12 de junio
San Filippo di Palermo
Diácono
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le fonti agiografiche e la figura del maestro
L'agiografia su San Filippo di Agira è tramandata da La Narrazione di Eusebio monaco sui miracoli del santo. Il prezioso testo di Eusebio è conservato nei capitoli 28-31 del codice greco numero 866 della Biblioteca Vaticana. La Vita più antica fu redatta intorno all'ottocentoottanta e novecento nello scriptorium del monastero di Agira. La Vita di Eusebio colloca la venuta del santo sotto l'imperatore Arcadio, tra il trecentonovantacinque e il quattrocentotto. Per lungo tempo la cronologia di Filippo maestro è stata controversa, poiché esistono due Vite in greco di San Filippo di Agira, molto diverse per epoca di composizione e autore. La Vita più recente è attribuita all'arcivescovo di Alessandria Atanasio e fu redatta nel tredicesimo e quattordicesimo secolo presso il monastero di San Filippo il Grande a Messina. Il monastero di San Filippo il Grande a Messina fu fondato nel millecento. La Vita di Atanasio sostiene che San Filippo di Agira fu mandato da San Pietro sotto l'imperatore Nerone. Le due differenti Vite hanno generato due correnti di pensiero contrapposte a partire dalla fine del quattromila e protrattesi per secoli. I sostenitori dell'età arcadiana includono gli autori Reina e De Angelis, mentre i sostenitori dell'età pietrina includono gli autori Ranzano e Fazello. Una parte della storiografia sul santo agirino, a cominciare dagli inizi del seicento con Pirri e Gaetani, ha scelto di contaminare i contenuti di due Vite agiografiche, accettando i contenuti narrativi del testo di Eusebio e il dato temporale della pseudoatanasiana. Tale posizione riteneva che entrambe le Vite derivassero da un'unica opera del primo secolo ripresa nel quinto secolo, con l'intento di legare l'inizio della chiesa palermitana all'età apostolica, prima dell'arrivo di san Mamiliano nel terzo secolo. Il presupposto era che San Filippello, discepolo di San Filippo di Agira giunto nel primo secolo, fosse stato ordinato diacono dal vescovo di Palermo, dimostrando così che la chiesa di Palermo esistesse già nel primo secolo perché retta da un vescovo. Cesare Pasini, attuale Prefetto della Biblioteca apostolica Vaticana, ha rivoluzionato le posizioni esistenti curando l'edizione critica delle due Vite di San Filippo. Pasini ha fondato i suoi studi sul Bìos di Eusebio, ritenuto l'unico attendibile per uno studio scientifico, e attraverso argomentazioni interne ed esterne ha dimostrato che san Filippo di Agira non visse nel primo né nel quinto secolo, ma nel settimo secolo e probabilmente nei primi decenni dell'ottavo secolo. Per stabilire l'epoca di San Filippello è necessario fare riferimento alle conclusioni di monsignor Cesare Pasini, tenendo conto della differenza di età e ipotizzando che san Filippello diacono palermitano sia vissuto negli ultimi decenni del settimo secolo e nella prima metà dell'ottavo secolo.
L'incontro con il maestro e i primi prodigi
San Filippo di Agira visse per un periodo nella città di Palermo. Un uomo molto ricco di Palermo viveva nella tristezza per la mancanza di figli e aveva sentito parlare dei numerosi miracoli compiuti dal Beato Filippo. Ispirato da un sogno, il ricco decise di recarsi da Filippo per chiedergli di intercedere affinché Dio gli concedesse un figlio. Il ricco si recò ad Agira insieme ad alcuni suoi servitori e vide da lontano San Filippo seduto davanti alla porta del tempio. Il ricco disse ai servitori che Filippo era l'uomo visto in sogno che lo aveva invitato all'incontro e predisse che il santo li avrebbe chiamati vedendoli, invitati a entrare nel tempio, e interrogati sulla loro città e motivazione. Filippo si alzò e disse al compagno Eusebio di chiamare coloro che provenivano da lontano. Eusebio chiamò i pellegrini dicendo che il sacerdote Filippo li stava chiamando. Il ricco pregò e depose i doni portati ai piedi del Santo, dicendo al santo di conoscere lo scopo della sua venuta. Filippo rispose di essere a conoscenza del motivo e invitò l'uomo a tornare a casa, promettendogli che Dio gli avrebbe concesso ciò che bramava in premio della fede. Il ricco tornò a Palermo e trovò la moglie felice. La moglie raccontò di aver visto in sogno il Beato Filippo che le annunciava il ritorno dello sposo e la nascita di un figlio di nome Filippo. L'uomo raccontò alla moglie che il Santo conosceva già il motivo del suo