30 de mayo
San José Marello
Obispo
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
L'infanzia e la formazione
Giuseppe Marello nacque il ventisei dicembre 1844 a Torino. Suo padre gestiva un negozio nel capoluogo piemontese ed era originario di San Martino Alfieri, in provincia di Asti, oltre ad essere stato amico di San Giuseppe Cottolengo, al quale regalava le lenzuola per gli ospiti della Piccola Casa della Divina Provvidenza. Il neonato fu battezzato con il nome di Giuseppe nella chiesa del Corpus Domini a Torino. A quattro anni, tuttavia, il piccolo Giuseppe era già orfano di madre. A seguito di questo doloroso lutto, il padre decise di riportare lui e il fratello più piccolo Vittorio a San Martino Alfieri per vivere con i nonni. Giuseppe crebbe così nella casa di famiglia situata sui colli astigiani, nei pressi del fiume Tanaro. Fin da giovane dimostrò di essere un ragazzo intelligente, generoso, chierichetto assiduo e catechista premuroso per i compagni più piccoli, ponendo sempre Gesù al centro della propria esistenza.
All'età di dodici anni, il ragazzo si recò in pellegrinaggio al Santuario della Madonna della Misericordia presso Savona. Davanti all'altare di Maria nella cripta di quel sacro luogo, Giuseppe si sentì chiamato da Dio a intraprendere la via del sacerdozio. Pochi mesi dopo, il trenta uno ottobre 1856, entrò nel Seminario di Asti, dove si dimostrò un giovane straordinario sia per i compagni che per i superiori. Nella primavera del 1859, a causa degli eventi legati alla seconda guerra d'indipendenza, il Seminario di Asti fu improvvisamente trasformato in caserma. I chierici che lo frequentavano furono dispersi e la vita quotidiana divenne particolarmente difficile per loro. In quel clima di incertezza, Giuseppe dubitò della propria vocazione, interrogandosi a lungo sulla strada da seguire tra il sacerdozio e la vita da laico impegnato. A diciotto anni uscì dal Seminario e iniziò gli studi da geometra a Torino, città in cui subì il fascino dell'impegno sociale e politico, rimanendo profondamente impressionato dalle figure di Cavour, Garibaldi e Mazzini. Segnato in seguito dalla malattia e unitamente affidatosi alla protezione della Madonna, Giuseppe intuì che il mondo poteva essere salvato unicamente da Gesù Cristo. Tale profonda convinzione lo spinse a rientrare in Seminario con la ferma e definitiva decisione di diventare sacerdote. Don Michele Rua lo definì in seguito il migliore, pur non essendo con loro, dopo aver sentito parlare di lui dai compagni del seminario, ricordando che Don Bosco aveva accolto lo stesso Don Michele Rua all'oratorio di Valdocco nei mesi della dispersione dei seminari. All'interno del seminario diocesano di Asti, Marello approfondì gli studi teologici nutrendosi delle opere di pensatori cattolici come Pascal, Chateaubriand, Manzoni e Lacordaire. Attraverso la preghiera intensa, Giuseppe si fece ogni giorno una sola cosa con Gesù.
Il ministero sacerdotale e la fondazione
Il diciannove settembre 1868, Giuseppe fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Asti dal vescovo diocesano Carlo Savio. Subito dopo l'ordinazione, il vescovo volle che il neosacerdote rimanesse accanto a lui come proprio segretario. Don Giuseppe si dedicò con slancio alle confessioni, all'insegnamento del catechismo per i ragazzi e al servizio amorevole dei poveri. Insieme al vescovo percorse l'intera diocesi durante la visita pastorale, conoscendo da vicino le necessità delle comunità cristiane. Negli anni tra il 1869 e il 1870 partecipò insieme al presule al Concilio Vaticano Primo a Roma. Durante il soggiorno nell'Urbe incontrò più volte Papa Pio IX e il cardinale Pecci, futuro Papa Leone XIII, riscuotendo l'ammirazione di numerosi vescovi provenienti da ogni parte della Chiesa, da Pechino fino a L'Avana, mentre il cardinale Pecci non dimenticò mai la figura di Don Giuseppe. Il Concilio si chiuse il diciotto luglio 1870 con la solenne definizione dell'infallibilità del Papa come maestro della fede.
