7 de junio
Sant' Antonio María Gianelli
Obispo
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La giovinezza e la formazione
Antonio Maria Gianelli nacque a Cereta, frazione di Carro in provincia di La Spezia, il 12 aprile 1789, domenica di Pasqua. I suoi genitori erano poveri contadini e lo avviarono ben presto al lavoro dei campi. Un'amica di famiglia di nome Nicoletta Rebizzo conosceva l'intelligenza del ragazzo e notò come Antonio avesse manifestato nel corso degli anni segni evidenti di vocazione al sacerdozio. Nicoletta Rebizzo condusse Antonio a Genova e lo presentò all'arcivescovo cardinale Giuseppe Spina, favorendone l'entrata in seminario. Il diciannovenne Antonio si mise subito in luce per la sua condotta esemplare, caratterizzata da una profonda pietà eucaristica e da una filiale devozione alla Madonna, mentre il suo profitto negli studi fu eccellente. L'arcivescovo lo ammise al suddiaconato prima che iniziasse il corso di teologia e, colpito dalla sua facilità di parola, gli consentì di predicare. Antonio fu ordinato sacerdote il 23 maggio 1812 a soli ventitré anni grazie a una speciale dispensa.
L'arcivescovo nominò Antonio coadiutore di San Matteo, la celebre abbazia dei Doria. Due anni dopo, Antonio fu mandato a insegnare lettere a Carcare, in provincia di Savona, nel collegio degli Scolopi. Durante l'esperienza a Carcare, il giovane prete si schierò a favore del metodo educativo preventivo. Successivamente si iscrisse alla Congregazione dei Missionari Suburbani, istituita nel 1713, per specializzarsi nella predicazione popolare. Nel 1816, resasi vacante la cattedra di retorica nel seminario, Antonio vi fu destinato. Nel seminario, Antonio ebbe tra i suoi alunni il futuro arcivescovo genovese monsignor Magnasco e il venerabile Giuseppe Frassinetti, fondatore dei Figli dell'Immacolata. Il tempo libero dagli impegni scolastici veniva impiegato da Antonio nella predicazione, nella confessione e nella direzione spirituale di vari istituti religiosi. Dal 1821 al 1826, Antonio fu direttore della Confraternita della Santa Croce, e come direttore della Confraternita ebbe modo di aiutare persone di ogni condizione sociale.
Il ministero a Chiavari e le opere di carità
Il nuovo arcivescovo monsignor Luigi Lambruschini notò lo zelo di Antonio. Monsignor Luigi Lambruschini divenne in seguito cardinale e Segretario di Stato di Gregorio XVI. L'arcivescovo affidò ad Antonio la parrocchia di San Giovanni Battista a Chiavari. Chiavari all'epoca non era una diocesi ma faceva parte di quella genovese. Nel comunicargli l'incarico, il prelato disse ad Antonio di considerarla una missione di dieci o dodici anni. Nella lettera inviata ai chiavaresi per annunciare il nuovo parroco, il prelato scrisse che gli mandava il più bel fiore del suo giardino. Quelli erano tempi difficili per la diffusione delle idee rivoluzionarie, ma il Gianelli si inserì attivamente nel gruppo dei cattolici che lavoravano per una seconda controriforma. Egli promosse una più adeguata formazione del clero: nei seminari fu reintrodotta la Summa Theologiae di san Tommaso d'Aquino come testo di dogmatica, mentre per lo studio della morale furono introdotte le opere di sant'Alfonso de' Liguori. Nel 1827 Antonio fondò una piccola congregazione missionaria di Liguoriani con il compito di predicare gli esercizi al clero e le missioni al popolo, sebbene questa congregazione non gli sopravvisse. Nello stesso anno 1827 il Gianelli aderì alla Società Economica di Chiavari. La Società Economica era stata fondata dal patrizio genovese Stefano Rivarola con scopi culturali e di beneficenza e manteneva un ospizio per orfanelle. Il Gianelli affidò la direzione dell'ospizio alle Signore della Carità. Le Signore della Carità furono istituite dal Gianelli stesso con criteri che fanno di lui un precursore dell'apostolato sociale femminile. La gestione dell'ospizio fu un primo passo verso la fondazione delle Figlie di Maria Santissima dell'Orto.
