24 de diciembre
San Jacobo
Patriarca
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Orígenes y la primogenitura
Il nome Giacobbe deriva de ageb, que significa tallone, calcagno, y más específicamente afferrare per il calcagno o soppiantare. Il nome fu imposto a Giacobbe perché al momento del parto teneva con la mano il calcagno del fratello gemello Esaù. Esaù nacque per primo ed era quindi destinatario del diritto di primogenitura. I genitori di Giacobbe furono il patriarca Isacco e Rebecca. Rebecca era inizialmente sterile e rimase incinta di due gemelli in età avanzata in virtù delle preghiere rivolte a Dio dal marito Isacco. I gemelli Esaù e Giacobbe si urtavano nel seno materno come presagio delle lotte fraterne future. I gemelli Esaù e Giacobbe nacquero e crebbero nella Terra di Canaan.
Giacobbe riuscì a ottenere i diritti della primogenitura dal fratello Esaù in cambio di un piatto di lenticchie quando Esaù era stanco ed affamato. Il racconto della primogenitura e della vita di Giacobbe è narrato nella Genesi dal capitolo venticinque al trentacinque. Isacco, divenuto vecchio ed ammalato, volle impartire la benedizione dei patriarchi al primogenito Esaù. Giacobbe approfittò della momentanea assenza di Esaù dal villaggio per ricevere la benedizione paterna. Rebecca, di cui Giacobbe era il figlio favorito, suggerì e fu complice dell'inganno. Giacobbe indossò una pelliccia di animale per passare per Esaù che era molto peloso. Isacco, quasi cieco, non si accorse del camuffamento e impartì la benedizione a Giacobbe credendolo Esaù.
Esaù, appreso l'inganno al suo ritorno, provò grande ira. Le ancestrali regole stabilivano che la benedizione, una volta data, non poteva essere ritirata né impartita una seconda volta a Esaù. Esaù fece il proposito di uccidere Giacobbe per vendicarsi. Rebecca inviò Giacobbe presso la sua parentela di origine nella Terra di Paddan-Aram per salvarlo dalla vendetta. La casa di origine era quella di suo padre Betel e di suo fratello Labano. Lo scopo del viaggio era anche far trovare a moglie a Giacobbe nella cerchia della parentela. La legge dell'endogamia prescriveva di non sposare donne di altre tribù per preservare la discendenza del clan. Rebecca stessa era stata cugina di Isacco in base a tale usanza. Giacobbe partì con la benedizione di Isacco verso Carran, città di origine di Abramo, Isacco e Rebecca, situata nella regione di Paddan-Aram. Esaù si sposò invece con donne del luogo.
Il viaggio e l'esperienza di Betel
Durante il cammino per giungere dallo zio Labano, Giacobbe si fermò in una località allora detta Luz. Il nome della località Luz fu poi cambiato in Betel, che significa casa di Dio. A Betel Giacobbe prese una pietra, vi appoggiò il capo e si addormentò. Nel sonno Giacobbe vide una scala che poggiava sulla terra e toccava il cielo, sulla quale salivano e scendevano angeli. Dio apparve dalla sommità della scala e predisse a Giacobbe che la sua discendenza sarebbe stata numerosa come la polvere della terra e che lo avrebbe protetto. Giacobbe fece voto di riconoscere sempre Dio come suo e di ritornare in quel luogo per trasformarlo in santuario.
Presso Labano, Giacobbe s'invaghì della cugina Rachele. Giacobbe chiese Rachele in sposa al padre Labano. Labano promise Rachele a patto che Giacobbe lavorasse per lui come pastore per sette anni. Il lavoro di sette anni serviva per riscattare Rachele dalla famiglia di appartenenza secondo la prassi orientale. L'amore per Rachele fece sembrare quel periodo di sette anni come pochi giorni. Al termine dei sette anni fu organizzato un banchetto per il promesso matrimonio. Nell'oscurità della sera, Labano fece condurre nella tenda di Giacobbe la figlia maggiore Lia, tutta velata, invece di Rachele. Lia era nubile e non possedeva la stessa bellezza di Rachele.
