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29 de junio

San Paolo

Apóstol

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Le origini a Tarso e la formazione giudaica

San Paolo nacque probabilmente tra il 5 e il 10 dopo Cristo a Tarso, nella Cilicia, situata nell'odierna Turchia meridionale presso i confini con la Siria. Nel primo secolo Tarso era una città cosmopolita abitata da greci, anatolici, ellenizzati, romani e da una nutrita colonia giudaica. Il padre di Paolo apparteneva proprio a questa comunità giudaica e svolgeva l'attività di commerciante di tende. La famiglia di Paolo e tutti gli abitanti di Tarso godevano della cittadinanza romana, un privilegio che era stato riconosciuto in precedenza dal triumviro Marc'Antonio e poi dall'imperatore Augusto. Come molti ebrei del tempo, portava due nomi: il nome ebraico Saul, che significa implorato a Dio, e il nome latino o greco Paulus. Il nome Paulus alludeva probabilmente alla sua bassa statura, sebbene sarebbe poi divenuto il suo unico nome quando iniziò la predicazione in Occidente. Fin dalla giovinezza, grazie al contesto cittadino, conobbe la cultura ellenistica e imparò il greco a Tarso. La sua educazione fondamentale rimase tuttavia giudaica, e il suo ragionamento e la sua esegesi biblica conservarono sempre l'impronta profonda della scuola rabbinica. Da giovane fu inviato a Gerusalemme, dove divenne allievo di Gamaliele, il maestro più famoso e saggio del mondo ebraico dell'epoca. In quel periodo a Gerusalemme conobbe i cristiani, considerati allora come una setta pericolosa all'interno del giudaismo da estirpare con ogni mezzo.

La persecuzione della Chiesa e la folgorazione sulla via di Damasco

Paolo descrisse se stesso come un uomo circonciso l'ottavo giorno, appartenente alla stirpe d'Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da ebrei, fariseo quanto alla legge, zelante persecutore della Chiesa e irreprensibile quanto alla giustizia derivante dall'osservanza della legge. Verso l'anno 20, terminati gli studi a Gerusalemme, Saulo tornò a Tarso, trovandosi presumibilmente nella sua città natale durante la predicazione pubblica di Gesù. Secondo gli Atti degli Apostoli, fece ritorno a Gerusalemme una decina d'anni dopo, certamente dopo la Passione di Cristo, assistendo in qualità di testimone al martirio del protomartire santo Stefano, diacono di Gerusalemme. Pur non partecipando direttamente alla lapidazione, approvò l'uccisione del giovane cristiano e custodiva i mantelli dei carnefici. Negli scritti neotestamentari è descritto come un accanito persecutore dei cristiani e fiero sostenitore delle tradizioni dei padri, al punto che il suo nome veniva pronunciato con terrore dai credenti. Scovava i cristiani nei loro rifugi, li gettava in prigione e testimoniò contro di essi, e il suo cieco fanatismo religioso costrinse molti di loro a fuggire da Gerusalemme verso Damasco. Cavalcò quindi verso Damasco a cavallo, accompagnato da un drappello di armigeri e con il pieno consenso del Sinedrio, con l'intento di perseguitare i seguaci di Cristo anche in quella città. Sulla strada per Damasco il Signore si rivelò a lui in modo inatteso: una luce proveniente dal cielo lo avvolse all'improvviso, facendolo cadere da cavallo. Udì una voce che gli chiedeva per quale motivo lo stesse perseguitando, e quando chiese chi fosse il Signore, la voce rispose di essere Gesù, colui che egli stava perseguitando. La voce celeste gli ordinò di alzarsi e di entrare nella città, dove gli sarebbe stato indicato il da farsi. Gli uomini che l'accompagnavano rimasero ammutoliti avendolo visto cadere e forse videro il chiarore senza però comprenderne il significato. Rimasto senza vista, Paolo fu accompagnato a Damasco brancolando e dimorò nella città per tre giorni in attesa, digiuno e profondamente sconvolto. In quei giorni conobbe la piccola comunità cristiana locale che originariamente avrebbe dovuto imprigionare. Al terzo giorno si presentò il capo dei cristiani, Anania, spinto da una rivelazione parallela, il quale gli disse di essere stato mandato dal Signore Gesù per fargli riacquistare la vista e riempirlo di Spirito Santo. Anania gli impose le mani guarendolo miracolosamente e lo battezzò. Rimasto qualche giorno a Damasco, Paolo si presentò coraggiosamente nella sinagoga testimoniando l'accaduto; la comunità cristiana gioì immensamente, mentre quella ebraica rimase sconcertata pensando che avesse perso la ragione. Anania gli riferì che l'Iddio dei padri lo aveva predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere Cristo, ad ascoltarne le parole e a essergli testimonio presso tutti gli uomini. In quel preciso momento nacque Paolo, l'apostolo delle Genti.

