16 de septiembre
San Juan Massias (Macias)
Dominico
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini in Spagna
Il testo si apre con una citazione sul carisma della carità e sull'appartenenza a Cristo e alla Chiesa, introdotta dalle riflessioni dell'autore Don Marco Grenci. San Giovanni Macías nacque a Ribera del Fresno in Spagna il 2 marzo 1585, inserendosi nel panorama del diciassettesimo secolo con una vita segnata fin dall'infanzia da profondi dolori familiari. Da bambino perse infatti i genitori, rimanendo orfano insieme a una sorella più piccola con cui visse gli anni dell'adolescenza e della giovinezza presso gli zii. Durante la giovinezza si dedicò alla pastorizia lavorando come pastore nelle terre della famiglia, prima di diventare garzone passando da una fattoria all'altra della regione. All'età di circa vent'anni viaggiò nella regione extremeña in cerca di occupazione, visitando località come Guadalcanar, Jerez e Siviglia per trovare sostentamento. Nel profondo del cuore nutriva un vivo desiderio di consacrarsi a Dio, ma le circostanze della vita lo portarono temporaneamente a occuparsi di mansioni umili e faticose. Per adempiere alle disposizioni e ai requisiti necessari per i suoi futuri passi, tornò al paese nativo nel 1613 per ritirare il certificato di Battesimo, documento fondamentale per la sua successiva svolta esistenziale. La sua personalità di tipico emigrato e immigrato va situata con attenzione all'interno dell'ambiente ispanico-peruviano del Seicento, un contesto complesso in cui maturò la decisione radicale di lasciare la terra d'origine per rispondere a una chiamata più alta.
La partenza per le Nuove Terre
Nel 1619 salpò per le Nuove Terre, affrontando un viaggio estenuante durato quattro mesi e mezzo per raggiungere l'America meridionale, all'epoca saldamente soggetta al re di Spagna, definito señor del mundo dal poeta Lope de Vega. Parti in età non giovanissima verso le lontananze americane, inseguendo inizialmente i sogni di conquista, ricchezza e potere che circolavano con insistenza in Europa e che richiamavano alla mente le celebri imprese dei conterranei Hernán Cortés, conquistatore del Messico, e Francisco Pizarro, padrone del Perù. Lo stesso Cortés era stato descritto come uno scadente alunno dell'università di Salamanca, mentre Francisco Pizarro veniva ricordato come illetterato, uomini le cui vicende leggendarie alimentavano l'immaginario collettivo dell'epoca. Tuttavia, la motivazione profonda che spinse il santo fu radicalmente diversa, poiché non partì dalla Spagna mosso da motivazioni di lavoro legate a maggiori aspirazioni economiche personali. Non faceva parte di compagnie di ventura e non era un indesiderato politico in fuga dall'Extremadura, né cercava gloria terrena per sé stesso. Lasciò la Spagna per lavorare onestamente e inviava parte dei risparmi alla sorella rimasta al paese in condizioni di povertà, mentre il resto del denaro guadagnato lo restituiva ai poveri peruviani e lo donava alla Chiesa locale dopo essere diventato domenicano. La sua migrazione fu determinata dalla risposta personale all'onere missionario dell'essere cristiano, desiderando ardentemente partecipare alla sorte dei fratelli più lontani scoperti nella carità di Cristo e della Chiesa. Emigrò con lo spirito arruolandosi nello stato religioso per evadere dal mondo e mettersi al servizio del prossimo, ponendosi al servizio altrui senza calcoli umani e rivelando l'energia autentica della virtù del Vangelo.
L'arrivo a Lima e il lavoro
Giovanni arrivò alla Città dei Re, Lima, dopo quasi cinque mesi di viaggio per mare e per terra, trovandosi immerso in una realtà complessa e segnata da forti disuguaglianze. Lavorò per un breve periodo presso un grossista di carne da macello, prestando servizio ancora sotto padrone come un vero emigrante, solo, sprovvisto di mezzi e di aiuti materiali, ma pronto ad affrontare fatiche quotidiane per guadagnare un salario migliore. Trovò occupazione in un mattatoio con buona paga, circostanza che gli permise di continuare a mandare aiuti concreti alla sorella che viveva poveramente in Spagna. A Lima scoprì la dura povertà della città fondata da Francisco Pizarro nel 1535, che nel frattempo era diventata la capitale di tutti i possedimenti spagnoli d'America, sede del viceré e della prestigiosa università di San Marco, il primo ateneo fondato nel Nuovo Mondo. Intorno ai palazzi sfarzosi e ai centri commerciali della capitale vicereale vi era tuttavia una vasta cintura di povertà, composta da peruviani, spagnoli e mulatti accomunati dallo stesso disperato bisogno. In questo stesso ambiente cittadino dedicava la sua esistenza il frate coadiutore domenicano Martino de Porres, figlio di una peruviana e di uno spagnolo, che operava nel convento di Nostra Signora del Rosario fondando ospedali e orfanotrofi e curando di persona gli infermi fino alla sua morte avvenuta nel 1639 a causa del tifo. San Giovanni Macías seppe guadagnare la simpatia universale esprimendo una benevolenza sincera verso i peruviani, operando in un clima di tensione sociale con grande libertà di spirito, in maniera concreta ed efficiente.
