1 de mayo
San Ricardo (Erminio Filippo) Pampuri
Religioso de los Hermanos Hospitalarios
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e formazione giovanile
Erminio Filippo Pampuri nacque il 2 agosto 1897 a Trivolzio, in provincia di Trivolzio, inserito in una famiglia numerosa essendo il decimo di undici figli. La sua famiglia d'origine viveva profondamente radicata nella fede cristiana, conformando la propria esistenza agli insegnamenti del Vangelo. Cresciuto in questo clima di forte spiritualità, trascorse parte della giovinezza nella casa degli zii materni, risentendo positivamente dell'esempio dello zio Carlo, un medico profondamente credente e interamente dedito all'apostolato.
Completò gli studi secondari presso il Liceo Manzoni di Milano, manifestando apertamente e senza timori la propria fede cattolica davanti a compagni e insegnanti. Sceglie di iscriversi alla facoltà di Medicina seguendo direttamente l'esempio e la professione dello zio Carlo. Durante gli anni trascorsi all'Università di Pavia, aderì con convinzione al Circolo Cattolico Severino Boezio, coinvolgendo molti studenti nelle sue attività di apostolato. L'assistente ecclesiastico del circolo, Monsignor Ballerini, dichiarerà in seguito che Pampuri attirò un gran numero di soci con il proprio esempio e la sua vita irreprensibile piuttosto che con conferenze o mezzi di propaganda.
Un episodio significativo della sua giovinezza accadde durante una rivolta studentesca in cui vennero uccisi due universitari: Pampuri fu l'unico a trovare il coraggio di avvicinarsi ai cadaveri per sostare in preghiera. I tiratori presenti lo risparmiarono e lo rispettarono, rimanendo profondamente colpiti dal suo coraggio e dalla sua devozione. All'età di ventiquattro anni conseguì la laurea in medicina, distinguendosi fin da subito per la sua spiccata affabilità e per la purezza d'animo.
L'esperienza al fronte e la prima guerra mondiale
Alla fine di ottobre del 1917, le truppe austriache travolsero improvvisamente l'esercito italiano nella tragica rotta di Caporetto. Tra i militari del servizio sanitario italiano si trovava proprio Erminio Pampuri, che all'epoca era uno studente di medicina di vent'anni iscritto all'Università di Pavia. Fin dall'inizio della chiamata alle armi, Pampuri si era dedicato con encomiabile impegno all'assistenza dei soldati e dei feriti al fronte, mettendo spesso a repentaglio la propria incolumità fisica.
Durante la drammatica ritirata di Caporetto, Pampuri compì un'azione di straordinario eroismo guidando per ventiquattro ore consecutive sotto una pioggia battente un carro trainato da due buoi. Con questo gesto audace, Pampuri riuscì a mettere in salvo il prezioso materiale sanitario che era stato frettolosamente abbandonato. Egli agì con la ferma consapevolezza che senza quel materiale sanitario molti feriti non avrebbero potuto ricevere le cure indispensabili per la sopravvivenza.
Al termine della prima guerra mondiale, subito dopo avere ricevuto il congedo militare, Pampuri riprese con dedizione gli studi universitari di medicina interrotti dagli eventi bellici. Per l'azione di salvataggio compiuta con tanto coraggio durante la ritirata, venne successivamente insignito della medaglia di bronzo al valor militare.
Il medico condotto a Morimondo
Terminati gli studi, Pampuri venne destinato a prestare servizio come medico condotto a Morimondo, un comune della pianura milanese composto da milledottocento abitanti sparsi nelle campagne circostanti. Il territorio della sua condotta medica era caratterizzato da strade di difficile percorrenza, soprattutto durante le avversità stagionali. A Morimondo si stabilì in un'abitazione modesta situata nei pressi della chiesa parrocchiale.
Ogni mattina si svegliava molto presto per partecipare alla Santa Messa, accostarsi alla Comunione e trascorrere lunghi momenti di preghiera davanti al Tabernacolo. Veniva chiamato spesso anche nel corso della notte per prestare soccorso ai malati più gravi. In qualità di medico, affettuosamente noto alla popolazione come il dottorino, si dimostrava estremamente competente, disponibile e affettuoso verso tutti i pazienti. Rifiutava frequentemente il compenso per le sue prestazioni professionali a favore dei più bisognosi.
Forniva personalmente medicinali e aiuti economici alle famiglie indigenti della zona. Dopo la Messa mattutina riceveva i pazienti nell'ambulatorio allestito in casa e successivamente effettuava le visite a domicilio. Svolgeva le sue visite mediche a piedi o in calesse, affrontando sia la calura estiva sia il rigore invernale e superando qualsiasi condizione meteorologica. Durante i suoi spostamenti recitava costantemente il Rosario chiedendo il sostegno della Madonna.