Al mattino seguente Giacobbe si accorse dell'inganno e protestò vivamente con Labano. Labano si giustificò dicendo che era usanza sposare prima la figlia maggiore se nubile. Giacobbe fu ripagato con lo stesso inganno che aveva fatto a Isacco a scapito di Esaù, ad opera di un parente più furbo di lui. Labano propose a Giacobbe di finire la settimana nuziale con Lia e poi gli avrebbe dato anche Rachele in cambio di altri sette anni di servizio. La poligamia era ampiamente praticata nell'antico Vicino Oriente. Giacobbe accettò la proposta di Labano. Dopo la prescritta settimana con Lia, Giacobbe si accostò a Rachele e l'amò più di Lia. Il testo biblico descrive le inevitabili tensioni suscitate dalla relazione a tre tra Giacobbe e le due mogli. Lia era più trascurata ma feconda, mentre Rachele era amata ma sterile.
La discendenza e la famiglia
Lia partorì quattro figli: Ruben, Simeone, Levi e Giuda, i quali divennero capostipiti di celebri tribù. Rachele tentò inizialmente di generare figli propri senza successo. Rachele ricorse all'uso orientale di generare per interposta persona offrendo a Giacobbe la propria schiava Bila. Bila generò figli per conto di Rachele. Un analogo ripiego era avvenuto in precedenza tra Sara, moglie sterile di Abramo, e la sua schiava Agar. Agar generò Ismaele, che fu poi considerato figlio di Sara. Dalla schiava Bila Giacobbe ricevette due figli di nome Dan e Neftali. Il racconto biblico descrive la situazione familiare di Giacobbe al centro della competizione tra le due sorelle per dargli dei figli. Il compito principale della donna all'epoca era generare figli, indice della benedizione di Dio sulla famiglia e sulla tribù.
Lia, vedendo che Giacobbe in età matura non si accostava più a lei perché non l'amava, gli offrì la sua schiava Zilpa. Da Zilpa nacquero prima Gad ed Aser. Rachele concesse alla sorella Lia un'altra notte con Giacobbe in cambio di un'erba chiamata mandragora, ritenuta efficace contro la sterilità. A Lia nacquero successivamente Issacar, un sesto figlio di nome Zabulon e una figlia di nome Dina. Secondo la Genesi, Dio si ricordò di Rachele, esaudì le sue preghiere e la rese feconda. Rachele concepì e partorì un figlio chiamato Giuseppe. Dopo la storia delle quattro madri e dei loro undici figli, il racconto biblico reintroduce la figura di Labano, zio di Giacobbe e padre di Lia e Rachele.
Giacobbe aveva lavorato per Labano a Paddan-Aram per circa vent'anni. A Giacobbe sorse il desiderio di ritornare a Canaan, sua terra d'origine, a causa dei rapporti diventati difficili con lo zio-suocero. Giacobbe mise in atto raggiri e inganni riguardo alle greggi per rifarsi dei danni e dei soprusi subiti da Labano. Le due mogli di Giacobbe acconsentirono alla fuga, ritenendosi vendute dal padre in passato. Giacobbe lasciò di nascosto la casa di Labano diretto a Canaan, accompagnato dalle due mogli, dalle due schiave, dagli undici figli, da numerosi armenti e servitori. Lungo la strada Giacobbe fu raggiunto da Labano. Labano accusò Giacobbe di avergli sottratto figlie e nipoti e di aver rubato i teafini, statuette indicanti le divinità familiari. I teafini erano stati in realtà presi da Rachele all'insaputa di Giacobbe, per portarli con sé come protezione o memoria del passato. Giacobbe e Labano si separarono dopo essersi rappacificati e aver stretto un'alleanza.
Il ritorno in patria e la lotta a Penuel
Ripreso il cammino, a Giacobbe apparve una schiera di angeli come un esercito schierato nella località di Macanaim. La visione di Macanaim confortò Giacobbe confermandogli la presenza di Dio protettore e guida. La carovana giunse verso il paese di Seir nella campagna di Edom. Giacobbe inviò messaggeri al fratello Esaù per annunciargli il ritorno e sperare nel suo perdono. Esaù andò incontro a Giacobbe con quattrocento uomini. Giacobbe, spaventato ma fiducioso nell'aiuto di Dio, inviò davanti a sé a scaglioni doni di capre, pecore, cammelle, giovenche, asini e torelli per placare la prevedibile ira del fratello.
