Enciende una vela por quien amas — arde aquí durante 7 díasEnciende la tuya →

28 de julio

San Melchor García Sanpedro

Obispo y mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

L'infanzia e la giovinezza in Spagna

San Melchiorre García Sanpedro nacque a Cortes, villaggio della parrocchia di Santo Stefano di Cienfuegos, nella provincia di Oviedo, capitale delle Asturie in Spagna, il 29 aprile 1821. I suoi genitori erano nobili ma poveri. Erano molto attaccati alle pratiche religiose e imponevano la recita del Rosario prima di andare a dormire. Da bambino guidava la recita del Rosario, celebrava fittiziamente la Messa per i coetanei e distribuiva ai poveri l'elemosina ricevuta dai genitori. A dodici anni manifestò il desiderio di diventare sacerdote. Frequentò con sacrificio il ginnasio a Bàrzana, distante tre chilometri da Arrojo nel distretto di Quirós. La famiglia aveva stabilito la propria dimora ad Arrojo. Nel 1835 andò a studiare filosofia e teologia all'università di Oviedo. Nei primi due anni visse in una misera pensione e diede ripetizioni private. Non avendo abbastanza denaro per comprare i libri, se li faceva prestare dai compagni più generosi. La sua condizione economica migliorò nel 1842 quando fu nominato precettore del Collegio di San Giuseppe grazie alla sua esemplare condotta di vita. I condiscepoli lo definivano un uomo di orazione. Si confessava settimanalmente, faceva frequente comunione, partecipava quotidianamente alla Messa e recitava il rosario in ginocchio. Passava ore in adorazione davanti al Santissimo Sacramento e in preghiera davanti all'altare della Madonna. Non fu mai visto adirato con nessuno. Si guadagnava la stima e l'affetto di tutti grazie alle sue belle qualità e al tratto gentile. Amante del silenzio, era piuttosto taciturno e poco espansivo.

La vocazione e l'ingresso nei Domenicani

Quando lasciò il collegio di San Giuseppe per farsi domenicano, fu rimpianto perché considerato modesto, grave, affabile, studioso e devoto. Rispose al padre che lo rimproverava per l'abbandono della famiglia affermando di dover lavorare la parte di vigna destinatagli dal Signore. Anelava alle missioni nella speranza del martirio. Chiese a un amico nel collegio se avrebbe avuto la fortuna di salire i gradini di un patibolo e morire per la fede. I genitori avevano contratto debiti per sottrarlo al servizio militare e speravano in un suo ripensamento. Era stato proposto come sostituto per la cattedra di logica all'università. Una famiglia illustre si era offerta di procurargli un benefizio di patronato laico nello stesso distretto di Quirós. Respinse le lusinghe professionali, le lacrime della madre e le minacce del padre. Alcuni sacerdoti lo biasimarono per la sua decisione. Rassicurato dal direttore spirituale, decise di partire per il convento domenicano di Ocana incurante dell'opposizione. Prima di lasciare il mondo si recò in pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Alba. Nel momento della separazione il padre gli chiese perché li abbandonasse e se non potesse lavorare anche lì nella vigna del Signore. Rispose che sebbene si possa servire il Signore ovunque, doveva rispondere alla chiamata per una parte speciale della sua vigna. Rivestì l'abito dei Frati Predicatori nel 1845 a Ocana. Il maestro di noviziato lo considerava come un angelo per la sua mortificazione, obbedienza e sottomissione nonostante avesse già compiuto gli studi superiori. Fu ammesso alla professione solenne senza difficoltà nel 1846. Ricevette l'ordinazione sacerdotale nel 1847.

