12 de junio
Sant' Onofre
Ermitaño
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Il cammino nel deserto e l'incontro
Durante il quinto secolo in Egitto, un monaco di nome Pafnuzio nutriva il forte desiderio di incontrare gli anacoreti del deserto per conoscere da vicino la loro vita e la loro esperienza eremitica. Spinto da questo proposito, Pafnuzio si inoltrò coraggiosamente nella solitudine del deserto alla ricerca di questi uomini di preghiera. Dopo aver affrontato due tappe in ventuno giorni di cammino, Pafnuzio si accasciò a terra sfinito dalle fatiche e dalla sete. Improvvisamente, vide apparire una figura umana di terribile aspetto, la quale era ricoperta da capo a piedi solo dai lunghi capelli e da qualche foglia. Questo particolare abbigliamento con capelli e foglie era solito tra gli anacoreti del deserto, i quali vivevano completamente soli, visti soltanto dagli angeli, facendo a meno degli indumenti che risultavano difficili da procurarsi o da sostituire in quelle terre desolate. Inizialmente spaventato da quella visione inattesa, Pafnuzio cercò di scappare per sottrarsi alla paura. La misteriosa figura umana lo chiamò invitandolo vivamente a restare e a non temere. Attraverso questo invito, Pafnuzio comprese di aver finalmente trovato un autentico anacoreta del deserto.
La giovinezza monastica e l'inizio della solitudine
Stabilitasi una naturale fiducia reciproca, i due iniziarono a confidarsi e a condividere le proprie storie spirituali. L'eremita rivelò di chiamarsi Onofrio e raccontò di vivere nel deserto da ben settanta anni, durante i quali non aveva più visto anima viva. Per il proprio sostentamento quotidiano, Onofrio si nutriva unicamente di erbe selvatiche e trovava riparo per la notte nelle caverne naturali della roccia. Inizialmente, tuttavia, Onofrio aveva vissuto in un monastero della Tebaide situato a Ermopolis, insieme a un centinaio di monaci laboriosi e dediti alla preghiera. Desideroso di una vita ancora più solitaria, sul luminoso esempio di san Giovanni Battista e del profeta Elia, Onofrio decise di lasciare quel monastero per abbracciare definitivamente la vita eremitica. Inoltratosi nel deserto con pochissimi viveri, dopo alcuni giorni di cammino incontrò un altro eremita che dimorava all'interno di una grotta. Onofrio chiese umilmente a quell'uomo di iniziarlo alla vita eremitica. L'anziano eremita accontentò la sua richiesta e lo accompagnò amorevolmente in un'oasi ricca di palmizi. L'eremita rimase con Onofrio per trenta giorni e poi lo lasciò solo, facendo ritorno alla propria caverna. Tuttavia, per non lasciarlo del tutto abbandonato, quell'anziano maestro raggiungeva Onofrio una volta l'anno per fargli visita e confortarlo nelle difficoltà. Nel corso di una di queste visite, l'anziano eremita si inchinò per salutare il confratello e si accasciò a terra morendo serenamente. Pieno di profonda tristezza, Onofrio provvide personalmente a seppellire l'anziano eremita vicino al proprio luogo di ritiro.
Il miracolo quotidiano e la conclusione della vita terrena
Onofrio raccontò dettagliatamente a Pafnuzio come riuscisse ad adattarsi al mutare delle stagioni e a resistere con fortezza alle intemperie del deserto. La Divina Provvidenza non aveva mai fatto mancare il suo sostegno al pio anacoreta, poiché un angelo provvedeva quotidianamente al suo nutrimento materiale. Inoltre, ogni domenica lo stesso angelo portava a Onofrio la santa Comunione per alimentare la sua anima. Questo straordinario miracolo dell'angelo fu visto direttamente anche da Pafnuzio, che ne rimase profondamente edificato. Successivamente, Onofrio condusse Pafnuzio al suo eremo situato a Calidiomea, il luogo dei palmizi. Lì, i due continuarono a lungo le loro profonde conversazioni spirituali, elevando lo spirito nella contemplazione. Onofrio rivelò a Pafnuzio che Dio lo aveva inviato appositamente in quel luogo per dare al suo corpo una conveniente sepoltura, essendo ormai giunto alla fine della sua lunga vita terrena. Di fronte a questa rivelazione, Pafnuzio propose generosamente a Onofrio di prendere il suo posto in quell'eremo. Onofrio rispose fermamente che quella non era la volontà di Dio e che Pafnuzio doveva invece ritornare in Egitto per raccontare a tutti ciò di cui era stato testimone oculare. Dopo aver impartito la sua benedizione a Pafnuzio, Onofrio si inginocchiò intensamente in preghiera e rese l'anima a Dio. Pafnuzio ricoprì amorevolmente il corpo di Onofrio con una parte della sua stessa tunica e lo seppellì con cura in un anfratto della roccia.
