Enciende una vela por quien amas — arde aquí durante 7 díasEnciende la tuya →

15 de enero

San Francisco Fernández de Capillas

Sacerdote dominico, mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Los albores del cristianismo en el vasto Imperio chino

La presencia del Cristianesimo e del Cattolicesimo in Cina è iniziata sin dal XII secolo, radicandosi gradualmente nel vasto Impero cinese durante i secoli XII e XIII. Tuttavia, la storia del cristianesimo in Cina ha registrato alti e bassi e ricorrenti sanguinose persecuzioni che ne hanno segnato profondamente il cammino. Un momento di forte battuta d'arresto si è verificato nel 1370, con l'avvento al potere della dinastia dei Ming, che mutò radicalmente lo scenario politico e religioso. Dal 1370 fino alla fine del secolo XVI non si è più parlato di cristianesimo in Cina, restando il territorio quasi impenetrabile per l'annuncio evangelico. La ripresa dell'evangelizzazione in Cina è avvenuta soprattutto grazie al grande impulso dato dal gesuita Matteo Ricci, nato nel 1552 e morto nel 1610, il quale è arrivato in Cina nel 1583 per aprire una nuova stagione missionaria. Padre Matteo Ricci ha svolto un fruttuoso apostolato fra i sapienti e i mandarini di Canton e di Nanchino, gettando solide basi culturali e spirituali per il dialogo. Il 4 gennaio 1601 Matteo Ricci è entrato a Pechino e nel palazzo imperiale come letterato d'Occidente, guadagnandosi la stima della corte. Padre Ricci e i suoi confratelli si sono adattati agli usi, costumi e mentalità cinesi, e questo intelligente adattamento culturale dei gesuiti ha riscosso successo fra i notabili locali, favorendo la crescita delle prime comunità. I frutti di questo lavoro si riflettono nei dati demografici della fede: nel 1584 i cristiani in Cina erano appena tre, mentre nel 1585 sono saliti a una ventina. Con il passare degli anni la comunità è cresciuta progressivamente, raggiungendo un migliaio di fedeli nel 1605 e più di duemila nel 1608. Nel 1610, anno della morte di Matteo Ricci a Pechino, i cristiani erano più di duemilacinquecento, testimoniando la vitalità di una pianta ormai radicata nel terreno asiatico.

La giovinezza e la formazione di san Francisco

Nasce nel 1607 a Baquerin de Campos nei pressi di Palencia, ed è stato battezzato con le radici nella profonda devozione della terra spagnola. Più precisamente, Francesco Fernandez de Capillas è nato a Baquerin dos Campos, nella diocesi di Valenza, il 14 agosto 1607, ed è registrato nei documenti biografici anche per essere nato a Baquerin de Campos, Palencia, Spagna, il 14 agosto 1607. Cresciuto in un ambiente di fede sincera, a sedici anni entra nell'ordine dei Domenicani nel convento di Valladolid, manifestando una precoce inclinazione alla vita consacrata. A diciassette anni Francesco Fernandez de Capillas è entrato nell'Ordine dei Predicatori, confermando la sua scelta radicale di seguire Cristo. Ha vestito l'abito domenicano nel convento di San Paolo a Valladolid, immergendosi nello studio della teologia e nella preghiera silenziosa. Ancor prima di ricevere il presbiterato, quando è ancora diacono, la sua vocazione missionaria si accende fortemente, spingendolo a partire in direzione di Manila via Messico. Da diacono, Francesco Fernandez de Capillas è infatti partito come missionario per le Filippine ed è sbarcato a Manila, dopo un anno di navigazione che ha messo alla prova la sua resistenza fisica e spirituale. Nelle Filippine è rimasto per un decennio lavorando al fianco dei missionari e tessendo una fitta trama di carità operosa. Viene ordinato prete il 5 giugno 1632, sebbene altre memorie ne collochino l'ordinazione sacerdotale nel 1631, coronando così il suo cammino di preparazione all'altare. Il campo di apostolato di Fernandez de Capillas nelle Filippine è stato il distretto di Cagayan a Luzon, dove ha dispiegato una straordinaria energia pastorale. Nello Luzon ha raccolto una meravigliosa fioritura di conversioni, avvicinando molte anime alla grazia dei sacramenti con la dolcezza della verità.