La vocazione domenicana
A trentasette anni decise definitivamente il proprio stato di vita, avvertendo con chiarezza la chiamata del Signore a una consacrazione totale. Scoprì la vocazione domenicana nel profondo desiderio di una maggiore unione a Dio a vantaggio spirituale e materiale dei fratelli. Entrò tra i Domenicani della Maddalena, nella Provincia di San Giovanni Battista, facendo il suo ingresso nel convento di Santa Maddalena come fratello coadiutore nel 1623 all'età di trentotto anni. Essendo stato accolto all'interno dell'Ordine in età non giovanissima e come ex salariato, gli fu affidata la mansione della portineria, un incarico apparentemente marginale che egli seppe trasformare nel centro pulsante della sua missione cristiana. Fece della portineria del convento della Maddalena l'approdo sicuro di mille miserie per ben vent'anni, accogliendo chiunque avesse bisogno di ascolto, conforto o pane. Dalla portineria ascoltava i poveri con pazienza infinita, faceva loro da saggio consigliere e suggeritore di speranze incrollabili, offrendo parole che risonavano come balsamo sui cuori feriti. Emise la professione religiosa nel 1623, suggellando la sua totale dedizione al Signore e ai fratelli all'interno della famiglia di San Domenico.
Il servizio nella portineria e la carità
Si dedicò sino alla morte all'esercizio eroico della carità, ricoprendo l'ufficio di portinaio del convento con uno spirito di servizio che meravigliava i confratelli e quanti lo accostavano. Si distinse mirabilmente nell'orazione incessante, nel consiglio illuminato e nel carisma della carità, promuovendo notevoli opere assistenziali che univano persone di classi sociali anche molto diverse tra loro. Dalla portineria si faceva coraggioso portavoce dei poveri presso i poteri pubblici della città, premendo e intervenendo con proposte e progetti concreti per alleviare le sofferenze degli ultimi. Promosse e creò una catena di soccorsi estesa fino a Quito, Bogotà e Cuzco, dimostrando una capacità organizzativa alimentata unicamente dall'amore cristiano. Lo zappatore venuto dalla Spagna scrisse in questo modo una storia profondamente diversa da quella celebrata dai conquistadores, fatta non di sottomissione ma di dono di sé. I peruviani lo sentivano veramente come un fratello, poiché i suoi interventi generosi cambiavano in meglio la vita quotidiana di moltissime persone indigenti. Con il suo umile grado nella gerarchia dell'Ordine riuscì a far nascere ospedali e orfanotrofi a Lima, Bogotà e Quito, salvando concretamente migliaia di diseredati dalla fame e dalla disperazione. Nel martirologio è ricordato come religioso dell'Ordine dei Predicatori che svolse umili mansioni quotidiane, curò poveri e malati con instancabile dedizione e recitò assiduamente il Rosario per i suffragio dei defunti.
L'insegnamento e la morte
Insegnava costantemente ai ricchi, che si recavano da lui alla portineria, a quale scopo cristiano dovesse servire il denaro accumulato, mostrando la via di un retto uso dei beni materiali. Centinaia di testi conservati nel Processo canonico, aperto appena tre anni dopo la morte, attestano la sua opera quotidiana e instancabile a favore degli indigenti di ogni ceto. San Giovanni Macías morì a Lima in Perù il 16 settembre 1645, concludendo un'esistenza spesa interamente per amore di Dio e del prossimo. Tre anni dopo la sua dipartita, un coro di voci peruviane raccontò nel processo le sue grandi conquiste come salvatore di poveri ed educatore illuminato dei ricchi. La sua eredità spirituale rimase viva nel tempo, manifestandosi anche attraverso prodigi straordinari riconosciuti dalla devozione popolare; infatti, la tradizione riferisce che il 23 gennaio 1949 compì una prodigiosa ultima ventura migratoria a Olivenza, soccorrendo misteriosamente i poveri privi del vitto quotidiano. La Chiesa ha riconosciuto la santità di questo umile frate attraverso solenni pronunce pontificie, elevandolo agli onori degli altari a beneficio di tutta la cristianità.
