17 de noviembre
San Giordano Ansalone
Sacerdote dominico, mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e formazione
San Giordano Ansalone nacque il primo novembre 1598 a Santo Stefano Quisquina, in provincia di Agrigento, in Sicilia, venendo battezzato con il nome di Giacinto. Tale nome fu mantenuto dal futuro martire fino all'età di diciassette anni. All'età di diciassette anni entrò nel convento domenicano di Agrigento, fu studente presso i domenicani locali e poi accolto formalmente nell'Ordine. Al momento dell'entrata in convento mutò il nome in Fra Giordano. Iniziò i suoi studi a Palermo, per poi proseguirli in Spagna, a Salamanca, distinguendosi per l'impegno nella vita religiosa e nello studio. Avendo maturato un desiderio costante di andare missionario in Giappone, si preparò con dedizione alla chiamata apostolica. Fu ordinato sacerdote a Trujillo. Da Siviglia, dove era giunto a piedi partendo da Trujillo, s'imbarcò all'età di ventisette anni per il Messico, regione che all'epoca era una colonia spagnola. La sosta in Messico durò un anno o poco più; l'autore del testo di riferimento, Gianpiero Pettiti, ricorda che nel 1625 un domenicano nato in Sicilia s'imbarcò in Spagna per il Messico, lavorò per qualche tempo nella capitale e poi ripartì attraverso il Pacifico. La navigazione attraverso il Pacifico durò quattro mesi prima di arrivare nelle Filippine, che erano all'epoca anch'esse un dominio di Spagna.
L'apostolato in oriente
Giunto nelle Filippine, il campo di lavoro iniziale di fra Giordano fu il Nord dell'isola di Luzon, dove per due anni si dedicò con zelo pastorale ai filippini di Cagayan. Successivamente rientrò a Manila per l'assistenza religiosa agli immigrati cinesi, dedicandosi all'apostolato in una colonia alle porte della città. Si prese cura soprattutto dei malati nella colonia cinese e impiegò molto tempo nello studio e nell'approfondimento della cultura cinese. Il contatto con gli immigrati cinesi fu decisivo per studiare lingue, costumi e culti orientali, divenendo un profondo conoscitore della lingua, dei costumi e della mentalità cinese. Divenne inoltre maestro dei missionari destinati alla Cina e scrisse una monumentale opera in cui passò al vaglio la dottrina cattolica e le credenze religiose e filosofiche dei cinesi. Questa opera monumentale sui cinesi fu scritta nella speranza di aprire un sereno confronto e una futura evangelizzazione, ma dell'opera ci è giunta purtroppo solo notizia. Fra Giordano si sentiva permanentemente in missione ma sperava sempre di andare a predicare in Giappone. La sua ostinazione e fermezza sono riassunte nella celebre frase Jordanus non est retrorsum. Spiegava il suo motto facendo riferimento al fatto biblico che il fiume Giordano poté tornare indietro mentre lui no, manifestando una vocazione irrevocabile.
Il contesto storico del Giappone
Il cristianesimo in Giappone era stato portato da san Francesco Saverio nel 1549. Nel 1600 il cristianesimo in Giappone aveva quasi un milione di seguaci. Sul Giappone regnava formalmente l'imperatore, ma di fatto comandava lo shogun. Il titolo di shogun indicava dapprincipio un incarico temporaneo simile al dictator romano ed è poi diventato ereditario nella famiglia Tokugawa. Ieyasu fu il primo shogun della casata ed visse tra il 1546 e il 1616. Ieyasu inizialmente favorì gli scambi con l'Occidente e non combatté i cristiani. Gravi incidenti provocati da stranieri spinsero tuttavia Ieyasu verso la politica del sakoku. Il sakoku era lo Stato chiuso agli occidentali, ad eccezione degli olandesi che erano però controllatissimi. Ieyasu avviò quindi una politica di lotta attiva contro il cristianesimo, considerato una dottrina nemica. Nel 1597 ventisei tra missionari e neofiti furono crocifissi a Nagasaki. Dal 1616 la persecuzione contro i cristiani divenne generale in Giappone. La persecuzione continuato anche sotto i due successori di Ieyasu, Hidetada e Iemitsu. La politica persecutoria comportò la cacciata dei missionari e l'uccisione di quelli rimasti e dei cristiani giapponesi. Si registrarono oltre duecento morti fino al 1632, con la comunità cristiana gravemente sconvolta.
Il martirio a Nagasaki
La persecuzione contro i cristiani in Giappone era iniziata prima della nascita di fra Giordano e negli ultimi sedici anni si era estesa a macchia d'olio. Ciononostante, fra Giordano riuscì a mettere piede in Giappone nel 1632 travestito da mercante, insieme ad altri tre sacerdoti, tra i quali Tommaso Hioji Rokuzayemon Nishi, sacerdote dell'Ordine dei Predicatori. Entrambi i sacerdoti operarono con coraggio e furono operosi propagatori della fede. Fra Giordano riprese l'evangelizzazione clandestina nei villaggi, diede coraggio ai cristiani e visse in nascondigli protetto da loro. Il suo primo compito in Giappone fu rincuorare, incoraggiare e sostenere i perseguitati. Per il santo il martirio fu pensato, voluto e quasi cercato in un'ottica di donazione totale e configurazione a Gesù Cristo. Era pienamente cosciente dei rischi e il martirio non era per lui solo un'eventualità, ma una chiara testimonianza d'amore. Ammalatosi gravemente, chiese e ottenne la guarigione per intercessione della Madonna, chiedendo tale grazia espressamente per non morire nel proprio letto ma offrire la testimonianza del sangue a Cristo e ai giapponesi. Nell'agosto 1634 fra Giordano fu catturato in Giappone dopo due anni, il 4 agosto 1634, insieme al domenicano fra Tommaso Nishi. Prima della condanna a morte vi furono mesi di torture per fra Giordano, fra Tommaso e Marina di Omura. Marina di Omura era una terziaria domenicana giapponese che aveva ospitato i religiosi e che fu messa a morte l'11 novembre. Sotto le torture e davanti ai giudici, fra Giordano confessò di essere venuto a diffondere l'amore di Cristo fino alla croce. I due sacerdoti morirono per ordine del comandante supremo Tokugawa Yemitsu. A Nagasaki fra Giordano fu sospeso a una forca a testa in giù e seminterrato in una fossa. I due sacerdoti furono sottoposti per sette giorni con animo invitto a crudeli supplizi sulla forca e in una fossa prima di morire. Fra Giordano agonizzò per sette giorni nella fossa a Nagasaki e morì il 17 novembre 1634. Altri missionari e fedeli furono uccisi in novembre, suggellando una pagina di eroica fedeltà al Vangelo.
