25 de mayo
Beato Mario Vergara
Sacerdote y mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e giovinezza a Frattamaggiore
Mario Vergara nacque a Frattamaggiore, in provincia di Napoli e diocesi di Aversa, il diciotto novembre del 1910. Egli era l'ultimo dei nove figli nati da Gennaro Vergara e Antonietta Guerra. La sua famiglia possedeva un canapificio, un'attività produttiva nella quale il giovane non si inserì, poiché la sua strada era segnata da una chiamata superiore. Due giorni dopo la nascita venne battezzato nella parrocchia arcipretale di San Sossio. Completò le scuole elementari nel 1921 e, vincendo l'opposizione del padre, decise di entrare nel Seminario di Aversa all'età di undici anni. Mario possedeva uno stile di vita molto aperto, un'aria sbarazzina e un carattere ribelle, tanto che pochi scommettevano sul buon esito della sua vocazione sacerdotale. Il ventotto agosto del 1927 ricevette la Cresima nella basilica di Santa Restituta a Napoli. Poche settimane dopo si trasferì al Pontificio Seminario Campano, retto dai padri Gesuiti a Napoli-Posillipo, per frequentare il corso filosofico. All'età di diciannov'anni entrò nel Pontificio Istituto Missioni Estere, spinto da un profondo desiderio di amare Dio nei fratelli lontani e non credenti. L'undici agosto presentò la domanda di ammissione e venne accolto nella sede di Monza, dove iniziò il terzo anno di liceo. Prima del termine dell'anno scolastico fu costretto a ritornare in famiglia per gravi motivi di salute, poiché la sua tempra fu messa alla prova da un'appendicite degenerata in peritonite che lo portò agli estremi senza ucciderlo, ma lasciandone il fisico molto indebolito. Una volta guarito, per non esporre il suo debole fisico ai freddi invernali del Nord Italia, riprese gli studi a Posillipo. All'età di ventitré anni fu riammesso nel Pontificio Istituto Missioni Estere. Il trentuno agosto del 1933 iniziò il noviziato a Genova-Sant'Ilario. Successivamente frequentò a Milano l'ultimo anno di Teologia. Nel giugno del 1934 terminò gli esami e ottenne un mese di dispensa dal noviziato. Il primo agosto emise il giuramento perpetuo di fedeltà all'Istituto e di consacrazione alla missione.
Ordinazione e partenza per la Birmania
Mario seppe della sua destinazione missionaria prima del termine del noviziato, venendo destinato a Toungoo, nella Birmania orientale, che corrisponde all'attuale Myanmar. Il cinque agosto del 1934 ricevette il suddiaconato dal cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, arcivèscovo di Milano e oggi Beato. Ottenne inoltre la dispensa per il diaconato senza dover attendere il compimento di un anno. Fu ordinato diacono a Bergamo dal vescovo monsignor Luigi Marelli il ventiquattro agosto del 1934. Il cardinale Schuster gli conferì l'ordinazione sacerdotale il ventisei agosto del 1934 nella chiesa di Santa Maria Nascente a Bernareggio. Il giorno successivo, ventisette agosto, padre Mario celebrò la sua Prima Messa a Frattamaggiore. Il trentesimo giorno di settembre del 1934 era già in partenza per la Birmania, giungendo a Toungoo alla fine di ottobre dello stesso anno. Giunto sul posto, si dedicò subito allo studio delle lingue delle tribù cariane, imparandone tre in pochi mesi. Dopo qualche mese gli venne assegnato il distretto di Citaciò, della tribù dei Sokù, che comprendeva ventinove villaggi cattolici, altrettanti catechisti da mantenere e una cinquantina di orfani accolti dalla missione. Tutti avevano una grande stima di lui, compresi i sacerdoti indigeni. Padre Mario si spese con generosità per la sua gente muovendosi continuamente senza curarsi di disagi, maltempo o malaria che spesso lo attaccò. Visitava i villaggi anche con la febbre, prediligendo i più piccoli e gli ammalati, che assisteva e accudiva con grande dedizione. Egli era per la comunità sacerdote, educatore, medico, amministratore e spesso anche giudice ed arbitro. Divenne per tutti, cattolici e non, un punto di riferimento fondamentale, noncurante delle fatiche e dei pericoli quotidiani.