Il ritiro nel deserto e i primi contatti con gli Apostoli

Dopo la conversione, Paolo decise di ritirarsi nel deserto per fare ordine nei propri pensieri e meditare sul grande dono ricevuto, trascorrendo tre anni di assoluto raccoglimento. Nella seconda lettera ai Corinzi, Paolo racconta di essere stato rapito fino al terzo cielo e in Paradiso quattordici anni prima, un'esperienza straordinaria durante la quale udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. Poiché non era vissuto con Gesù come gli Apostoli e non aveva ricevuto gradatamente la formazione necessaria al ministero, il Maestro suppliva a tale mancanza con interventi straordinari come la folgorazione sulla via di Damasco e il viaggio in Paradiso, senza il quale non avrebbe potuto operare e insegnare nel modo in cui fece. Confortato dalla luce divina e concluso il periodo di ritiro, Paolo ritornò a Damasco per predicare con entusiasmo. Tale predicazione suscitò tuttavia l'ira dei pagani che lo consideravano un rinnegato e tentarono di ucciderlo. Intorno all'anno 39 fu costretto a fuggire da Damasco calandosi di notte in una cesta dalle mura della città con l'aiuto di alcuni cristiani. Si rifugiò quindi a Gerusalemme, fermandovisi per circa quindici giorni, durante i quali incontrò Pietro, capo degli Apostoli, e Giacomo, ai quali espose la sua nuova vita. Gli Apostoli compresero Paolo e trascorsero con lui ore quotidiane parlandogli di Gesù. La comunità cristiana di Gerusalemme appariva tuttavia diffidente a causa della sua precedente accanita persecuzione, ma i dubbi furono dissipati grazie alla garanzia di Barnaba, un ex levita di grande autorità. Durante i quindici giorni trascorsi a Gerusalemme, Paolo cercò di fare qualche conversione, ma la sua attività missionaria indispettì i giudei e impensierì i cristiani stessi. Non sentendosi a suo agio nella città, Paolo si recò prima a Cesarea e poi tornò a Tarso in Cilicia, sua città natale, dove riprese il mestiere di tessitore. Tra il trentanove e il quarantatré non vi sono notizie certe sulla sua attività. Nel quarantatré Barnaba, inviato dagli apostoli a organizzare la comunità cristiana di Antiochia, passò da Tarso per invitare Paolo, il quale lo seguì. Ad Antiochia Paolo abbandonò per sempre il nome di Saulo e si convinse fermamente che la sua missione non era rivolta ai giudei ma agli altri popoli chiamati gentili. Proprio ad Antiochia i discepoli di Cristo furono denominati per la prima volta cristiani.

