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7 de febrero

Sant' Egidio Maria de San José (Francesco Pontillo)

Religioso de los Frailes Menores

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza a Taranto

Francesco Antonio Pasquale nacque a Taranto in Puglia il sedicesimo giorno di novembre del 1729. I suoi genitori, Cataldo e Grazia Procaccio, vivevano in un'umile casetta situata in un vicolo della vecchia città medioevale. Suo padre svolgeva la professione di modesto artigiano esperto nella lavorazione delle funi, mentre al sacro fonte battesimale il neonato ricevette i nomi di Francesco, Antonio e Pasquale. Durante la fanciullezza crebbe aumentando il proprio fervore verso Gesù Sacramentato tramite la Comunione frequente e le visite quotidiane alle chiese. Coltivava inoltre una grande devozione alla Madonna ed era iscritto alla Confraternita del Santissimo Rosario. Probabilmente non frequentò mai la scuola e, ancora ragazzo, fu mandato a lavorare in una bottega di felpaiolo per guadagnarsi da vivere. Prima di entrare in bottega assisteva quotidianamente alla Santa Messa e, prima di iniziare il lavoro, faceva sempre il segno della croce. Il padrone della bottega arrivava a definire il suo locale un vero e proprio oratorio per via del comportamento esemplare di Francesco.

La vita del giovane subì una svolta dolorosa quando il padre morì allorché Francesco aveva appena diciotto anni. Dopo la scomparsa paterno, egli divenne il principale sostegno della famiglia povera composta dalla madre e da tre fratellini più piccoli. Lasciò dunque il lavoro di felpaiolo per dedicarsi a quello più redditizio di funaiolo. Durante questo periodo dimostrò una generosità straordinaria, destinando parte dei suoi guadagni ai poveri e non conservando nulla per sé. In seguito la madre si risposò in seconde nozze, provocando inizialmente il dispiacere di Francesco. Tuttavia, il patrigno fu presto conquistato dalle virtù del giovane e lo liberò dal peso esclusivo della famiglia, dandogli la piena disponibilità dei suoi guadagni. Questo generoso gesto facilitò l'attuazione del suo profondo desiderio di farsi religioso, una vocazione nata fin dall'adolescenza ma che era stata inevitabilmente ritardata dalla morte prematura del padre.

La vocazione e la professione religiosa

Il ventisette febbraio del 1754, all'età di ventiquattro anni, entrò come fratello laico tra i Frati Minori Alcantarini di Taranto, un ordine che era presente nella città da poco tempo. I suoi stessi nomi di battesimo sembravano quasi preannunciare la sua futura vocazione francescana riformata da san Pietro d'Alcántara, l'imitazione stretta di san Francesco d'Assisi, i prodigi legati a sant'Antonio di Padova e i fervori spirituali di san Pasquale Baylón. Fu mandato a compiere il noviziato nel convento di Galatone, dove assunse il nome di frate Egidio della Madre di Dio. Si trovò subito a proprio agio in quell'ambiente di profondo raccoglimento, attratto in modo particolare dalla povertà, dal fervore e dalla pace che vi regnavano. Il suo comportamento irreprensibile suscitò ben presto l'ammirazione e l'affetto sincero dei superiori e dei confratelli.

Il ventotto febbraio del 1755, alla fine dell'anno di prova trascorso nel convento di Santa Maria delle Grazie a Galatone, emise la professione solenne con i voti di povertà, castità e obbedienza. In occasione di questa solenne consacrazione il suo nome fu ulteriormente modificato in frate Egidio Maria di San Giuseppe. Subito dopo il periodo vissuto a Galatone, fu trasferito nella fraternità di Squinzano, continuando il suo cammino di perfezione spirituale e di dedizione alla regola. Nel 1759 ricevette una nuova destinazione e fu mandato al convento di San Pasquale a Chiaia a Napoli. All'inizio della sua permanenza napoletana svolse l'incarico umile di cuoco, occupandosi poi del lanificio conventuale e infine assumendo l'importante ruolo di portinaio. Secondo le rigide regole degli Alcantarini, il compito di portinaio veniva affidato esclusivamente al migliore dei fratelli laici, poiché dal comportamento di chi custodiva la porta dipendevano direttamente la stima e il buon nome dell'intera comunità dei frati.