La seconda guerra mondiale e la detenzione
Il dieci giugno del 1940 l'Italia dichiarò guerra all'Inghilterra, che deteneva il protettorato sulla Birmania. Per questa ragione, tutti i missionari italiani furono considerati fascisti e costretti ad interrompere ogni attività pastorale. Il ventuno dicembre del 1941 i missionari furono internati nei campi di concentramento inglesi situati in India. L'internamento causò a padre Mario sofferenze dovute all'inattività e alla lontananza dalla missione, oltre a gravi problemi di salute che resero necessaria l'asportazione di un rene e altri interventi chirurgici. Verso la fine del 1944, dopo tre anni di durissima prova, alcuni missionari furono rilasciati e poterono ritornare alle loro missioni. Anche padre Mario fu liberato, ma non poté ancora ritornare subito in Birmania poiché il suo fisico si era molto indebolito a causa della spossatezza della detenzione. L'unica preoccupazione di Mario era quella di temere di essere rimpatriato perché considerato inutile per il servizio. Nel 1946 fu assegnato a una serie di piccole comunità di nuova evangelizzazione situate a duemila metri di altezza sulle catene montuose Prèthole. Monsignor Alfredo Lanfranconi, vescovo di Toungoo, gli propose di fondare una nuova missione all'estremità della frontiera orientale della diocesi missionaria. Padre Mario accettò con entusiasmo e partì da solo. Nel nuovo incarico dovette ricominciare da zero con la lingua e la conoscenza delle usanze, privo di un alloggio adeguato e con scarsità di viveri. Nel 1947 fondò la missione e poi la parrocchia di Shadaw. A Mario fu affiancato come compagno il confratello padre Pietro Galastri, dotato di conoscenze in muratura e falegnameria per aiutare a costruire le strutture indispensabili. Ottenne anche l'aiuto di un catechista laico, Isidoro Ngei Ko Lat, un giovane di trent'anni che aveva da sempre il desiderio di essere sacerdote. Un'asma bronchiale di una certa importanza si era messa tra Isidoro e la sua vocazione, costringendolo a lasciare il seminario. Tuttavia l'asma non aveva spento la voglia di Isidoro di fare qualcosa per Gesù e, in attesa di poter essere catechista, aveva aperto una scuola gratuita per i bambini, facendosi benvolere da tutti per la sua generosità. Isidoro si tuffò nel lavoro catechistico accanto a padre Mario, seminando amore, tolleranza e perdono nel clima difficile del territorio.
Le difficoltà e la testimonianza a Shadaw
I sforzi apostolici di padre Mario diedero subito ottimi risultati, conquistando i nuovi parrocchiani amandoli con uno stile di incondizionata donazione e curando gratuitamente tutti, compresi i non cristiani. La cura gratuita verso ogni persona suscitò tuttavia la gelosia e l'avversione dei Battisti, cristiani che si identificano come una costola del protestantesimo. Si verificò una dolorosa divisione in cui i cristiani si facevano guerra tra loro, allontanando gli indigeni da entrambe le confessioni religiose. Gli indigeni erano impediti di andare nella missione cattolica ed erano costretti a non vendere viveri e attrezzi ai missionari, per realizzare una vera e propria terra bruciata intorno ad essi. Padre Mario assistette impotente alla campagna diffamatoria nei suoi confronti, ma rispose sempre con l'amore alle continue provocazioni. Nel 1948 la Birmania ottenne l'indipendenza dall'Inghilterra e scoppiò la sanguinosa guerra civile. La posizione di padre Mario divenne molto precaria. Egli si oppose in modo forte e coraggioso ai soprusi delle truppe cariane ribelli di religione battista, le quali opprimevano l'indifesa popolazione requisendo viveri, imponendo tasse insopportabili e compiendo atti intimidatori verso i missionari cattolici e lo stesso catechista Isidoro, che i battisti odiavano profondamente.
Il martirio e il ritrovamento
Il ventiquattro maggio del 1950 padre Mario, accompagnato dal catechista Isidoro, si recò a Shadaw per ottenere la liberazione di un altro catechista arrestato, di nome Giacomo Còlei. Padre Mario aveva scritto una lettera a Tire, capo del distretto di Taruddà, per trattare la questione, ricevendo da lui l'invito a raggiungerlo a Shadaw. I battisti tesero una trappola a padre Mario e a Isidoro, attirandoli con la prospettiva di trattare la liberazione. Giunti sul posto alle diciotto e trenta, non incontrarono Tire ma il comandante Richmond, suo alleato. Il missionario cercò di replicare alle accuse rivoltegli, ma ogni tentativo fu vano. La sera del ventiquattro maggio padre Mario e Isidoro caddero definitivamente nelle mani dei ribelli fomentati dai protestanti, venendo ammanettati e scortati verso il fiume Salween. All'alba del venticinque maggio del 1950, dopo una marcia di almeno sei ore, furono uccisi a colpi di arma da fuoco. Contemporaneamente alla cattura del confratello e del catechista, anche padre Pietro Galastri fu catturato presso la casa della missione e, poche ore dopo, la stessa sorte della fucilazione fu riservata anche a lui, perdendo così ogni traccia di padre Pietro Galastri. I corpi delle vittime furono racchiusi in due sacchi distinti e gettati nel fiume Salween, e non sono mai più stati ritrovati. Alcuni pescatori di etnia shan intercettarono i sacchi lungo il fiume qualche giorno più tardi ma, accortisi che contenevano cadaveri, li gettarono nuovamente nella corrente.
