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1 de mayo

Sant' Hipólito

Mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La vita e l'apostolato

La venerabile figura di San Ipolisto emerge con chiarezza dalle fonti storiche e agiografiche che ne tramandano il ministero sacerdotale. Una fonte biografica particolarmente ricca di dettagli è la passio di San Ipolisto, redatta nel tredicesimo secolo dal vescovo avellinese Ruggiero. Secondo questo testo, Ipolisto era un presbitero originario di Antiochia che giunse nell'antica Abellinum, situata nei pressi della moderna Atripalda, guidato da un'ispirazione divina. Ad Abellinum, Ipolisto si dedicò alla diffusione del Vangelo, portando alla conversione la popolazione locale legata al culto della dea Diana e operando numerosi eventi prodigiosi. In seguito ai successi pastorali ottenuti, Ipolisto estese l'opera evangelizzatrice nelle vicine terre del Beneventano. Dopo il suo rientro ad Abellinum, il santo edificato un luogo di preghiera sul Monte Capitolino, in seguito chiamato Toppolo, nei pressi del tempio dedicato a Giove. Sul Monte Capitolino Ipolisto affiancò alla predicazione una condotta di vita caratterizzata da una rigorosa ed incessante prassi ascetica.

Il martirio e la sepoltura

La fedeltà al Vangelo condusse inevitabilmente il sacerdote alla prova suprema del sangue durante le persecuzioni imperiali. I ministri dei culti pagani si opposero a Ipolisto, giungendo a perseguitarlo. Durante l'ondata persecutoria promossa da Diocleziano, Ipolisto oppose un rifiuto all'ordine di offrire sacrifici a Giove. A seguito del suo rifiuto, il santo venne sottoposto a flagellazione e successivamente trascinato fino alle sponde del fiume Sabato, che scorreva ai piedi dell'altura. San Ipolisto venne giustiziato mediante decapitazione il primo maggio del 303. Con l'intento di oltraggiarne ulteriormente la memoria, le autorità cittadine, tra senatori e pretori, disposero che le spoglie fossero abbandonate all'aperto, alla mercé di cani e volatili rapaci. Nel corso della notte successiva al martirio, due pie donne recuperarono i resti straziati del santo e gli diedero sepoltura nel sito in cui, nel corso dell'undicesimo secolo, sarebbe sorto il centro di Atripalda.

Il culto e lo Specus Martyrum

La memoria del martire ha trovato nei secoli un custode d'eccezione nella cripta sotterranea della comunità di Atripalda. L'antico cimitero ipogeo, che ospitava epigrafi risalenti al 357, comprendeva lo Specus Martyrum, in seguito divenuto la cripta della chiesa intitolata al santo. All'interno dell'ipogeo dello Specus trovarono collocazione i resti dei martiri Ipolisto, Crescenzo e compagni, insieme a quelli del diacono San Romolo e di San Sabino, vescovo e patrono principale di Atripalda. Le rappresentazioni iconografiche più antiche di San Ipolisto andarono perdute durante i rimaneggiamenti dell'antico cimitero sotterraneo. La venerazione per San Ipolisto trascende la cittadina di Atripalda, della quale è compatrono, ed è attestata in diversi comuni irpini, fino all'area di Montevergine, oltre che nel Beneventano e nel Salernitano. Sebbene in varie località la memoria del santo ricorra in date differenti, la comunità di Atripalda ne conserva tradizionalmente la celebrazione il primo maggio.

Le testimonianze storiche e letterarie

L'importanza spirituale e archeologica del santuario sotterraneo e della figura del santo è stata documentata in epoca moderna da insigni studiosi. San Ipolisto è citato nei Natales di Gennaro Aspreno Galante, un importante sacerdote e docente di archeologia cristiana napoletano vissuto tra il 1843 e il 1923. I Natales del Galante consistono in sedici elegie latine composte per celebrare San Paolino di Nola, vissuto tra il 353 e il 431. Ognuna di queste elegie veniva redatta annualmente per sedici anni consecutivi in occasione della ricorrenza liturgica di San Paolino, fissata al 22 giugno. La sesta elegia, intitolata Ad Tripaldum e scritta nel 1888 in quarantasei distici, immagina un dialogo tra il Galante e San Paolino. Nel testo del 1888 si menziona la presenza dell'autore ad Atripalda nel giugno di quell'anno durante i festeggiamenti per la traslazione solenne dei resti di San Ipolisto, San Crescenzo e altri martiri loro compagni. La narrazione include la descrizione di un'imponente processione con effigi e reliquie sacre lungo strade infiorate e abitazioni ornate a festa. I festeggiamenti serali erano illuminati da uno spettacolo di fuochi pirotecnici, con la presenza di vari vescovi e di un'ampia partecipazione popolare. Nello stesso scritto viene espresso un doveroso ringraziamento al barone Francesco de Donato per i lavori di restauro e decorazione effettuati nello Specus Martyrum di Atripalda. Lo Specus Martyrum è considerato una delle strutture archeologiche cristiane più rilevanti della regione Irpinia. Gennaro Aspreno Galante aveva una profonda conoscenza dello Specus in quanto archeologo e cittadino onorario della comunità di Atripalda.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Ipolisto?

La comunità di Atripalda conserva tradizionalmente la celebrazione di San Ipolisto il primo maggio.

Di cosa è patrono San Ipolisto?

San Ipolisto è venerato come compatrono della cittadina di Atripalda.