I viaggi missionari e il Concilio di Gerusalemme

Alla fine dell'anno quarantatré, Paolo e Barnaba tornarono a Gerusalemme per portare un aiuto economico alla comunità e, al ritorno ad Antiochia, condussero con loro il giovane Giovanni Marco, figlio della vedova Maria, padrona di casa che ospitava gli Apostoli a Gerusalemme, nipote di Barnaba e futuro evangelista. Nel quarantacinque Barnaba e Paolo decisero di intraprendere un viaggio missionario in altre regioni, partendo per Cipro, l'isola d'origine di Barnaba, dove Paolo ebbe un diverbio con il mago Elimas. Da Cipro i tre fecero ritorno in Asia Minore toccando varie cittadine, tra cui Perge nell'Anatolia, dove avvenne la fuga di Marco. Giovanni Marco, spaventato dalle difficoltà del lungo viaggio, lasciò infatti Paolo e Barnaba per tornarsene a Gerusalemme. Paolo e Barnaba proseguirono il viaggio e a Listra Paolo guarì uno storpio; gli abitanti del luogo scambiarono i due apostoli per Giove e Mercurio, volendo offrire loro un sacrificio. Tornati ad Antiochia soddisfatti, trovarono tuttavia la comunità in agitazione poiché alcuni cristiani provenienti da Gerusalemme avevano messo in discussione l'efficacia del battesimo cristiano senza la prescritta circoncisione ebraica. Per chiarire l'argomento, Paolo e Barnaba si recarono a Gerusalemme dagli Apostoli in quello che fu definito il primo Concilio della Chiesa. Durante l'assemblea Pietro ribadì che la salvezza proviene dalla Grazia del Signore Gesù senza discriminazioni tra ebrei e non ebrei, mentre Paolo illustrò i risultati ottenuti tra i gentili e si dichiarò favorevole alla non obbligatorietà della legge mosaica. Molti cristiani, per lo più ex farisei, volevano invece mantenere la circoncisione, l'astensione dalle carni impure e la separazione dai pagani. L'apostolo Giacomo formulò allora una proposta, accettata da tutti, di non imporre la legge mosaica ai convertiti dal paganesimo, rendendola facoltativa per gli ex ebrei. Paolo, Barnaba, Sila e Giuda Taddeo ricevettero l'incarico di comunicare tali decisioni alle comunità. La polemica tra cristiani di origine ebraica e pagana continuò tuttavia fino a quando la Chiesa divenne autonoma dall'influenza della sinagoga nel mondo greco-romano. Nel cinquanta Paolo decise di intraprendere un secondo viaggio apostolico partendo con Barnaba in Asia Minore; Barnaba propose di portare con loro il nipote Marco, ma Paolo si oppose decisamente per evitare i problemi già verificatisi nel primo viaggio. A causa di tali posizioni rigide i due apostoli si divisero, e Barnaba con Marco andarono nuovamente ad evangelizzare Cipro, mentre Paolo e Sila, chiamato anche Silvano, intrapresero un nuovo itinerario. Il secondo viaggio apostolico durò fino al cinquantatré e toccò la Grecia e la Macedonia, dove Paolo evangelizzò Filippi. In questa città Paolo e Sila furono flagellati e incarcerati, ma durante la notte si verificò un terremoto che portò alla conversione del carceriere, e la mattina seguente furono liberati. Successivamente si recarono a Tessalonica, a Berea e ad Atene, dove il dotto discorso di Paolo all'Areopago si rivelò un insuccesso. Paolo fece quindi una sosta di un anno e mezzo a Corinto, da cui fece ritorno ad Antiochia.

Il terzo viaggio, l'arresto a Gerusalemme e il viaggio verso Roma

Nel cinquantatré o cinquantaquattro ebbe inizio il terzo grande viaggio di Paolo, che si diresse prima ad Efeso, dove si fermò per tre anni. La sua predicazione provocò una notevole diminuzione del culto alla dea Artemide e un conseguente tracollo del commercio sacro collegato, scatenando una sommossa popolare dalla quale Paolo uscì illeso. La comunità cristiana di Efeso fu affidata al discepolo Timoteo, mentre Paolo si recò nuovamente in Macedonia e trascorse tre mesi a Corinto. Riuscì a sfuggire a un programmato agguato sulla nave su cui avrebbe dovuto imbarcarsi e continuò il viaggio per terra, accompagnato per un tratto da Luca, che ne scrisse un resoconto particolareggiato. Visitò con grande commozione le comunità cristiane dell'Asia Minore da lui fondate, presentendo che non le avrebbe più riviste. L'ultima tappa fu Cesarea, dove il profeta Agabo gli predisse l'arresto e la prigione. Verso la fine di maggio del cinquantotto arrivò a Gerusalemme portando le offerte raccolte nel suo ultimo viaggio; vi trovò la gioia di una parte della comunità ma anche un'atmosfera tesa legata alla questione dell'ammissione incondizionata dei pagani convertiti. Gli ebrei nutrivano molti sospetti sul suo conto e lo accusarono di aver introdotto nel tempio e profanato lo stesso con un cristiano non giudeo di nome Trogiuno. Tale accusa provocò la reazione della folla e Paolo fu salvato dal linciaggio solo grazie all'intervento del tribuno Claudio Lisia, il quale, convinto che fosse un egiziano pregiudicato, lo fece flagellare nonostante le proteste dell'apostolo che rivendicava la sua cittadinanza romana. Condotto davanti al Sinedrio, Paolo suscitò abilmente una contrapposizione tra Sadducei e Farisei. Claudio Lisia lo riportò in carcere e il giorno dopo, per liberarsi della questione, lo mandò sotto scorta a Cesarea dal procuratore Antonio Felice. Quest'ultimo trattò Paolo con una prigionia alquanto lieve, ma lo trattenne per ben due anni sperando in un riscatto. Nel sessanta il successore Porcio Festo provvide a istruire un processo contro di lui a Gerusalemme; Paolo si oppose fermamente e, in quanto cittadino romano, si appellò all'imperatore. Appena fu possibile, fu consegnato al centurione Giulio per essere trasferito a Roma, accompagnato da Luca e Aristarco. Il viaggio fu interrotto a Malta a causa di un naufragio, e dopo una sosta di tre mesi nell'isola, il viaggio proseguì toccando Siracusa, Reggio Calabria, Pozzuoli, Foro Appio e Tre Taverne. Nel sessantuno Paolo arrivò a Roma, dove gli fu concesso di alloggiare in una camera affittata in una sorta di libertà vigilata, mantenendo contatti con i cristiani. Il processo a Roma non si fece mai a causa del mancato arrivo degli accusatori dalla Palestina. Il racconto degli Atti degli Apostoli termina qui, mentre le fasi finali della sua vita sono ricostruite tramite accenni delle sue Lettere.

