3 de septiembre
San Marino
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
L'arrivo a Rimini e l'opera di evangelizzazione
Nel venticinquesimo anno della seconda metà del terzo secolo, precisamente nel duecentosettantasette, due cristiani chiamati Marino e Leone giunsero a Rimini provenendo dall'isola dalmata di Arbe. Entrambi erano stati attratti dalla possibilità di lavorare come scalpellini. Oltre alla loro professione quotidiana, Marino si dedicava con fervore all'evangelizzazione e alla conversione dei cittadini di Rimini al cristianesimo. Il vescovo di Rimini, San Gaudenzio, volle ordinare Marino diacono come pubblico riconoscimento per la sua intensa attività di predicazione e per le numerose conversioni che aveva operato nella regione.
Il rifugio sul Monte Titano e le persecuzioni
Per sfuggire alle persecuzioni promosse dall'imperatore Diocleziano, Marino cercò rifugio nei boschi del Monte Titano, un territorio che conosceva approfonditamente e da cui era rimasto affascinato recandovisi frequentemente in cerca di pietre da scolpire. Una donna malvagia, descritta come indemoniata, lo accusò falsamente di essere suo marito e di praticare la religione cristiana. Rintracciatolo nel suo rifugio per ribadire le accuse, Marino reagì unicamente praticando il digiuno e la preghiera. A seguito delle sue invocazioni si verificò un prodigio: la donna cambiò improvvisamente atteggiamento, fece ritorno a Rimini e iniziò a lodare il santo.
La comunità e la donazione del monte
Secondo la tradizione, Marino e Leone si stabilirono insieme a una piccola comunità sulla cima del Monte Titano per evitare ulteriori traversie, provvedendo a delimitare la loro area di rifugio. In un secondo momento Leone lasciò la comunità per trasferirsi sul vicino Mons Feretrum, noto anche come Monte Feretrio e corrispondente all'attuale Montefeltro. Il terreno occupato da Marino era di proprietà di una donna chiamata Felicissima. Il figlio di quest'ultima, di nome Verissimo, si recò sul Monte Titano con la precisa intenzione di scacciare il santo. Marino affrontò tale ostilità unicamente mediante la preghiera rivolta a Dio. La preghiera fu immediatamente esaudita e Verissimo rimase improvvisamente paralizzato. A seguito di tale evento, donna Felicissima andò ad supplicare Marino chiedendo perdono per l'aggressione commessa dal figlio. Grazie all'intercessione della madre e alle suppliche del santo, Verissimo riacquistò completamente la salute. In segno di profonda gratitudine, Felicissima donò il terreno del Monte Titano a Marino.
Il Transito e il culto
San Marino morì nell'anno trecentosette sul territorio che gli era stato donato da Felicissima. Egli venne sepolto all'interno dell'edificio di culto dedicato a San Pietro che egli stesso aveva edificato con le proprie mani. Successivamente alla sua morte, avvenuta su quel monte che porta il suo nome, Marino fu elevato agli onori degli altari. La tradizione e il Martirologio lo ricordano fermamente come diacono e anacoreta, custode della fede e fondatore di una comunità libera e laboriosa.
La vita
Il cammino di San Marino ebbe inizio nell'isola di Arbe, in Dalmazia, da dove partì per raggiungere Rimini nel duecentocinquantasette. Lavorando come scalpellino, egli seppe coniugare la fatica quotidiana con una fervente opera di evangelizzazione, guidando molte anime alla conversione. Il suo impegno costante nella vita della Chiesa fu riconosciuto dal vescovo Gaudenzio di Rimini, che gli conferì l'ordine del diaconato. In un periodo segnato da forti persecuzioni, San Marino scelse di ritirarsi in solitudine sul Monte Titano, cercando nel silenzio della montagna un luogo dove poter contemplare Dio e vivere la sua vocazione di anacoreta.
La sua presenza sul Monte Titano non passò inosservata, attirando la stima e la benevolenza di chi ne riconosceva la santità. La donna Felicissima, in segno di devozione, volle donargli il territorio del Monte Titano, rendendo possibile il consolidamento della sua missione. Con umiltà e determinazione, San Marino fondò una comunità religiosa e innalzò una chiesa dedicata a San Pietro. Questo atto di fondazione non fu solo un gesto architettonico, ma l'inizio di una lunga storia di fede che avrebbe segnato profondamente il Montefeltro e le terre circostanti. Egli concluse il suo percorso terreno nell'anno trecentouno, lasciando un'eredità spirituale che ha superato i confini del tempo.
Il culto
Il culto verso San Marino è radicato nel tempo attraverso una venerazione immemorabile, che ne ha consacrato il ruolo di protettore e fondatore. La sua figura è indissolubilmente legata alla identità della Repubblica di San Marino, che lo onora come il suo patrono principale. La memoria del santo non è soltanto un atto di devozione religiosa, ma rappresenta il fondamento storico e civile di un intero Stato, sorto attorno a quel nucleo di preghiera e di lavoro che egli seppe creare sul Monte Titano.
Ancora oggi, la sua opera viene ricordata con profonda gratitudine, riconoscendo in lui l'uomo che ha saputo trasformare un rifugio solitario in una comunità dedita alla fede. La celebrazione liturgica, che avviene ogni anno, rinnova il legame tra la cittadinanza e colui che, attraverso il suo servizio di diacono e la sua vita di preghiera, ha plasmato l'anima di questa antica terra.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Marino?
San Marino si festeggia il tre settembre.
Di cosa è patrono San Marino?
San Marino è il patrono principale della Repubblica di San Marino.
En el monte Titano, cerca de Rímini, san Marino, diácono y anacoreta, que se cree que condujo al pueblo aún pagano a la luz del Evangelio y a la libertad de Cristo. — Martirologio Romano