Lo spirito di penitenza e il servizio ai malati

Francesco Fernandez de Capillas ha unito allo zelo apostolico uno spirito di penitenza straordinaria, che lo accompagnava in ogni momento della giornata. Riposava stendendosi sopra una croce di legno e non si difendeva volontariamente dalle punture degli insetti, dormendo su un letto con una ruvida croce di legno al posto del materasso. La sua ascesi personale non conosceva sosta: considerava un dono di Dio il sassolino penetrato nella sua scarpa e non se ne liberò nonostante provocasse un'infezione curata poi dal medico. Stava ginocchioni non solo per pregare ma anche per studiare, preparare le prediche e scrivere la corrispondenza, mostrando una dedizione totale al proprio ufficio. Sulle sue ginocchia erano presenti due vistose calli dovute all'incomoda posizione mantenuta durante le lunghe ore di orazione e studio. I confratelli gli affidarono la cura dei malati indigeni nell'ospedale attiguo al convento di Tocolana, ed egli accettò tale incarico con spirito di umiltà evangelica. Si trasformava in inserviente, infermiere, cuoco e cameriere nell'ospedale, servendo i sofferenti come se servisse lo stesso Cristo. Si vergognava nel farsi vedere dai connazionali per strada carico di piatti, pentole e secchi, non per superbia, ma per la sua profonda e sincera umiltà. Le sue conversioni furono numerose e profonde, frutto non solo della parola ma soprattutto della coerenza di una vita interamente donata. Si sottoponeva a qualsiasi fatica giorno e notte per cercare un'anima o portare i sacramenti a un morente, incurante del proprio riposo e della propria salute. I non credenti dicevano di lui che era un Padre che non guarda né a destra né a sinistra, tanta era la sua concentrazione sulle cose del cielo. Chi lo accompagnava negli spostamenti ammetteva che camminando sembrava volare, mosso da un fervore interiore che superava la stanchezza corporale. Durante i passaggi tra i buddhisti venivano maledetti, trattati da ladroni stranieri e derisi, subendo continue umiliazioni pubbliche. I buddhisti facevano atto di tirare pietre o le tiravano realmente contro di loro, ma il servo di Dio rispondeva sempre con la mansuetudine e il perdono.

La missione in Cina e le prove sotto la dinastia Manciù

Considerava gli anni nelle Filippine come preparazione alla missione in Cina, che sentiva essere la vera meta del suo cammino sacerdotale. Nel capitolo provinciale del 1641 chiese e ottenne di andare missionario in Cina, consapevole dei rischi e delle difficoltà che avrebbe incontrato. La missione in Cina gli fu accordata nel 1642, aprendogli la porta verso un campo di apostolato vasto e insidioso. Nel viaggio verso la Cina fu associato ad un altro missionario che ritornava via Formosa, condividendo con lui le speranze e le fatiche della traversata. La destinazione era la ripresa dell'apostolato già iniziato nel Fukien, dove le comunità cristiane avevano bisogno di sostegno e guida. Padre Francesco Fernandez de Capillas si impegnò ad evangelizzare le città di Fogan, Moyang e Ting-ten, lavorando per sei anni nella missione cinese di Fogan con ammirevole costanza. Nel frattempo, le condizioni politiche mutarono radicalmente: nel 1644 alla dinastia dei Ming subentrò la dinastia tartara dei Manciù, portando nuovi equilibri geopolitici. Le condizioni politiche sono state favorevoli al cristianesimo al tempo della dinastia Manciù dal 1644 soltanto in una prima fase, ma ben presto la situazione si deteriorò. I Manciù erano ostili ai missionari e presero subito a perseguitarli insieme ai fedeli cristiani, vedendo nella fede straniera una minaccia all'autorità imperiale. Nel 1648, in una isolata esplosione di violenza, ha perso la vita il missionario domenicano san Francesco Fernandez de Capillas, coronando con il sangue il suo apostolato. Francesco Fernandez de Capillas è nato nel 1607 ed è morto nel 1648, vivendo un'esistenza breve ma intensamente feconda per la Chiesa di Dio. Il 13 novembre 1647 fu arrestato dal governo tartaro su istigazione dei mandarini locali, che lo accusavano di sovvertire l'ordine pubblico. Ai primi di dicembre del 1647 padre Francesco fu catturato mentre tornava da Fogan, dove si era recato ad amministrare i Sacramenti ad un infermo, compiendo fino all'ultimo il suo dovere pastorale.

