15 de noviembre
San Giuseppe Mkasa Balikuddembé
Mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Contexto histórico y el reino de Mwanga
La vicenda terrena dei martiri se svolge sotto il regno di Mwanga, un giovane sovrano che ha frequentato la scuola dei missionari Padri Bianchi del Cardinal Lavigerie. Mwanga non è riuscito a imparare né a leggere né a scrivere a causa del suo carattere testardo, indocile e incapace di concentrazione. Alcuni atteggiamenti del re fanno dubitare che sia nel pieno possesso delle sue facoltà mentali. Mwanga ha imparato dai mercanti bianchi venuti dal nord a fumare hascisc, bere alcool in grande quantità e ad abbandonarsi a pratiche omosessuali. Il re si è costruito un fornitissimo harem costituito da paggi, servi e figli dei nobili della sua corte. All'inizio del regno, i cristiani cattolici e anglicani hanno sostenuto Mwanga facendo fronte comune contro la tirannia del re musulmano Kalema. Re Mwanga ha iniziato a vedere nel cristianesimo il maggior pericolo per le tradizioni tribali e il maggior ostacolo per le sue dissolutezze. Gli stregoni e i feticisti hanno sobillato il re contro i cristiani perché vedevano compromesso il loro ruolo e il loro potere. Nel 1885 ha avuto inizio un'accesa persecuzione contro i cristiani. La prima illustre vittima della persecuzione nel 1885 è stata il vescovo anglicano Hannington. La persecuzione annovera almeno altri 200 giovani uccisi per la fede.
El martirio de San Giuseppe Mkasa Balikuddembé
San Giuseppe Mkasa Balikuddembé subì il martirio in località Mengo in Uganda, morendo a Nakivubo in Uganda il 15 novembre 1885. San Giuseppe Mkasa Balikuddembé era capo della corte regia, maestro dei paggi e prefetto della sala reale. San Giuseppe Mkasa Balikuddembé ricevette il battesimo e conquistò molti giovani a Cristo. San Giuseppe Mkasa Balikuddembé difese i ragazzi di corte dai vizi del re Mwanga. Giuseppe Mkasa Balikuddembé apparteneva al clan Kayozi e aveva appena venticinque anni al momento della morte. La colpa principale del maestro dei paggi era di essere cattolico, catechista, di aver rimproverato al re l'uccisione del vescovo anglicano e di aver difeso i giovani paggi dalle avance sessuali del re. San Giuseppe Mkasa Balikuddembé fu decapitato all'età di soli venticinque anni per ordine del re adirato. San Giuseppe Mkasa Balikuddembé divenne la prima vittima della persecuzione del re. Il 15 novembre 1885 Mwanga ha fatto decapitare il maestro dei paggi e prefetto della sala reale.
Carlo Lwanga e i compagni
Carlo Lwanga, del clan Ngabi, ha sostituito Giuseppe Mkasa Balikuddembé nell'incarico. Il re ha concentrato subito le attenzioni morbose su Carlo Lwanga. Carlo Lwanga era cattolico e, nel periodo in cui i missionari sono stati messi al bando, ha assunto una funzione di leader sostenendo la fede dei neoconvertiti. Il 25 maggio 1886 Carlo Lwanga è stato condannato a morte insieme a un gruppo di cristiani e a quattro catecumeni. Nella notte prima della morte, Carlo Lwanga ha battezzato segretamente quattro catecumeni. Il catecumeno Kizito, del clan Mmamba, aveva appena 14 anni. Il 26 maggio sono stati uccisi Andrea Kaggwa, capo dei suonatori del re e suo familiare, e Dionigi Ssebuggwawo. Andrea Kaggwa si era dimostrato particolarmente generoso e coraggioso durante un'epidemia. È stato disposto il trasferimento dei prigionieri dal palazzo reale di Munyonyo a Namugongo, luogo delle esecuzioni capitali. Il trasferimento consisteva in una via crucis di 27 miglia, percorsa in otto giorni tra le pressioni dei parenti per farli abiurare e le violenze dei soldati. Ponziano Ngondwe, paggio reale del clan Nnyonyi Nnyange, è stato trafitto da un colpo di lancia lungo la strada il 26 maggio. Ponziano Ngondwe aveva ricevuto il battesimo mentre infuriava la persecuzione ed era stato immediatamente arrestato. Il paggio reale Atanasio Bazzekuketta, del clan Nkima, è stato martirizzato il 27 maggio. Il servo del re Gonzaga Gonga, del clan Mpologoma, è caduto trafitto dalle lance dei soldati poche ore dopo. Mattia Mulumba, del clan Lugane, cinquantenne e convertito al cattolicesimo da tre anni, è stato ucciso poco dopo Gonzaga Gonga. Mattia Mulumba era stato elevato al rango di giudice da appena tre anni. Il 31 maggio Noè Mawaggali, servo del re del clan Ngabi, è stato inchiodato a un albero con le lance dei soldati e quindi impiccato.
