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15 de agosto

San Jacinto (Jacko) Odrovaz

Apóstol de Polonia

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Le origini e il nome

Il santo si chiamava in realtà Jacio, mentre in polacco moderno il nome corrisponde a Jacek, che rappresenta un diminutivo di Giacomo. Il nome originario con cui venne registrato fu Jacopus. Nel corso del secondo capitolo della sua opera intitolata De vita et miraculis Sancti Jacchonis, fra Stanislao di Cracovia modificò il nome in Jacinthus, paragonando la figura del suo eroe all'omonima pietra preziosa hyacinthus. I biografi vissuti in epoche successive non si accorsero del gioco di parole operato da fra Stanislao e continuarono a chiamarlo Giacinto. Il santo nacque verso la fine del duplice secolo precedente al suo ingresso nella vita religiosa, precisamente nel tredicesimo secolo, con una datazione approssimativa che lo colloca intorno all'anno mille centottantadue o mille centottantatré. Il paese natale fu quasi certamente Kamien, situato nelle vicinanze di Opole in Slesia. La famiglia di appartenenza faceva parte probabilmente della piccola nobiltà, ma non esiste una certezza assoluta riguardo all'appartenenza alla casata degli Odrowaz. Si rivela inoltre priva di fondamento storico l'affermazione sostenuta dai biografi barocchi secondo cui il santo sarebbe stato fratello dei beati Ceslao e Bronislava. Al contrario, le fonti attestano con certezza che il santo ebbe un solo fratello uterino, il quale portava anch'egli il nome di Giacomo. Prima di compiere il suo ingresso ufficiale nell'Ordine Domenicano, Giacinto esercitava l'incarico di canonico di Cracovia, come riferito da fra Stanislao.

L'ingresso nei domenicani e la missione in patria

Il futuro santo si recò certamente in Italia, dove compì la sua scelta di vita entrando a far parte del nuovo Ordine dei Predicatori. San Giacinto compì un breve noviziato che si svolse probabilmente nella città di Bologna. Successivamente, il santo prese parte al secondo capitolo generale dell'Ordine che fu celebrato a Bologna nel mese di maggio del mille duecentoventuno. Al termine di quell'incontro, san Domenico in persona lo inviò in patria insieme al compagno fra Enrico di Moravia. San Domenico fissò con grande chiarezza il lavoro che Giacinto avrebbe dovuto svolgere una volta giunto in Polonia. Il primo compito affidatogli consisteva nel propagare e irrobustire l'Ordine domenicano attraverso l'ammissione di nuovi elementi. Il secondo compito essenziale era quello di dedicarsi direttamente all'evangelizzazione dei pagani di Prussia, un obiettivo che stava molto a cuore a san Domenico. Durante il viaggio di ritorno verso i territori d'origine, i due predicatori dovettero fermarsi per sistemare e rafforzare la fondazione domenicana di Friesach, in Carinzia, la quale versava in gravi difficoltà a causa dell'inettitudine del priore locale. A causa del tempo impiegato per risolvere la situazione a Friesach, i predicatori arrivarono a Cracovia soltanto poco prima della festa del primo novembre del mille duecentoventidue. Qui furono accolti con grande gioia e con grandi onori dal vescovo Ivo, il quale assegnò loro una chiesetta di legno dedicata alla Santissima Trinità. Durante il periodo necessario per i restauri della chiesa e per la costruzione del convento, il vescovo li ospitò direttamente all'interno del proprio palazzo. La chiesa fu solennemente consacrata il dodici marzo del mille duecentoventitré dal legato apostolico cardinale Gregorio Crescenzio. Il notevole afflusso di nuovi religiosi permise al capitolo provinciale del mille duecentoventicinque di decidere la fondazione di ben cinque nuovi conventi in Polonia e in Boemia. A Giacinto toccò in prima persona il compito di dar vita a una comunità nella città di Gdansk, conosciuta come Danzica, situata ai confini della Prussia. L'incarico affidato a Gdansk prevedeva di lavorare attivamente alla conversione delle popolazioni locali, come veniva espressamente detto nell'atto di fondazione emesso dal duca Svjatopolk di Pomerania. Nel mille duecentoventisette i conventi della provincia elessero Giacinto come loro rappresentante per il capitulum generalissimum che si tenne a Parigi nel mille duecentoventotto. Ritornato da Parigi alla volta di Cracovia, il ventinove settembre del mille duecentoventotto egli compare in qualità di teste in un documento ufficiale emesso dal vescovo Ivo. In seguito, continuò il suo viaggio verso Gdansk, dove tuttavia non si trattenne per un periodo prolungato.

