Santa Fara, nota anche come Burgundofara, visse nel corso del settimo secolo e dedicò la sua intera esistenza al servizio di Dio, guidando per quarant'anni la comunità monastica da lei stessa fondata in terra di Francia. Nacque nel villaggio di Pipimisicum, oggi conosciuto come Poincy, vicino a Meaux, all'interno di una nobile famiglia cristiana. Era infatti figlia del conte Cagnerico e di Leodegonda, e condivideva i legami di sangue con due fratelli venerati come santi: Cagnoaldo, che scelse la via del monachesimo a Luxeuil, e Farone, che esercitò il ministero episcopale come vescovo di Meaux. La sua vocazione affonda le radici nella primissima infanzia, quando san Colombano, trovandosi in esilio da Luxeuil, ricevette ospitalità proprio dai genitori della fanciulla e la benedisse, votandola solennemente a Dio. Cresciuta nella grazia, la giovane dovette affrontare dure prove per difendere questa promessa spirituale dalle ambizioni terrene della sua famiglia, superando ostacoli e incomprensioni con una straordinaria fermezza interiore.
Viene ricordata con profonda venerazione per essere stata la saggia badessa del monastero di Evoriacum, noto in seguito come Faremoutiers, situato nel territorio di Meaux in Francia. Sotto la sua guida spirituale, il cenobio fiorì rapidamente, trasformandosi in un faro di luce e di intensa spiritualità dove fu adottata dapprima la regola di san Colombano e in seguito quella benedettina. La tradizione la ricorda inoltre come protettrice invocata con particolare devozione dai malati degli occhi. La sua memoria liturgica si celebra il sette dicembre, mentre il Martirologio ne ricorda il transito terreno e la sepoltura avvenuta nello stesso luogo in cui aveva speso la vita nella preghiera e nella dedizione alle sorelle.
Santa María Josefa Rossello, nota al mondo con il nome di battesimo di Benedetta, nacque ad Albissola Marina il ventisette maggio del mille ottocento undici da una famiglia povera ma ricca di fede. Cresciuta tra la cura dei fratelli e i lavori umili, seppe custodire nel cuore il desiderio ardente di consacrarsi al Signore, superando la dolorosa prova iniziale del rifiuto di un istituto religioso causato dalla mancanza della dote. Chiamata dal vescovo monsignor Agostino De Mari, rispose con generosità alla necessità di educare la gioventù povera, dando inizio nel mille ottocento trentasette alla congregazione delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia. Per circa quarant'anni guidò l'Istituto con sapienza e dedizione instancabile, fondando scuole popolari, case di accoglienza per fanciulle indigenti, il Piccolo Seminario per chierici e prodigandosi per il riscatto degli schiavi africani e delle ragazze in difficoltà.
La sua esistenza fu un cammino luminoso segnato da una fiducia incrollabile nella Divina Provvidenza e racchiusa nel motto che amava ripetere alle sue consorelle: cuore a Dio e mani al lavoro. Vissuta nella carità più operosa e nascosta, morì nella casa madre di Savona il sette dicembre del mille ottocento ottanta, lasciando una vasta fioritura di opere educative e assistenziali in Italia e nelle Americhe. Canonizzata da Pio XII nel millenovecentoquarantanove, la sua memoria liturgica si celebra il ventisette maggio, giorno della sua nascita e del battesimo, mentre il suo corpo incorrotto e il suo cuore intatto riposano nella cappella della casa generalizia a Savona, dove continua a ispirare quanti si mettono al servizio dei più deboli con spirito evangelico.