La memoria, il culto e l'iconografia del santo
Prima della partenza di Pafnuzio da quel luogo sacro, una frana improvvisa distrusse la caverna di Onofrio e abbatté tutti i palmizi circostanti. Questa distruzione prodigiosa fu interpretata come un chiaro segno della volontà divina, a indicare che nessun altro avrebbe mai più dovuto vivere in quel posto come eremita. La preziosa Vita scritta da Pafnuzio divenne ampiamente nota ed è conservata in antiche recensioni orientali in lingua greca, copta, armena e araba. Tale testo presenta un alto elogio della vita monastica cenobitica e della solitudine nel deserto come lo stato di vita più perfetto. La Vita greca scritta da Pafnuzio conclude specificamente che il santo eremita morì l'undici giugno. San Onofrio viene celebrato liturgicamente il dodici giugno nei ricchi sinassari bizantini. L'arcivescovo Antonio di Novgorod riferisce che nell'anno 1200 la testa di Onofrio era conservata con devozione nella chiesa di San Acindino. Il culto e il ricordo del santo eremita si estesero rapidamente in tutti i Paesi dell'Asia Minore e in Egitto. I calendari liturgici di queste regioni riportano la festa di Onofrio alternativamente nei giorni dieci, undici o dodici giugno. Nella lingua araba, il santo è chiamato Abū Nufar, un nome che significa letteralmente l'erbivoro. L'immagine di sant'Onofrio anacoreta, rappresentato nudo e ricoperto dei soli capelli, fu riprodotta costantemente nell'arte in tutti i secoli successivi. Nell'ambito artistico, la sua iconografia si arricchì progressivamente di particolari significativi come il tipico perizoma di foglie, il cammello, il teschio umano, la croce, l'ostia con il calice e la figura dell'angelo. Il nome Onofrio possiede un'antica origine egizia e significa colui che è sempre felice, un appellativo che in Egitto era anticamente riservato alla divinità di Osiride. Nel martirologio, sant'Onofrio è giustamente commemorato come un anacoreta che visse piamente per ben sessant'anni nelle vaste e solitarie distese del deserto.
La vida en el desierto
En los albores de su camino espiritual, San Onofre vivió en un monasterio en Ermópolis, dentro de la región de la Tebaide. En esta comunidad dio sus primeros pasos en la disciplina y la oración, preparándose para una vocación aún más exigente. Movido por un profundo anhelo de intimidad con Dios, decidió retirarse al desierto egipcio para abrazar la vida eremítica en absoluta soledad.
Durante décadas, Onofre habitó en la aridez del desierto, enfrentando las privaciones con una fe inquebrantable. Poco antes de su partida terrenal, providencialmente se encontró con el monje Pafnucio, a quien le confió la narración de su larga experiencia espiritual y los prodigios de la gracia divina en su vida. San Onofre falleció en Calidiomea, en el territorio de Egipto, y fue el propio Pafnucio quien sepultó su cuerpo en la hendidura de una roca, custodiando así la memoria de su santa muerte.
Su memoria espiritual
La herencia de San Onofre no se perdió en las arenas del desierto gracias al testimonio escrito de Pafnucio. Su ejemplo de abnegación y su entrega a la providencia divina inspiraron a numerosos creyentes que buscaban una relación más pura y desinteresada con Dios. Su tránsito a la patria celestial es celebrado con devoción y respeto, especialmente en las tradiciones de Oriente y Occidente que reconocen en su figura la cumbre del monacato primitivo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia sant'Onofrio?
Sant'Onofrio si festeggia l'undici o il dodici giugno, a seconda delle diverse tradizioni liturgiche orientali e occidentali.
Di cosa è patrono sant'Onofrio?
Nei dati storici forniti non viene menzionato alcun patronato specifico per sant'Onofrio.
En Egipto, san Onofre, anacoreta, que vivió piadosamente por sesenta años en las vastedades del desierto. — Martirologio Romano