Giacobbe trascorse la notte in attesa accampandosi dopo aver guadato il fiume Iabbok, affluente del Giordano. Durante la notte un essere celeste, un angelo di Dio, affrontò Giacobbe e lottò con lui fino all'alba. L'essere celeste domandò il nome a Giacobbe e gli disse che non si sarebbe più chiamato Giacobbe ma Israele, per aver combattuto con Dio e gli uomini e aver vinto. Giacobbe chiamò quel luogo Penuel. Il racconto della lotta ha un recondito significato che si riferisce al popolo derivato da Giacobbe piuttosto che alla sua persona fisica. Il significato del soprannome Israele è incerto, probabilmente originariamente Dio si mostri forte e poi interpretato come egli è stato forte contro Dio.
All'alba Esaù comparve all'orizzonte con il suo numeroso seguito. Giacobbe andò incontro a Esaù prostrandosi a terra per sette volte. Esaù abbracciò Giacobbe e i due si rappacificarono tra le lacrime. Giacobbe presentò a Esaù le mogli con i rispettivi figli e le schiave con i loro figli. I due fratelli si divisero nuovamente perché le lenti greggi e i bambini di Giacobbe non potevano tenere il passo con le veloci cavalcature di Esaù. Giacobbe si diresse verso Sichem, al centro della regione montuosa della Palestina, e vi si accampò in un terreno acquistato dal principe locale.
Gli eventi di Sichem e il lutto
A Sichem avvenne il rapimento di Dina, figlia di Giacobbe e Lia. Il principe ereditario Sichem rapì e violentò Dina, poi se ne innamorò. Sichem chiese al padre Camor di avere Dina come moglie da Giacobbe. Camor offrì alla tribù di Giacobbe la possibilità di stabilirsi definitivamente nel suo territorio. Camor offrì una cospicua somma come prezzo nuziale per Dina. I fratelli di Dina finsero di accettare la proposta di matrimonio. I fratelli di Dina imposero che nell'alleanza tra la tribù d'Israele e i Sichemiti fosse introdotta la circoncisione degli uomini. I Sichemiti accettarono la condizione della circoncisione per ottenere la pace desiderata.
Quando buona parte degli uomini validi di Sichem era in preda a dolori e febbre per la circoncisione, Simeone e Levi penetrarono in città con i loro uomini. Simeone e Levi uccisero tutti i maschi, il principe Camor e il figlio Sichem per vendicare l'onore della sorella Dina. Simeone e Levi saccheggiarono tutti i beni e i greggi della città. Giacobbe condannò blandamente i due figli Simeone e Levi per la strage. Giacobbe ritenne opportuno partire da Sichem per salvare l'intera tribù dalla vendetta dei superstiti e dei popoli vicini. La tribù si incamminò verso Betel. Betel è il luogo dove Giacobbe aveva avuto in precedenza il sogno premonitore della promessa di Dio riguardo alla sua numerosissima discendenza. A Betel il patriarca eresse una stele di pietra considerando il luogo sacro.
Proseguendo il cammino, la tribù arrivò nei pressi di Efrata. Rachele era incinta per la seconda volta durante il viaggio verso Efrata. Rachele ebbe un parto molto difficile nei pressi di Efrata e morì mettendo alla luce il secondo figlio Beniamino. Rachele fu sepolta sulla strada per Betlemme. L'afflitto Giacobbe eresse una stele sulla tomba di Rachele, mausoleo ancora oggi esistente e meta di pellegrinaggio degli ebrei. La tribù giunse ad Hebron e si fermò presso Isacco, padre di Giacobbe. Isacco morì all'età di 180 anni assistito dai due figli Esaù e Giacobbe. Dopo la morte di Isacco, la tribù si stabilì nella terra dei suoi avi ad Hebron.
Gli ultimi anni in Egitto e il transito
Le storie di Giacobbe nella narrazione biblica lasciano il passo a quelle dei suoi figli, in particolare di Giuseppe. Giuseppe era il figlio amato giunto nella vecchiaia di Giacobbe. Giuseppe fu venduto per gelosia dai fratelli a dei mercanti. Giuseppe giunse in Egitto e divenne grande alla corte del Faraone. Giacobbe poté riabbracciare in Egitto Giuseppe, che aveva creduto morto. Giacobbe morì in Egitto all'età di 130 anni presso Giuseppe. Giacobbe fu sepolto secondo la sua volontà nella grotta di Makpela in Canaan. La grotta di Makpela era già diventata il luogo di sepoltura degli avi Abramo, Sara, Isacco, Rebecca e della prima moglie di Giacobbe, Lia.
