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24 de julio

San Charbel (José) Makhluf

Sacerdote

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e infanzia in Libano

Youssef Antoun Makhlouf nacque nel villaggio di Beqaa Kafra, in Libano, nel 1828. La data di nascita esatta è probabilmente l'otto maggio, sebbene rimanga incerta. I suoi genitori erano i contadini Antoun Zaarour Makhlouf e Brigita Issa Chidiac. La coppia ebbe in tutto cinque figli. Youssef fu educato alla fede dai genitori, che erano cattolici di rito siro-maronita. Due zii materni, eremiti nella Qadisha, la Valle dei Santi del Libano, ebbero un forte influsso sulla sua sensibilità spirituale. L'otto agosto 1831, all'età di tre anni, Youssef rimase orfano di padre. Suo padre era stato costretto al lavoro forzato dalle truppe dell'Impero Ottomano di stanza alla frontiera tra Libano ed Egitto. Dopo la morte del padre, Youssef passò sotto la tutela dello zio paterno Tanios. Due anni dopo, la madre si risposò con Lahhoud Ibrahim. Lahhoud Ibrahim era un uomo molto religioso che fu dapprima ordinato diacono per necessità pastorali e successivamente sacerdote col nome di Abdelahad, data la consuetudine orientale. Il padre acquisito fu un modello di esempio per Youssef. Il fanciullo frequentava la scuola del villaggio, dove imparò l'arabo e il siriaco. All'età di dieci anni iniziò a fare il pastore, pascolando un piccolo gregge. Si ritirava spesso a pregare per ore in una grotta appena fuori del paese, oggi chiamata la grotta del santo, inginocchiato davanti a un'immagine della Vergine Maria. Sentiva la chiamata alla vita monastica ma non poté accedervi prima dei ventitré anni a causa dell'opposizione dello zio. La madre era invece favorevole alla sua scelta di vita.

Ingresso nel monachesimo e sacerdozio

Nel 1851, alle prime luci dell'alba di un giorno non precisato, lasciò la casa senza salutare nessuno. Dopo un giorno di cammino arrivò al monastero di Nostra Signora di Mayfouq. Fu accolto nel monastero come novizio nell'Ordine Libanese Maronita. Nel novembre del 1851, di domenica, vestì l'abito religioso. In quell'occasione cambiò il nome di battesimo in Charbel, in onore di un martire antiocheno vissuto all'epoca di Traiano. Il nome Charbel in siriaco significa racconto di Dio o storia di Dio. Terminato il primo anno di noviziato, fu trasferito da Mayfouq al monastero di San Marone ad Annaya. Il primo novembre 1853 emise i voti solenni. Fu mandato al monastero dei Santi Cipriano e Giustina a Kfifan, sede della scuola di Teologia. Padre Nimatullah Kassab Al-Hardini fu uno dei suoi insegnanti di Teologia morale, modello di vita monastica e di santità, poi canonizzato nel 2004. Il ventitré luglio 1859 fu ordinato sacerdote. Fu rimandato nel monastero di Annaya, dove risiedette per quindici anni. La comunità del monastero di Annaya era composta da venticinque monaci. Padre Charbel si distingueva per il raccoglimento nella preghiera e la pronta obbedienza ai superiori in ogni incarico. Si recava spesso nei villaggi vicini per celebrare la Messa. Veniva chiamato al capezzale di ammalati e morenti oppure per benedire i campi e il lavoro dei contadini. Tornava immediatamente in monastero non appena terminati gli incarichi esterni. Non si tirava indietro di fronte a fatiche pesanti come il lavoro nei campi. Iniziarono a diffondersi i racconti di suoi interventi ritenuti miracolosi dagli abitanti della zona.

La vita eremitica ad Annaya

Agli inizi del 1875 avvertì la vocazione a vivere la Regola degli eremiti prevista dall'Ordine. I confratelli e il superiore esitavano a concedergli il permesso di partire perché lo consideravano un prezioso aiutante e un modello. Una sera padre Charbel chiese a un inserviente di riempire la sua lanterna con olio. L'inserviente gli fece uno scherzo riempiendola d'acqua. Padre Charbel accese comunque la lanterna senza essere a conoscenza dello scherzo. Durante la notte il superiore si alzò e vide la cella illuminata. Il superiore andò a rimproverarlo per la violazione della regola che imponeva di spegnere le lampade prima di dormire. Padre Charbel si scusò per l'ignoranza del divieto e l'inserviente confessò lo scherzo dell'acqua. Il superiore verificò personalmente la veridicità dell'accaduto. Il giorno seguente il superiore avviò la procedura per il trasferimento di padre Charbel all'eremo dei Santi Pietro e Paolo ad Annaya. L'eremo si trova a millequattrocento metri sul livello del mare. La Regola dell'Ordine Libanese Maronita stabilisce che gli eremiti non vivano isolati ma in piccole comunità di massimo tre monaci. Padre Charbel e i suoi confratelli seguivano una regola speciale riguardante preghiere, lavoro, digiuno, silenzio e altre pratiche. San Charbel si ritirò dal cenobio di Annaya in Libano per vivere in un eremo. Nell'eremo servì Dio giorno e notte con somma sobrietà, digiuni e preghiere. Padre Charbel seguiva con attenzione e zelo le regole della vita monastica ed eremitica. Dormiva su un tappeto di pelle di capra. Usava come cuscino un asse di legno avvolto da un pezzo di stoffa. Mangiava pochissimo, arrivando a nutrirsi fino a una volta sola al giorno. La sua alimentazione consisteva unicamente in zuppe di legumi e qualche crosta di pane, come previsto dalla Regola. Pregava per ore, spesso assumendo una posizione a braccia aperte. Il culmine della sua giornata era la celebrazione della Messa. Celebrava la Messa con un tale trasporto da arrivare a commuoversi. Lasciava l'eremo soltanto se riceveva il permesso dal padre superiore del monastero di Annaya. Il monastero di Annaya era l'ente a cui il suo eremo era collegato. Poteva uscire dall'eremo per compiere un servizio nelle vicinanze o una missione precisa.

