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9 de marzo

Santa Francesca Romana

Religiosa

Santa Francesca Romana

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini, infanzia e giovinezza

Il Cinquecento fu un secolo di grande santità e trasformazioni artistiche, letterarie e filosofiche, ma anche il Quattrocento vide la presenza di molti santi uomini e sante donne dediti all'umanità sofferente. Tra di essi spicca la figura di santa Francesca Romana, il cui nome completo è Francesca Bussa de' Leoni. Francesca proviene da una nobile famiglia romana, nasce nel 1384 ed viene battezzata con il nome di Francesca il giorno dopo la nascita.

Venne cresimata nella chiesa di Sant'Agnese in Agone, vicino a piazza Navona dove abitava la famiglia. In casa e tra gli amici viene chiamata familiarmente Franceschella o Ceccolella. Da bambina è saggia, precoce e molto devota, e ricevette un'educazione elevata per una fanciulla del suo tempo. Si costruisce in casa un piccolo eremo per il suo personale incontro con Dio.

Accompagnava la madre Iacobella de' Roffredeschis nelle visite alle chiese del rione. Madre e figlia si spingevano fino alla lontana chiesa di Santa Maria Nova sulla Via Sacra. La chiesa di Santa Maria Nova era gestita dai Benedettini di Monte Oliveto. La madre Iacobella si confesserà dai Benedettini di Monte Oliveto.

Francesca trova in quella chiesa il suo primo direttore spirituale, padre Antonello di Monte Savello. Padre Antonello si accorge della vocazione della fanciulla alla vita monastica.

Il matrimonio e la crisi spirituale

All'età di dodici anni viene promessa sposa a Lorenzo de' Ponziani. Il padre di Francesca, Paolo, aveva combinato il matrimonio con Lorenzo de' Ponziani per allearsi con un'altra famiglia ricca. Lorenzo de' Ponziani appartiene a una famiglia benestante che commercia in bestiame e granaglie. I Ponziani si erano arricchiti con il mestiere di macellai, comprando bestiame e possedimenti agricoli.

Padre Antonello convince Francesca di dodici anni ad accettare la volontà del padre. Il matrimonio non voluto scatena in lei una violenta reazione nervosa di natura psicosomatica. Francesca si sentiva provata per aver dovuto rinunciare alla sua vocazione religiosa. Dalla rinuncia alla vocazione scaturì uno stato di anoressia che la sprofondò nella prostrazione.

Si cercò invano di sollevarla dalla preoccupante situazione. I genitori vorrebbero ricorrere ad arti magiche per guarirla. Franceschella rifiuta decisamente il ricorso alle arti magiche. All'alba del 16 luglio 1398, a Francesca sembrò di vedere in sogno sant'Alessio. Francesca guarì per intercesione di sant'Alessio. Sant'Alessio le disse in sogno di dover vivere per glorificare il nome del Signore.

Al risveglio Francesca si recò alla chiesa dedicata al santo pellegrino sull'Aventino per ringraziarlo. Francesca fu accompagnata dalla cognata Vannozza alla chiesa sull'Aventino. Da allora la vita di Francesca cambiò. Ricevette una visione celeste che le ridona serenità e pace interiore per affrontare il matrimonio.

La vita nella famiglia Ponziani e la carità

Dopo il matrimonio, va ad abitare nel palazzo dei Ponziani nel quartiere di Trastevere, nella contrada di Sant'Andrea degli Scafi. Oggi l'antico palazzo si trova in via dei Vascellari 61. L'antico palazzo è stato più volte trasformato nei secoli. Del palazzo rimangono le ampie cantine e, al pianterreno, un ambiente quattrocentesco con soffitto a cassettoni. L'inserimento nella nuova famiglia non fu facile per Francesca.

Nella nuova casa trova aiuto e sostegno nella cognata Vannozza. Vannozza è devota, sensibile e di grande carità. Insieme a Vannozza, Francesca trasforma la ricca casa in Trastevere in un punto di riferimento per i bisognosi. Insieme a Vannozza, Francesca prese a dedicare il tempo libero dagli impegni familiari a soccorrere poveri e ammalati. Francesca si dispose ad accettare la sua condizione di sposa.

Accetta con semplicità i doni della vita coniugale: l'amore dello sposo, i titoli nobiliari, le ricchezze e i tre figli. A sedici anni Francesca ebbe il primo dei tre figli, Giovanni Battista. Nel 1403 nacque il secondo figlio, Giovanni Evangelista. L'ultima nata e unica femmina fu Agnese.

