di Giusto, il feudo di Takatsuki divenne un importantissimo centro di attività missionaria. In quel luogo i catecumeni potevano riunirsi in locali adatti e ricevevano regolarmente un'accurata istruzione catechistica impartita da sacerdoti e religiosi. Lo stesso Giusto approfondiva con costanza i contenuti del Vangelo, venendo presto ritenuto un modello esemplare dagli altri fratelli nella fede.

La fedeltà alla fede tra conflitti politici e servizio

Nel 1578 il daimyō Araki Murashige si ribellò apertamente contro Oda Nobunaga e prese in pegno la sorella e il figlio di Giusto. Giusto si trovò così preso da profondi dubbi, sapendo peraltro che suo padre desiderava fermamente restare fedele all'impegno assunto con il nobile. Il rivale di Oda Nobunaga si era accampato proprio di fronte al castello di Takatsuki e domandava la resa della fortezza, minacciando di mettere in serio pericolo i credenti cristiani. Dopo aver pregato a lungo prima di prendere una decisione, Giusto scelse di restituire i diritti feudali al padre e di consegnarsi inerme. Oda Nobunaga apprezzò profondamente il gesto di Giusto e lo confermò quale signore del luogo, mentre decise di esiliare il vecchio Dario nella provincia settentrionale di Echizen, territorio che oggi corrisponde alla prefettura di Fukui. L'anziano Dario continuò a operare con zelo, contribuendo a diffondere il cristianesimo anche in quelle zone. Nel frattempo, Giusto fece carriera alle dipendenze di Oda Nobunaga, arrivando a diventare uno dei suoi primi generali. Proseguì instancabilmente nell'aiuto ai cristiani, ottenendo la costruzione della prima chiesa di Kyoto, un edificio oggi non più esistente, e l'erezione di un altro edificio sacro insieme a un seminario ad Azuchi, sulle sponde del lago Biwa. Nel frattempo, a Takatsuki il numero dei credenti continuava ad aumentare di anno in anno. A seguito dell'assassinio di Oda Nobunaga per mano di Akechi Mitsuhide, i generali a lui fedeli ingaggiarons Battaglia e passarono successivamente al seguito di Toyotomi Hideyoshi, il nuovo shogun. Giusto ottenne presto grande stima e fiducia da parte del nuovo governante, potendo così agire nuovamente in favore dei cristiani. Tale azione fruttò numerose conversioni anche tra personalità di altissimo spicco. Nel 1585 lo shogun ricompensò Giusto assegnandoli un nuovo feudo, quello di Akashi, dove la popolazione si accostò ben presto al cristianesimo.

Il rifiuto del compromesso e l'esilio

A partire dal 1587, Toyotomi Hideyoshi mutò radicalmente il suo atteggiamento favorevole nei confronti dei cristiani, ordinando l'espulsione di tutti i missionari e degli stranieri in generale. Lo shogun fece inoltre forte pressione sui nobili affinché tornassero alla religione dei loro antenati. La notte del 24 luglio, Giusto fu convocato dallo shogun Toyotomi Hideyoshi, il quale espresse il proprio dispiacere per il fatto che egli avesse convertito molti signori feudali. Lo shogun ordinò quindi a Giusto di abbandonare la fede cristiana, minacciando come ritorsione l'esilio in Cina e l'esproprio di tutti i beni. Il daimyō Giusto rifiutò risolutamente l'ordine imposto dallo shogun, dichiarando solennemente che non avrebbe mai rigettato il Dio che gli era stato insegnato dai missionari. La pena inflitta a Giusto fu limitata alla perdita dei beni, e per lungo tempo Giusto e la sua intera famiglia vissero mendicando. Giusto trovò ospitalità sull'isola di Shodoshima grazie all'aiuto di un amico di nome Konishi Yukinaga. Quando lo shogun scoprì il nascondiglio, gli propose di essere reintegrato nel suo antico incarico, ma Giusto rifiutò nuovamente la proposta. Condotto prigioniero a Kanazawa, subì notevoli privazioni, sebbene in seguito Toyotomi Hideyoshi gli assegnasse una rendita annua, forse mossa da un tardivo pentimento. Nel 1592 lo shogun si riappacificò con Giusto nel corso di una solenne cerimonia. Pur non essendo stato reintegrato nel ruolo di daimyō, Giusto poté muoversi liberamente nell'arcipelago giapponese, contribuendo attivamente all'azione missionaria dei Gesuiti, ripresa l'anno precedente la riconciliazione.