La partenza per le Filippine e l'arrivo nel Tonchino

Nel 1848 fu inviato nelle Filippine insieme a quattro confratelli. Giunto a Manila, fu sorpreso dalla decisione dei superiori di destinarlo all'insegnamento della filosofia nell'università di San Tommaso. Parlò al consiglio di Provincia per mantenere le sue aspirazioni all'apostolato e al martirio. Il consiglio accolse il suo desiderio di predicare il Vangelo nel Tonchino Orientale. Viaggiò sotto la guida del Vicario Apostolico Monsignor Girolamo Hermosilla, futuro martire morto il 1 novembre 1861. Altri futuri martiri del gruppo erano Monsignor Valentino Berrio-Ochoa, Padre Pietro Almató e il catechista Giuseppe Khang. All'età di ventotto anni e in buona salute, incontrò serie difficoltà nello studio del tonchinese a causa della scarsa memoria. Poco dopo il suo arrivo a Doung-Xuyèn, fu decretata l'erezione del Vicariato Apostolico del Tonchino Centrale. Il vicariato dipendeva da Monsignor Domenico Marti. Melchiorre fu assegnato come coadiutore con diritto di successione a Monsignor Domenico Marti. Giuseppe Diaz Sanjurjo morì il 20 luglio 1857. Giuseppe Diaz Sanjurjo era rettore del seminario indigeno di Cao-Xà. Padre Sampedro prese il posto di Giuseppe Diaz Sanjurjo come rettore del seminario. Padre Sampedro diede una splendida prova delle sue qualità. Il direttore spirituale di Padre Sampedro era Monsignor Ilario Alcàzar, coadiutore di Monsignor Hermosilla. Monsignor Ilario Alcàzar inviò alla Congregazione di Propaganda Fide la relazione del martirio di Giuseppe Diaz Sanjurjo.

La vita ascetica e il ministero episcopale

Padre Sampedro aveva un grande amore alla mortificazione e alla preghiera. Ai lunghi digiuni prescritti dalla regola, Padre Sampedro ne aggiungeva degli altri con sanguinose flagellazioni. Il confessore limitò i digiuni e le flagellazioni di Padre Sampedro per riguardo alla salute. Padre Sampedro portava il cilicio nonostante il gran caldo del Tonchino. Padre Sampedro usava sempre indumenti di lana. Padre Sampedro soffriva abitualmente d'insonnia. Padre Sampedro concedeva pochissimo tempo al riposo per attendere alla predicazione del Vangelo, alle confessioni e alla preghiera. Padre Sampedro recitava tutti i giorni il rosario intero. Padre Sampedro si professava un miserabile peccatore nella sua umiltà. Padre Sampedro si meravigliava che Dio non lo castigasse per le sue ingratitudini. I superiori nominarono Padre Sampedro Vicario Provinciale nel 1852. Durante il suo incarico di Vicario Provinciale, Padre Sampedro fece stampare libri e opuscoli da diffondere anche tra gli infedeli. Si deve allo zelo di Padre Sampedro la conversione di un villaggio di cinquecento persone vicino a Cao-Xà. Si deve allo zelo di Padre Sampedro la predicazione della fede in altri tre o quattro villaggi circonvicini. Nell'ultimo anno di vita Padre Sampedro ebbe vomiti di sangue, forse dovuti allo sforzo nella proclamazione della parola di Dio. Monsignor Sanjurjo ottenne da Pio IX la facoltà di eleggersi un coadiutore con diritto di successione a causa della difficoltà di provvedere al bene spirituale dei fedeli del Tonchino Centrale e dell'incombente persecuzione del re Tu-Dùc. Monsignor Sanjurjo scelse Padre Sampedro come coadiutore nel 1855. Monsignor Sanjurjo ordinò vescovo Padre Sampedro a Bùi-Chu. L'ordinazione episcopale avvenne alla presenza di una moltitudine di fedeli e di autorità civili e religiose. Per oltre due anni il neo-eletto vescovo poté visitare le cristianità ed esercitare il ministero solo di notte. Era stato promesso un premio vistoso a chi avesse fatto imprigionare il vescovo.