Il ministero della carità e il Consolatore di Napoli

Molti poveri arrivavano ogni singolo giorno alla porta del convento napoletano in cerca di aiuto materiale e spirituale. Tramite la sua accoglienza straordinaria, la pazienza inalterabile e la carità operosa, quei poveri diffusero rapidamente la buona fama di frate Egidio in tutta la città di Napoli. Riconoscendo le sue doti eccezionali, i superiori decisero di affidargli l'incarico di questuante, un servizio che egli mantenne con dedizione per ben cinquant'anni. Egli considerava la questua non tanto come una semplice raccolta di elemosine, quanto piuttosto come una vera e propria visita di carità e di edificante buon esempio per la popolazione. La sua presenza divenne così molto desiderata e ricercata accanto ai letti degli ammalati e dei moribondi, che trovavano conforto nelle sue parole colme di fede. Persone appartenenti a ogni ceto sociale, dagli scettici ai credenti più ferventi, e dai semplici popolani fino ai nobili più illustri, si rivolgevano abitualmente a lui per ricevere consigli saggi e preghiere efficaci. Per questa sua infaticabile opera di conforto universale fu soprannominato dal popolo il Consolatore di Napoli.

Nonostante l'apprezzamento generale, rientrava spesso in convento con il cuore profondamente addolorato per le sofferenze altrui di cui era stato testimone. Di notte, dopo aver concluso le preghiere corali con i confratelli, continuava a pregare e a piangere lungamente ai piedi della Madonna del Pozzo, venerata all'interno del convento. In quelle lunghe ore di colloquio con il Signore, pregava incessantemente per la salute degli ammalati, per la provvidenza materiale da inviare alle famiglie povere, per la pace da donare agli sventurati e per il sincero pentimento dei cuori degli oppressori. Divenne inoltre celebre per i prodigi straordinari che gli venivano continuamente attribuiti, compiuti spesso adoperando con fede una reliquia di san Pasquale. Negli atti ufficiali della causa di beatificazione e canonizzazione furono descritti numerosi casi prodigiosi di profezie, predizioni avverate, guarigioni inspiegabili, apparizioni improvvise di oggetti, frutti e pesci, oltre a episodi di risurrezioni e prodigiose moltiplicazioni di cibi.

Il prodigio della vitellina e gli ultimi anni

Durante il periodo della complessa occupazione francese, le autorità politiche temevano fortemente frate Egidio a causa del pericolo di possibili insurrezioni popolari. Tale timore reverenziale da parte delle autorità era motivato dalla gran folla di fedeli che seguiva costantemente frate Egidio o che si radunava spontaneamente al suo passaggio per le strade. A causa di questa straordinaria influenza sul popolo, frate Egidio fu persino convocato alla corte di Giuseppe Bonaparte, diventato nel frattempo re di Napoli. In quell'incontro memorabile, frate Egidio predisse apertamente a Giuseppe Bonaparte che il suo dominio politico sarebbe finito di lì a breve. Tra i vari episodi della vita conventuale, un posto singolare spetta alla storia della vitellina Catarinella. I frati del convento di San Pasquale possedevano una vitellina chiamata appunto Catarinella che era conosciuta da tutti gli abitanti di Napoli. L'animale girava tranquillamente e senza timore per le vie della città e la sera faceva ritorno da sola in convento. La vitellina portava al collo una targhetta di metallo che la indicava chiaramente come proprietà dei frati nel caso in cui si fosse smarrita. Una sera, tuttavia, la vitellina Catarinella non fece ritorno al convento all'ora consueta.