Prima di morire, Giacobbe pronunciò le benedizioni sui suoi dodici figli e sui dodici popoli d'Israele durante una solenne riunione attorno al suo letto. I figli nati da Lia sono Ruben, Levi, Simeone, Giuda, Issacar, Zabulon e la figlia Dina. I figli nati da Rachele sono Giuseppe e Beniamino. I figli nati dalla schiava Bila sono Dan e Neftali. I figli nati dalla schiava Zilpa sono Gad ed Aser. Il patriarca Giacobbe visse con la persuasione di trovarsi alla presenza di un Dio che lo aveva scelto per realizzare le promesse fatte ad Abramo ed Isacco.
Giacobbe non vacillò nella sua fede verso Dio neanche nei momenti più tragici della sua vita. La vita di Giacobbe fu molto infelice e in definitiva più breve rispetto a quella degli altri patriarchi. Le numerose rivelazioni divine testimoniano dell'intensità dell'unione mistica di Giacobbe con Dio. Giacobbe è stato sempre ricordato nelle Chiese Cristiane nel periodo dell'Avvento, come gli altri patriarchi del Vecchio Testamento. Nel Martirologio Romano della Chiesa Cattolica, Giacobbe è ricordato il 24 dicembre, vigilia della nascita di Cristo, insieme agli avi santi e giusti di Gesù partendo da Adamo.
El caminar del patriarca
La historia de San Jacobo es el relato de un hombre que, en medio de su fragilidad, supo reconocer el valor de las promesas de Dios. Su trayectoria comenzó en la tierra de Canaan, y sus pasos lo llevaron a través de diferentes regiones, incluyendo Paddan-Aram, Betel, Sichem y Hebron. En su juventud, su camino fue complejo; la obtención de la primogenitura de su hermano Esaú a cambio de un sustento, y la posterior recepción de la bendición paterna mediante un engaño, marcaron los inicios de una vida que pronto se vería transformada por el encuentro directo con lo sagrado.
Uno de los momentos más significativos de su vida ocurrió en Luz, donde recibió la visión de una escala que unía la tierra con el cielo, recordándole que Dios permanecía presente en su peregrinar. Más tarde, en un episodio de lucha espiritual contra un ángel, recibió el nombre de Israel, un título que define su identidad como alguien que ha luchado con Dios y con los hombres. Este proceso de maduración interior culminó en una profunda reconciliación con su hermano Esaú, superando años de amarga separación. Finalmente, ya en Egipto, San Jacobo cerró su ciclo vital con un acto de fe, bendiciendo a sus doce hijos, asegurando así la continuidad de la promesa que el Señor había depositado en su descendencia.
Memoria y devoción
La figura de San Jacobo ocupa un lugar de gran relevancia en el Martirologio Romano, donde es conmemorado el día veinticuatro de diciembre. Esta fecha, cercana a la Navidad, subraya su papel fundamental como ancestro directo de Jesús, situándolo como una pieza clave en la genealogía que conduce al nacimiento del Salvador. Su culto no se basa en una canonización formal, sino en la larga tradición que reconoce su obediencia y su papel como padre de las doce tribus de Israel.
Recordar a San Jacobo implica contemplar el desarrollo del plan divino a través de las generaciones. Su vida, que transcurrió durante el segundo milenio antes de Cristo, nos ofrece una lección sobre la paciencia y la transformación del corazón. Al honrarlo, la Iglesia celebra la fidelidad de Dios, que elige instrumentos humanos para realizar sus designios. Su memoria nos acompaña como un recordatorio de que, a pesar de nuestras limitaciones, la bendición de Dios es capaz de convertir un camino de errores y luchas en una senda de esperanza y reconciliación para toda la humanidad.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Jacobo?
San Jacobo si festeggia il ventiquattro dicembre, nel periodo dell'Avvento, come riportato nel Martirologio Romano.