La persecuzione e l'arresto

La persecuzione si susseguì tra bonaccia e tormenta per alcuni anni, finché nel 1857 si fece implacabile e continuò senza interruzione fino al 1862. I martiri furono uccisi durante la persecuzione scatenata contro i cristiani dal re Tu-Dùc nel 1883. Durante i periodi di calma i cristiani vivevano con un certo sollievo e i sacerdoti lavoravano con sufficiente libertà. I missionari europei dovevano essere cauti durante i periodi di calma per non cadere nelle mani dei mandarini. A chi scopriva un missionario europeo venivano regalate 300 once d'argento. Quando Monsignor Sanjurjo cadde nelle mani dei persecutori nel 1857, Monsignor Sampedro mandò un messo al Procuratore della Missione in Cina. Il messo fu inviato a informare gli ambasciatori di Francia e Spagna sulle precarie condizioni dei cattolici nel Tonchino e a supplicarli di ristabilire la pace. Navi francesi e spagnole furono inviate nelle acque del Tonchino, ma giunsero quando Monsignor Sanjurjo era già morto. Alla vista delle navi straniere, i mandarini s'inferocirono ancora di più ordinando di abbattere chiese e case dei missionari. Prevedendo prossima la propria fine, Monsignor Sampedro ottenne da Pio IX la facoltà di eleggersi un coadiutore con diritto di successione nella persona di Padre Valentino Berrio-Ochoa. Padre Valentino Berrio-Ochoa era giunto da tre mesi nella missione. Monsignor Sampedro ordinò vescovo Padre Valentino Berrio-Ochoa nel 1858 nella casa di un buon cristiano anziché in chiesa. Meno di un mese dopo, Monsignor Sampedro fu fatto prigioniero a Kièn-Lao nella notte tra il 7 e l'8 luglio 1858, mentre fuggiva per fiumi e per campi. Monsignor Sampedro bramava tanto la gloria del martirio che si sarebbe consegnato spontaneamente se il coadiutore non lo avesse dissuaso. Il santo fu sottoposto a una strettissima prigionia a causa di Cristo.

Il martirio e la glorificazione

Monsignor Sampedro fu condannato a morte a motivo dell'irremovibile fermezza nel professare la fede cattolica e per averla predicata tra il popolo per nove anni. Il santo era un vescovo e apparteneva all'Ordine dei Predicatori. Il santo è morto come martire. Il santo fu fatto a pezzi per ordine dell'imperatore Tự Đức. Il mandarino generale ordinò che, prima della decapitazione, fossero tagliate gambe e braccia all'imputato. Monsignor Sampedro era accusato anche di avere chiamato una nave straniera e di essere stato il capo dei ribelli al re. Il 28 luglio 1858 Monsignor Sampedro fu condotto al luogo del martirio legato con una grossa catena. La scorta al martirio era composta da una ventina di carnefici con la spada sguainata. Il santo si recò al luogo del martirio sereno, recitando il breviario. Il santo si lasciò spogliare e legare mani e piedi a pali solidamente conficcati nel terreno in modo da avere il corpo ben teso. L'ordine dell'esecuzione capitale fu dato dal mandarino dall'alto di un elefante. Il martire invocò continuamente il nome di Gesù durante l'esecuzione. Il carnefice amputò gli arti a Monsignor Sampedro con un'ascia senza taglio. Ci vollero dodici colpi per troncare una gamba a Monsignor Sampedro. Ci vollero quindici colpi per mozzare la testa a Monsignor Sampedro. Gli arti e il tronco privo di viscere del giustiziato furono gettati in una fossa. La fossa fu ricoperta di terra e fatta calpestare da un elefante. La testa di Monsignor Sampedro fu esposta per due giorni alla porta meridionale della città. La testa fu infine frantumata e gettata nel mare. Il martirio ha avuto luogo nella città di Nam Định nel Tonchino, nell'attuale Vietnam, e il martirio è avvenuto il 28 luglio 1858. Le reliquie del santo sono venerate nella cattedrale di Oviedo in Spagna. Melchiorre fu beatificato da Pio XII il 29 aprile 1951. Giovanni Paolo II ha canonizzato il santo il 19 giugno 1988 insieme ad altri 116 martiri del Vietnam.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Melchiorre García Sanpedro?

La ricorrenza liturgica di San Melchiorre García Sanpedro si celebra il 28 luglio.

Di cosa è patrono San Melchiorre García Sanpedro?

Nei dati storici forniti non viene menzionato alcun patronato specifico.

En la ciudad de Nam Định en Tonkín, ahora Vietnam, san Melchor García Sanpedro, obispo de la Orden de los Predicadores y mártir, que, puesto por Cristo bajo estrechísima prisión, fue hecho pedazos por orden del emperador Tự Đức. — Martirologio Romano