Il transito e i prodigi alla tomba

Il sedici dicembre 1898 padre Charbel stava celebrando la Messa come faceva tutti i giorni. Durante quella Messa era assistito da un confratello di nome padre Makarius. Intorno a mezzogiorno si sentì male durante la funzione. Fu fatto sedere per riposare, ma volle continuare la celebrazione. Continuò la Messa fino ad arrivare alla frazione del Pane e all'elevazione del Calice. Mentre pronunciava la preghiera abo dqüšto cadde a terra a causa di un colpo apoplettico. Abo dqüšto significa O vero Padre ed è la preghiera che accompagna la frazione del Pane. Fu trasportato nella sua cella dove trascorse otto giorni in agonia. Ripeteva di continuo brevi invocazioni, inclusa quella della Messa che non aveva potuto completare. L'invocazione ripetuta era: O Vero Padre, accetta il sacrificio gradito del tuo Figlio. Rifiutò anche le comodità più semplici, come una coperta in più. Rifiutò una minestra arricchita con il burro. Il suo rifiuto era dovuto al desiderio di conservare la Regola degli eremiti fino alla fine. La Regola degli eremiti impediva loro di mangiare carne e latticini. Continuò a ripetere invocazioni a Dio, alla Madonna e ai santi Pietro e Paolo fino alla morte. Morì il ventiquattro dicembre 1898 ad Annaya, in Libano. San Charbel morì il ventiquattro dicembre 1898 ad Annaya, in Libano. A partire da alcuni mesi dopo la sua morte iniziarono a verificarsi fenomeni straordinari. La sua tomba si trovava nel cimitero del monastero. Di notte sulla sua tomba splendevano luci non naturali. La tomba fu aperta il sedici aprile 1899. Il corpo fu trovato intatto e morbido. Il corpo fu inserito in una nuova cassa e collocato in una cappella appositamente preparata. Il corpo emetteva un sudore rossastro. A causa del sudore rossastro, le sue vesti venivano cambiate due volte alla settimana. I prodigi e la fama di santità portarono all'introduzione della sua causa di beatificazione.

Le ricognizioni e la via verso gli altari

Il processo informativo diocesano ebbe inizio il quattro maggio 1926. Il processo informativo si svolse presso il Patriarcato di Antiochia dei Maroniti. Il ventiquattro luglio 1927 il corpo fu rivestito con abiti e paramenti nuovi per evitare forme di culto indebito. Il corpo fu posto in una doppia cassa di zinco e legno. La cassa fu collocata in una tomba scavata nelle mura del monastero. Il dodici marzo 1930 fu emanato il decreto sugli scritti di padre Charbel. Il ventidue ottobre 1928 il superiore generale dell'Ordine Libanese Maronita Ignazio Dagher consegnò a papa Pio XI i documenti delle cause di beatificazione e canonizzazione di tre Servi di Dio dell'Ordine. I tre Servi di Dio presentati erano Nimatullah Kassab Al-Hardini, Rafqa Ar-Rayes e Charbel Makhlouf. Nimatullah Kassab Al-Hardini fu canonizzato nel 2004. Rafqa Ar-Rayes fu canonizzata nel 2001. Nel 1950 monaci e fedeli notarono che dal muro del sepolcro stillava un liquido viscido. Il venticinque febbraio 1950 il sepolcro fu riaperto davanti a tutta la comunità monastica ipotizzando un'infiltrazione d'acqua. La bara fu trovata intatta durante la riapertura del 1950. Il corpo era ancora morbido e manteneva la temperatura dei corpi viventi. Il superiore utilizzò un amitto per asciugare il sudore rossastro dal viso di padre Charbel. Sul panno adoperato per asciugare il viso rimase impressa l'impronta del volto. Il ventidue aprile 1950 avvenne la prima ricognizione del corpo di padre Charbel. Il ventidue aprile 1950 le autorità religiose e una commissione di tre noti medici riaprirono la cassa. La commissione medica stabilì che il liquido emanato dal corpo era identico a quello analizzato nel 1899 e nel 1927. All'esterno del monastero una folla di persone, incluse non cattoliche e non cristiane, pregava per la guarigione di infermi. Molte guarigioni istantanee avvennero in quell'occasione ad Annaya. Nel 1952 una ricognizione canonica confermò i risultati delle precedenti analisi. Il decreto sull'introduzione della causa fu ottenuto il due aprile 1954. Dopo il decreto sull'introduzione della causa ebbe inizio il processo apostolico. Il venti giugno 1958 fu emesso il decreto di convalida del processo informativo e di quello apostolico. L'undici aprile 1961 si tenne la congregazione antepreparatoria. Seguirono le congregazioni preparatoria e generale. Il quindici luglio 1965 il Papa san Paolo VI autorizzò la promulgazione del decreto sull'eroicità delle virtù. Con tale decreto padre Charbel divenne Venerabile.