L'attività a Kiev e il ministero missionario

Non è escluso che durante il soggiorno a Parigi gli fosse stato affidato l'importante incarico di fondare un caposaldo cattolico nella città di Kiev. Nella Russia di quel periodo storico risiedevano molti cattolici di rito latino per ragioni legate al lavoro. L'assistenza spirituale riservata ai cattolici presenti a Kiev lasciava tuttavia molto a desiderare, e la situazione di disagio spirituale era ben nota anche alla curia romana. Papa Gregorio IX nutriva serie speranze riguardo all'unione di qualche principe ortodosso con la Chiesa romana, e i Domenicani avrebbero dovuto contribuire concretamente alla soluzione di questi complessi problemi. Di conseguenza, Giacinto prese con sé tre compagni e decise di stabilirsi a Kiev. Nella città si stabilì presso la chiesa di Maria Santissima, la quale veniva officiata fin dall'undicesimo secolo dai monaci benedettini irlandesi appartenenti all'Abbazia degli Scozzesi di Vienna. La chiesa di Kiev si trovava in quel periodo in una condizione critica, risultando praticamente priva di sacerdoti. I Predicatori ottennero a Kiev risultati notevoli in un arco di tempo molto breve, tanto che la curia romana s'interessò vivamente alle vicende della Russia e arrivò a nominare un vescovo appositamente per quella nazione. Ciononostante, l'intensa attività svolta dai domenicani sembrò al principe di Kiev, Vladimir Rurikovic, nociva agli interessi della Chiesa ortodossa. Per tale motivo, il principe di Kiev decise di troncare l'attività missionaria nel mille duecentotrenata tre ordinando l'allontanamento dei religiosi. Quando i religiosi furono effettivamente allontanati, Giacinto non si trovava più a Kiev. Il santo era infatti diventato già da tempo il centro propulsore del ministero missionario in Polonia. Intorno al mille duecentotrentadue la sua grande energia e la sua vasta esperienza si rivelarono indispensabili per un'azione decisiva contro la Prussia pagana. A partire dal mille duecentotrenta era in corso una violenta guerra religiosa contro la popolazione dei Prussiani, che erano particolarmente bellicosi e selvaggi. I Domenicani ricevettero l'incarico ufficiale da parte di papa Gregorio IX di assistere spiritualmente i cavalieri crociati. I domenicani dovevano completare e rafforzare le file dei crociati attraverso la predicazione della crociata, ma nello stesso tempo dovevano curare con dedizione il pacifico lavoro missionario presso le popolazioni vinte. Insieme ai compagni il beato Ceslao ed Enrico il Germanico, il santo predicò il Vangelo in Boemia e in Slesia, lavorando indefessamente in prima linea nel campo dell'evangelizzazione, sempre pronto al sacrificio e animato da un profondo spirito soprannaturale.