viaggio e lo aveva fatto chiamare tramite il monaco Eusebio. La moglie diede alla luce un bambino e il ricco signore lo chiamò Filippo. All'età di otto anni, il padre condusse il figlio ad Agira per presentarlo al santo sacerdote. Il padre offrì il bambino a San Filippo dicendogli che era il frutto delle sue preghiere. San Filippo prese il bambino tra le mani e lo offrì a Dio nel tempio, benedicendo il fanciullo e invitandolo a tornare nella terra natia per innalzare un tempio al Signore, promettendogli la costante benedizione divina. Filippello tornò a Palermo portando in dono una tunica, un asciugatoio e una fascia usata dal maestro per cingersi i fianchi. Filippello incontrò un uomo quasi morto e quasi paralizzato a causa del morso di un serpente. Filippello sciolse la fascia ricevuta e la applicò al sofferente dicendogli di guarire nel nome di San Filippo. L'uomo guarì pienamente e senza tracce del male, lodando il Signore. Filippo rimase grandemente meravigliato perché il Santo operava guarigioni non di persona, ma tramite le sue vesti. La guarigione tramite le vesti del santo costituisce un miracolo di reliquie ex contactu. Cresciuto, Filippello fu consacrato diacono dal vescovo di Palermo. Filippello ubbidì all'esortazione del maestro di non attaccarsi ai beni terreni, all'oro e all'argento, e il giovane distribuì il suo ricco patrimonio ai poveri. Dio operò vari prodigi per mezzo del giovane Filippello. I Palermitani si rallegrarono grandemente quando seppero che Filippello era tornato in patria portando i vestiti del maestro e operando prodigi per mezzo di essi. San Filippello vide probabilmente nascere la prima chiesa e il monastero dedicati a San Filippo, suo maestro ed esempio. Il monaco Eusebio costituisce l'unica ed esclusiva fonte attendibile, mentre tutte le altre notizie sono congetture postume non documentabili nate secoli dopo. Secondo una traditione non documentata, alla morte dei genitori San Filippello avrebbe fatto ritorno ad Agira dopo la morte di San Filippo. Dalla Vita di Eusebio si deduce che San Filippello costruì a Palermo una chiesa verosimilmente identificabile con quella vicina a Ballarò e preesistente alla Casa Professa della Compagnia di Gesù. San Filippello disse a un monaco posseduto dal demonio di recarsi ad Agira per essere liberato da San Filippo. Il monaco posseduto si recò ad Agira e ottenne la liberazione dal demonio per intercessione di San Filippo, nonostante il taumaturgo fosse già morto.
Transito e ritrovamento delle reliquie
San Filippo diacono palermitano morì il dodici maggio di un anno imprecisato della prima metà dell'ottavo secolo, in coincidenza con la ricorrenza della morte di San Filippo il Grande. Le ossa di San Filippello riposarono per secoli accanto a quelle del suo maestro, di San Eusebio e di San Luca Casali. Le reliquie furono rinvenute nell'ultimo quinquennio del cinquecento. Le reliquie furono riconosciute canonicamente autentiche nel luglio del millenseicentoquattro da monsignor Filippo Giordì. Il quindici luglio milleneseicentodiciassette le reliquie furono collocate in una cassa d'argento costata alla Giurazia dell'Universitas agirina millecinquecento scudi. Il culto di san Filippello a Palermo e ad Agira è presente ab immemorabili tempore e si è intensificato dopo il ritrovamento delle reliquie. A Palermo, secondo il Lectionarium del quindicesimo secolo, il santo era festeggiato in cattedrale il dodici maggio insieme a San Filippo il Grande prima del ritrovamento delle reliquie. Nel milleneseicentoundici, per decisione del cardinale Giannettino Doria, il santo fu iscritto nel calendario palermitano e la festa fu traslata al dodici giugno. La santità di San Filippello è stata riconosciuta indirettamente da papa Benedetto XIV in una lettera del ventisette febbraio millesettecentoquarantasette inviata da Roma all'arcivescovo di Messina nel settimo anno di pontificato. Nel millenottottantasette l'arcivescovo di Palermo cardinale Michelangelo Celesia richiese esplicitamente alla Sacra Congregazione dei Riti la conferma del culto. Papa Leone XIII confermò il culto di san Filippello nel millenottottantasette. La festa fu celebrata per qualche anno il tre ottobre per poi tornare al dodici giugno, giorno in cui si festeggia ancora oggi. Nella chiesa palermitana di San Francesco d'Assisi, come riporta Mongitore, è collocata dagli inizi del seicento la statua di San Filippello insieme agli altri sette santi del culto palermitano.