I miracoli e la canonizzazione

Secondo la normativa dell'epoca, per la beatificazione erano necessari due miracoli comprovati. Il primo caso preso in esame fu quello di suor Maria Abel Kamary. Suor Maria Abel Kamary apparteneva alla Congregazione dei Sacri Cuori di Bikfaya. Suor Maria Abel Kamary aveva sofferto per quattordici anni di dolori fortissimi dovuti a un'ulcera pilorica. L'ulcera pilorica della suora non era guarita neppure a seguito di due interventi chirurgici. L'undici luglio 1950 una persona fu portata al sepolcro di padre Charbel e sollevata per toccare la pietra tombale. Al contatto con la pietra tombale, la persona avvertì una sensazione simile a una scossa elettrica in tutto il corpo e fu poi portata a riposare. Il giorno seguente, mentre cercava di asciugare il liquido trasudato dalla tomba, la stessa persona si alzò da sola tra lo stupore dei pellegrini. Il secondo fatto prodigioso riguardò Iskandar Obeid, un fabbro di Baabdat. Nel 1937 Iskandar Obeid subì il distacco della retina destra a causa di un incidente. I medici volevano enucleare l'occhio destro di Iskandar Obeid per evitare che il sinistro s'infettasse, ma lui rifiutò. Nel 1950 Iskandar Obeid fece ricorso a padre Charbel recandosi sulla sua tomba. Tre giorni dopo la visita alla tomba, Iskandar Obeid avvertì dolore all'occhio malato, che si gonfiò, ma non fu più cieco. San Paolo VI beatificò padre Charbel il cinque dicembre 1965 in seguito al riconoscimento di due miracoli. La beatificazione avvenne alla presenza dei vescovi partecipanti al Concilio Ecumenico Vaticano II. Per la canonizzazione di padre Charbel fu necessario il riconoscimento di un terzo miracolo. Fu preso in considerazione il caso di Mariam Assaf Awad, vedova di origine siriaca residente in Libano. Mariam Assaf Awad fu operata tre volte per un tumore allo stomaco, all'intestino e alla gola e dichiarata incurabile dai medici. Nel 1967, una notte, Mariam Assaf Awad invocò intensamente il Beato Charbel, a cui si era raccomandata dopo la prognosi di morte imminente. Il mattino seguente Mariam Assaf Awad si accorse che il tumore era sparito. Il caso fu esaminato dalla Consulta Medica e dai membri della Congregazione delle Cause dei Santi. San Paolo VI canonizzò padre Charbel il nove ottobre 1977 nella basilica di San Pietro a Roma. Dopo la beatificazione, i resti mortali di san Charbel cessarono di emettere liquido e si ridussero al solo scheletro con pelle essiccata. I resti mortali di san Charbel sono venerati nel monastero di San Marone ad Annaya dentro un'urna di legno di cedro. Il cedro è l'albero piantato da Dio secondo la Bibbia ed è l'emblema del Libano. Uno degli ultimi miracoli attribuiti a san Charbel avvenne il ventidue gennaio 1994 alla signora Nohad Shami.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Charbel?

Il Martirologio Romano ricorda san Charbel il ventitré luglio per l'ordinazione sacerdotale, il ventiquattro luglio per la traslazione nella terza tomba e il ventiquattro dicembre per la sua nascita al Cielo. In Libano viene ricordato la terza domenica di luglio e dai devoti ogni ventidue del mese.

San Charbel (José) Makhlūf, sacerdote de la Orden Libanesa Maronita, que, en busca de una vida de austera soledad y de una más alta perfección, se retiró del cenobio de Annaya en Líbano a una ermita, donde sirvió a Dios día y noche con suma sobriedad de vida con ayunos y oraciones, llegando el 24 de diciembre a descansar en el Señor.<BR>(24 de diciembre: En Annaya en Líbano, aniversario de la muerte de San Charbel (José) Makhluf, cuya memoria se celebra el 24 de julio). — Martirologio Romano