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13 de julio

Santa Clelia Barbieri

Virgen y fundadora

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e infanzia nelle Budrie

I genitori di Clelia vissero una contrastata e scandalosa storia d'amore che segnò profondamente gli inizi della loro vita familiare. La madre, Giacinta Nannetti, proveniva dalla famiglia più benestante del paese ed era nipote del medico condotto Pietro Nannetti. Il padre, Giuseppe Barbieri, proveniva da una famiglia poverissima delle Budrie, lavorava come servo di campagna e garzone dello zio medico di Giacinta, ed era più giovane di lei di sette anni. Nonostante le avversità e la ferma opposizione dei familiari, Giacinta sposò Giuseppe contro la volontà dei propri cari, scelta che le costò l'allontanamento e l'essere cacciata di casa. I neosposti andarono così a vivere nella umilissima catapecchia dei suoceri, dimorando nella casetta di Sante Barbieri, padre di Giuseppe. Quel legame coraggioso fu l'inizio di una famiglia saldamente unita e fondata sul Vangelo, cementata sulla roccia della fede e della pratica cristiana quotidiana.

Nel 1847 nella contrada Le Budrie di San Giovanni in Persiceto nacque la prima figlia, registrata con i nomi di Clelia, Rachele, Maria per espressa volontà della madre, la quale desiderava consacrarla fin da subito al Signore. Il battesimo venne amministrato lo stesso giorno della nascita nella comunità locale. Tre anni dopo la nascita di Clelia nacque la seconda figlia, Ernestina. La madre guidò con dedizione le figlie, trasmettendo insegnamenti profondi che le fecero crescere profondamente innamorate di Gesù, instillando in Clelia il desiderio ardente di amare Dio e di aspirare alla santità. Durante l'infanzia, Clelia imparò l'arte del cucire, di filare e di tessere la canapa, abilità che divennero parte integrante della sua quotidianità domestica e del lavoro manuale.

La serenità della famiglia fu tragicamente interrotta quando, all'età di otto anni, durante la grave epidemia di colera del 1855, Clelia perse il padre Giuseppe, morto dopo appena nove anni di matrimonio. Dopo questa dolorosa perdita, la famiglia della madre si ammorbidì nei confronti della vedova e delle orfane. Grazie all'interessamento dello zio medico, la madre, Clelia e la sorellina Ernestina poterono trasferirsi in una casa più accogliente situata nelle vicinanze della chiesa parrocchiale. In questo nuovo contesto, Clelia continuò a dividere le sue giornate tra il lavoro domestico, trascorrendo il tempo immancabilmente a casa a filare o cucire, e la preghiera fervente vissuta costantemente all'interno della chiesa.

La prima Comunione e la chiamata mistica

Clelia dimostrò fin da giovanissima una maturità straordinaria, distinguendosi per un profondo raccoglimento e per una fede ardente. Grazie alla sua precoce preparazione catechistica e spirituale, fu ammessa a ricevere la prima Comunione il 17 giugno 1858, all'età di undici anni. Quella data rappresentò uno spartiacque e un giorno decisivo per il futuro della giovane, la cui vita assunse da quel momento un'impronta decisamente eucaristica. In concomitanza con la ricezione del sacramento, Clelia visse la sua prima esperienza mistica, provando una contrizione eccezionale per i peccati propri e altrui. Sperimentò intensamente l'angoscia del peccato che, nella sua visione interiore, crocifigge Gesù e addolora profondamente la Madonna. Il Crocifisso e la Vergine Addolorata divennero da quel giorno i fari ispiratori di tutta la sua spiritualità.

In adorazione davanti al Tabernacolo, Clelia appariva immobile come una statua, completamente assorta in una preghiera profonda e contemplativa. Sviluppò un'intuizione interiore del proprio futuro orientata lungo una duplice linea, contemporaneamente contemplativa e attiva. Amava la solitudine per concentrarsi nella ricerca intima di Dio, ma al tempo stesso sentiva un bisogno insopprimibile di uscire di casa, spinta da una carità operosa, per andare incontro ai più miseri e bisognosi, offrendo una testimonianza tangibile di amore cristiano. Alle Budrie il lavoro, specialmente quello legato alla lavorazione della canapa, costituiva l'unica fonte di sostentamento per gli abitanti. A casa, Clelia fungeva da compagna maggiore per le ragazze costrette alle fatiche quotidiane, trovando nel lavoro il suo primo canale di relazione con loro. Lavorava con gioia, amore e dedizione, pregando continuamente, pensando e parlando di Dio, mentre si prodigava appassionatamente al servizio dei poveri, portando inevitabilmente i segni della dura fatica sulle sue tenere mani.

La sua esistenza trascorreva in un costante stato di unione con il cielo; si muoveva e camminava immersa nel Signore come una sonnambula, felice di appartenere unicamente a Lui e priva di ogni altro pensiero terreno. Una fede ardente la consumava dall'interno, spingendola a distribuire se stessa alle creature del suo Signore. In questo cammino trovò una guida illuminata in un giovane parroco che le fece comprendere appieno l'importanza fondamentale della catechesi rivolta ai semplici e ai meno acculturati, aiutandola a incanalare le sue energie spirituali verso il bene della comunità parrocchiale.