Il culto e le tradizioni devozionali
Il culto di San Filippo diacono ad Agira ha il suo centro da almeno sette secoli nella chiesa del Santissimo Salvatore. La chiesa del Santissimo Salvatore celebra autonomamente il santo il dodici giugno e lo associa alla ritualità del patrono di Agira, San Filippo il Grande. Nella chiesa del Santissimo Salvatore l'intera navata sinistra è dedicata a San Filippello. Il primo maggio di ogni anno la statua e le reliquie di San Filippo Diacono Palermitano vengono trasportate processionalmente nella chiesa di San Filippo. La tradizione del trasporto processionale del primo maggio è documentata da un atto notarile del millenecinquecentoottantaquattro. La consuetudine del trasporto processionale è presente nella memoria delle persone più anziane. Nella chiesa di San Filippo la statua e le reliquie vengono esposte alla venerazione dei fedeli. Conclusi i festeggiamenti in onore del Patrono, la statua e le reliquie fanno ritorno alla chiesa del Santissimo Salvatore nel giorno della Pentecoste. Nell'abside della navata del Santissimo Salvatore campeggia la statua di san Filippello sopra l'altare. Sopra l'altare si trova anche la cassa più antica delle reliquie. L'altare è sormontato dall'immagine di San Filippo di Agira con volto e mani nere. L'immagine di San Filippo di Agira è circoscritta da una artistica cornice di alabastro scolpita dallo scultore agirino Filippello de Anna. Il paliotto in marmo bianco dell'altare porta scolpito in leggero bassorilievo il momento della morte del Palermitano. Il Palermitano è raffigurato nell'iconografia sempre giovane, con la tunica e con in mano il giglio come simbolo della purezza.
La vita
San Filippo visse nell'ottavo secolo, attraversando un cammino di fede che lo condusse a una scelta radicale di distacco dalle ricchezze terrene. Animato da un desiderio di carità evangelica, egli scelse di distribuire il proprio intero patrimonio ai bisognosi, spogliandosi di ogni bene per seguire l'esempio di Cristo. Questo atto di generosità segnò l'inizio di una missione consacrata al servizio, che lo portò a ricevere l'ordinazione diaconale nella sua città natale, Palermo.
Un aspetto fondamentale del suo percorso spirituale fu il legame profondo con il maestro Filippo di Agira. Il legame tra i due non fu soltanto di natura spirituale, ma si espresse attraverso segni di stima che il maestro volle donare al diacono, consegnandogli delle vesti che Filippo custodì come reliquie preziose. La grazia divina si manifestò in modo potente attraverso queste testimonianze: si narra che il diacono, utilizzando una fascia appartenuta al suo maestro, riuscì a ottenere la guarigione di un uomo paralitico, manifestando così la potenza della fede e della carità che animavano il suo operato.
Il suo impegno per la comunità si tradusse anche in opere murarie destinate al culto, come la costruzione di una chiesa a Palermo, situata nei pressi del quartiere Ballarò. Questo luogo sacro non fu soltanto un edificio, ma un punto di riferimento per i fedeli, un centro di preghiera dove il diacono poteva esercitare il suo ministero. Il suo cammino si concluse ad Agira, luogo dove la sua memoria è ancora viva e venerata. Il riconoscimento ufficiale della sua santità giunse molti secoli dopo, nel 1887, quando papa Leone XIII sancì la venerazione universale di questo umile servitore della Chiesa, confermando la bontà del suo esempio per i credenti di ogni tempo.
Il culto
Il culto di San Filippo di Palermo è radicato profondamente nella devozione popolare, specialmente nelle città di Palermo e Agira, che lo riconoscono come loro patrono. La figura del diacono è celebrata ogni anno il dodici giugno, momento in cui le comunità locali si riuniscono per onorare la sua memoria e invocare la sua protezione.
La canonizzazione avvenuta per mano di papa Leone XIII nel 1887 ha consolidato il valore universale della sua testimonianza, elevando il diacono di Palermo tra i modelli di santità riconosciuti dalla Chiesa cattolica. La sua vita, caratterizzata dalla preghiera, dal servizio ai poveri e dalla dedizione al maestro, continua a ispirare i fedeli che vedono in lui un intercessore potente presso Dio. La celebrazione liturgica annuale rappresenta un'occasione preziosa per ripercorrere le tappe della sua esistenza, celebrando la carità che egli ha saputo seminare nel cuore dei suoi contemporanei e che ancora oggi fiorisce attraverso la preghiera costante dei devoti.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Filippo di Palermo?
San Filippo di Palermo si festeggia il 12 giugno, mentre i solenni festeggiamenti ad Agira iniziano il primo maggio e si concludono nel giorno della Pentecoste.
Di cosa è patrono San Filippo di Palermo?
San Filippo di Palermo è patrono della città di Palermo e della città di Agira.