Culto e canonizzazione
La memoria di san Giordano Ansalone è rimasta viva nella Chiesa universale e in particolare nell'Ordine dei Predicatori. Padre Giordano Ansalone fu proclamato beato nel 1981 a Manila da papa Giovanni Paolo II. Sei anni dopo la beatificazione, fu canonizzato a Roma da Giovanni Paolo II. La canonizzazione del 1987 incluse altri tredici testimoni della fede occidentali e giapponesi uccisi nel 1633, nel 1634 e nel 1637, tra i quali figurano lo stesso fra Tommaso Nishi e Marina di Omura. Il santo viene celebrato liturgicamente il 17 novembre di ogni anno, giorno della sua nascita al cielo a Nagasaki. In Sicilia, terra che gli diede i natali, viene ricordato con particolare devozione il 19 novembre. La sua testimonianza continua a ispirare i fedeli, ricordando che la fede cristiana si nutre di amore autentico e di radicale coerenza con il Vangelo.
La vita
Nato nel millecinquecentonovantotto a Santo Stefano Quisquina, Giordano Ansalone abbracciò la vita religiosa entrando nell'ordine domenicano ad Agrigento, dove scelse il nome di Giordano. Il suo cammino spirituale fu segnato fin da subito da un forte desiderio di annunciare il messaggio cristiano in terre lontane. Dopo aver vissuto in Spagna e in Messico, la sua missione lo condusse nelle Filippine, dove svolse un prezioso apostolato a favore delle popolazioni filippine e cinesi, incarnando lo spirito itinerante tipico della predicazione domenicana.
Il desiderio di portare la testimonianza di Cristo lo spinse verso il Giappone, nonostante il clima di forte ostilità e la feroce persecuzione in atto contro i cristiani. Nel milleseicentotrentadue, San Giordano Ansalone riuscì a entrare clandestinamente nel territorio giapponese, travestito da mercante, per non interrompere il suo ministero di conforto e sostegno ai fedeli perseguitati. La sua presenza non passò inosservata a lungo: il quattro agosto del milleseicentotrentaquattro, fu arrestato dalle autorità locali proprio a causa del suo impegno evangelizzatore. Condotto a Nagasaki, affrontò il martirio con coraggio, subendo la prova della sospensione alla forca e della fossa. La sua morte, avvenuta nel milleseicentotrentaquattro, chiuse un percorso di vita interamente offerto a Dio, rendendolo un modello di perseveranza nel bene fino all'estrema donazione di sé.
Il culto
La memoria di San Giordano Ansalone è celebrata con particolare devozione dalla Chiesa, che ne riconosce l'eroismo e la testimonianza di fede. Il martirio vissuto a Nagasaki lo ha consacrato come una figura di riferimento per la missione universale. Il solenne riconoscimento della sua santità avvenne nel millenovecentottantasette per opera di San Giovanni Paolo Secondo, che lo elevò agli onori degli altari, confermando il valore del suo sacrificio per tutta la cristianità.
Attualmente, la ricorrenza liturgica di San Giordano Ansalone è fissata per il diciassette novembre. In terra siciliana, la sua memoria assume un carattere di particolare solennità, essendo fissata al diciannove novembre, data in cui i fedeli si riuniscono per onorare il coraggio di questo figlio della loro terra. Il suo culto rappresenta oggi un invito alla riflessione sulla fedeltà ai propri ideali e sulla capacità di testimoniare la speranza anche nelle circostanze più avverse, mantenendo sempre vivo il legame con la missione originaria della Chiesa, chiamata a essere presente ovunque ci sia bisogno di annunciare la parola di Dio.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Giordano Ansalone?
San Giordano Ansalone viene celebrato liturgicamente il 17 novembre, giorno della sua morte e nascita al cielo. In Sicilia viene inoltre ricordato il 19 novembre.
Quali furono i principali luoghi dell'apostolato di San Giordano Ansalone?
Dopo la formazione in Italia e in Spagna, San Giordano svolse la sua missione in Messico, nelle Filippine e infine in Giappone, dove subì il martirio.
En Nagasaki en Japón, santos Giordano (Jacinto) Ansalone y Tomás Hioji Rokuzayemon Nishi, sacerdotes de la Orden de los Predicadores y mártires: el primero se esforzó a fondo por el Evangelio en primer lugar en las islas Filipinas y luego en Japón, el otro fue operoso propagador de la fe en la isla de Taiwán y, en los últimos años, en la región de Nagasaki en su patria. Ambos murieron por orden del comandante supremo Tokugawa Yemitsu después de haber sido sometidos durante siete días con ánimo invicto a crueles suplicios en la horca y en una fosa. — Martirologio Romano