Nel 1401 morì sua suocera. Il marito Andreozzo Ponziani affidò a Francesca le chiavi delle dispense, dei granai e delle cantine. Francesca ne approfittò per aumentare gli aiuti ai poveri. In pochi mesi i locali furono svuotati. Il suocero allibito decise di riprendersi le chiavi. Nei granai rimase soltanto la pula.

Francesca, Vannozza e una fedele serva fecero la cernita e distribuirono il poco grano ricavato per soddisfare gli affamati. Pochi giorni dopo sia i granai che le botti del vino risultarono di nuovo pieni con loro sorpresa. Andreozzo nel 1391 aveva fondato l'Ospedale del Santissimo Salvatore utilizzando la navata destra di una chiesa in disuso oggi chiamata Santa Maria in Cappella. Andreozzo non era indifferente alle miserie dei romani.

Visto il prodigio, Andreozzo decise di restituire le chiavi alla caritatevole nuora. Francesca decise di dedicarsi sistematicamente all'opera di assistenza. Con il consenso del marito, Francesca vendette tutti i vestiti e gioielli devolvendo il ricavato ai poveri. Indossò un abito di stoffa ruvida, ampio e comodo, per poter camminare agevolmente per i miseri vicoli di Roma.

Era ormai conosciuta ed ammirata da tutta Trastevere per il prodigio dei granai di nuovo pieni. Un gruppo di donne volle seguire il suo esempio. Insieme a quel gruppo, Francesca andava a coltivare un campo nei pressi di San Paolo fuori le Mura ricavandone frutta e verdura. Caricava le merci su un asinello e le distribuiva personalmente alla lunga fila di poveri che cercava di sfamare ogni giorno.

Alla morte del suocero, Francesca si prese cura dell'Ospedale del Santissimo Salvatore. Non tralasciava le visite private e domiciliari che faceva ai poveri. Incurante delle critiche e del disprezzo dei nobili romani, si fece questuante per quanti si vergognavano di chiedere l'elemosina. La gente del popolo la soprannominò la poverella di Trastevere. La consideravano sempre una di loro nonostante l'appartenenza al ceto della nobiltà. La chiamavano familiarmente Franceschella o Ceccolella.

Il contesto storico e le prove della vita

Erano anni drammatici per Roma. Gli ecclesiastici discutevano sulla superiorità o meno del Concilio Ecumenico sul Papa. Lo Scisma d'Occidente devastava l'unità della Chiesa. Lo Stato Pontificio era politicamente allo sbando ed economicamente in rovina. Roma per tre volte fu occupata e saccheggiata dal re di Napoli Ladislao di Durazzo. A causa delle guerriglie urbane la città era ridotta quasi in rovina. Papi ed antipapi si combattevano fra loro mancando un'autorità centrale che riportasse ordine e prosperità. Francesca volle dedicarsi a sollevare le misere condizioni dei suoi concittadini.

Nel 1409 suo marito Lorenzo, comandante delle truppe pontificie, venne gravemente ferito durante una battaglia. La battaglia era contro l'invasore Ladislao di Durazzo re di Napoli, contrario all'elezione di papa Alessandro V. Lorenzo rimase semiparalizzato per il resto della sua vita. Lorenzo fu accudito amorevolmente dalla moglie e dal figlio Battista. Nel 1410 casa Ponziani venne saccheggiata e i beni di famiglia furono espropriati. Lorenzo, sebbene invalido, fu costretto a fuggire per sottrarsi alla vendetta di re Ladislao. Re Ladislao prese in ostaggio Battista. L'unico figlio rimasto venne preso in ostaggio.

Le sue ricchezze servono a curare malati e bisognosi. Finite le ricchezze, cammina con un asinello per le strade mendicando per i poveri. Offre a tutti un'esortazione, un consiglio, un aiuto e un sorriso. La peste le porta via due figli. Un'epidemia di peste indusse Francesca ad aprire il suo palazzo agli appestati. Francesca e i suoi cari si esposero direttamente al contagio della peste. I suoi figli Agnese ed Evangelista morirono a causa dell'epidemia. Francesca contrasse la peste ma riuscì a salvarsi. Terminata l'epidemia, Francesca si ricongiunse con il marito e con Battista.

La guerra scatenata per colpa dell'antipapa Giovanni XXIII le restituisce un marito gravemente ferito. Roma, saccheggiata e umiliata, trova in lei un modello di fede e una guida. Il suo animo è sostenuto dalla presenza misteriosa ed efficace del suo angelo custode che sente camminare accanto a sé. Dalla morte di Evangelista, Francesca iniziò a vedere accanto a sé un ragazzino di circa nove anni con lunghi capelli ricci e una tunica bianca. La visione del ragazzino rimase al suo fianco per tutta la vita.

