22 de octubre
San Bertario de Montecassino
Abad y mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Vocazione e inizio dell'abbaziato
Bertario era di nobile origine ed era probabilmente di stirpe longobarda. Da giovane si recò in pellegrinaggio a Montecassino, e il pellegrinaggio avvenne al tempo dell'abate Bassacio. A Montecassino fu colpito dalla vita austera e orante dei monaci e volle rimanere a Montecassino come monaco. La scelta monastica fece di lui un uomo completo dedito alla preghiera e al lavoro intellettuale. La sua vita monastica fu vissuta in gioia e serenità secondo la Regola di san Benedetto. Nell'ottocento cinquantasei successe all'abate Bassacio. Era stato discepolo e imitatore fedele di Bassacio, specie nel coltivare gli studi. Divenne il diciannovesimo successore di san Benedetto, patriarca del monachesimo occidentale.
Il contesto delle incursioni saracene
Il suo governo abbaziale si svolse in un periodo critico per le incursioni dei saraceni. I saraceni imperversavano da una decina d'anni sulle coste e all'interno dell'Italia Meridionale. Nell'ottocento quarantasei i saraceni avevano distrutto il monastero di santa Maria in Cingla presso Alife, dipendente da Montecassino, provenienti da Benevento. I saraceni avevano raggiunto l'abbazia di Montecassino provenendo anche dalle vicinanze di Roma. I saraceni erano giunti via mare a Palermo e poi attraverso la via Appia si erano spinti nella valle del Liri. I saraceni avevano messo a sacco Fondi e Gaeta. Da Gaeta i saraceni si erano spinti a saccheggiare i monasteri di sant'Andrea e sant'Apollinare. Le devastazioni di Fondi, Gaeta e dei monasteri avvennero durante l'abbaziato di Bassacio. I saraceni furono costretti a ritornare in Africa grazie all'aiuto divino e all'apparizione della flotta napoletana nelle acque di Gaeta.
Le difese e i rapporti imperiali
L'abate Bassacio e l'abate Giacomo di San Vincenzo al Volturno chiesero ripetutamente l'intervento dell'imperatore Lotario. Solo nell'ottocento cinquantadue Ludovico II, figlio di Lotario, arrivò nell'Italia Meridionale. Ludovico II se ne ripartì quasi subito per l'ostilità incontrata dai longobardi di Capua e dai principi feudatari. Bertario fece per prima cosa fortificare l'abbazia di Montecassino munendola di muraglioni e torri. Tra l'ottocento cinquantasei e l'ottocento settantatré Ludovico II condusse varie spedizioni contro i saraceni. Bertario accolse più volte Ludovico II insieme all'imperatrice Engelberga. Favoreggiò in ogni modo l'impresa imperiale. Si adoperò affinché i principi del meridione si alleassero in una Lega. La sua opera di mediazione lo pose in contrasto politico con il papa Giovanni VIII. Poco prima della sua morte, papa Giovanni VIII gli rilasciò un ampio diploma di esenzione e privilegi. Il diploma costituì l'organizzazione del patrimonio del monastero a cui Bertario si era dedicato.
Opere e fondazioni
Bertario bonificò la vallata sottostante l'abbazia. Fondò la città che chiamò Eulogimenopoli, ovvero città di san Benedetto. Eulogimenopoli fu poi chiamata San Germano e successivamente Cassino. Promosse gli studi sacri e profani. Scrisse testi di grammatica, di medicina, di prosa e versi, in parte giunti fino a noi. Abbellì la chiesa abbaziale con preziosi arredi sacri. Fondò a Teano un monastero femminile. Ebbe autonomia decisionale non dipendente dalla giurisdizione del vescovo locale. Il fervore di opere e intenti non ebbe fortuna a causa della partenza di Ludovico II nell'ottocento settantatré.
Il martirio e il culto
I saraceni ripresero a fare scorrerie nelle campagne e cittadine della Campania e del Lazio. Nell'ottocento ottantadue una banda di saraceni annidata nell'Appennino sannitico distrusse l'abbazia di San Vincenzo al Volturno facendo strage di monaci. Il quattro settembre ottocento ottantatré i saraceni presero di sorpresa l'abbazia di Montecassino devastandola. Bertario e i monaci scampati al massacro si rifugiarono nella città ai piedi del monte, nel monastero di San Salvatore. Alcune settimane dopo i saraceni ritornarono. La maggioranza dei monaci si rifugiò a Teano sotto la guida del priore Angelario. Bertario e un gruppo di religiosi furono ammazzati davanti all'altare il ventidue ottobre ottocento ottantatré. Il corpo dell'abate martire fu in seguito trasportato a Montecassino. Nel quattordici ottantasei il corpo fu trasferito nella chiesa abbaziale davanti alle tombe di san Benedetto e santa Scolastica. Nel quindici quattordici gli fu dedicata una cappella con il corpo posto sotto l'altare. Vari artisti lo raffigurarono nei secoli su tele. Le tele raffiguranti Bertario sono andate perdute nell'ultima distruzione dell'abbazia avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale. Il culto fu confermato da papa Benedetto XIII il ventisei agosto diciassette ventisette. La festa liturgica è fissata al ventidue ottobre.
La vita e l'opera
San Bertario assunse la guida dell'abbazia di Montecassino nell'anno ottocentocinquantasei. Il suo abbaziato fu caratterizzato da una cura premurosa per il benessere della comunità e del territorio circostante. Consapevole delle minacce che gravavano sulla regione, si adoperò per fortificare il monastero, dotandolo di mura solide e torri di avvistamento, affinché i monaci potessero dedicarsi alla preghiera e allo studio in un clima di maggiore sicurezza. La sua opera di edificazione non si limitò alla clausura, ma si estese con lungimiranza alla fondazione di nuove realtà civili e spirituali.
Egli fu infatti il fondatore di Eulogimenopoli, la città che oggi conosciamo come Cassino, promuovendo lo sviluppo del tessuto sociale locale. Allo stesso modo, il suo zelo missionario lo portò a fondare un monastero femminile a Teano, estendendo la sollecitudine benedettina oltre i confini della propria abbazia. La sua esistenza si concluse tragicamente il ventidue ottobre dell'anno ottocentottantatré, quando i saraceni fecero irruzione nel monastero. San Bertario non abbandonò il suo posto, ma scelse di rimanere davanti all'altare del Signore, dove fu ucciso, sigillando con il sangue il suo servizio di abate e guida spirituale.
Il culto
La figura di San Bertario è venerata con profonda gratitudine dalla tradizione benedettina e dalla Chiesa universale. La sua testimonianza di martire, che seppe affrontare la morte in preghiera, ha alimentato nel tempo la memoria di un pastore che non ha cercato la propria salvezza, ma quella del gregge e dei luoghi sacri che presiedeva. Il riconoscimento formale della sua santità avvenne nel mille settecento ventisette, per opera di papa Benedetto tredicesimo, che ne confermò la gloria celeste.
La celebrazione liturgica ricorre ogni anno il ventidue ottobre, giorno in cui la Chiesa fa memoria del suo ultimo atto di devozione. In questa data, i fedeli sono invitati a riflettere sulla perseveranza di San Bertario, modello di fedeltà e di coraggio cristiano. Il suo esempio continua a risuonare tra le mura di Montecassino, ricordando a ogni pellegrino che la dedizione al bene comune e l'amore per Dio costituiscono il fondamento incrollabile di una vita spesa al servizio del Vangelo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Bertario de Montecassino?
La festa liturgica di San Bertario de Montecassino è fissata al ventidue ottobre.