All'inizio del 1829, il Gianelli condusse dodici sue penitenti a far vita comune in una piccola casa. La comunità aveva il compito di istruire la gioventù e di curare i malati negli ospedali e nei lazzaretti. La comunità si ingrandì progressivamente e le Figlie aprirono una scuola per fanciulle povere, presero la direzione dell'Ospedale civico, poi dell'Ospizio di Carità e Lavoro e, nel 1835, dell'Ospedale di La Spezia. Il popolo chiamò successivamente le Figlie di Maria Santissima dell'Orto con il nome di Gianelline. Nel 1835 infuriò in Liguria l'epidemia del colera. L'arciprete Gianelli organizzò una processione di penitenza per chiedere a Dio di risparmiare la città dal flagello. Alla processione partecipò tutta la popolazione cantando e pregando. La processione raggiunse il santuario della Madonna dell'Orto con il crocifisso venerato nella parrocchia. Mentre il santo predicava sul piazzale antistante, uno stuolo di rondini discese volteggiando attorno al crocifisso. La tradizione riferisce che il fenomeno delle rondini fu interpretato come una risposta positiva del Cielo. Il crocifisso rimase esposto per ottanta giorni, al termine dei quali fu fatta un'altra processione per ringraziare Dio di avere preservato la città dal morbo.
L'episcopato a Bobbio
Come riconoscimento dell'indefesso zelo apostolico, al Gianelli arrivò la nomina a vescovo di Bobbio. La piccola diocesi di Bobbio era legata alla memoria del patrono san Colombano ed era rimasta vacante per anni dopo la soppressione avvenuta durante l'occupazione francese. Il nuovo pastore distribuì ai poveri i proventi che gli spettavano come arciprete di Chiavari prima di prendere possesso della sua carica. Il vescovo mantenne un metodo di vita basato sulla semplicità e sulla povertà. Il suo alloggio era composto da due soli locali: la sua residenza comprendeva una camera per la notte e un piccolo studio, e riceveva le persone nel suo piccolo studio. Pregava incessantemente per la conversione dei peccatori e faceva penitenza, indossando il cilicio e spesso flagellandosi per rendere efficace il suo ministero. Iniziò subito la visita pastorale che non si svolgeva da diciannove anni. percorse l'intera diocesi per tre volte. Durante le visite pastorali eliminò gli abusi, favorì la predicazione, regolò l'insegnamento del catechismo e sollecitò la corretta amministrazione dei sacramenti. Tenne due sinodi diocesani, riorganizzò il seminario negli studi e nella disciplina e rimosse senza esitazione gli ecclesiastici indegni. Chiamò le Figlie di Maria Santissima dell'Orto a Bobbio. Le Figlie di Maria Santissima dell'Orto furono di grande aiuto al vescovo: chiamò la suddetta congregazione per dirigere l'ospedale cittadino di Bobbio che versava in condizioni precarie, e affidò successivamente alle stesse religiose anche le scuole femminili che mancavano di locali e di insegnanti.
Il vescovo provò grande amarezza a causa di Cristoforo Bonavino. Egli stesso aveva chiamato Cristoforo Bonavino a Bobbio e lo aveva ordinato sacerdote. Cristoforo Bonavino entrò fra gli Oblati di Sant'Alfonso creati dal Gianelli per la riforma del clero, ma in seguito Bonavino apostatò e assunse lo pseudonimo di Ausonio Franchi, arrivando a dichiararsi maestro di ateismo ed entrando nella massoneria. Prima di morire, Cristoforo Bonavino incontrò il beato Tommaso Reggio. Tommaso Reggio era arcivescovo di Genova ed era stato compagno di seminario del Gianelli. Bonavino tornò alla fede prima di morire e riprese a celebrare la Messa. Cristoforo Bonavino descrisse la vita del Gianelli come un atto continuo e perpetuo di fede, di speranza e di carità verso il prossimo. Bonavino affermò che tutte le azioni, parole, pensieri e affetti del Gianelli avevano come unico principio e fine la gloria di Dio e la salute delle anime.
