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9 de marzo

San Vital de Castronuovo

Asceta

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Le origini e la giovinezza in Sicilia

San Vitale nacque al principio del secolo decimo a Castronuovo in Sicilia, nel Val di Mazara, in una località originariamente nota come Kars-nubu e risalente all'epoca islamica. La sua famiglia vantava origini bizantine, oltre a essere ricca e di alto lignaggio. Suo padre si chiamava Sergio de Mennita, noto anche come Sergio, mentre sua madre si chiamava Crisonica, ricordata talvolta come Crisofonica. Il suo battesimo fu celebrato nell'allora chiesa madre di Maria Santissima dell'Udienza. La sua educazione nella fede fu affidata a precettori ecclesiastici di rito greco. Durante la sua infanzia e giovinezza trascorsa in Sicilia, nel periodo della dominazione araba, i cristiani godevano di una certa autonomia negli affari religiosi. Non mostrando particolare interesse per gli studi mondani, il giovane maturò una forte inclinazione spirituale. Intorno all'anno 950 decise di rinunciare a ogni benessere materiale per intraprendere il cammino della perfezione evangelica. Si ritirò nel monastero dei monaci basiliani intitolato a san Filippo, situato ad Agira, in provincia di Enna, alle falde dell'Etna. Presso il monastero di Agira indossò la veste religiosa. Il monastero di San Filippo di Agira fu fucina di molti famosi asceti calabro-siculi dei secoli nono e decimo. San Vitale rimase in questo monastero basiliano per cinque anni. Nel corso del quinquennio ad Agira si dedicò con grande impegno alle pratiche religiose quotidiane e al lavoro. Trascorsi i cinque anni di permanenza nel monastero, chiese il permesso all'abate per partire in pellegrinaggio verso i luoghi sacri di Roma insieme a una delegazione di confratelli, per visitare le tombe degli Apostoli.

Il pellegrinaggio e i primi passi nell'ascesi

Nel tragitto del viaggio di ritorno dal pellegrinaggio romano, giunto all'altezza di Terracina in Campania, San Vitale fu morso da un serpente velenoso. Riuscì a salvarsi miracolosamente dal morso del serpente tracciando un segno di croce sulla ferita. Al ritorno da Roma si fermò in Calabria e si separò dai compagni di viaggio. Sulla via del ritorno decise infatti di non rientrare subito in convento. Scelse di vivere come eremita in Calabria, stabilendosi su un'altura nei pressi di Santa Severina. L'esperienza di ascesi a Santa Severina durò due anni. Dopo due anni ritornò in Sicilia in un altro monastero vicino a quello di Agira. Successivamente visse per dodici anni in un imprecisato cenobio siciliano di regola basiliana, perfezionando le sue virtù. Trascorsero dodici anni prima che Vitale ritornasse in Calabria peregrinando per la regione. Conclusa questa fase, avvertì il richiamo dei territori calabresi incontaminati adatti alla vita anacoretica. Si stabilì su un fianco del monte Lipirachi. In queste zone incontrò l'abate di un convento di Locri, anch'egli dedito alla preghiera e al distacco dalla mondanità. Presso Cassano incontrò inoltre il monaco Antonio che viveva in una grotta con grande rigore. Vitale si fermò qualche giorno da Antonio dandogli consigli di moderazione prima di proseguire. Rivolse all'abate di Locri fecondi ammaestramenti spirituali. Proseguì quindi il suo cammino verso Pietra Roseti, al confine con la Lucania.

Il cammino in Lucania e la pacificazione

A Pietra Roseti scacciò dei malfattori da una casa decadente e la trasformò in un cenacolo di monaci. Si trasferì poi in un luogo solitario nella regione di Capo Spulico, affacciata sul mare. La zona di Capo Spulico, a causa del suo isolamento, offriva rifugio anche a criminali. A Capo Spulico san Vitale riuscì a ristabilire un clima di pace e cordialità. I residenti di Roseto, grati per l'opera di pacificazione, vollero erigere una chiesa dedicata a san Basilio. In quel periodo operò il miracolo in cui, pregando per i raccolti minacciati da un'inondazione, ottenne che essa producesse frutti benefici. Passò poi al Mercurion e al Latinianon in Lucania, realtà organizzate di vita monastica locale. Girò per la regione fondando monasteri e confortando monaci angosciati dalle invasioni arabe. Negli anni seguenti cambiando più volte il luogo del proprio eremitaggio, soggiornando sul monte Rapparo, a Sant’Angelo d’Asprono e sul monte San Giuliano. Tornò temporaneamente a vivere in alcuni cenobi, pur rimanendo la sua vocazione orientata alla solitudine e all'ascolto di Dio. Si stabilì definitivamente in un antro vicino ad Armento, in Basilicata. Ad Armento divenne proverbiale la sua particolare familiarità con gli animali. Una composizione popolare castronovese tramandava il ricordo della sua vita eremitica ad Armento attraverso dei versi dedicati a lui e ai cani.

