30 de mayo
San Matías Kalemba
Mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Contexto histórico y el reino de Mwanga
La vicende terrena dei martiri ugandesi si svolse sotto il regno di Mwanga. Re Mwanga era un giovane sovrano che aveva frequentato la scuola dei missionari Padri Bianchi del Cardinal Lavigerie. Re Mwanga non riuscì ad imparare né a leggere né a scrivere. Re Mwanga era considerato testardo, indocile e incapace di concentrazione. Alcuni atteggiamenti di re Mwanga facevano dubitare che fosse nel pieno possesso delle sue facoltà mentali. Re Mwanga aveva imparato dai mercanti bianchi venuti dal nord a fumare hascisc, bere alcool in grande quantità e ad abbadonarsi a pratiche omosessuali. Re Mwanga si costruì un fornitissimo harem costituito da paggi, servi e figli dei nobili della sua corte. All'inizio del suo regno, re Mwanga fu sostenuto dai cristiani cattolici e anglicani contro la tirannia del re musulmano Kalema. Re Mwanga iniziò a vedere nel cristianesimo il maggior pericolo per le tradizioni tribali e il maggior ostacolo per le sue dissolutezze. Gli stregoni e i feticisti sobillarono re Mwanga contro i cristiani perché vedevano compromesso il loro ruolo e potere. Nel 1885 ebbe inizio un'accesa persecuzione contro i cristiani in Uganda. La prima illustre vittima della persecuzione fu il vescovo anglicano Hannington. La persecuzione annovera almeno altri 200 giovani uccisi per la fede.
El inicio de las ejecuciones y los primeros testigos
Il 15 novembre 1885 re Mwanga fece decapitare il maestro dei paggi e prefetto della sala reale. La colpa maggiore del maestro dei paggi era essere cattolico, catechista, aver rimproverato al re l'uccisione del vescovo anglicano e aver difeso i giovani paggi dalle avances sessuali del re. Giuseppe Mkasa Balikuddembè apparteneva al clan Kayozi e aveva 25 anni al momento della morte. Carlo Lwanga, del clan Ngabi, sostituì Giuseppe Mkasa Balikuddembè nel prestigioso incarico. Re Mwanga concentrò subito le attenzioni morbose su Carlo Lwanga. Carlo Lwanga era cattolico e, nel periodo in cui i missionari furono messi al bando, assunse una funzione di leader sostenendo la fede dei neoconvertiti. Il 25 maggio 1886 Carlo Lwanga fu condannato a morte insieme a un gruppo di cristiani e quattro catecumeni. La notte prima dell'esecuzione, Carlo Lwanga battezzò segretamente quattro catecumeni. Kizito, del clan Mmamba, era il più giovane del gruppo e aveva appena 14 anni. Il 26 maggio 1886 furono uccisi Andrea Kaggwa, capo dei suonatori del re e suo familiare, e Dionigi Ssebuggwawo. Andrea Kaggwa si era dimostrato particolarmente generoso e coraggioso durante un'epidemia.
El camino hacia Namugongo y el martirio de Mattia Kalemba
Fu disposto il trasferimento dei condannati dal palazzo reale di Munyonyo a Namugongo, luogo delle esecuzioni capitali. Il trasferimento consistette in una via crucis di 27 miglia percorsa in otto giorni. Durante il trasferimento, i condannati subirono le pressioni dei parenti per abiurare la fede e le violenze dei soldati. Ponziano Ngondwe, paggio reale del clan Nnyonyi Nnyange, fu trafitto da un colpo di lancia e ucciso lungo la strada il 26 maggio. Ponziano Ngondwe aveva ricevuto il battesimo mentre infuriava la persecuzione e per questo era stato immediatamente arrestato. Il paggio reale Atanasio Bazzekuketta, del clan Nkima, fu martirizzato il 27 maggio. Gonzaga Gonga, servo del re appartenente al clan Mpologoma, cadde trafitto dalle lance dei soldati alcune ore dopo Atanasio. Mattia Kalemba, cinquantenne convertito al cattolicesimo da tre anni ed elevato al rango di giudice, fu ucciso poco dopo Gonzaga. Mattia Kalemba, detto Mulumba o il Forte, era originariamente di religione maomettana. Mattia Kalemba lasciò la religione maomettana e ricevette il battesimo in Cristo. Mattia Kalemba depose l'incarico di giudice. Mattia Kalemba si impegnò nella diffusione della fede cristiana. Mattia Kalemba fu sottoposto a tortura sotto il re Mwanga. Mattia Kalemba rese lo spirito a Dio privo di ogni conforto. Mattia Kalemba subì il martirio a Kampala in Uganda il 30 maggio 1886.
El sacrificio supremo y los compañeros
Noè Mawaggali, servo del re del clan Ngabi, fu inchiodato a un albero con le lance dei soldati e quindi impiccato il 31 maggio. Il 3 giugno sulla collina di Namugongo furono arsi vivi 31 cristiani. Tra i 31 cristiani arsi vivi vi erano alcuni anglicani e il gruppo di tredici cattolici facente capo a Carlo Lwanga. Carlo Lwanga aveva promesso al giovanissimo Kizito di morire insieme mano nella mano per Gesù. Fecero parte del gruppo dei martiri Luca Baanabakintu, Gyaviira Musoke e Mbaga Tuzinde, tutti del clan Mmamba. Fecero parte del gruppo dei martiri Giacomo Buuzabalyawo, figlio del tessitore reale del clan Ngeye. Fecero parte del gruppo dei martiri Ambrogio Kibuuka del clan Lugane. Fecero parte del gruppo dei martiri Anatolio Kiriggwajjo, guardiano delle mandrie del re. Fecero parte del gruppo dei martiri Mukasa Kiriwawanvu, cameriere del re. Fecero parte del gruppo dei martiri Adolofo Mukasa Ludico, guardiano delle mandrie del re del clan Ba'Toro. Fecero parte del gruppo dei martiri Mugagga Lubowa, sarto reale del clan Ngo. Fecero parte del gruppo dei martiri Achilleo Kiwanuka del clan Lugave e Bruno Sserunkuuma del clan Ndiga. Chi assistette all'esecuzione rimase impressionato dal sentire i martiri pregare fino alla fine senza un gemito.