Il martirio e la testimonianza suprema a Fogan

Subito dopo la cattura, padre Francesco fu insultato e calunniato dai suoi accusatori, che cercavano in ogni modo di screditare la sua opera di evangelizzazione. Passò da un tribunale all'altro, affrontando interrogatori estenuanti e subendo raffinate torture con l'accusa di essere bestemmiatore degli dei e sollevatore del popolo. Tra le sevizie inflitte, subì la tortura dei malleoli consistente nello stringere i piedi fra due asticelle per spostare le ossa, provocandogli dolori lancinanti. Fu flagellato più volte a sangue dai suoi carnefici, i quali cercavano di piegare la sua fedeltà a Cristo con la violenza fisica. Sopportò i tormenti senza grida di dolore, meravigliando giudici e torturatori che non riuscivano a comprendere la sorgente della sua forza interiore. Gli furono promesse grandi cose se avesse rinnegato la religione cristiana, offrendogli onori e la libertà in cambio dell'apostasia. Le torture stancarono i carnefici prima di lui, poiché la sua resistenza spirituale superava la crudeltà degli strumenti di morte. Fu trasportato quasi moribondo in prigione insieme ai condannati a morte, condividendo la sorte degli ultimi in celle oscure e malsane. La sua condotta fu edificante, suscitando l'ammirazione degli altri condannati e dei carcerieri, che videro in lui un uomo di pace e di straordinaria santità. I carcerieri permisero che gli fosse passato del cibo per non farlo morire di fame prima della sentenza, vinti dalla nobiltà del suo comportamento. Il 15 gennaio 1648 padre Francesco fu condannato a morte dai giudici imperiali, che non vollero cedere alla clemenza. L'accusa fu di aver diffuso false dottrine religiose e di aver sobillato il popolo contro i governanti, motivazione politica usata per giustificare la repressione. La sentenza di decapitazione fu eseguita a Fogan il 15 gennaio 1648, ponendo fine alla sua vita terrena ma inaugurando la sua gloria celeste. Fu decapitato con un colpo di scimitarra il 15 gennaio 1648, suggellando con il sangue la parola che aveva predicato. La Chiesa ebbe così il primo martire del vasto Impero cinese, una gemma preziosa incastonata nella storia della fede in Asia. Il martirologio colloca il martirio nella città di Fu'an nella provincia del Fujian in Cina, confermando la precisione della memoria ecclesiale. Era sacerdote dell'Ordine dei Predicatori ed è ricordato come Francisco Fernandez de Capillas è gloria e vanto dell'Ordine Domenicano. Portò il nome di Cristo nelle isole Filippine e nel Fujian, operando instancabilmente fino al sacrificio della vita. Fu gettato a lungo in carcere durante la persecuzione dei Tartari e infine decapitato, divenendo per sempre il protomartire della Cina.

