19 de noviembre
San Narsete (Nerses) I el Parto
Katholicos de los Armenios
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini, giovinezza e vocazione
San Narsete nacque in Armenia intorno al 330, erede di una stirpe di insigne santità e nobiltà. Il padre di Narsete si chiamava Athanagines ed era figlio di san Iusik, mentre la madre si chiamava Bambish ed era figlia del re armeno Tiran. Discendeva direttamente dalla famiglia di san Gregorio Illuminatore, legando fin dalla nascita il proprio destino a quello della Chiesa armena. Narsete ricevette un'educazione corrispondente al suo stato principesco, frequentando le scuole elleniche di Cesarea per affinare la sua preparazione intellettuale e spirituale. In giovinezza, Narsete sposò Sahaktucht, figlia del principe Vardan Mamikonian, e da questa unione nacque un figlio di nome Sahak, che sarebbe diventato il futuro grande Katholicos santo. Tuttavia, dopo tre anni di matrimonio la moglie di Narsete morì, chiudendo una stagione della sua vita e aprendone una nuova votata al raccoglimento. Dopo la morte della moglie Narsete ritornò in patria, dove fu assunto dal re come suo camerlengo.
Nel 350 Arshak, figlio di Tiran, succedette al padre sul trono del regno armeno. Arshak cominciò a ristabilire l'ordine fra i principi, affidando a ciascuno il proprio ufficio e posto di successione, poiché Tiran aveva usurpato tutti i diritti dei principi. I principi chiesero al re di ristabilire alla sede katholicossale un discendente della famiglia di san Gregorio, com'era consuetudine da generazioni. Il re acconsentì alla proposta e scelse il camerlengo reale Narsete, agendo d'accordo con i principi e con il popolo. Lo storico Fausto descrive Narsete come alto di statura, di bellezza eccezionale, timoroso di Dio, osservante dei precetti divini, sapiente, modesto, caritatevole, misericordioso, casto, sobrio nella vita coniugale ed esemplare nel servizio militare. Nonostante le lodi e il consenso generale, saputo dell'acclamazione e del beneplacito, Narsete rifiutò l'elezione per profonda umiltà. Per convincerli, Narsete cominciò ad accusarsi di peccati che non aveva mai commesso, ma il popolo si assunse tutta la responsabilità di quei peccati, rimanendo incredulo di fronte alla sua ritrosia. Visto il persistere del rifiuto, il re prese la spada dalle mani di Narsete e gli tagliò la chioma per troncare la questione e piegare la sua resistenza. I vescovi armeni si radunarono quindi in un sinodo su invito del re per eleggere canonicamente Narsete Katholicos dell'Armenia.
La consacrazione e il primo governo pastorale
Narsete fu inviato a Cesarea per l'ordinazione sacerdotale e la consacrazione episcopale, accompagnato da otto principi e da una parata militare, secondo la consuetudine osservata dai tempi di san Gregorio. Fausto afferma che a Cesarea Narsete fu consacrato dal metropolita Eusebio. L'analisi dei dati storici colloca la data di tale consacrazione nel 353. Secondo la Series Episcoporum di Gams, il metropolita di Cesarea all'epoca era Dianeo, in carica dal 341 al 362. Un documento armeno antico che riporta la serie dei vescovi di Cesarea attesta invece per Eusebio che consacrò Nerses e rimase sulla sede per diciannove anni. La data della morte di Eusebio è nota ed è il 370, mentre l'inizio della carriera di Eusebio, secondo lo stesso documento antico, dovrebbe essere l'anno 352. Tutti questi dati convergono e confermano l'anno 353 come data certa della consacrazione di Narsete.
Dopo il ritorno alla sua sede episcopale, Narsete convocò un sinodo di cui ci è pervenuto un riassunto conservato da Fausto. Durante questo periodo di fervore, Narsete ordinò la costruzione di ospedali e di ospizi per i lebbrosi e per tutti i poveri della città, stabilendo che i bisognosi fossero ricoverati e mantenuti direttamente dalla carità dei fedeli. Narsete vietò sotto severe pene l'usanza superstiziosa di piangere i morti secondo i riti pagani, decretando leggi mirate a regolare il matrimonio cristiano e la vita coniugale. Il pastore inflisse pene rigorose contro tutti i vizi e i delitti, mentre esortava il re, i principi e le autorità ad essere miti verso i sudditi e a non gravarli di tasse eccessive. Ai sudditi, specularmente, Narsete ordinò di rendere perfetta obbedienza e fedeltà alle autorità costituite. Per il bene della gioventù e del clero, Narsete istituì in diversi luoghi scuole di lingua greca e siriaca.