Glorificazione e culto
Il cammino di glorificazione ecclesiale del santo conobbe tappe fondamentali che ne diffusero il culto in tutto il mondo cattolico, unendo la Spagna e il Perù in un unico abbraccio di fede. Fu beatificato nel 1837 da papa Gregorio XVI insieme al suo caro amico Martino de Porres, suggellando una comunione spirituale nata tra le strade e i conventi di Lima. Successivamente, papa Paolo VI lo proclamò santo il 28 settembre 1975, elevandolo a modello universale di carità evangelica e di dedizione agli ultimi. Durante l'Angelus domenicale pronunciato in quel periodo, il pontefice Paolo VI pronunciò parole memorabili richiamando con forza lo slogan dell'Anno Santo secondo cui ogni uomo è mio fratello. Lo stesso papa Paolo VI sottolineò con particolare intensità la virtù della povertà nel Santo e il corretto rapporto che deve esistere tra l'uomo e i beni terreni, beni che non vanno idolatrati ma condivisi. Il corretto rapporto con i beni di questo mondo permette di allargare l'impegno da puramente egoista a profondamente sociale secondo l'insegnamento del pontefice, trasformando le ricchezze in strumenti di comunione. I beni terreni diventano così degni di essere cercati unicamente per una distribuzione fraterna che ne estenda il beneficio a quanti ne sono privi, creando una catena di solidarietà umana. Questa equa distribuzione dei beni crea un circuito virtuoso di interesse, simpatia e amore reciproco che viene chiamato propriamente carità. La carità non è altro che il riflesso religioso e divino nella vita materiale e sensibile dell'uomo, capace di dare senso pieno all'esistenza. Il pane spezzato e donato nel nome di Cristo realizza la più alta sublimazione dei beni terreni, trasformandoli in pegno di vita eterna. Il Postulatore della causa di canonizzazione è stato Tarcisio Piccari, il quale ha giustamente definito la sua esistenza come una vita segnata da due note principali: fu prima un emigrato in cerca di lavoro e poi divenne religioso consacrato a Dio.
Una vida de servicio
La trayectoria de San Juan Macias comenzó en Ribera del Fresno, España. En el año mil seiscientos diecinueve, movido por la necesidad de encontrar trabajo, tomó la decisión de emigrar desde su tierra natal hacia el Perú. Tras pasar un tiempo en Sevilla, se estableció finalmente en Lima, ciudad que se convertiría en el escenario de su santidad. En el año mil seiscientos veintitrés, ingresó en la Orden de los Dominicos, comenzando así una vida consagrada a la oración y al auxilio de los más desamparados.
Durante veinte años, San Juan Macias ejerció el oficio de portero en el convento de la Magdalena. Lejos de ser una tarea menor, este servicio le permitió estar en contacto directo con las penas y las necesidades del pueblo. Con una paciencia inagotable, transformó la puerta del convento en un refugio para los pobres y los enfermos. Su espíritu apostólico no conoció límites geográficos, pues impulsó importantes obras asistenciales que beneficiaron a numerosas personas en Lima, Quito, Bogotá y Cuzco. Su muerte, ocurrida en el año mil seiscientos cuarenta y cinco en la ciudad de Lima, marcó el final de una existencia entregada por entero a Dios y a los hermanos más humildes, dejando una estela de amor que perdura en la memoria de la Iglesia.
El culto y la veneración
La santidad de San Juan Macias fue reconocida oficialmente por la Iglesia en el año mil novecientos setenta y cinco, cuando fue canonizado por el Papa Pablo Sexto. Su figura es honrada especialmente como protector de los pobres y de los enfermos, reflejando así la prioridad absoluta que marcó su vida terrenal. La devoción hacia él se mantiene viva, recordándonos la importancia de la caridad activa y la atención a quienes sufren en la periferia de la sociedad.
Su memoria litúrgica se celebra el dieciséis de septiembre. Es importante destacar que, por una tradición particular de gran arraigo, la Orden de los Dominicos y la ciudad de Lima conmemoran su fiesta el dieciocho de septiembre, permitiendo así que los fieles renueven su compromiso con las enseñanzas de humildad y servicio que caracterizaron al santo. A través de los siglos, su ejemplo continúa inspirando a los fieles a buscar la presencia de Dios en el rostro de los necesitados.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Juan Massias?
La memoria liturgica si celebra il 16 settembre, mentre l'Ordine Domenicano e la città di Lima lo ricordano il 18 settembre.
Quali furono le tappe principali della sua vita religiosa?
Nato in Spagna nel 1585, emigrò in Perù nel 1619, entrò tra i Domenicani della Maddalena nel 1623 come fratello coadiutore e morì a Lima nel 1645.
En Lima en Perú, san Juan Macías, religioso de la Orden de los Predicadores, que desarrolló largamente las más humildes tareas, curó con celo a pobres y enfermos y recitó asiduamente la oración del Rosario por las almas de los difuntos. — Martirologio Romano