31 de enero
San Juan
Mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Il contesto di Menouthis e la traslazione
A Menouthis, situata a circa due miglia di distanza dalla località di Canopo, sorgeva un antico tempio dedicato alla dea Iside, che godeva di una fortissima venerazione nella zona circostante. Il tempio pagano di Iside fu distrutto per volontà dei cristiani, i quali edificarono al suo posto una nuova chiesa intitolata agli Evangelisti. Tuttavia, la costruzione della chiesa degli Evangelisti non si rivelò sufficiente a sradicare completamente l'antico culto e i residui del paganesimo ancora radicati a Menouthis. Per affrontare questa complessa situazione spirituale, San Cirillo di Alessandria decise di fondare un apposito santuario in onore dei santi Ciro e Giovanni proprio a Menouthis, con l'intento di estirpare definitivamente il paganesimo locale. San Cirillo ordinò quindi l'apertura della tomba dei santi e dispose che i loro corpi fossero trasportati a Menouthis attraverso una traslazione solenne, accompagnata da vari discorsi pronunciati dal vescovo che sono giunti integri fino all'epoca moderna. Nonostante questi sforzi, a metà del quinto secolo il santuario di Menouthis non aveva ancora raggiunto pienamente l'obiettivo prefissato di eliminare il paganesimo, rendendo necessari ulteriori interventi di carattere energico.
Il santuario e i prodigi
Nel sesto secolo la chiesa di Menouthis acquistò un'importanza di prim'ordine all'interno del mondo cristiano grazie alle numerose guarigioni prodigiose che vi si verificavano regolarmente. Il santuario di Menouthis divenne così uno dei luoghi di culto più celebri di tutto il mondo orientale, arrivando a fare diretta concorrenza al prestigioso santuario dei santi Cosma e Damiano situato a Costantinopoli. La tradizione riferisce che durante la notte i santi apparivano per indicare agli ammalati, distesi sul pavimento della basilica, i rimedi da seguire, che si rivelavano spesso curiosi o anodini. Va inoltre ricordato che agli eretici che accorrevano numerosi al santuario non venivano concesse grazie se prima non rientravano formalmente in piena comunione con la Chiesa cattolica. Nei primi anni del settimo secolo Sofronio di Gerusalemme, che era amico di Giovanni Mosco e di San Giovanni l'Elemosiniere, ottenne una miracolosa guarigione agli occhi proprio per intercessione dei due santi. Per profonda gratitudine verso i santi, Sofronio di Gerusalemme raccolse settanta miracoli operati presso il sepolcro di Menouthis, registrando scrupolosamente i nomi delle persone guarite e menzionando alcuni ex voto di ringraziamento, pur accettando spesso le testimonianze con estrema credulità. L'epoca precisa della definitiva rovina del santuario rimane a tutt'oggi ignota, sebbene essa avvenisse probabilmente in coincidenza con l'inizio della violenta invasione araba.
Le reliquie e il culto a Roma e Napoli
Il toponimo Abukir deriva direttamente dalla deformazione araba del nome di aba Ciro, a testimonianza dell'antico e radicato culto riservato ai martiri nel luogo che un tempo ospitava Menouthis. Le reliquie dei due martiri furono successivamente trasportate a Roma, dove vennero deposte all'interno di una chiesetta situata sulla via Portuense, sul lato destro del fiume Tevere. Nel corso del tempo, il nome originario della chiesa di San Ciro sulla via Portuense si trasformò linguisticamente per la devozione popolare da Abbaciro, inteso come abate Ciro, fino all'attuale denominazione di Santa Passera. La chiesa di Santa Passera fu un'importante meta di pellegrinaggi durante il Medioevo ed è puntualmente ricordata all'interno degli antichi Itinerari romani. Oltre a questo luogo di culto, altre quattro chiesette minori furono dedicate a Roma in onore dei santi Ciro e Giovanni. Attualmente le reliquie insigni dei santi Ciro e Giovanni sono custodite a Napoli nella chiesa del Gesù Nuovo, retta dai padri gesuiti.
Una vida entregada
La trayectoria de San Juan está marcada por un acto heroico de valentía cristiana en un contexto de intensa persecución. Durante el siglo cuarto, en el marco del imperio de Diocleciano, el santo se encontraba en Canopo cuando decidió interceder por cuatro mujeres que sufrían prisión a causa de su fe. Su compromiso con el prójimo, aun a riesgo de su propia seguridad, lo llevó a sufrir el arresto y, finalmente, el martirio mediante la decapitación. Este sacrificio no fue el final de su presencia en la comunidad cristiana, sino el comienzo de un legado que perduraría a través de los siglos.
Tras su muerte, el obispo Cirillo de Alejandría realizó el traslado de sus reliquias hacia Menouthis, asegurando que su memoria fuera venerada con la dignidad que corresponde a un testigo del Señor. Este cuidado por sus restos mortales permitió que su historia se entrelazara con la vida de muchas personas que, movidas por su ejemplo, buscaron su amparo. La figura de San Juan se consolidó como un símbolo de la resistencia pacífica y el amor al prójimo, valores que, incluso en los momentos más oscuros de la historia, logran iluminar el camino de quienes se mantienen fieles a sus convicciones religiosas.
El culto y la devoción
El culto a San Juan ha sido difundido a lo largo de la historia gracias a la recopilación de testimonios sobre su intercesión. Destaca especialmente la obra de Sofronio de Jerusalén, quien redactó un compendio de setenta milagros curativos atribuidos al santo. Estos relatos, que narran la recuperación de la salud física y espiritual, cimentaron una devoción profunda que se extendió desde Alejandría y Roma hasta alcanzar la ciudad de Nápoles. Precisamente en Nápoles, sus reliquias encontraron un hogar definitivo en la iglesia del Gesù Nuovo, lugar que se ha convertido en un centro de peregrinación para los devotos.
Por su estrecha vinculación con la sanación, San Juan es venerado como patrono de los sanadores, quienes encuentran en él un modelo de entrega y un intercesor ante Dios. Su fiesta, celebrada cada treinta y uno de enero según el Martirologio Romano, es un momento propicio para recordar que la enfermedad no es un obstáculo para experimentar la cercanía divina. La persistencia de su culto demuestra que el testimonio de un mártir sigue ofreciendo, todavía hoy, un alivio real y una guía segura para quienes atraviesan el dolor y la fragilidad de la existencia humana.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Juan?
La memoria liturgica dei santi Ciro e Giovanni si celebra il trentuno gennaio nel Martirologio Romano e presso le comunità di rito greco.
También en Alejandría, santos Ciro y Juan, mártires, que por su fe en Cristo, después de muchos tormentos fueron decapitados. — Martirologio Romano