El sacrificio en Namugongo
Il 3 giugno, sulla collina di Namugongo, sono stati arsi vivi 31 cristiani. Tra i 31 cristiani arsi vivi vi erano alcuni anglicani e il gruppo di tredici cattolici facenti capo a Carlo Lwanga. Carlo Lwanga aveva promesso al giovanissimo Kizito di prenderlo per mano per morire insieme per Gesù. Il gruppo dei martiri bruciati vivi includeva Luca Baanabakintu, Gyaviira Musoke e Mbaga Tuzinde, tutti del clan Mmamba. Il gruppo dei martiri bruciati vivi includeva Giacomo Buuzabalyawo, figlio del tessitore reale e appartenente al clan Ngeye. Il gruppo dei martiri bruciati vivi includeva Ambrogio Kibuuka, del clan Lugane. Il gruppo dei martiri bruciati vivi includeva Anatolio Kiriggwajjo, guardiano delle mandrie del re. Il gruppo dei martiri bruciati vivi includeva Mukasa Kiriwawanvu, cameriere del re. Il gruppo dei martiri bruciati vivi includeva Adolofo Mukasa Ludico, guardiano delle mandrie del re e appartenente al clan Ba’Toro. Il gruppo dei martiri bruciati vivi includeva Mugagga Lubowa, sarto reale del clan Ngo. Il gruppo dei martiri bruciati vivi includeva Achilleo Kiwanuka del clan Lugave. Il gruppo dei martiri bruciati vivi includeva Bruno Sserunkuuma del clan Ndiga. Chi ha assistito all'esecuzione è rimasto impressionato dal sentir pregare i condannati fino alla fine, senza un gemito. Il martirio in Uganda non spegne la fede ma genera moltissime conversioni. Bruno Sserunkuuma aveva profeticamente intuito prima di subire il martirio che una fonte con molte sorgenti non si inaridirà mai e che altri sarebbero venuti dopo di loro. La serie dei martiri cattolici elevati agli altari si chiude il 27 gennaio 1887. Giovanni Maria Musei era un servitore del re. Giovanni Maria Musei confessò spontaneamente la sua fede davanti al primo ministro di re Mwanga. Giovanni Maria Musei fu immediatamente decapitato per aver confessato la sua fede.
Reconocimiento y culto
Nel 1920 Papa Benedetto XV ha beatificato ventidue martiri di origine ugandese. All'epoca la gloria degli altari era maggiormente legata a determinati canoni di razza, lingua e cultura. Si trattava dei primi sub-sahariani dell'Africa nera ad essere riconosciuti martiri e venerati dalla Chiesa cattolica. Carlo Lwanga e i suoi 21 giovani compagni sono stati canonizzati da Paolo VI nel 1964. Sul luogo del martirio di Carlo Lwanga è stato edificato un magnifico santuario. A poca distanza dal santuario cattolico, un santuario protestante ricorda i cristiani protestanti martirizzati insieme a Carlo Lwanga. Insieme ai cristiani furono martirizzati anche alcuni musulmani. Cristiani e musulmani avevano riconosciuto e testimoniato con il sangue che Katonda, il Dio supremo dei loro antenati, era lo stesso Dio della Bibbia e del Corano.
La vita e la testimonianza
San Giuseppe Mkasa Balikuddembé visse il suo impegno cristiano nel cuore del diciannovesimo secolo in Uganda. All'interno della corte reale di Mengo, egli non si limitò a svolgere il proprio servizio, ma si fece instancabile promotore dell'opera di evangelizzazione rivolta ai giovani paggi. La sua fede si tradusse in una costante difesa della purezza e della dignità umana, proteggendo i ragazzi dalle molestie sessuali del re Mwanga. Tale coraggio, mosso da un profondo senso di giustizia e carità, lo pose inevitabilmente in rotta di collisione con il sovrano.
Il suo cammino terreno si concluse tragicamente a Nakivubo nell'anno 1885, quando subì la decapitazione per ordine del re. La sua morte non fu la fine di una missione, ma il seme che permise a molti altri di perseverare nella fede. Poco tempo dopo, nel 1886, il testimone fu raccolto da Carlo Lwanga, il quale, consapevole della sorte che attendeva i catecumeni, amministrò segretamente il battesimo prima dell'esecuzione. Condotti in una dolorosa marcia forzata da Munyonyo fino alla collina di Namugongo, i martiri affrontarono la prova suprema con animo saldo. Carlo Lwanga fu arso vivo il 3 giugno 1886, sigillando con il sacrificio del fuoco la testimonianza iniziata da San Giuseppe Mkasa Balikuddembé. Entrambi incarnano la dedizione assoluta al Signore in un contesto di persecuzione e violenza.
Il culto e la memoria
Il ricordo di San Giuseppe Mkasa Balikuddembé e dei suoi compagni è profondamente radicato nella storia della Chiesa in Uganda e nel mondo intero. La loro vita, segnata dal martirio nel corso del diciannovesimo secolo, è stata solennemente riconosciuta dal magistero della Chiesa attraverso la canonizzazione celebrata da Papa Paolo sesto nell'anno 1964. Essi vengono venerati unitamente come il gruppo dei Martiri dell'Uganda, uniti dalla medesima dedizione radicale a Cristo.
La memoria liturgica di San Giuseppe Mkasa Balikuddembé si inserisce nel contesto della celebrazione comune dei martiri ugandesi. La loro vicenda continua a interrogare il cuore dei fedeli, invitando a una riflessione profonda sul valore del battesimo e sulla libertà di coscienza. La collina di Namugongo e i luoghi del martirio a Nakivubo restano mete di pellegrinaggio spirituale, dove la memoria dei santi continua a ispirare le nuove generazioni a vivere il Vangelo con coerenza, anche di fronte alle sfide e alle tribolazioni del mondo contemporaneo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Giuseppe Mkasa Balikuddembé?
La sua ricorrenza si celebra il 15 novembre, mentre la festa liturgica dei martiri d'Uganda si tiene il 3 giugno.
Di cosa è patrono San Giuseppe Mkasa Balikuddembé?
È patrono dell'Uganda e della gioventù cattolica africana.
En la localidad de Mengo en Uganda, san José Mkasa Balikuddembé, mártir, que, jefe de la corte regia, después de haber recibido el bautismo, conquistó a muchos jóvenes para Cristo y defendió a los chicos de la corte de los vicios del rey Mwenga; por esto, a la edad de solo veinticinco años, fue decapitado por orden del rey airado, convirtiéndose en la primera víctima de su persecución. — Martirologio Romano