Il transito e la gloria degli altari
Il santo fu stroncato dalle fatiche del suo incessante ministero. Si recò a Piacenza per un periodo di riposo ospite del vescovo locale, ma si ammalò gravemente durante il soggiorno a Piacenza e morì il 7 giugno 1846 in seguito a un attacco di apoplessia. A Piacenza avvenne il transito di sant'Antonio Maria Gianelli. Egli fu vescovo di Bobbio, fondò la Congregazione delle Figlie di Maria Santissima dell'Orto e rifulse per l'impegno e il luminoso esempio di dedizione ai bisogni dei poveri e alla salvezza delle anime, distinguendosi nel promuovere la santità del clero. Papa Pio XI lo beatificò nel 1925 e papa Pio XII lo canonizzò il 21 ottobre 1951. L'Istituto delle Figlie di Maria Santissima dell'Orto si sviluppò rapidamente in Italia e si diffuse successivamente in tutta l'America Latina, in Palestina e in vari Paesi d'Europa, portando ovunque il frutto della carità operosa e della dedizione cristiana.
Il cammino sacerdotale
Il percorso di Sant' Antonio María Gianelli ebbe inizio con la sua ordinazione sacerdotale, avvenuta a Genova nel 1812. Da quel momento, il suo ministero si distinse per una profonda attenzione alla formazione e al sostegno delle persone più bisognose. Nel corso degli anni, egli operò in diverse località, tra cui Carcare, Chiavari e Genova, tessendo relazioni umane e spirituali che avrebbero preparato il terreno per le sue future iniziative. Il 1829 segnò una tappa fondamentale per la sua missione con la fondazione delle Figlie di Maria Santissima dell'Orto, un istituto nato dal suo desiderio di offrire un aiuto concreto e un sostegno spirituale a coloro che vivevano in condizioni di necessità.
Nel 1838, la sua dedizione fu riconosciuta con la nomina a vescovo di Bobbio. In questo nuovo ruolo, egli non si limitò a una guida formale, ma scelse di stare accanto al suo popolo. La sua azione pastorale fu caratterizzata da una presenza costante e vicina, testimoniata in modo particolare dalle tre visite pastorali complete che svolse all'interno della sua diocesi. Questi viaggi non erano soltanto atti amministrativi, ma momenti di incontro autentico, volti a conoscere le fatiche e le speranze di ogni parrocchia. La sua vita terrena si concluse prematuramente a Piacenza nel 1846, a causa di un attacco di apoplessia, lasciando una comunità profondamente segnata dal suo esempio di pastore buono e premuroso.
La memoria e il culto
Il culto di Sant' Antonio María Gianelli si è consolidato nel tempo, portando la Chiesa a proclamare la sua santità nel 1951, grazie al solenne decreto di canonizzazione emesso da Papa Pio XII. La sua figura è particolarmente venerata dalla famiglia religiosa delle Figlie di Maria Santissima dell'Orto, che egli fondò e di cui è divenuto il santo patrono, custode spirituale di un carisma che continua a vivere nell'assistenza ai poveri e nell'educazione.
La ricorrenza liturgica viene celebrata ogni anno il 7 giugno, nel giorno che segna il suo transito verso la vita eterna. Questa data rappresenta per i fedeli un momento di riflessione sulla sua eredità spirituale e sull'importanza di una fede che si traduce in opere di carità. La memoria di Sant' Antonio María Gianelli continua a ispirare quanti, seguendo il suo esempio, scelgono di dedicare la propria vita al servizio di Dio e dei fratelli, operando con umiltà e spirito di sacrificio in ogni ambiente della quotidianità.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Sant' Antonio Maria Gianelli?
La ricorrenza di sant' Antonio Maria Gianelli si celebra il 7 giugno.
En Piacenza, tránsito de san Antonio María Gianelli, obispo de Bobbio, que fundó la Congregación de las Hijas de María Santísima del Huerto y brilló por el compromiso y el luminoso ejemplo de dedicación a las necesidades de los pobres y a la salvación de las almas y en promover la santidad del clero. — Martirologio Romano