Fausto loda l'ordine e la prosperità della Chiesa armena ai tempi di Narsete. Le chiese godevano della pace, i vescovi erano circondati di rispetto in tutta l'Armenia, gli edifici sacri erano colme di pompa e di magnificenza, e il clero aumentava costantemente di numero. Narsete stesso provvedeva a costruire in tutto il paese nuove chiese e monasteri per i monaci. La sua carità si manifestava nella liberazione di molti dalla schiavitù e nel sostegno concreto alle vedove e agli orfani. Narsete ogni giorno ospitava molti poveri alla sua tavola e accettava nel suo palazzo chiunque venisse a chiedere aiuto, nonostante avesse già istituito gli appositi ospizi. Con le sue stesse mani, Narsete lavava, ungeva e distribuiva personalmente il cibo a chi chiedeva aiuto. Con l'istituzione degli ospizi e dei lebbrosari iniziò in Armenia quell'opera sociale continuata nei secoli seguenti dalla Chiesa armena. Tutti i fedeli furono invitati ad aiutare queste opere, e furono emanati canoni penali che infliggevano come pena l'aiuto in denaro o in lavoro a questi medesimi ospizi. L'organizzazione fondata da Narsete rappresenta una delle prime iniziative del genere nella storia della carità organizzata.
Missioni diplomatiche e il conflitto con il re
Come capo della Chiesa armena, Narsete svolgeva compiti di grande rilievo nella vita civile e politica del regno, tra cui la responsabilità del tribunale. In virtù di tale autorevolezza, il re mandò Narsete alla corte di Bisanzio per trattare con l'imperatore. La prima missione di Narsete avvenne nel 354 presso l'imperatore Costanzo II. Durante la missione del 354, Narsete stipulò un trattato di alleanza con l'imperatore Costanzo II. Al termine delle trattative, Narsete ritornò in patria portando con sé i due nipoti del re Arshak, che erano stati trattenuti come ostaggi presso la corte imperiale. Inoltre, Narsete condusse in patria Olimpia, figlia di un prefetto dei pretoriani, destinata a diventare sposa del re Arshak.
La collaborazione tra Narsete e il re Arshak non durò a lungo a causa del comportamento del sovrano, dedito unicamente ai propri interessi e sordo alle ammonizioni del vescovo. Il motivo fondamentale e decisivo della rottura definitiva tra Narsete e Arshak fu l'uccisione di Gnel, nipote del re, avvenuta nel 359. Narsete aveva esortato con forza il sovrano a desistere dal crimine, ma il re Arshak non solo non ritirò l'ordine dell'uccisione di Gnel, ma prese anche la moglie della vittima per sé. A seguito di questo grave delitto, il vescovo Narsete scomunicò il re e si ritirò dal suo ufficio pastorale. Arshak cercò di sostituirlo eleggendo Ciunak e invitando i vescovi armeni a consacrarlo. Soltanto due vescovi accettarono l'invito di Arshak a consacrare Ciunak, il quale non ebbe alcuna giurisdizione ecclesiastica e si accontentò di accompagnare il re, senza essere preso in alcun modo in considerazione dai vescovi armeni. Per garantire la continuità spirituale, i vescovi armeni affidarono l'ufficio di Narsete a Iussik. Successivamente, Iussik rappresentò la Chiesa armena nel sinodo di Antiochia del 364, figurando tra i firmatari della lettera sinodale indirizzata all'imperatore Gioviano, come attesta Socrate nella sua Historia Ecclesiastica. Il ritiro di Narsete nei suoi possedimenti ad Ashtishat durò per tutto il periodo del regno di Arshak.
Il ritorno, i sinodi e il martirio
Verso il 367, su invito dei principi armeni che resistevano all'invasione persiana, Narsete accettò di nuovo l'incarico vescovile. I principi armeni che invitarono Narsete a riprendere l'incarico stavano resistendo all'invasione del re sassanide Shapuh, il quale aveva fatto prigioniero il re Arshak. Per consolidare le difese e le alleanze, Narsete tornò a Costantinopoli per stringere amicizia con l'imperatore Valentiniano I, che regnò dal 364 al 375. Durante il soggiorno a Costantinopoli, Narsete fece incoronare re d'Armenia Pap, figlio di Arshak. L'imperatore Valentiniano I accettò la proposta di Narsete e si impegnò ad aiutare attivamente il nuovo re Pap. Tornato in patria dopo la missione, Narsete portò aiuti militari preziosi, potendo così assistere alla battaglia di Zirav, in cui gli armeni riportarono una decisiva vittoria. Dopo la vittoria di Zirav, il re Pap poté stabilirsi saldamente sul suo trono. Ripreso il suo ufficio, Narsete si dedicò interamente alla cura pastorale del popolo. Narsete partecipò inoltre ai sinodi provinciali di Cesarea. Nel 372 il nome di Narsete compare, insieme a quello di altri due vescovi armeni, nella lettera del sinodo di Cesarea presieduto da San Basilio, come testimonia l'epistola novantadue dello stesso Basilio.
