19 de mayo
San Celestino V - Pedro de Morrone
Eremita y Papa
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La vita eremitica e la fondazione dei celestini
Pietro Angeleri nacque verso il 1215 a Isernia, in provincia di Campobasso, figlio di modesti contadini e penultimo di dodici figli. Rimasta vedova, la madre lo avviò agli studi ecclesiastici, ma il giovane si sentiva fortemente attratto dalle austerità della vita monastica. A vent'anni si fece benedettino a Faifoli, in provincia di Benevento, per poi lasciare quel luogo dopo pochi anni e vivere da eremita in una grotta sul monte Palleno. Trascorsi tre anni, fu ordinato sacerdote a Roma e ritornò a condurre vita eremitica sul Monte Morrone, nei pressi di Sulmona. Essendo assetato di preghiera, di quotidiani digiuni e macerazioni, incominciarono ad accorrere a lui numerosi discepoli. Con essi si stabilì sulla Maiella, attorno all'oratorio dello Spirito Santo, e nel 1264 costituì gli Eremiti di San Damiano, poi detti Celestini. Questa costituzione avvenne con l'approvazione di Urbano IV, e i religiosi vivevano secondo la regola benedettina interpretata con molta severità. Avendo saputo che al Concilio di Lione del 1274 si volevano limitare i nuovi ordini, si recò in persona al Concilio di Lione, pur giungendovi quando questo era già finito. In quell'occasione fu ricevuto dal Beato Gregorio X, il quale confermò la sua congregazione nel 1275, costringendo i vescovi a restituire i beni di cui si erano già appropriati. I religiosi furono beneficati dal Cardinale Latino Malabranca OP e da Carlo II, re di Napoli. Carlo II era morto nel 1309, figlio e successore di Carlo D'Angiò, fratello di Saint Louis IX, re di Francia. I religiosi di Pietro Morrone moltiplicarono i monasteri e incorporarono abbazie in decadenza come quelle di Santa Maria di Faifoli e San Giovanni in Piano, e il fondatore fu successivamente abate di tali abbazie. A motivo della grande attrattiva per la solitudine, si ritirò ancora una volta a vita eremita sulla Maiella nel 1284, lasciando ad altri la direzione di trentasei monasteri. Questi trentasei monasteri erano popolati da circa seicento monaci e oblati. Visse nella sua cella fino a tredici mesi di seguito senza uscirne, faceva ogni anno quattro quaresime e riservava alla preghiera tutti i mercoledì e venerdì. Negli altri giorni riceveva i numerosi laici che andavano a consultarlo, organizzando per i visitatori una pia associazione con l'impegno di recitare ogni giorno un certo numero di Pater, amarsi vicendevolmente, evitare il peccato e visitare i poveri e i malati. Per soccorrere i poveri e i malati non esitò a far vendere i calici e gli ornamenti preziosi delle chiese del suo Ordine. Prima del pontificato praticò la vita eremitica in Abruzzo ed era celebre per fama di santità e di miracoli.