San Sabino è un presunto vescovo e martire vissuto tra il terzo ed il quarto secolo dopo Cristo, la cui figura luminosa brilla nella terra umbra di Spoleto. L'intera vita e la sua intensa opera pastorale si svolsero proprio in questa regione, dove egli si prodigò con dedizione nell'opera di conversione dei pagani umbri. Questa fervorosa attività missionaria entrò tuttavia in drammatico conflitto con le persecuzioni anticristiane scatenate dall'imperatore Diocleziano. La furia imperiale colpì duramente il santo pastore con la crudele amputazione delle mani, un evento doloroso che è rimasto impresso nell'iconografia a lui dedicata e tramandato nei secoli dalla memoria cristiana. Nonostante la grave mutilazione subita, San Sabino continuò a testimoniare la fede e a operare prodigi mentre si trovava rinchiuso in carcere, tra cui il noto episodio in cui restituì la vista a un cieco durante la sua prigionia.
Questo straordinario miracolo suscitò la curiosità e l'apprezzamento del suo stesso carnefice, che all'epoca era affetto da una grave malattia agli occhi. Spinto da compassione e da zelo pastorale, il vescovo decise di incontrare il suo persecutore, e tale incontro favorì non soltanto la guarigione fisica ma anche la profonda conversione del carnefice. Questo duplice evento fece infuriare ulteriormente le guardie imperiali, le quali decisero di porre fine alla sua vita uccidendo San Sabino a bastonate. La diocesi di Spoleto ne custodisce tuttora la venerazione, ricordandolo insieme ai santi diaconi Marcellino ed Esuperanzio. Le sue sacre spoglie intrapresero nel tempo un lungo viaggio segnato da peripezie, che condussero il martire a diventare il protettore di terre lontane come la città piemontese di Ivrea. Il nuovo Martyrologium Romanum e il Martirologio ne attestano solennemente la memoria e il culto in Umbria.
San Carlo Garnier nacque a Parigi il 25 maggio 1605 e visse nel diciassettesimo secolo come sacerdote della Compagnia di Gesù e martire. La sua esistenza fu interamente consacrata all'annuncio del Vangelo nelle terre inesplorate del Canada, dove affrontò con dedizione eroica le difficoltà della vita nelle foreste e l'ostilità delle popolazioni locali durante gli anni complessi della colonizzazione del Nuovo Mondo.
Ricordato per la sua straordinaria carità verso gli ammalati e per il coraggio dimostrato fino al sacrificio supremo, San Carlo Garnier cadde ucciso il 7 dicembre 1649 durante un feroce attacco alla missione in cui operava. La Chiesa cattolica ne onora la memoria liturgica il 7 dicembre e il 19 ottobre insieme ai compagni martiri, riconoscendo in lui un insigne testimone della fede in Cristo.
La Beata Aurelia, al secolo Clementina Francisca Arambarri Fuente, nacque a Vitoria, in Álava, il 23 ottobre 1866. Cresciuta in una famiglia di ferventi cattolici che la educarono alla fede, scelse di consacrarsi al Signore entrando nell'Istituto delle Suore Serve di Maria Ministre degli Infermi. Nel corso della sua lunga esistenza religiosa, vissuta tra la Spagna, l'America e il Messico durante anni difficili e rivoluzionari, si distinse per la dedizione al servizio dei malati e per le doti di governo in diverse comunità. Colpita da una grave malattia che la rese immobile negli ultimi anni, visse la sofferenza con straordinaria pazienza e abbandono alla volontà divina.
Durante la guerra civile spagnola, la Beata Aurelia affrontò la persecuzione religiosa a causa della sua fede incrollabile. Rifugiatasi a Pozuelo de Alarcón insieme ad altre consorelle, fu catturata dai miliziani e subì il martirio ad Aravaca, presso Madrid, tra il 6 e il 7 dicembre 1936. La Chiesa cattolica ha riconosciuto il valore supremo della sua testimonianza cristiana attraverso il decreto firmato da papa Francesco il 3 giugno 2013 e la successiva cerimonia di beatificazione celebrata il 13 ottobre 2013 a Tarragona, iscrivendola nel novero dei martiri.
