28 de noviembre
Sant’ Irenarco
Mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini della persecuzione e la testimonianza delle sette donne
La tradizione riferisce che a Sebaste scoppiò una fiera persecuzione sotto il governatore Massimiano, identificato in alcune fonti anche sotto l'imperatore Diocleziano e il governatore Massimo. Sette donne furono condotte davanti al tribunale del governatore con la grave accusa di aver convertito i propri mariti alla fede cristiana. In questo contesto di prova, un poliziotto di nome Irenarco, originariamente addetto alle torture e incaricato della custodia delle sette donne, si dichiarò apertamente cristiano e assunse la difesa delle prigioniere. Massimiano si mostrò inflessibile di fronte alla professione di fede e invitò ripetutamente le donne a sacrificare agli dèi pagani per evitare la morte. Le cristiane, con un abile inganno, presero gli idoli loro offerti e li gettarono in un lago vicino, provocando la profonda irritazione del governatore contro di loro e contro lo stesso Irenarco.
Durante le preghiere elevate dalle cristiane e le ingiunzioni autoritarie del governatore, iniziarono i diversi tormenti inflitti per piegare la loro fedeltà. Le sette donne furono sospese e le loro carni lacerate dai carnefici, ma la tradizione narra che dalle vene delle sette donne uscì latte invece di sangue, segno visibile della grazia divina. Successivamente, le medesime donne furono gettate in una fornace ardente che miracolosamente si spense, e una di esse, madre di due bambini, gettate nel fuoco un abito bianco offerto dal governatore in cambio della rinuncia ai tormenti, dimostrò una totale fermezza. I due figli della donna furono in seguito associati al martirio di Irenarco, mentre le sette donne furono infine decapitate, suggellando con il sangue la loro testimonianza.
Il martirio di Irenarco e dei suoi compagni
Rimasto solo davanti al tribunale, Irenarco rifiutò fermamente di compire il sacrificio imposto dal governatore Massimiano. Per ordine dell'autorità, Irenarco fu condannato ad essere immerso nel lago, ma l'acqua si solidificò prodigiosamente intorno a lui, impedendo che annegasse. I carnefici che tentarono di raggiungere Irenarco per superare il prodigio furono improvvisamente inghiottiti dalle acque del lago. In quei momenti di grazia, Irenarco ricevette il Battesimo dalle mani del prete Acacio. Massimiano ordinò allora a Irenarco un nuovo rifiuto di sacrificare, rinnovando la condanna al fuoco e alla decapitazione. Irenarco, Acacio e i due bambini entrarono insieme nella fornace ardente. I due bambini morirono subito nella fornace, mentre Irenarco e Acacio furono tolti dalle fiamme per essere condotti alla decapitazione, sebbene un'altra tradizione tramandi che Irenarco sia stato ucciso con un colpo di scure. Il martirio di Irenarco e dei suoi compagni avvenne il ventotto novembre. Le reliquie dei martiri furono raccolte con devozione da una pia donna di nome Elisea, la quale le depose nel luogo del supplizio presso il lago, verso Occidente.
L'analisi agiografica e la formazione della leggenda
La passio greca premetafrastica di Irenarco è stata pubblicata recentemente da G. Garitte, la cui lunga introduzione costituisce ad oggi il solo studio approfondito su Irenarco e i suoi compagni. La critica moderna rileva che la passio non contiene elementi sicuramente storici, ma il racconto fornisce le coordinate agiografiche del luogo delle reliquie e della data di commemorazione, ritenute necessarie da H. Delehaye per stabilire l'esistenza di un culto. La leggenda fu composta originariamente per giustificare il culto già esistente di san Irenarco, il cui ricordo storico era ormai svanito nel tempo. G. Garitte ha scoperto una evidente rassomiglianza tra la passio di Irenarco e quella di san Biagio vescovo di Sebaste. La passio di Irenarco presenta una redazione più primitiva nei passaggi paralleli rispetto a quella di Biagio, mentre la passio di Biagio mostra evidenti segni di soppressione e riadattamento, dipendendo da un testo assai simile a quello di Irenarco. La leggenda di Irenarco risale almeno all'ottavo secolo, e tracce di essa si trovano nella passio latina di san Biagio riassunta nella metà del nono secolo nei Martirologi di Rabano Mauro e di Adone.
L'indagine testuale dimostra inoltre che la prima parte della passio di Irenarco, incentrata sulle sette donne, dipende dalla passio perduta delle sette martiri di Amisio, nota attraverso la notizia dei sinassari bizantini al diciotto marzo. La passio di Amisio mostrava una stretta parentela con la storia delle sette martiri della passio di san Teodoto di Ancira, e alla memoria del martire Leonida a Corinto sono analogamente associate sette donne martiri. Il termine 'irenarco', che indicava originariamente un magistrato di polizia urbana nella fonte antica, divenne un nome proprio nella leggenda, trasformando il funzionario nel martire le cui reliquie erano venerate a Sebaste. L'autore del testo ampliò il ruolo della comparsa introducendo il prete Acacio e i due bambini, uniti stabilmente a Irenarco nel culto e nella storia. La passio delle sette martiri di Amisio è andata perduta, ma la sua eco sopravvive in queste redazioni derivate.