Notando le carenze formative dei giovani di Morimondo e dei paesi vicini, decise di occuparsi direttamente della loro crescita spirituale e umana. Si manteneva costantemente informato sui problemi d'attualità, della società e della Chiesa. Radunava i giovani attorno alla parrocchia, li istruiva nella fede e li guidava a vivere secondo il Vangelo tramite il proprio esempio personale. Grazie al suo insegnamento e alla sua luminosa testimonianza, alcuni di questi giovani maturarono una vocazione al sacerdozio o alla vita religiosa.
A chi gli chiedeva quando intendesse riposarsi o pensare un po' a se stesso, rispondeva immancabilmente di essere a disposizione di tutti in qualsiasi momento del giorno e della notte. Si dedicava completamente all'assistenza di malati, anziani, bambini e di chiunque si trovi in stato di necessità. Traeva la forza necessaria per sostenere tali ritmi di lavoro dalla preghiera serale davanti al Santissimo Sacramento. Il suo stesso cavallo si abituò alle sue consuetudini e si ferma spontaneamente nei pressi della chiesa per attendere la fine della sua preghiera.
Grazie alla sua intensa opera, la vita religiosa di Morimondo si trasformò profondamente e la chiesa si riempì di giovani che frequentavano la Messa, l'adorazione eucaristica e l'Azione Cattolica. Oltre a visitare i malati, trascorreva il tempo libero nella sua casa a studiare e pregare, oppure in chiesa in meditazione. Alcuni colleghi gli suggerirono di ridurre i ritmi di lavoro giudicati eccessivi, ma Pampuri respinse questi inviti con fermezza. Nonostante le divergenze di vedute, altri medici lo stimavano profondamente per la sua elevata preparazione e lo consultavano per i casi clinici più complessi.
La consacrazione religiosa tra i Fatebenefratelli
Nel giugno del 1927, all'età di trent'anni, il dottor Erminio Pampuri manifestò apertamente la volontà di diventare religioso nei Fatebenefratelli, l'Ordine Ospedaliero fondato da San Giovanni di Dio nel 1537 per la cura degli ammalati. Erminio lasciò le proprie attività a Morimondo per seguire la chiamata della vocazione, suscitando profondo dolore e commozione tra i suoi assistiti. La scelta del medico di entrare in convento creò grande scalpore e venne riportata con enfasi anche dagli organi di stampa dell'epoca.
Il 21 ottobre 1927 indossò l'abito religioso da frate e intraprese il percorso del noviziato presso la struttura dell'ordine a Brescia, distinguendosi immediatamente per umiltà, semplicità e sottomissione. In ambito religioso assunse il nome di fra' Riccardo. Pur essendo un medico di altissimo livello professionale, si adattò a svolgere le mansioni più umili nell'ospedale dei Fatebenefratelli. In caso di necessità o su precisa disposizione dei superiori, esercitava la professione medica curando gli ammalati con la propria competenza scientifica.
La sua duplice veste e la scoperta della sua reale identità suscitarono lo stupore sincero di confratelli, pazienti e visitatori. Occasionalmente veniva chiamato a rimpiazzare il primario ospedaliero nei momenti di bisogno. Terminate le mansioni mediche, tornava subito a svolgere i lavori domestici più umili, come pulire i pavimenti con la scopa, manifestando una profonda gioia interiore per la sua consacrazione. Il 28 ottobre 1928 emise solennemente i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza. In occasione dei voti scrisse di voler servire Dio per sempre con amore e perseveranza, riconoscendolo nei superiori, nei confratelli e nei pazienti.
Gli fu assegnata la conduzione del laboratorio dentistico in Via Moretto, una struttura collegata all'ospedale di Brescia. La notizia della presenza di un grande medico fra i religiosi si diffuse rapidamente in tutta la città, attirando un numero crescente di persone fiduciose nelle sue doti e nella sua bontà. Le madri gli affidavano i propri figli affinché venissero curati e benedetti. Fra' Riccardo rispondeva a tali richieste rassicurando le madri con la promessa di una preghiera quotidiana rivolta alla Madonna. L'attenzione costante nei suoi confronti lo metteva a disagio quando diversi colleghi medici venivano a consultarlo, attirati dalla sua fama di santità e capacità. Già attorno ai trent'anni godeva di un'ampia e consolidata reputazione di santità.
La malattia e il transito al cielo
Ben presto le sue condizioni fisiche iniziarono a debilitarsi gravemente a causa dei ritmi e delle fatiche. Ai superiori che cercavano di concedergli dei riguardi per la salute, era solito rispondere di stare bene. Proseguì il suo servizio in ospedale fino al totale esaurimento delle forze. A chi gli chiedeva la ragione per cui si recasse in ambulatorio nonostante lo stato febbrile, rispondeva che quello era il luogo esatto dove Dio lo attendeva.