Nell'estate del 1870, fatto ritorno ad Asti, Don Marello avvertì interiormente la chiamata a dare vita a una nuova opera per la Chiesa. Il contesto storico era particolarmente difficile: in Piemonte dopo il 1855 e in Italia dopo il 1866, gli istituti religiosi erano stati chiusi a causa delle leggi emanate da Cavour e Rattazzi. Tali disposizioni statali avevano causato la dispersione di frati e suore e la confisca dei loro beni patrimoniali. Tuttavia, a Torino figure insigni come Don Cafasso, il Cottolengo, Don Bosco, Don Faà di Bruno e Don Murialdo avevano dato inizio a nuove Famiglie religiose per rispondere ai bisogni spirituali e materiali della società. Sulla scia di questo fervore, ad Asti Don Marello coltivò il sogno di ripristinare la vita consacrata che lo Stato cercava di ostacolare. Il quattordici marzo 1878, presso l'Istituto Michelerio di Asti, Don Marello fondò la Compagnia di San Giuseppe insieme a quattro giovani. Questa istituzione nacque come una famiglia di fratelli e laici consacrati dediti all'insegnamento del catechismo e alla fruttuosa collaborazione con i parroci. Alla Compagnia si unirono ben presto giovani orientati al sacerdozio, tra i quali figuravano Giorgio Medico, Giovanni Cortona e Enrico Carandino, da cui ebbero origine gli Oblati di San Giuseppe, conosciuti anche come i Giuseppini di Asti. Per superare i momenti di maggiore difficoltà, Don Marello si affidò alla guida e agli incontri segreti con Don Bosco presso la chiesetta della Madonnina di Villanova d'Asti, ricevendo da lui incoraggiamento e persino il diploma di cooperatore salesiano.
Le opere e l'episcopato ad Acqui
Nel 1883 Don Marello riscattò in corso Alfieri il monastero di Santa Chiara, che divenne la sede stabile della sua comunità e delle sue molteplici opere caritative. Tra queste fiorirono la congregazione nascente, un ospizio per accogliere anziani e malati, strutture di accoglienza per gli orfani e scuole per la gioventù. Nel frattempo, egli ricoprì gli incarichi di direttore spirituale in Seminario e di Canonico della cattedrale, scegliendo di andare a vivere insieme ai suoi Figli tra i poveri nel complesso di Santa Chiara. Di fronte a questa scelta radicale, alcuni osservatori commentavano che il Canonico Marello avrebbe potuto diventare qualcuno di importante invece di seppellirsi tra i cronici, ma egli rimaneva un sacerdote concentrato unicamente sul curare gli interessi di Gesù. Prendendo a modello San Giuseppe di Nazareth per il silenzio, la preghiera, la relazione filiale con il Signore, il servizio e il dono totale ai poveri, Don Marello divenne un altro Cristo e un vero padre per gli ultimi. Ad Asti e ovunque fosse conosciuto, la gente lo chiamava semplicemente il Canonico buono e soprattutto il Padre, poichè amava ripetere l'espressione «Gesù, solo Gesù», meritando di essere riconosciuto come l'apostolo del Verbo incarnato e sacrificato.
Nell'autunno del 1888 ricevette da Papa Leone XIII la nomina a Vescovo di Acqui. Dopo la consacrazione episcopale avvenuta a Roma, il dieci giugno 1889 Monsignor Giuseppe Marello fece il suo solenne ingresso nella diocesi di Acqui, dove fu immediatamente accolto come l'immagine viva di Gesù buon Pastore. Già da semplice sacerdote ad Asti si era occupato con cura assidua delle vocazioni sacerdotali e religiose, guidando spiritualmente il Seminario da cui erano usciti uomini illustri come Don Giuseppe Gamba e decine di sacerdoti santi e apostolici. Giunto ad Acqui, il giovane Vescovo si prodigò per far conoscere e amare la Verità del Vangelo, adoperandosi affinché clero e fedeli fossero un cuore solo e un'anima sola attorno a Cristo. Senza risparmiare le forze e nonostante una salute piuttosto fragile, percorse l'intera diocesi raggiungendo anche i luoghi più sperduti, trovando alimento e coraggio nella devozione a Maria Santissima e nella preghiera costante. Egli presentava Gesù come l'unica risposta autentica per l'uomo contemporaneo in cerca di senso. Le sue lettere pastorali rimasero capolavori di orientamento per l'evangelizzazione e l'educazione cristiana, mentre grande attenzione fu riservata alla formazione di un laicato cattolico solido, capace di operare attivamente in famiglia, nel lavoro, nella scuola, nel sindacato e nell'azione sociale. Tra il quattro e l'otto ottobre 1892 partecipò al Congresso dei Cattolici a Genova insieme a personalità di spicco come Giovanni Battista Paganuzzi, Giuseppe Toniolo e conte Medolago Albani, favorendo la nascita delle prime associazioni laicali negli anni del suo episcopato. Papa Leone XIII lo definì pubblicamente «una perla di Vescovo» nel 1891 davanti a migliaia di pellegrini raccolti nella basilica di San Pietro.