La diffusione del culto nei sinassari e nei martirologi
I sinassari bizantini conservano fedelmente la memoria di Irenarco al ventotto novembre, dipendendo direttamente dalla passio originaria. Tuttavia, i sinassari bizantini non fanno menzione dei compagni di Irenarco né indicano il numero delle sette donne, precisando tuttavia che la festa di Irenarco si celebrava a Costantinopoli nella sua chiesa del Khabdos. Diversi lezionari georgiani menzionano Irenarco ed Eliano al ventotto novembre, oltre che al ventisei e al ventinove novembre, dove l'Eliano menzionato è identificato con Eliano di Filadelfia. Nel sinassario armeno di Ter Israel la memoria di Irenarco è venerata al ventotto novembre attraverso un testo che costituisce un riassunto della passio, e in questo documento armeno compaiono le sette donne, il prete Acacio e i due bambini. In Occidente la memoria di Irenarco compare per la prima volta nel Martirologio di Pietro Galesini, che la colloca al ventisette novembre associando al martire Irenarco sia Acacio sia le sette donne, sebbene la fonte precisa del Galesini non sia stata ancora identificata.
Cesare Baronio introdusse nel Martirologio Romano una notizia quasi identica a quella del Galesini al ventisette novembre. Nelle note esplicative del Baronio è riportata una notizia di sinassario simile alla traduzione latina del Menologio del Sirleto al ventotto novembre, sebbene nelle stesse note esplicative del Baronio non venga fatta menzione né di Acacio né delle sette donne. Non conoscendo i particolari della passio di Irenarco, certi agiografi successivi vollero identificare il prete Acacio con il monaco omonimo della laura palestinese di Cellibara, venerato nei sinassari bizantini al ventisette novembre. Di contro, alcuni agiografi hanno rifiutato ad Acacio tutte le ragioni di essere legittimamente venerato insieme a Irenarco, confermando la complessità delle tradizioni agiografiche fiorite attorno a questi martiri dell'Armenia.
Il cammino verso il martirio
La vicenda umana e spirituale di Sant' Irenarco si svolge tra le città di Costantinopoli e Sebaste. Il momento che definisce la sua esistenza avviene quando egli si trova di fronte a sette donne cristiane, sottoposte a processo a causa della loro fede. In quel frangente, Irenarco non sceglie l'indifferenza, ma decide di intervenire per difenderle, manifestando pubblicamente la propria adesione ai principi del cristianesimo. Questo gesto, compiuto in un contesto di forte ostilità, lo conduce rapidamente verso la condizione di prigioniero.
È proprio durante la detenzione che la sua conversione giunge a compimento. In carcere, egli incontra il sacerdote Acacio, dal quale riceve il sacramento del battesimo, sigillando così la sua appartenenza alla comunità dei credenti. Tale legame spirituale si rafforza nel dolore e nell'attesa della fine. Il cammino di Irenarco si conclude a Sebaste, dove subisce il martirio mediante la decapitazione. In questo atto estremo, egli non è solo, poiché condivide il medesimo destino con il sacerdote Acacio e con due fanciulli, testimoniando che la grazia di Dio non conosce distinzioni di età o di ruolo, ma unisce tutti nel medesimo sacrificio d'amore.
Dopo la morte, la pietà cristiana si prende cura dei resti mortali di questi testimoni della fede. Una donna di nome Elisea, animata da profonda devozione, si occupa di raccogliere le loro spoglie, provvedendo a deporre le reliquie presso il lago di Sebaste. Questo atto di pietà conclude la vicenda terrena del santo, trasformando il luogo del martirio in un punto di riferimento per la memoria liturgica dei secoli successivi.
La memoria liturgica
La figura di Sant' Irenarco occupa un posto significativo nella tradizione della Chiesa. La sua commemorazione liturgica è fissata per il ventotto novembre nei sinassari bizantini, mentre il Martirologio Romano ne celebra la memoria il ventisette novembre. Questa doppia datazione sottolinea l'importanza del suo sacrificio, che continua a parlare alle generazioni di credenti come esempio di coerenza e di coraggio evangelico.
Sebbene il tempo abbia sfumato i contorni biografici più dettagliati, la forza del suo messaggio rimane intatta. La devozione riservata a Sant' Irenarco nei secoli riflette l'ammirazione della Chiesa per coloro che, pur non avendo origini illustri o ruoli di prestigio, hanno saputo riconoscere la verità di Dio in un momento critico, restandovi fedeli fino all'effusione del sangue. La sua vita, breve ma intensa, è un invito costante a non temere le difficoltà e a cercare, in ogni circostanza, il coraggio di testimoniare la luce del Vangelo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Sant'Irenarco?
La memoria di Sant'Irenarco si celebra il ventotto novembre nei sinassari bizantini, georgiani e armeni, mentre il Martirologio Romano e il Martirologio di Pietro Galesini fissano la ricorrenza al ventisette novembre.
Quali compagni sono associati a Sant'Irenarco?
Il martirio di Sant'Irenarco è associato nella tradizione ad Acacio, a sette donne coraggiose e a due fanciulli, le cui vicende sono tramandate dalle antiche fonti agiografiche.
En Sivas en la antigua Armenia, san Irearco, mártir, que, encargado de las torturas, se transmite que se convirtió a Cristo delante de la firmeza de fe de las mujeres cristianas y que fue luego muerto con un golpe de hacha bajo el emperador Diocleciano y el gobernador Máximo. — Martirologio Romano