I frati, profondamente addolorati per la perdita, riferirono la scomparsa a frate Egidio affinché potesse occuparsene. La mattina dopo la scomparsa, frate Egidio si recò direttamente da un macellaio che esercitava nella zona popolare della Pignasecca. Senza troppi preamboli, il religioso ordinò al macellaio di prendere la chiave e la lanterna e di seguirlo immediatamente nella grotta adibita a deposito. Frate Egidio chiese con fermezza al macellaio dove avesse nascosto Catarinella. L'uomo, preso da una grande tremarella e da un timore reverenziale, non obiettò minimamente all'ordine ricevuto. Il macellaio accompagnò così frate Egidio nella grotta che fungeva da deposito e frigorifero, dove la vitella purtroppo si trovava già squartata e scuoiata. Con gesti colmi di fede, frate Egidio fece distendere la pelle della vitella sistemando tutti i pezzi al loro posto naturale e ricongiungendo con cura i lembi della pelle tra loro. Tracciando quindi un solenne segno di croce, frate Egidio esclamò ad alta voce di alzarsi in nome di Dio e di san Pasquale e di fare ritorno al convento. Subito dopo seguì un grande muggito e la vitella balzò miracolosamente in piedi, viva e vegeta esattamente come prima. Lo scalpore suscitato da questo clamoroso miracolo fu enorme in tutta la città. La vitella fu così accompagnata quasi in solenne processione dalla zona della Pignasecca fino al convento di San Pasquale a Chiaia.

Il transito e il cammino verso la santità

Negli ultimi anni della sua esistenza terrena, frate Egidio soffriva già da tempo di una grave forma di sciatica che limitava i suoi movimenti. A questa sofferenza si aggiunsero progressivamente un'asma soffocante e successivamente una grave idropisia di petto che ne minarono definitivamente le forze fisiche. Egidio sopportò la malattia con straordinaria lucidità, ammirevole rassegnazione e totale fiducia in Dio, raccomandandosi costantemente alla protezione della Vergine Maria. Infine, il giorno sette febbraio del 1812, concluse il suo pellegrinaggio terreno e rese l'anima a Creatore. La morte di frate Egidio fu sinceramente compianta dall'intera città di Napoli, che riconosceva di aver perduto un padre e un intercessore formidabile. Il corpo del pio religioso fu sepolto con devozione nella chiesa conventuale di San Pasquale a Chiaia.

Il processo canonico per la beatificazione di frate Egidio fu iniziato subito dopo la sua scomparsa. Decenni più tardi, il pontefice Pio IX lo dichiarò Venerabile il ventiquattro febbraio del 1868. Successivamente, Leone XIII lo proclamò beato il cinque febbraio del 1888. Il ventinove giugno del 1919 frate Egidio fu eletto solennemente compatrono della città di Taranto, una nomina speciale che fu fortemente voluta anche per ringraziarlo della protezione spirituale accordata alla città durante i pericoli della prima guerra mondiale. In seguito, il caso di Angela Mignogna, che era guarita miracolosamente da un coriocarcinoma uterino nel corso del 1937, fu preso attentamente in esame come prodigio decisivo per la canonizzazione definitiva. Il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò il quindici dicembre del 1994 la promulgazione ufficiale del decreto sul miracolo ottenuto proprio per intercessione di frate Egidio Maria di San Giuseppe. Lo stesso pontefice san Giovanni Paolo II ha infine canonizzato frate Egidio il due giugno del 1996, iscrivendolo solennemente nell'albo dei santi della Chiesa universale.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Sant'Egidio Maria di San Giuseppe?

La memoria liturgica del santo è legata al giorno della sua morte e si celebra il 7 febbraio.

Di cosa è patrono Sant'Egidio Maria di San Giuseppe?

Il santo è eletto compatrono della città di Taranto dal 29 giugno 1919.

En Nápoles, san Egidio Maria de San José (Francesco) Pontillo, religioso de la Orden de los Frailes Menores, que cada día por las calles de la ciudad mendigaba con gran humildad al pueblo la limosna, dando a cambio palabras de consolación. — Martirologio Romano