L'elezione al pontificato e il governo della Chiesa
Niccolò IV morì nel 1292 e la Santa Sede rimase vacante per ventisette mesi, mentre gli undici elettori erano divisi tra i due partiti dei Colonna e degli Orsini, e il re Carlo II di Napoli brigava perché fosse scelto un cardinale di suo gradimento. Nella primavera del 1294 il re di Napoli si era recato a Perugia e aveva parlamentato con i cardinali in conclave, passando poi a Sulmona ove concesse privilegi ai seguaci del Morrone. Nel frattempo il Morrone scrisse una lettera al cardinale Latino minacciando terribili castighi da parte di Dio se entro quattro mesi il sacro Collegio non avesse eletto il papa. Tutti avevano sentito parlare dell'eremita come di un taumaturgo, ma nessuno lo conosceva di vista. I cardinali, convinti che fosse la persona più adatta a governare la Chiesa, gli diedero il voto su proposta del cardinal Latino, definendo la sua elezione come la più strana che si ricordi. Una commissione di prelati e di notai fu mandata sulle montagne della Maiella per chiedere al Morrone se voleva accettare, e i legati trovarono in una spelonca un vecchio di ottant'anni, pallido, emaciato dai digiuni, vestito di ruvido panno e calzato di pelli d'asino. Avendogli comunicato l'elezione al papato, egli accettò soltanto perché pressato dai confratelli. La notizia giunse alla corte di Carlo II, che si precipitò a Sulmona per renderlo docile strumento dei suoi interessi, e contrariamente al parere dei cardinali che lo volevano a Perugia per sottrarlo alle suggestioni dell'Angioino, decise di fermarsi all'Aquila. Volle entrare all'Aquila seduto su di un asino, sull'esempio di Cristo, scortato da Carlo II e da suo figlio che sorreggevano le briglie. Pietro aveva fatto costruire la chiesa di Santa Maria di Collemaggio nel 1287, e il 29 agosto 1294 ricevette in testa la tiara già di Innocenzo III davanti a quella stessa chiesa, assumendo il nome di Celestino V e venendo eletto Romano Pontefice in età ottuagenaria. Tuttavia si dileguarono ben presto le speranze riposte in lui, poiché era ignaro di latino, digiuno di scienze teologiche e giuridiche, privo di esperienza politica e diplomatica. Il pontefice fu sordo ai consigli dei cardinali e s'impigliò ogni giorno più nelle reti che ambiziosi principi e astuti legulei gli tesero. Celestino V cominciò a dispensare favori spirituali senza discernimento, specialmente alle chiese del suo Ordine, pensò di mutare in Celestini gli altri monaci e cercò di obbligare i benedettini di Monte Cassino a indossare la tonaca grigia dei suoi religiosi. Permise inoltre ai Francescani Spirituali di separarsi dagli altri sotto il nome di Poveri Eremiti, considerando in essi solo l'austerità della vita. Secondo L. Muratori, concesse al re di Napoli, in una pericolosa semplicità, il prelievo di due decime sui beni della Chiesa francese e inglese per finanziare le sue spedizioni militari. Concesse la nomina di suo figlio Luigi, di ventun anni, all'arcivescovado di Lione e la nomina di dodici cardinali, di cui sette francesi, due napoletani e nessuno romano. In ottobre Celestino V decise di abbandonare L'Aquila e, contro il parere dei cardinali, invece di prendere la via di Roma, si lasciò trascinare a Napoli dal re suo amico e protettore. Durante i cinque mesi del pontificato, i curiali approfittaron della sua inesperienza per trafficare e vendere grazie e privilegi, mentre i furbi ridevano dicendo che il papa comandava nella pienezza della sua semplicità. Non volendo perdere le sue abitudini claustrali, in avvento Celestino V si fece costruire in legno una colletta in un angolo del Castello Nuovo per passarvi la quarantena in preparazione al Natale. Jacopone da Todi gli indirizzava frecciate poetiche mettendo in dubbio l'operato della sua cella e paventando una maledizione se il mondo fosse stato ingannato.