Las consecuencias y la gloria de los altares
Il martirio in Uganda non spegne la fede ma genera moltissime conversioni. Bruno Sserunkuuma aveva profeticamente intuito prima del martirio che una fonte con molte sorgenti non si inaridirà mai e che altri sarebbero venuti dopo di loro. La serie dei martiri cattolici ugandesi si chiude il 27 gennaio 1887. Giovanni Maria Musei era un servitore del re. Giovanni Maria Musei confessò spontaneamente la sua fede davanti al primo ministro di re Mwanga. Giovanni Maria Musei fu immediatamente decapitato per aver confessato la sua fede. Nel 1920 Papa Benedetto XV beatificò ventidue martiri di origine ugandese. La beatificazione dei martiri ugandesi fece un certo scalpore all'epoca. La gloria degli altari era precedentemente legata a determinati canoni di razza, lingua e cultura. I ventidue martiri furono i primi sub-sahariani dell'Africa nera ad essere riconosciuti martiri e venerati dalla Chiesa cattolica. Carlo Lwanga e i suoi 21 giovani compagni furono canonizzati da Paolo VI nel 1964. Sul luogo del martirio di Carlo Lwanga è stato edificato un magnifico santuario. A poca distanza sorge un santuario protestante che ricorda i cristiani protestanti martirizzati insieme a Carlo Lwanga. Insieme ai cristiani furono martirizzati anche alcuni musulmani. Cristiani e musulmani martirizzati avevano riconosciuto e testimoniato con il sangue che Katonda, il Dio supremo dei loro antenati, era lo stesso Dio della Bibbia e del Corano.
La vida
La trayectoria de San Matías Kalemba se desarrolla en el contexto de la persecución de los cristianos ordenada por el rey Mwanga en el año mil ochocientos ochenta y cinco. En aquel tiempo, la comunidad cristiana en Uganda vivía una etapa de crecimiento y formación espiritual, a pesar de las amenazas constantes que pesaban sobre los nuevos fieles. El martirio de figuras como Giuseppe Mkasa Balikuddembè, decapitado en noviembre de mil ochocientos ochenta y cinco, marcó el inicio de un periodo de gran prueba para toda la Iglesia local en Kampala y sus alrededores.
En los días previos a su propia entrega, la comunidad vivió momentos de profunda comunión espiritual. El veinticinco de mayo de mil ochocientos ochenta y seis, Carlo Lwanga administró el bautismo de manera secreta a los catecumenos, fortaleciendo así sus corazones para el camino que debían recorrer. San Matías Kalemba fue partícipe de esta entrega radical, afrontando los eventos que culminarían en la persecución y muerte de tantos hermanos en lugares como Munyonyo y Namugongo. El trágico desenlace de esta persecución alcanzó su punto álgido con la ejecución masiva en el rogo de Namugongo, el tres de junio de mil ochocientos ochenta y seis, y posteriormente con el martirio de Giovanni Maria Musei en enero de mil ochocientos ochenta y siete. La vida de San Matías Kalemba es, en esencia, una ofrenda de paz y valentía que no se doblegó ante la violencia, sino que buscó la luz de la verdad en el compromiso bautismal.
El culto
El culto a San Matías Kalemba se encuentra estrechamente vinculado a la memoria litúrgica de todos los mártires de Uganda, cuya fiesta solemne se celebra el tres de junio. Esta fecha conmemora el sacrificio heroico de aquellos que dieron su vida por amor a Cristo en la tierra ugandesa. La Iglesia universal reconoció la santidad de estos mártires mediante el acto solemne de canonización presidido por el papa Pablo Sexto en el año mil novecientos sesenta y cuatro.
San Matías Kalemba es venerado especialmente como patrono de Uganda, siendo un referente de identidad espiritual para todo el pueblo. Su legado trasciende las fronteras de su patria, invitando a los fieles a meditar sobre la gracia del bautismo y la responsabilidad de permanecer firmes en la fe. La devoción a este santo mártir se expresa en la gratitud por su entrega, recordando siempre que su sacrificio fue una semilla que permitió el florecimiento del Evangelio en tierras africanas. Los fieles acuden a su intercesión buscando fortaleza en la oración y un ejemplo vivo de fidelidad cristiana.
Preguntas frecuentes
Cuando se festegja San Matías Kalemba?
Su festividad se celebra el 30 de mayo, y también se le recuerda junto a los demás mártires ugandeses el 3 de junio.
De qué es patrono San Matías Kalemba?
San Matías Kalemba es patrono de Uganda y de la juventud católica africana.
En Kampala, Uganda, san Matías Kalemba, llamado Mulumba o el Fuerte, mártir, que, dejada la religión mahometana, recibió el bautismo en Cristo y, depuesto el cargo de juez, se comprometió en la difusión de la fe cristiana; por esto, bajo el rey Mwanga fue sometido a tortura y, privado de todo consuelo, entregó su espíritu a Dios. — Martirologio Romano