Il processo di beatificazione e il culto
Il nulla osta per l'introduzione della causa di beatificazione di padre Mario Vergara e di Isidoro Ngei Ko Lat fu ottenuto il ventitré ottobre del 2001. Due anni dopo, il processo fu avviato nella diocesi di Loikaw dal vescovo locale monsignor Sotero Phamo, il quale era figlio di un catechista di padre Mario. L'inchiesta diocesana si svolse dal due novembre del 2003 al dieci febbraio del 2004 e gli atti furono convalidati il dodici novembre del 2004. La Positio super martyrio fu trasmessa nel 2006. Il quattro dicembre del 2008 i consultori teologi si pronunciarono inizialmente negativamente sul riconoscimento del martirio durante l'esame della documentazione. La Postulazione della causa predispose tuttavia una risposta puntuale alle osservazioni ricevendo parere positivo l'undici luglio del 2013. Tale parere fu confermato dal congresso ordinario dei cardinali e vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi il tre dicembre del 2013. Papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto sul martirio il nove dicembre del 2013, dopo aver ricevuto in udienza il cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Il processo di beatificazione durò in totale poco più di dieci anni. La beatificazione di padre Mario e del catechista Isidoro si svolse sabato ventiquattro maggio del 2014 nella cattedrale di San Paolo ad Aversa, presieduta dal cardinale Amato in qualità di rappresentante del Santo Padre. Padre Mario Vergara è diventato il primo beato della Birmania, e Isidoro il primo martire originario del medesimo Paese. La memoria liturgica per le diocesi di Loikaw e di Aversa e per il Pontificio Istituto Missioni Estere fu fissata al venticinque maggio, data della nascita al Cielo.
Su camino misionero
La vocación del Beato Mario Vergara nació en el seno de una formación profunda que lo llevó a ingresar en el Instituto para las Misiones Extranjeras, conocido como el PIME. Tras recibir la ordenación sacerdotal en 1934, su horizonte se abrió hacia Birmania, donde inició su labor evangelizadora entre la tribù de los Sokù. Aquellos años iniciales fueron fundamentales para forjar su carácter, enfrentando la barrera del idioma y las dificultades propias de un territorio complejo. Su formación, que abarcó estancias en Aversa, Nápoles y Milán, le proporcionó la solidez espiritual necesaria para los desafíos que vendrían después.
La trayectoria de Mario Vergara no estuvo exenta de sufrimientos severos. Durante el desarrollo de la guerra, padeció el internamiento en los campos de concentración ingleses situados en la India, una experiencia que puso a prueba su resistencia física y su fe. Sin embargo, una vez recuperada su libertad, no dudó en retomar su compromiso con la misión. En 1947, estableció la misión de Shadaw, un paso decisivo que permitió consolidar la presencia cristiana en una región marcada por la precariedad y los conflictos sociales de la época. Su entrega fue total, viviendo siempre al servicio de los demás, buscando ofrecer consuelo y esperanza a quienes más lo necesitaban. El 25 de mayo de 1950, su ministerio terrenal llegó a su fin de manera trágica en Shadaw, donde fue asesinado por rebeldes cariani, sellando con su propia sangre el amor que profesaba a la tierra que lo había acogido y a las personas que le fueron confiadas por Dios.
El recuerdo del Beato
La memoria del Beato Mario Vergara se mantiene viva como un faro de fidelidad al mandato misionero. Su vida, caracterizada por la sencillez y la entrega absoluta, culminó en el martirio, un don que la Iglesia celebra con gratitud. El reconocimiento oficial de su santidad por parte del Papa Francisco en 2014 puso de manifiesto que su sacrificio no fue en vano, sino que constituye un legado de fe para las generaciones presentes.
La Iglesia celebra su memoria cada 25 de mayo, fecha que invita a los fieles a reflexionar sobre la importancia de la misión y la valentía necesaria para proclamar el Evangelio en contextos difíciles. La figura de Mario Vergara nos recuerda que el martirio es la forma más alta de amor y que, incluso en medio de la violencia, la paz de Cristo puede florecer a través de quienes deciden permanecer junto a sus hermanos hasta el último suspiro.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Mario Vergara?
La memoria liturgica del Beato Mario Vergara si celebra il venticinque maggio, data della sua nascita al Cielo.
Quali furono i riconoscimenti ecclesiali del Beato Mario Vergara?
Padre Mario Vergara è stato beatificato nel 2014 da papa Francesco, diventando il primo beato della Birmania.