Il quarto viaggio, il martirio e le vicende delle reliquie

Probabilmente Paolo fu liberato, poiché nel sessantaquattro non si trovava a Roma durante la persecuzione di Nerone, e si suppone che si trovasse in Oriente e in Spagna per il suo quarto viaggio apostolico. Lasciò il discepolo Tito a Creta e Timoteo ad Efeso per completare l'evangelizzazione da lui iniziata. Nel sessantsix, forse a Nicopoli, Paolo fu nuovamente arrestato e condotto a Roma, dove fu lasciato solo dai discepoli, chi perché lontano a evangelizzare, chi perché aveva abbandonato la fede di Cristo. I cristiani di Roma, terrorizzati dalla persecuzione, lo avevano quasi del tutto abbandonato, e solo Luca era con lui. Paolo presagiva la sua fine e lanciò un appello a Timoteo chiedendogli di raggiungerlo presto, ricordandogli che Dema lo aveva abbandonato, Crescente era andato in Galazia e Tito in Dalmazia, e chiedendogli di prendere con sé Marco per portarlo a Roma poiché gli sarebbe stato utile per il ministero. Il tribunale romano condannò Paolo a morte perché cristiano; essendo cittadino romano, gli fu risparmiata la crocifissione e fu decapitato tradizionalmente un ventinove giugno di un anno imprecisato, forse il sessantasette. La sentenza di morte ebbe luogo in una località detta palude Salvia, presso Roma, poi chiamata Tre Fontane per i tre zampilli sgorgati quando la testa mozzata rimbalzò tre volte a terra. I cristiani raccolsero il corpo di Paolo seppellendolo sulla via Ostiense, e sulla sua tomba sorse la magnifica Basilica di San Paolo fuori le Mura. Non c'è certezza se i due apostoli Pietro e Paolo siano morti contemporaneamente o in anni diversi. Il ventinove giugno 258, sotto l'imperatore Valeriano, le salme dei due apostoli furono trasportate nelle Catacombe di San Sebastiano per metterle al riparo da profanatori. Quasi un secolo dopo, papa san Silvestro I fece riportare le reliquie di Paolo nel luogo della prima sepoltura, e in quell'occasione l'imperatore Costantino I fece erigere sulla tomba una chiesa. La chiesa fu trasformata in Basilica nel 395 e sopravvisse fino al 1823, quando un violento incendio la distrusse, portando alla ricostruzione dell'attuale Basilica nello stesso luogo. La Chiesa Latina celebra la festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, patroni di Roma, il ventinove giugno. Pietro e Paolo furono i primi a portare la fede nella capitale dell'impero e sono realmente i fondatori della Roma cristiana. La festa liturgica dei santi Pietro e Paolo venne inserita nel santoriale ben prima della festa del Natale e dopo la Vergine Santissima, e insieme a san Giovanni Battista sono i santi ricordati più di una volta e con maggiore solennità.