Gli ultimi anni, i miracoli e la morte

Ormai anziano e fisicamente stremato dalle fatiche apostoliche, Giacinto ritornò al suo primitivo convento di Cracovia. All'interno della città di Cracovia e nei dintorni operò ancora per qualche tempo con instancabile zelo. San Giacinto morì nel giorno della festa dell'Assunzione di Maria, il quindici agosto del mille duecentocinquantasette. Già durante la sua vita terrena, il santo fu ampiamente riconosciuto e onorato come taumaturgo. Tra i prodigi e i miracoli attribuiti alla sua intercessione, un caso particolare di levitazione fece la più grande impressione sui compagni di viaggio. La tradizione riferisce che il santo attraversò la Vistola in piena camminando o fluttuando sulla sua cappa distesa, portando con sé tre compagni. Il culto spontaneo nei confronti di Giacinto cominciò fin dal giorno stesso della sua sepoltura. La sua tomba divenne rapidamente meta di continui pellegrinaggi da parte di malati e persone bisognose di aiuto che si recavano nella chiesa dei Domenicani di Cracovia. Undici anni dopo la sua morte, i Domenicani costituirono una commissione apposita con il compito di interrogare i miracolati e i testimoni diretti. La commissione aveva l'incarico rigoroso di riportare per iscritto con assoluta esattezza tutti gli avvenimenti straordinari verificatisi. Tale commissione lavorò con particolare impegno nel periodo compreso tra il mille duecentosessantotto e il mille duecentonovanta. Si suppone che tutti questi sforzi fossero adoperati per favorire l'avvio della causa di canonizzazione tramite il lavoro della commissione stessa. Si giunse così alla redazione di un catalogo ufficiale che raccoglieva quarantotto miracoli. Il lettore Stanislao registrò accuratamente il catalogo dei miracoli all'interno della sua opera scritta dopo il mille trecentocinquantadue. Gli sforzi concreti per ottenere la canonizzazione ripresero con vigore alla fine del quindicesimo secolo. Il processo di canonizzazione vero e proprio ebbe inizio nel quindicesimo ventuno. Una commissione apposita nominata dal papa lavorò nella città di Cracovia tra il mille cinquecentoventitré e il mille cinquecentoventiquattro. Papa Clemente VII concesse ai Domenicani polacchi di commemorare nel Breviario e nella Messa il giorno della morte di Giacinto nel mille cinquecentoventisette. Nel mille cinquecentotrenta la concessione di commemorare Giacinto fu estesa a tutte quante le chiese presenti in Polonia. Purtroppo gli Atti ufficiali del processo andarono interamente smarriti durante il drammatico sacco di Roma del mille cinquecentoventisette. Il processo poté essere ripreso esclusivamente dopo il ritrovamento degli Atti avvenuto nel mille cinquecentottanta. Il re di Polonia Sigismondo III si impegnò con grande energia a Roma per sostenere la causa della canonizzazione. Infine, papa Clemente VIII proclamò solennemente la canonizzazione il diciassette aprile del mille cinquecentonovantaquattro. L'inizio del processo aveva dato avvio alla redazione di inni e Uffici composti in onore di Giacinto per raccontare e illustrare i dettagli della sua vita. Tali inni e Uffici divennero ancora più numerosi in seguito al ritrovamento delle sue reliquie nel mille cinquecentoquarantatré e alla successiva costruzione di una cappella dedicata. Il culto continuò a svilupparsi ampiamente dopo la canonizzazione, favorito in modo particolare dalle monarchie cattoliche che erano desiderose di mantenere buoni rapporti diplomatici con il re di Polonia, nonché da molti conventi che pretendevano di avere proprio San Giacinto come loro fondatore originario. A testimonianza di questa devozione, a partire dal mille sei dodici una specifica provincia dell'Ordine formata dai conventi della parte orientale della Polonia portò ufficialmente il nome di Provincia Sancti Hyacinthi in Russia. La festa liturgica di san Giacinto ricorre tradizionalmente il quindici agosto. In passato la festa veniva celebrata il sedici agosto, mentre in seguito papa Pio X decise di spostarla al diciassette agosto, data in cui il santo viene ancora ricordato all'interno dell'Ordine Domenicano.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Jacinto Odrovaz?

La festa di San Giacinto ricorre il quindici agosto. In passato la celebrazione avveniva il sedici agosto, mentre papa Pio X la spostò al diciassette agosto, data in cui viene ricordato dall'Ordine Domenicano.

En Cracovia, en Polonia, san Jacinto, sacerdote de la Orden de los Predicadores, que fue designado por san Domingo para propagar la Orden en aquella nación y junto con los compañeros el beato Ceslao y Enrique el Germánico predicó el Evangelio en Bohemia y en Silesia. — Martirologio Romano