L'incontro con il potere e la ricostruzione

In diverse occasioni san Vitale si rivolse a Dio con esito positivo per porre rimedio a bisogni di varia gravità. La sua fama spinse il governatore della provincia bizantina di Bari a convocarlo per conoscerlo di persona. Insieme ad altri due santi monaci si recò a Bari dove fu ricevuto dal catapano Basilio nel 979. Si recò dal governatore di Bari accompagnato da due religiosi. Durante l'incontro a Bari ascoltò la confessione del governatore. Nel corso del soggiorno barese si adoperò affinché un violentissimo temporale non provocasse danni. Partito da Bari, si dedicò alla ricostruzione del monastero e della chiesa dei santi Adriano e Natalia, distrutti dai Musulmani. Ritornato in Lucania si mise a restaurare il monastero dei Santi Adriano e Natalia saccheggiato dai saraceni. Il monastero ricostruito divenne un importante punto di riferimento per i fedeli, che riconoscevano la santità nell'opera di san Vitale. Verso la fine del secolo il convento fu preso di mira dagli invasori islamici per essere depredato. I confratelli, temendo il pericolo, fuggirono per mettersi in salvo, mentre san Vitale decise di affrontare gli aggressori. Durante un secondo assalto saraceno fu fatto prigioniero e subì maltrattamenti. Mentre un musulmano stava per ucciderlo, fu colpito da un fulmine che gli fece cadere la scimitarra e lo fece crollare a terra in preda a una sofferenza improvvisa. San Vitale guarì il suo attentatore e ammonì gli aggressori, inducendoli a ritirarsi da quei luoghi.

La carità pastorale e le ultime fondazioni

San Vitale accoglieva sempre con benevolenza chi si rivolgeva a lui con animo sincero, raccomandandolo alla grazia divina, come nel caso di un uomo che ottenne la grazia di avere figli. Offriva l'opportunità di emendarsi a chi aveva sbagliato e liberava chi era incorso in punizioni, come nel caso di una donna mentitrice che aveva pronunciato invano il nome di Dio. Mise pienamente in pratica la norma evangelica dell'amore universale, rivolgendo un'attenzione particolare ai peccatori e privilegiando il momento del recupero spirituale rispetto alla penitenza fine a se stessa. Negli ultimi anni della sua vita diede vita a due monasteri lucani. Il primo monastero fu quello di Torri, fondato con l'aiuto del nipote beato Elia. Il beato Elia era di origine castronovese e si fece monaco nel cenobio basiliano in contrada Melia vicino a Castronovo. Una volta liberato si rifugiò con il nipote monaco Elia nella zona di Torri edificando una chiesa. Il secondo monastero fu quello di Rapolla, dove si spostò fondando un monastero insieme a Elia. I monasteri di Torri e Rapolla furono le ultime due dimore di san Vitale. La sua vita si è svolta nel territorio di Rapolla in Basilicata. San Vitale era un monaco. San Vitale è nato a Castronovo di Sicilia agli inizi del secolo decimo. Stabilì la sua successione alla direzione del cenobio di Rapolla prima di morire in tarda età. San Vitale si spense il 9 marzo 994 dopo aver indicato il nuovo abate. Morì il 9 marzo 993 o 994. San Vitale è morto a Rapolla nel 994. L'abitato di Castronovo di Sant'Andrea in provincia di Potenza deve a san Vitale la sua fondazione e denominazione. Il nome Castronovo derivò dalla memoria della città natia del santo. La specificazione di Sant'Andrea fu aggiunta secoli dopo.

Le traslazioni delle reliquie e la memoria

La salma fu tumulata inizialmente nella chiesa del convento in cui morì, ovvero fu sepolto nella chiesa del monastero di Rapolla. Dopo trent'anni, per sua volontà espressa in vita, la salma fu traslata nel 1024 nella chiesa di un altro cenobio a Guardia Perticara il cui abate era il nipote Elia. A Guardia Perticara fu accolto dal vescovo di Torri e i fedeli. Da Guardia Perticara la salma fu spostata a Torri per proteggerla dagli assalti dei Musulmani. La salma fu poi spostata ad Armento per volontà del feudatario che la fece collocare a latere di quella di san Luca di Demenna. Entrambi i corpi furono posti poi nella cattedrale di Tricarico in provincia di Matera per proteggerlo dalle incursioni. I resti di san Vitale ritornarono in ultimo ad Armento dove sono custoditi in una teca con la scritta Sancti Vitalis Reliquiae. Nell'anno della morte del santo fu eretto ad Armento un convento di monaci basiliani. La prima biografia del santo fu redatta in greco antico su pergamene da un monaco basiliano suo contemporaneo. Il testo originario fu ritrovato nel monastero di Armento. Un secolo dopo la scomparsa del santo la biografia fu tradotta in latino. La Vita del santo scritta in greco fu tradotta in latino per uso liturgico nel 1194 e dedicata al vescovo di Tricarico Roberto. La versione in latino è l'unica rimasta. La notizia che avessero un concittadino santo giunse ai Castronovesi da Armento con ritardo nel 1660-1670. I Castronovesi dedicarono una chiesa a san Vitale già aperta nel 1671. I Castronovesi ottennero alcune reliquie ed elessero san Vitale loro patrono al posto di san Giorgio il 6 settembre 1704. In passato l'otto marzo i Castronovesi festeggiavano anche il beato Elia nipote di san Vitale. L'autore del testo di riferimento è Danilo Caruso. San Vitale è commemorato nel martirologio.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Vitale?

San Vitale viene festeggiato il 9 marzo in entrambi i paesi di Armento e Castronovo di Sicilia, e ad inizio agosto a Castronovo di Sicilia.

Di cosa è patrono San Vitale?

San Vitale è patrono di Armento in provincia di Potenza e di Castronovo di Sicilia in provincia di Palermo, che sono paesi gemellati.

En el territorio de Rapolla en Basilicata, san Vital de Castronuovo, monje. — Martirologio Romano