Esperienze mistiche e fondazione delle Oblate

Francesca continuò ad aiutare poveri e malati senza trascurare la preghiera. Francesca dormiva ormai solo due ore per notte. Francesca riferiva al suo confessore don Giovanni Mariotto le illuminazioni che affermava di ricevere dal Signore. Don Giovanni Mariotto era parroco di Santa Maria in Trastevere. Don Mariotto operò la trascrizione di quelle rivelazioni, pubblicata nel 1870. La pubblicazione riguardava le frequenti lotte di Francesca col demonio, il suo viaggio mistico nell'Inferno e nel Purgatorio, i momenti di estasi, i prodigi e le guarigioni attribuiti.

Francesca iniziò ad accompagnare spiritualmente un gruppo di amiche che la aiutavano nelle opere di carità. Durante un incontro settimanale nella chiesa di Santa Maria Nova, Francesca invitò le amiche a formare una confraternita consacrata alla Madonna. Le socie della confraternita sarebbero rimaste nelle proprie case, impegnandosi a vivere le virtù monastiche e ad aiutare i poveri. Il 15 agosto 1425, giorno della festa dell'Assunta, undici donne si offrirono al Signore davanti all'altare della Vergine.

Fonda un sodalizio di Oblate con una cerchia di amiche, affidando loro l'assistenza dei poveri. Nel marzo del 1433 Francesca riunì le compagne in un'unica abitazione a Tor de' Specchi, vicino alla chiesa parrocchiale di Sant'Andrea dei Funari. Riunisce le Oblate in una casa a Tor de' Specchi, fondando un monastero. L'abitazione di Tor de' Specchi era composta da una camera e un grande camerone. Il 21 luglio 1433 papa Eugenio IV eresse la comunità in congregazione religiosa con il titolo di Oblate Benedettine di Maria, note anche come Nobili Oblate di Tor de' Specchi.

Ultimi anni, transito e canonizzazione

Tra le Oblate di Tor de' Specchi, Francesca si recava ogni giorno nel monastero da lei fondato. Francesca continuò ad abitare nel palazzo Ponziani per accudire il marito malato. Lorenzo morì dopo quarant'anni di vita coniugale trascorsa in totale accordo con Francesca. Raggiunge il monastero di Tor de' Specchi non appena il marito muore nel 1436. Il 21 marzo 1436 Francesca lasciò la sua casa e ne affidò l'amministrazione al figlio Battista e a sua moglie Mabilia de' Papazzurri. Francesca si unì alle compagne a Tor de' Specchi dove fu eletta superiora.

Francesca trascorse gli ultimi quattro anni della sua vita nel convento. Nel convento si dedicò a formare le sue figlie spirituali secondo le illuminazioni divine. Sostenne le consorelle con l'esempio nelle opere di misericordia. Pregò per la fine dello scisma nella Chiesa. Francesca insegnò alle suore la preparazione di uno speciale unguento usato per sanare malati e feriti. L'ungento viene preparato ancora oggi nello stesso recipiente adoperato da lei più di cinque secoli fa.

Il 3 marzo 1440 Battista Ponziani si ammalò gravemente. Francesca accorse al capezzale del figlio e in breve tempo egli guarì. Appena lasciato palazzo Ponziani, Francesca incontrò il suo confessore don Mattiotti, che le ordinò di tornare indietro a passare la notte. Francesca obbedì al confessore pur sapendo che quelli sarebbero stati i suoi ultimi giorni. Francesca morì quattro anni dopo la morte del marito, il 9 marzo del 1440. Francesca morì il 9 marzo 1440 all'età di cinquantasei anni. Muore a casa del figlio e della nuora a Trastevere, dove si era recata con affetto materno. Morì circondata dalle sue Oblate, a cui lasciò le ultime raccomandazioni.

Le spoglie mortali furono esposte per tre giorni nella chiesa di Santa Maria Nova. Le spoglie mortali di santa Francesca Romana sono venerate nella chiesa di Santa Maria Nova ai Fori Imperiali. Le spoglie furono sepolte sotto l'altare della chiesa di Santa Maria Nova. Roma la considera una santa e la città intera accorre a venerare la sua salma. Una cronaca dell'epoca attesta la partecipazione e la devozione di tutta la città ai funerali. Un primo processo per la santità di Francesca fu aperto appena sei mesi dopo la sua morte. Tre anni dopo fu aperto un secondo processo motivato da continue grazie singolari attribuite alla sua intercessione. Alcuni vizi di forma bloccarono l'iter di canonizzazione. Un terzo tentativo di processo, avvenuto otto anni dopo la morte, non ebbe seguito a causa dell'assenza del Papa da Roma. Nel 1608 Francesca Romana viene ufficialmente iscritta nell'albo dei santi. Francesca fu canonizzata da papa Paolo V il 29 maggio 1608.