Tuttavia, il re Pap, analogamente a suo padre, non voleva ascoltare le ammonizioni morali di Narsete. Risentito dei rimproveri ricevuti, il re Pap fece avvelenare Narsete durante una festa a cui lo aveva invitato con il pretesto ingannevole di volersi riappacificare. Narsete morì nel 373 dopo essere ritornato al suo palazzo, circondato dai suoi amici e discepoli che ne raccolsero gli ultimi respiri. Gli storiografi moderni non concordano circa l'uccisione di Narsete da parte del re armeno, ma il contemporaneo Fausto asserisce apertamente l'uccisione di Narsete da parte del re, e non vi sono motivi storici seri per negarla. Vanno invece respinte altre ipotesi prive di fondamento: l'esilio di Narsete da parte dell'imperatore Valentiniano, a seguito di una presunta discussione teologica sull'arianesimo, non è accettato dagli storici, così come la presunta partecipazione di Narsete al concilio di Costantinopoli nel 381, confutata dal fatto che la sua morte è saldamente fissata al 373. La partecipazione di Narsete al concilio di Costantinopoli nel 381 non è accettata in quanto la sua morte è fissata al 373.
La sepoltura, le reliquie e il culto
Narsete fu sepolto a Thil, nella chiesa del villaggio di Erzerum. A Thil erano già stati sepolti tutti i santi antenati di Narsete, riunendo così le spoglie del pastore a quelle della sua illustre stirpe. La tomba di Narsete fu meta ininterrotta di pellegrinaggio fino all'invasione araba del settimo secolo. Durante l'invasione araba del settimo secolo la chiesa fu distrutta e ci si curò meno della tomba del santo fino al tredicesimo secolo. Nel 1272, in seguito a una visione, furono ritrovate le reliquie di Narsete. Nel 1272 il vescovo della diocesi, Sarkis, ordinò di costruire sul posto del ritrovamento una chiesa dedicata a Narsete. La chiesa costruita da Sarkis divenne da allora in poi la cattedrale della sede vescovile, rinnovando il vincolo di fede della comunità cristiana. La Chiesa armena celebra la festa di Narsete nella settimana della quarta domenica dopo Pentecoste, rinnovando ogni anno la memoria di un padre che ha guidato e santificato la sua Chiesa.
Una vida dedicada al servicio
La trayectoria de San Narsete I se inscribe en un periodo de grandes desafíos para la cristiandad en Armenia. Tras su elección como Katholicos en el año trescientos cincuenta y tres, su ministerio no se limitó a la administración eclesiástica, sino que se expandió hacia la construcción de una red asistencial sin precedentes. Consciente de las necesidades de los más vulnerables, instituyó hospitales y hospicios dedicados a los leprosos, transformando la presencia de la Iglesia en un refugio tangible para el dolor humano. Además de su labor caritativa, fomentó la formación intelectual mediante la apertura de escuelas especializadas en las lenguas griega y siriaca, entendiendo que la cultura era también un camino para fortalecer la fe de su comunidad.
Su integridad se puso a prueba en múltiples ocasiones durante sus misiones diplomáticas ante los emperadores Costanzo II y Valentiniano I, donde actuó como un firme representante de su nación. Su sentido de la justicia fue absoluto; al punto de llegar a excomulgar al rey Arshak como respuesta al asesinato de su sobrino, el joven Gnel, demostrando que la ley de Dios estaba por encima de cualquier poder terrenal. Esta firmeza, sin embargo, le granjeó enemistades dentro de la corte. Su vida terrenal terminó de manera trágica en el año trescientos setenta y tres, en Armenia, al morir envenenado en un banquete organizado por el rey Pap. Su muerte, paradójicamente, selló su testimonio como un pastor que nunca abandonó a su rebaño, ni siquiera ante la amenaza de la muerte, consolidando su memoria en el corazón de la Iglesia armenia como un guía valiente y compasivo.
El recuerdo de su memoria
La figura de San Narsete I es objeto de una profunda veneración dentro de la tradición armenia, que honra su memoria como uno de los pilares de su historia espiritual. Su culto no se fundamenta en un decreto externo, sino en el reconocimiento natural de un pueblo que vio en él a un padre y protector. La Iglesia armenia mantiene vivo su recuerdo a través de una celebración litúrgica que tiene lugar en la semana de la cuarta domingo después de Pentecostés, un momento en el que se elevan plegarias agradeciendo el don de su vida y su sacrificio.
Aunque su paso por la tierra terminó de forma abrupta en el lugar de Thil, su influencia perdura en la estructura y el espíritu de servicio que caracterizaron su gestión. La sobriedad de su vida y la claridad de su enseñanza continúan siendo un referente para los fieles. Al recordar a este santo obispo, los creyentes no solo conmemoran su valentía ante los poderosos, sino sobre todo su amor preferencial por los enfermos y los desamparados, virtudes que lo definieron durante todo el cuarto siglo y que siguen inspirando la labor caritativa de la Iglesia en la actualidad.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Narsete I il Parto?
La Chiesa armena celebra la festa di san Narsete nella settimana della quarta domenica dopo Pentecoste, mentre la ricorrenza liturgica generale è fissata al 19 novembre.