L'abdicazione, la fuga e il ritorno a Dio
Colpito dal disordine nella Chiesa dovuto alla sua incapacità amministrativa, Celestino V si rese conto di non essere all'altezza del compito e si sentiva gemere in preda ai rimorsi, dicendo che mentre regnava sulle anime rischiava di perdere la propria. Consultò esperti canonisti, tra cui Benedetto Gaetani, ricevendo risposta che il papa poteva abdicare per sufficienti motivi. I napoletani, venuti a sapere che il papa stava per abbandonarli, invasero Castel Nuovo, ma Celestino V riuscì a calmarli con vaghe promesse e autorizzandoli a fare preghiere e processioni per chiedere luce a Dio. Preparò con il Gaetani l'atto di rinuncia al potere pontificale e una costituzione che riconosceva al pontefice la facoltà di dimettersi. Il giorno di Santa Lucia convocò il concistoro, ordinò di non essere interrotto e lesse con voce alta e ferma la sua rinuncia libera e spontanea, avvenuta per causa di umiltà, perfetta vita, preservazione di coscienza, debolezza di salute, difetto di scienza e per ricuperare la pace e la consolazione dell'antico vivere. Fra le lacrime degli astanti depose le insegne papali per rivestire il vecchio saio, abdicando nello stesso anno in cui era stato eletto e preferendo ritirarsi in solitudine. Secondo E. Casti, l'abdicazione non fu viltà né eroismo, ma il compimento del dovere di chi ha assunto un ufficio sproporzionato alle proprie forze, in base al bene comune. Il 24 dicembre fu eletto papa il cardinale Gaetani con il nome di Bonifacio VIII, il quale annullò tutti i favori accordati dal predecessore. Celestino V bramava far ritorno al suo eremo, mentre il papa voleva che lo seguisse in Campania per impedire scismi o ribellioni, ed egli si mise in cammino di malavoglia con l'abate di Monte Cassino. Giunto a San Germano, approfittò della sosta per farsi dare un cavallo e fuggire a Monte Morrone, rimanendo nascosto per due mesi alle ricerche dei messi papali. Tentò la fuga in Grecia, ma una tempesta lo sospinse sul litorale di Vieste, e fu tradotto nel castello di Fumone, dove morì il 19 maggio 1296 cantando salmi. Nacque a Isernia nel 1215 e morì a Rovva di Fumone in provincia di Frosinone il 19 maggio 1296. Clemente V lo canonizzò nel 1313, le sue reliquie sono venerate a L'Aquila nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio, e a Fumone vicino ad Alatri nel Lazio vi è l'anniversario della morte di san Pietro Celestino.
El camino del eremita
Pedro de Morrone nació en Isernia en el año 1215. Desde su juventud, sintió una fuerte llamada hacia la vida ascética, lo que lo llevó a recibir la ordenación sacerdotal en Roma. Buscando un trato más íntimo con el Creador, se retiró a la soledad del Monte Morrone, iniciando una vida de rigurosa penitencia y oración. Su fama de santidad atrajo a numerosos discípulos, lo que le impulsó a fundar en 1264 la congregación de los Eremiti di San Damiano, consolidando un camino de espiritualidad evangélica en los parajes de la Maiella, Faifoli y el Monte Palleno.
En el año 1294, su pacífica existencia dio un giro inesperado al ser elegido Papa bajo el nombre de Celestino V. Trasladado a L'Aquila y luego a Nápoles, el anciano eremita se encontró en un entorno de tensiones políticas que abrumaban su espíritu sencillo. Comprendiendo que sus fuerzas y su temperamento no se adaptaban a las exigencias del gobierno de la Iglesia, tomó la decisión libre y espontánea de renunciar al pontificado el 13 de diciembre de ese mismo año. Sus últimos días transcurrieron bajo custodia en el castillo de Fumone, donde entregó su alma al Señor el 19 de mayo de 1296.
Su legado y memoria
La figura de Celestino V fue prontamente reconocida por la Iglesia debido a su rectitud y a la pureza de sus intenciones. En el año 1313, el Papa Clemente V lo elevó oficialmente a los altares, reconociendo que su renuncia no fue un acto de cobardía, sino una muestra heroica de desapego y de amor a la paz de la Iglesia. Su memoria sigue viva como un faro de sencillez evangélica para todos los tiempos.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Celestino V?
La ricorrenza di San Celestino V si celebra il 19 maggio.
En Fumone cerca de Alatri en Lazio, aniversario de la muerte de san Pedro Celestino, que, después de haber practicado vida eremítica en Abruzos, célebre por fama de santidad y de milagros, octogenario fue elegido Romano Pontífice, asumiendo el nombre de Celestino V, pero en el mismo año abdicó de su encargo prefiriendo retirarse en soledad. — Martirologio Romano