Il culto, i patronati e l'eredità spirituale

Nel 1494 il senato di Roma stabilì che il giorno della sua morte fosse considerato festivo e la definì Advocata Urbis. Il senato stabilì all'unanimità che la santa fosse denominata Romana anziché con il cognome da vedova. Francesca divenne la prima santa donna italiana dai tempi di Caterina da Siena. Divenne la prima cittadina della Roma moderna a ottenere gli onori degli altari. Papa Urbano VIII volle un tempietto con quattro colonne di diaspro e una statua in bronzo dorato nella chiesa di Santa Maria Nova. La statua raffigura la santa in compagnia dell'Angelo Custode che l'aveva assistita tutta la vita. La devozione popolare chiama ancora oggi la chiesa di Santa Maria Nova di Santa Francesca Romana. Le giovani coppie prediligono la chiesa di Santa Maria Nova ai Fori Imperiali per la celebrazione del matrimonio.

Santa Francesca Romana è compatrona di Roma insieme agli apostoli Pietro e Paolo. Viene invocata come protettrice dalle pestilenze e per la liberazione delle anime dal Purgatorio. Nel 1950 papa Pio XII la dichiarò patrona degli automobilisti. L'attribuzione del patronato sugli automobilisti deriva dal fatto che il suo Angelo Custode l'accompagnava sempre negli spostamenti, illuminandole la strada anche di notte. Il 9 marzo di ogni anno gli automobilisti di Roma si radunano vicino alla chiesa di Santa Francesca Romana per ricevere una benedizione speciale per sé e per i propri mezzi.

L'Associazione Santa Francesca Romana - Vedove Cattoliche Bergamasche è intitolata alla Santa. L'associazione fu fondata nella diocesi di Bergamo nel 1926 da don Angelo Giuseppe Roncalli, allora cappellano militare, poi divenuto Papa Giovanni XXIII e Santo. La fondazione avvenne in collaborazione con Ermenegilda Crippa vedova Bosis. Intorno agli anni trenta del secolo scorso, padre Enrico Mauri propose la Santa come modello a un sodalizio di vedove di guerra. Padre Enrico Mauri apparteneva agli Oblati dei Santi Ambrogio e Carlo ed è stato dichiarato Venerabile nel 2018. Il sodalizio di vedove di guerra fondato da padre Mauri è diventato in seguito l'Istituto Secolare delle Oblate di Cristo Re. Le Oblate di Tor de' Specchi sono dette anche Oblate di Santa Francesca Romana. Nel corso dei secoli le Oblate di Tor de' Specchi hanno svolto numerosi servizi caritativi per la popolazione di Roma. Oggi le Oblate di Tor de' Specchi ospitano studentesse universitarie in un apposito pensionato. Le Oblate concedono gli spazi della loro unica casa per i ritiri spirituali preparatori alla Prima Comunione.

Santa Francesca fu religiosa. Si sposò in giovane età. Visse per quarant'anni nel matrimonio. Fu moglie e madre di specchiata virtù. Fu ammirevole per pietà, umiltà e pazienza. In tempi di difficoltà distribuì i suoi beni ai poveri. Servì i malati. Alla morte del marito si ritirò tra le oblate che ella stessa aveva riunito a Roma. Le oblate riunite da lei a Roma vivono sotto la regola di san Benedetto. Santa Francesca nacque a Roma nel 1384. Santa Francesca morì il 9 marzo 1440. Santa Francesca Romana fu sposa, madre, vedova, fondatrice e religiosa.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Santa Francesca Romana?

La memoria liturgica e la ricorrenza di Santa Francesca Romana si celebrano il 9 marzo di ogni anno.

Di cosa è patrona Santa Francesca Romana?

Santa Francesca Romana è compatrona di Roma ed è invocata come protettrice contro le pestilenze, per la liberazione delle anime dal Purgatorio e come patrona degli automobilisti.

Santa Francesca, religiosa, que, casada en joven edad y vivida por cuarenta años en el matrimonio, fue esposa y madre de especulada virtud, admirable por piedad, humildad y paciencia. En tiempos de dificultad, distribuyó sus bienes a los pobres, sirvió a los enfermos y, a la muerte del marido, se retiró entre las oblatas que ella misma había reunido en Roma bajo la regla de san Benedetto. — Martirologio Romano