Enciende una vela por quien amas — arde aquí durante 7 díasEnciende la tuya →

7 de diciembre

San Sabino de Spoleto

Obispo y mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La vita e il martirio

San Sabino visse tra il terzo ed il quarto secolo dopo Cristo svolgendo la sua missione nella sua terra natia, la verde regione dell'Umbria. In qualità di vescovo di Spoleto, egli si prodigò incessantemente nell'opera di conversione dei pagani umbri alla fede cristiana. Purtroppo, la sua feconda attività pastorale si scontrò frontalmente con le spietate persecuzioni anticristiane promosse dall'imperatore Diocleziano. La repressione imperiale colpì duramente il presule, sottoponendolo alla pena dell'amputazione delle mani, un episodio emblematico che l'iconografia cristiana ha ripreso per tramandare l'effigie del martire. Rinchiuso in una cella oscura, nonostante la mutilazione subita, Sabino non cessò di manifestare la potenza della grazia divina e operò prodigi durante la sua prigionia. Tra questi segni luminosi, egli restituì miracolosamente la vista a un cieco, un evento che destò la viva curiosità e l'apprezzamento del suo stesso carnefice. Quell'uomo, che teneva in catene il vescovo, era a sua volta affetto da una grave malattia agli occhi e soffriva indicibilmente. San Sabino decise generosamente di incontrare il suo aguzzino, e da quell'incontro scaturirono la guarigione fisica dell'uomo e la sua sincera conversione al Vangelo. Questo felice epilogo fece tuttavia infuriare ulteriormente le guardie imperiali, le quali decisero di sopprimere definitivamente il testimone della fede uccidendo San Sabino a bastonate.

Le peripezie delle reliquie e il culto a Ivrea

Le reliquie del santo vescovo subirono parecchie peripezie nel corso dei secoli, dando origine a una storia di devozione che unisce l'Umbria al Piemonte. Nel corso del quarto secolo e nelle epoche successive, la devozione si radicò profondamente, ma fu nel corso del decimo secolo che avvenne la svolta decisiva per la città di Ivrea. Nel novecentocinquanta regnava come duca di Spoleto Corrado, il quale era figlio del marchese Berengario di Ivrea. In quel periodo una terribile pestilenza scoppiò improvvisamente nel centro umbro, seminando morte e terrore tra la popolazione inerme. Il duca Corrado cercò di scampare alla morte fuggendo precipitosamente nei possedimenti di suo padre situati nel Nord Italia. Per proteggere Ivrea dalla medesima epidemia e invocare una sicura protezione celeste, Corrado decise di portare con sé le reliquie di San Sabino. Questo importante trasferimento delle reliquie avvenne forse senza l'entusiastica approvazione dei fedeli di Spoleto, riluttanti all'idea di separarsi dal loro amato pastore. Giunte a destinazione a Ivrea, le spoglie del santo iniziarono subito a operare miracoli, attirando la gratitudine e la profonda venerazione da parte degli eporediesi. L'urna che custodisce le sacre spoglie contiene ben visibile il capo del santo ed è custodita oggi nella sacrestia della cattedrale cittadina di Ivrea. Da alcuni anni, per rinnovare questa antica memoria, l'urna viene portata solennemente in processione lungo le vie del centro storico ogni sette luglio, giorno in cui si celebra l'anniversario della traslazione delle reliquie. Il santo compare nel calendario liturgico di Ivrea in tale data come San Savino martire, titolo con cui è profondamente amato dalla comunità locale.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Sabino?

Il nuovo Martyrologium Romanum ricorda San Sabino il sette dicembre, mentre il sette luglio si celebra l'anniversario della traslazione delle sue reliquie.

Di cosa è patrono San Sabino?

San Sabino, venerato anche come San Savino, è il patrono principale della città di Ivrea e patrono secondario dell'intera diocesi di Ivrea.

En Spoleto en Umbría, san Sabino, venerado como obispo y mártir. — Martirologio Romano