Il contesto storico delle persecuzioni e la fioritura della santità

La morte di san Francesco si inserisce in un quadro storico complesso e tormentato per la Chiesa in Cina, segnato da centinaia di missionari e migliaia di fedeli uccisi in odio alla fede cristiana nel corso della storia. Dopo la morte del santo, le tensioni non si placarono: a seguito della questione dei riti cinesi e delle disposizioni della Santa Sede, l'imperatore Kang-Hi si è inasprito contro i missionari. L'imperatore Kang-Hi ha iniziato ad avversare i missionari cattolici e li ha banditi dall'Impero, aprendo la via alle persecuzioni esplose con i successori di Kang-Hi. Nel 1724 l'imperatore Young-Cheng ha ordinato di distruggere le chiese, scacciare o arrestare i missionari, e incarcerare e decapitare i cristiani. Successivamente, nel 1736-37, sotto l'imperatore Kien-Lung, è stata proibita la predicazione della religione cristiana in tutto il territorio imperiale. Sotto Kien-Lung sono stati esiliati tutti i missionari europei e molti sono stati uccisi, mentre a Pechino sono rimasti solo i Gesuiti francesi grazie alla loro fama di letterati, pittori e idraulici. Nonostante le difficoltà, gli Ordini religiosi hanno cooperato con slancio all'evangelizzazione della Cina: i Domenicani hanno cooperato dal 1587, i Francescani dal 1590, gli Agostiniani dal 1680 e i Lazzaristi dal 1711. Nel 1747-48 si sono registrati i cinque martiri domenicani Pietro Sanz, Francesco Serrano, Gioacchino Royo, Giovanni Alcober e Francesco Diaz, che seguirono le orme di san Francesco Fernandez de Capillas. Un ulteriore colpo per le missioni fu inferto quando, nel 1773, papa Clemente XIV ha soppresso la Compagnia di Gesù. Dopo il 1773 le missioni cinesi decaddero quasi completamente nelle città, mentre gli altri Ordini religiosi, dispersi nelle regioni dell'Impero, hanno continuato a lavorare con eroismo e gravi difficoltà. Nel 1799 in Cina vi erano tre diocesi e tre vicariati apostolici, segno che la Chiesa continuava a vivere nei cuori dei fedeli. L'imperatore Kia-King era apertamente ostile al cristianesimo, e i cristiani erano a torto sospettati di simpatia verso i gruppi ribelli all'autorità imperiale, in particolare l'associazione della 'Regione Celeste'. Sotto l'imperatore Kia-King è scoppiata una nuova sanguinosa persecuzione in tutto l'Impero, e la persecuzione di Kia-King è durata fino alla sconfitta cinese nella guerra dell'oppio nel 1842. La libertà di religione in Cina è subentrata soltanto con il trattato di Pechino del 1860, che ha ridato respiro alle comunità cattoliche. Purtroppo, nel 1900 il cristianesimo è stato nuovamente perseguitato dai 'Boxers' sotto la protezione dell'imperatrice Tze-Hsi, e il cristianesimo in Cina è stato perseguitato anche in epoca moderna dal regime maoista-comunista, confermando la via crucis della Chiesa in quelle terre.

La beatificazione, la canonizzazione e il culto liturgico

La memoria del sacrificio di san Francesco Fernandez de Capillas ha varcato i secoli ed è stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa cattolica. Francesco Fernandez de Capillas è stato beatificato nel 1909, e più precisamente fu beatificato da papa san Pio X il 2 maggio 1909 insieme a 14 fedeli cinesi martiri. Tale beatificazione è avvenuta cento anni prima della canonizzazione, preparando il terreno per il definitivo riconoscimento della sua santità universale. Successivamente, Francesco Fernandez de Capillas è stato canonizzato il 1 ottobre 2000 da papa Giovanni Paolo II, il quale lo ha innalzato agli altari insieme a centoventi martiri in Cina. La solenne celebrazione ha visto la Chiesa universale unire nel culto i testimoni della fede d'Oriente e d'Occidente. La loro memoria collettiva è fissata al 9 luglio, data in cui si ricordano comunitariamente i martiri della Cina, mentre la celebrazione liturgica di san Francesco Fernandez de Capillas ricorre specificamente il 15 gennaio. Questo giorno segna l'ingresso del santo nella gloria eterna e offre ai fedeli l'occasione per rinnovare la propria adesione a Cristo. L'autore del testo biografico che ne custodisce la memoria è Antonio Borrelli, il quale ha raccolto con cura i dati storici della sua vita. Prima di entrare nei villaggi per la predicazione, il santo si prostrava con la faccia per terra per implorare da Dio perdono e pietà, temendo che Dio non usasse misericordia a causa dei suoi peccati. Questa profonda umiltà e la dedizione assoluta al Vangelo fanno di san Francesco Fernandez de Capillas una luce perenne per i cristiani di ogni tempo, un faro che brilla dalla terra di Cina verso la Chiesa universale.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Francisco Fernández de Capillas?

La celebrazione liturgica di san Francesco Fernandez de Capillas ricorre il 15 gennaio, mentre la sua memoria collettiva insieme ad altri martiri si celebra il 9 luglio.

Di cosa è patrono San Francisco Fernández de Capillas?

San Francisco Fernández de Capillas è riconosciuto come patrono dei missionari in Cina.

En la ciudad de Fu’an en la provincia de Fujian en China, san Francisco Fernández de Capillas, sacerdote de la Orden de los Predicadores y mártir: después de haber llevado el nombre de Cristo a las islas Filipinas y en Fujian, durante la persecución de los Tártaros fue aquí arrojado durante mucho tiempo en la cárcel y finalmente decapitado. — Martirologio Romano