Viene descritto da quanti lo conobbero come una persona costantemente in movimento, sorridente, intenta a cantare inni alla Madonna, a San Giovanni di Dio e agli Angeli. Conservava l'abitudine radicata di tenere le mani sotto lo scapolare maneggiando costantemente il rosario, ritenuto un'arma fondamentale capace di mettere in fuga il demonio. Fu colpito da una grave forma di pleurite accompagnata da febbre alta.
Per favorire il suo recupero, i superiori gli prescrissero dei trasferimenti temporanei nelle strutture dell'ordine a Venezia, Gorizia e Postumia. Tali spostamenti servirono soprattutto a diffondere direttamente tra i confratelli delle altre case la fama della sua santità. Su richiesta dei famigliari che desideravano stargli accanto, fu infine trasferito presso la struttura di Via San Vittore a Milano. La sorella Rita giunse a Milano per assisterlo durante la malattia. Alla sorella espresse grande serenità sia di fronte alla prospettiva della guarigione sia di fronte a quella della morte.
Mantenne la lucidità e una forte fede fino alla fine, ricevendo con devozione gli ultimi sacramenti. Muore a Milano il 1° maggio 1930, all'età di trentatré anni, all'inizio del mese dedicato alla Vergine Maria. Fin dalla giovinezza aveva affidato alla Madonna la sua formazione, il suo lavoro, la sua esistenza e la sua morte. Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato santo, accostandolo alla figura del medico napoletano San Giuseppe Moscati, vissuto tra il 1880 e il 1927. Coloro che lo invocano riferiscono di ottenere guarigioni fisiche e conversioni spirituali ritenute inspiegabili dalla scienza. La sua memoria liturgica viene celebrata il sedici maggio nelle diocesi di Brescia e di Pavia, mentre il Martirologio Romano lo ricorda come medico generoso nel mondo, poi entrato nell'Ordine di San Giovanni di Dio e deceduto in pace a Milano.
Su vida y vocación
Erminio Filippo Pampuri nació en Trivolzio, cerca de Pavia, iniciando un camino que lo llevaría a servir a sus hermanos con entrega absoluta. Durante la Primera Guerra Mundial, el joven Erminio prestó servicio sanitario militar, una experiencia que marcó profundamente su sensibilidad hacia el dolor humano y la fragilidad de la vida. Esta vocación de servicio no terminó con el conflicto, sino que encontró su cauce natural en el ejercicio de la medicina en Morimondo. En aquel entorno rural, el doctor Pampuri destacó por su dedicación incansable, atendiendo a los necesitados con una rectitud y una ternura que revelaban su fe profunda.
El llamado del Señor se hizo más fuerte en su corazón, impulsándolo a buscar una consagración total. Ingresó en la Orden Hospitalaria de San Juan de Dios, donde tomó el nombre de fraile Ricardo. La transición de la práctica médica civil a la vida religiosa fue el cumplimiento de un deseo de servir a Dios a través de los enfermos, bajo el carisma de la hospitalidad. Tras emitir sus votos religiosos, continuó entregándose con generosidad a su misión, primero en Brescia y finalmente en Milán, donde concluyó su camino terrenal en 1930. Su breve paso por la vida terrena fue un reflejo de la luz del Evangelio, demostrando que la fe y la ciencia pueden caminar unidas en un servicio humilde y constante a favor del prójimo.
El culto y la memoria
La figura de San Ricardo Pampuri es venerada hoy en toda la Iglesia como un intercesor privilegiado para los médicos y los operadores sanitarios. Su canonización, presidida por el Papa Juan Pablo II, confirmó la santidad de un hombre que supo convertir su profesión en una oración constante. Su memoria litúrgica nos invita a reflexionar sobre la importancia de la caridad en el trato con los que sufren, recordándonos que el cuidado del cuerpo nunca debe separarse de la atención al alma.
Aunque su presencia terrena fue breve, su influencia perdura en las comunidades donde ejerció su labor. En las diócesis de Brescia y Pavia, su recuerdo se mantiene vivo mediante una memoria litúrgica particular, celebrada cada año el dieciséis de mayo. Los fieles acuden a él buscando consuelo en la enfermedad y guía para los profesionales de la salud, encontrando en su ejemplo la fuerza necesaria para vivir la vocación hospitalaria como un acto de amor puro hacia el hermano que padece.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Ricardo Erminio Pampuri?
La memoria liturgica si celebra il 1° maggio nella Chiesa universale e il 16 maggio nelle diocesi di Brescia e di Pavia.
Di cosa è patrono San Ricardo Erminio Pampuri?
I testi biografici e liturgici non menzionano specifici patronati ufficiali, sebbene sia ampiamente invocato come protettore dei medici, del personale sanitario e dei malati.
En Milán, san Ricardo (Erminio Filippo) Pampuri, que al principio ejerció con generosidad en el mundo la profesión de médico y, entrando luego en la Orden de San Juan de Dios, después de aproximadamente dos años reposó en paz en el Señor. — Martirologio Romano