Il transito e la gloria degli altari
Nel maggio del 1895, Monsignor Marello si recò a Savona per prendere parte alle solenni festività in occasione del terzo centenario di San Filippo Neri. Durante questo soggiorno, ebbe la grazia di celebrare la sua ultima Messa nel venerato Santuario della Madonna della Misericordia a Savona, lo stesso luogo in cui da ragazzo aveva percepito la chiamata divina. Il trenta maggio 1895, la sua vita terrena si concluse improvvisamente nel vescovado di Savona, all'età di cinquant'anni. La sua scomparsa improvvisa lasciò un profondo vuoto e provocò il pianto inconsolabile dei diocesani e dei suoi Figli spirituali, i Giuseppini di Asti. Il Martirologio Romano ricorda il suo transito a Savona menzionandolo come vescovo di Acqui e fondatore della Congregazione degli Oblati di San Giuseppe. La tradizione e i documenti storici ricordano inoltre che in alcuni registri la sua nascita viene indicata erroneamente nel ventisei dicembre 1846, sebbene la data certa rimanga quella del 1844.
Il cammino ecclesiale verso il riconoscimento della sua santità conobbe tappe fondamentali sul finire del ventesimo secolo. Il ventisei settembre 1993, Papa Giovanni Paolo secondo lo proclamò beato durante la visita pastorale compiuta ad Asti. Successivamente, in seguito al riconoscimento di un miracolo attribuito alla sua intercessione in favore di due bambini peruviani, lo stesso Papa Giovanni Paolo secondo lo elevò agli onori degli altari proclamandolo santo il venticinque novembre 2001 nella basilica di San Pietro in Vaticano. Da allora, la Chiesa intera invoca San Giuseppe Marello come luminoso modello di pastore zelante, custode della fede e padre premuroso della gioventù.
Su camino hacia el servicio
San José Marello comenzó su andadura terrenal en Turín, en el año mil ochocientos cuarenta y cuatro. Su vocación sacerdotal maduró con el tiempo, culminando con su ordenación en Asti el diecinueve de septiembre del año mil ochocientos sesenta y ocho. Desde sus primeros años de ministerio, demostró una notable capacidad de entrega y una visión clara de las necesidades de su tiempo. Su compromiso fue tal que, poco después de su ordenación, participó activamente en el Concilio Vaticano Primero, entre los años mil ochocientos sesenta y nueve y mil ochocientos setenta.
El catorce de marzo del año mil ochocientos setenta y ocho, San José Marello fundó la Compagnia di San Giuseppe, un hito fundamental en su vida que marcaría el rumbo de su apostolado. Su ministerio no se limitó a una sola región; su presencia fue significativa en lugares como San Martino Alfieri, Asti y Savona, donde supo atender a los fieles con caridad y prudencia. En el otoño del año mil ochocientos ochenta y ocho, fue nombrado obispo de Acqui, una nueva etapa en su servicio a la Iglesia que asumió con plena responsabilidad. El diez de junio del año mil ochocientos ochenta y nueve, recibió la consagración episcopal y tomó posesión de su sede, desempeñando su labor con celo hasta el final de sus días en Savona, en el año mil ochocientos noventa y cinco.
Un legado de fe
El culto a San José Marello se manifiesta hoy en la gratitud de quienes ven en su vida un modelo de fidelidad y servicio episcopal. Su canonización, celebrada el veinticinco de noviembre del año dos mil uno por el Papa Juan Pablo Segundo, confirmó ante la Iglesia universal la santidad de este pastor que supo conjugar la humildad con la responsabilidad del cargo. Los fieles acuden a él buscando inspiración para vivir su propia vocación con la misma sencillez y dedicación que caracterizaron su existencia.
La memoria de San José Marello se mantiene viva especialmente a través de la labor de los Oblatos de San Giuseppe, la congregación que él mismo impulsó con tanto amor. Su legado no es solo una página en la historia del siglo diecinueve, sino una invitación constante a confiar en la providencia divina. Al celebrar su vida, la Iglesia reconoce a un hombre que supo leer los signos de los tiempos y responder con una generosidad incondicional, siendo hoy un intercesor cercano para todos aquellos que buscan la santidad en sus deberes diarios.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Giuseppe Marello?
La memoria liturgica di San Giuseppe Marello si celebra il trenta maggio, ricordando il giorno del suo transito a Savona.
Di cosa è patrono San Giuseppe Marello?
San Giuseppe Marello è particolarmente legato alla protezione e alla guida spirituale della gioventù.
En Savona, tránsito de san José Marello, obispo de Acqui en Piamonte, fundador de la Congregación de los Oblatos de San José para la educación moral y cristiana de la juventud. — Martirologio Romano