L'editto del 1614 e la deportazione nelle Filippine

Nel 1597 ventisei cattolici, tra stranieri e autoctoni, furono crocifissi sulla collina di Nagasaki, mentre un nuovo editto bandiva ufficialmente i cristiani dal Giappone. La morte improvvisa dello shogun generò iniziali speranze, ma il successore Tokugawa Ieyasu si sostituì gradualmente all'erede legittimo. Sebbene Tokugawa Ieyasu avesse mostrato in principio accondiscendenza verso la religione cristiana, successivamente cominciò a proibire a dignitari e nobili di ricevere il battesimo. Nel 1614 lo stesso Tokugawa Ieyasu emanò l'ordine definitivo di espulsione di tutti i missionari, obbligando con lo stesso editto i cristiani giapponesi a riprendere le usanze dei loro avi. Giusto, che si era trasferito a Kanazawa dopo i primi divieti, fu raggiunto da questa severa ordinanza. Gli amici gli suggerirono di compiere atti di abiura formale calpestando le immagini sacre, ma Giusto rispose di essere pienamente consapevole del valore inestimabile della religione cristiana, rifiutando con fermezza ogni proposta di abiura. Giusto e i suoi familiari furono quindi condotti sotto stretta scorta a Nagasaki insieme ad altri missionari e cristiani che avevano rifiutato l'abiura. Giusto trascorse sette mesi in attesa di subire il martirio. L'8 novembre 1614 Giusto fu imbarcato su una giunca diretta a Manila, nelle Filippine, insieme a circa trecento cristiani. Durante la traversata, Giusto non smise di confortare i passeggeri ammassati sulla piccola imbarcazione. Allo sbarco a Manila, Giusto ricevette un'accoglienza trionfale come autentico eroe della fede.

Il transito al cielo e il cammino della beatificazione

Circa quaranta giorni dopo lo sbarco nelle Filippine, Giusto iniziò ad accusare una febbre molto alta. Consapevole della fine imminente della sua vita terrena, Giusto fece chiamare il suo direttore spirituale, padre Morejón, per ricevere gli ultimi sacramenti. Prima di spegnersi, incoraggiò quanti gli stavano attorno a perseverare saldamente nella fede. Giusto morì pronunciando il santissimo nome di Gesù verso la mezzanotte del 3 febbraio 1615, all'età di circa sessantadue anni. All'epoca le Filippine erano governate dagli spagnoli, i quali avevano chiesto l'aiuto di Giusto per abbattere lo shogun Tokugawa, ricevendo tuttavia un netto rifiuto. Gli spagnoli riservarono comunque a Giusto un funerale solenne, tributandogli gli onori militari. In piazza Dilao a Manila fu eretta una statua raffigurante Giusto mentre indossa gli abiti del proprio rango e regge una katana con sovrapposto il Crocifisso. La Chiesa cattolica giapponese considerò sempre Giusto un autentico testimone della fede, cercando costantemente di avviarne la causa di beatificazione. Il primo tentativo fu promosso pochi anni dopo la morte dai sacerdoti di Manila, ma la rigorosa politica isolazionista instaurata sotto i Tokugawa impedì la raccolta delle prove documentali necessarie. Nel 1965 alcuni vizi di forma nelle fasi preliminari causarono l'arresto del processo. Nell'ottobre del 2012 monsignor Leone Jun Ikenaga consegnò a papa Benedetto XVI una lettera per chiedere formalmente l'esame della causa, e nell'agosto del 2013 la Conferenza episcopale del Giappone inviò alla Congregazione delle Cause dei Santi i documenti relativi al processo. Nel 2015 fu trasmessa la Positio, nella quale Giusto Takayama figurava come martire a causa delle gravi privazioni e dei maltrattamenti subiti. Il 20 gennaio 2016 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto che riconosceva ufficialmente il martirio di Giusto. Il rito della beatificazione si è svolto nella Osaka-jō Hall di Kyōbashi, presso Osaka, presieduto dal cardinale Angelo Amato in qualità di inviato del Santo Padre. Si tratta della prima volta in cui un singolo candidato agli altari viene riconosciuto come martire originario del Giappone. Il Paese conta complessivamente quarantadue Santi e trecentonovantatré Beati, tutti martiri uccisi in prevalenza durante il periodo Edo, compreso tra il 1603 e il 1867, sebbene tutti gli altri Santi e Beati giapponesi siano ricordati in gruppo.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Justo Takayama Ukon?

La sua ricorrenza si celebra il 4 febbraio.