La Beata Aurora, nacida como Justa López González en el año 1850 en San Lorenzo, Madrid, fue una religiosa consagrada al servicio de los enfermos y necesitados. Su vida estuvo marcada por una profunda entrega a Dios, llevándola a recorrer diversas localidades españolas como El Escorial, Salamanca, Alcalá de Henares, Jaén y Ciudad Real, donde ejerció su ministerio con espíritu de caridad y sacrificio.
Es recordada hoy como un testimonio luminoso de fidelidad cristiana. En el transcurso de la guerra civil española, su camino terrenal culminó en el martirio en Aravaca, Madrid, en el año 1936. Por su entereza y su entrega absoluta hasta el fin, fue beatificada el 13 de octubre de 2013 por el Papa Francisco, integrándose en la memoria de la Iglesia como un ejemplo de perseverancia en la fe frente a la adversidad.
La Beata Daria, al secolo Josefa Engracia Andiarena Sagaseta, nacque nel ventesimo secolo e precisamente il 5 aprile 1879 a Donamaría, nella regione spagnola di Navarra. Cresciuta in una famiglia profondamente cristiana grazie ai genitori Nicolás e Francisca che le inculcarono i valori della fede, intraprese un cammino di totale dedizione al Signore e ai fratelli sofferenti. Ella visse la sua vocazione all'interno dell'Istituto delle Suore Serve di Maria Ministre degli Infermi, fondato da suor Maria Soledad Torres Acosta, canonizzata nel 1970. Nel corso della sua esistenza terrena, suor Daria affrontò i diversi trasferimenti e i compiti affidati dai superiori con spirito di servizio, distinguendosi per la sua straordinaria umiltà durante la malattia e per la dedizione materna verso le giovani novizie. La sua testimonianza cristiana si compì nel supremo sacrificio della vita durante la persecuzione religiosa della guerra civile spagnola, coronando il suo desiderio di offrire tutto per amore di Dio.
La memoria liturgica della Beata Daria si celebra il 7 dicembre, giorno che ricorda il suo passaggio alla vita eterna insieme alle consorelle. La tradizione e i documenti storici attestano la fermezza con cui affrontò la cattura ad Aravaca, presso Madrid, proteggendo la famiglia che le aveva generosamente accolte e professando con coraggio la propria identità di religiosa dinanzi ai miliziani. Papa Francesco firmò il 3 giugno 2013 il decreto che riconosce ufficialmente la sua uccisione in odio alla fede, aprendo la via alla sua solenne beatificazione celebrata il 13 ottobre 2013 a Tarragona. Ella è oggi ricordata come religiosa e martire, punto di riferimento luminoso per la Chiesa e per quanti cercano la santità nel compimento fedele e quotidiano del proprio dovere.
En Siria, san Atenodoro, mártir, que, como se transmite, después de haber sido torturado con el fuego y con otros suplicios bajo el emperador Diocleciano y el gobernador Eleusio, fue, finalmente, condenado a muerte, pero desplomado en tierra su verdugo, ni osando algún otro golpearlo con la espada, orando se durmió en el Señor.
Sant' Urbano de Teano
Obispo
En Teano en Campania, san Urbano, obispo.
San Juan el Silenciario
Obispo
En Palestina, san Juan Silenciario o el Hesicasta, que, dejado el episcopado de Colonia en la antigua Armenia, llevó en la laura de san Saba una vida monástica de humilde servicio a los hermanos, de rigurosa soledad y de silencio.
Santa Serena de Spoleto
Viuda y mártir
San Pedro Baietta
Mártir mercedario
Sant' Eutropio de Saintes
Abad
San Simeón de Vancé
Eremita
San Buite de Monasterboice
Abad
San Geretrudo de Bayeux
Obispo
Del Martirologio Romano
En Faremoutiers en el territorio de Meaux en Francia, santa Fara, abadesa, que, después de haber regido por muchos años el monasterio, se unió a la asamblea de las vírgenes que siguen al Cordero de Dios. — Martirologio Romano