Gli scritti, la dottrina e il culto universale

Le quattordici Lettere di Paolo fanno parte della Vulgata, versione latina della Bibbia, e costituiscono i cardini dottrinali della Chiesa. Le lettere sono indirizzate a comunità di cristiani dell'epoca, tra cui Filippesi, Colossesi, Galati, Corinzi, Romani, Ebrei, Tessalonicesi, Efesini, e anche a singoli discepoli come Tito, Timoteo e Filemone. Nelle lettere Paolo espose il suo pensiero annunziante il Vangelo, definendolo non ricevuto né imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. Si trattano argomenti fondamentali quali la fede, il battesimo, la giustificazione per mezzo della fede, il peccato, l'umanità, lo Spirito Santo, il problema dell'incredulità e della conversione degli ebrei, la natura del ministero apostolico, lo scandalo di un incesto, il problema del matrimonio e della verginità. Vengono inoltre affrontati la celebrazione dell'Eucaristia, l'uso dei carismi, l'amore cristiano, la risurrezione dei morti, le tribolazioni e le speranze degli Apostoli, il mistero dell'Incarnazione, Cristo e la Chiesa, la salvezza universale, l'umiltà di Cristo e il suo primato sull'universo. Si discute altresì dell'impegno dei fedeli per la loro personale salvezza, della seconda venuta di Cristo e dell'Anticristo, e si delineano la figura e l'opera di Cristo sotto il punto di vista dell'Antico Testamento, del sacrificio, del culto, del sacerdozio e del tempio, oltre a fornire insegnamenti pratici per reggere una comunità e la difesa della causa di uno schiavo fuggito. San Paolo era piccolo di statura, con naso adunco e occhi cisposi; era impetuoso nell'affrontare la nuova missione cui era destinato, ma anche non rinunciatario dei suoi diritti, ligio alle regole e alle leggi. Nell'arte è stato raffigurato variamente secondo l'estro dell'artista, maturo o anziano, con barba e baffi e con capelli a corona intorno ad un'ampia fronte calva, seguendo anche le indicazioni degli apocrifi Atti di Paolo e Tecla, dove Tecla è considerata discepola di Paolo ad Iconio. San Paolo è patrono di Roma, di Malta e, dal sedici luglio 1914, della Grecia. In tutto il mondo sono innumerevoli le basiliche e le chiese a lui dedicate, otto Comuni in Italia portano il suo nome, e la metropoli sudamericana di San Paolo del Brasile prende da lui la denominazione. È protettore dei cordai e dei cestai, ed è invocato contro le tempeste di mare, i morsi dei serpenti e contro la cecità. Il suo attributo iconografico è la spada, strumento del suo martirio. Insieme a Simone, figlio di Giona e fratello di Andrea, primo tra i discepoli a professare che Gesù era il Cristo, Figlio del Dio vivente e chiamato da lui Pietro, l'apostolo Paolo predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso, annunciando il Vangelo nella città di Roma e suggellandolo con il martirio sotto l'imperatore Nerone, ricordato con eguale onore e venerazione da tutto il mondo cristiano.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Paolo?

Si festeggia il 29 giugno insieme a San Pietro. Si ricorda inoltre la Conversione di san Paolo il 25 gennaio.

Di cosa è patrono San Paolo?

San Paolo è patrono di Roma, di Malta e della Grecia.

Solemnidad de los santos Pedro y Pablo Apóstoles. Simón, hijo de Jonás y hermano de Andrés, primero entre los discípulos profesó que Jesús era el Cristo, Hijo del Dios viviente, por el cual fue llamado Pedro. Pablo, Apóstol de las gentes, predicó a los Judíos y a los Griegos Cristo crucificado. Ambos en la fe y en el amor de Jesucristo anunciaron el Evangelio en la ciudad de Roma y murieron mártires bajo el emperador Nerón: el primero, como dice la tradición, crucificado de cabeza y sepultado en el Vaticano cerca de la vía Triunfal, el segundo traspasado con la espada y sepultado en la vía Ostiense. En este día todo el mundo con igual honor y veneración celebra su triunfo. — Martirologio Romano