L'impegno catechistico e la nascita del sodalizio

Nella diocesi di Bologna esistevano storicamente gruppi di persone impegnate a combattere la noncuranza religiosa degli uomini, noti con la denominazione di operai della dottrina cristiana. Alle Budrie questo gruppo locale era animato da un maestro molto anziano. A quattordici anni Clelia volle fortemente entrare a far parte del gruppo parrocchiale di catechismo, diventando a tutti gli effetti un'operaia della dottrina cristiana. Nonostante sapesse leggere e scrivere a malapena, la sua dedizione fu tale che venne inizialmente inserita all'ultimo posto come catechista di riserva e sottomaestra. Tuttavia, bruciò rapidamente le tappe grazie alle sue straordinarie doti interiori e pedagogiche, diventando presto la vera anima del gruppo parrocchiale e infondendovi una straordinaria vitalità spirituale. Le sue capacità divennero così evidenti che persino gli anziani maestri finirono per farsi suoi discepoli.

Nel frattempo, Clelia respinse non poche lusinghiere proposte di matrimonio, decisa a conservare la propria verginità e a consacrarsi interamente al Signore. Strinse una profonda amicizia e una comunione d'intenti con tre operaie parrocchiali, con l'obiettivo reciproco di sostenersi nella via della perfezione e di lavorare insieme per il bene della gioventù femminile. Le quattro amiche progettarono di vivere stabilmente insieme in una piccola comunità inserita nel tessuto della parrocchia. Il servizio di questa nascente comunità doveva scaturire direttamente dall'Eucaristia, alimentarsi della Comunione quotidiana e sublimarsi nell'istruzione cristiana dei contadini e dei braccianti locali. La comitiva di ragazze guidate da Clelia concepì così l'idea di dar vita a un nucleo votato a una vita mista, contemplativa e apostolica al tempo stesso.

Tuttavia, l'idea di realizzare questa comunità non poté concretizzarsi immediatamente a causa delle complesse vicende politiche e burocratiche successive all'unità d'Italia, in particolare nel biennio tra il 1866 e il 1867. Superate infine tutte le questioni ambientali, politiche e burocratiche, il progetto si attuò ufficialmente il 1 maggio 1868. Clelia e le sue compagne si ritirarono nella casa del maestro, il luogo in cui tradizionalmente si radunavano gli operai della dottrina cristiana. Quel ritiro segnó l'inizio della famiglia religiosa delle Suore Minime dell'Addolorata. Il nome di Minime fu scelto per la grande devozione che Clelia nutriva verso San Francesco di Paola, proclamato patrono della comunità, mentre il titolo dell'Addolorata fu adottato perché la Madonna Addolorata era particolarmente venerata alle Budrie e rappresentava il titolo mariano prediletto dalla fondatrice.

La comunità povera, la malattia e la morte

La neonata comunità prese vita in condizioni di povertà estrema, affidandosi totalmente alla Provvidenza divina, la quale non fece mai mancare il necessario per il sostentamento delle sorelle. Sin dai primi momenti successivi al ritiro nella casa del maestro, iniziarono a verificarsi fatti straordinari considerati autentici attestati della cura provvidenziale. Tali fenomeni erano profondamente propiziati dalle sofferenze sia fisiche che morali affrontate da Clelia, dalla sua intensa notte oscura dello spirito e dalle umiliazioni subite in quel contesto difficile. La sua fede e il suo costante raccoglimento nella preghiera divennero proverbiali tra gli abitanti. Nel ritiro delle Budrie si respirava un clima autentico di fede, caratterizzato da una profonda fame e sete di Dio e da un istinto missionario che operava pur nella totale assenza di mezzi organizzati.

Clelia era l'anima riconosciuta di quel ritiro e il gruppo iniziale crebbe rapidamente, attirando un numero sempre maggiore di poveri, malati e ragazzi da catechizzare e istruire. La gente del posto riconobbe progressivamente a Clelia un autorevole ruolo di guida e di maestra nella fede. Nonostante avesse appena ventidue anni, la stima nei suoi confronti crebbe a tal punto che tutti cominciarono a chiamarla spontaneamente Madre, un appellativo affettuoso che le fu attribuito fino alla fine dei suoi giorni. La salute della giovane fondatrice, tuttavia, cominciò a declinare in modo subdolo a causa della tubercolosi. La malattia, rimasta silente per un certo periodo, esplose in modo violento appena due anni dopo la fondazione della comunità.

Clelia morì il 13 luglio 1870 all'età di ventitré anni, mentre provava la grande soddisfazione spirituale di andare incontro al suo Sposo verginale. Prima di spirare, pronunciò parole profetiche rivolte alla persona che l'avrebbe sostituita e all'intera comunità, rassicurando le consorelle che se ne andava ma che non le avrebbe mai abbandonate. Predisse che, quando nel campo d'erba medica accanto alla chiesa sarebbe sorta la nuova casa, lei non ci sarebbe più stata. Preannunciò inoltre che la comunità religiosa sarebbe cresciuta di numero e si sarebbe espansa sia per il piano che per il monte, per continuare a lavorare instancabilmente nella vigna del Signore, e affermò che sarebbe arrivato un giorno in cui alle Budrie sarebbe accorsa molta gente a bordo di carrozze e trainata da cavalli. Infine, dichiarò che partiva per il paradiso e che tutte le sorelle decedute all'interno della famiglia religiosa avrebbero ottenuto la vita eterna.

Il prodigio della voce e l'espansione della congregazione

Nel primo anniversario della morte di Clelia, mentre le sorelle erano riunite in preghiera nella stanza in cui la giovane fondatrice aveva esalato l'ultimo respiro, udirono distintamente la voce di Clelia che pregava insieme a loro. Questo straordinario fenomeno della voce di Clelia si ripeté nel tempo e venne accuratamente documentato per più di centocinquanta volte, lasciando un segno profondo nella storia della congregazione. La profezia pronunciata in punto di morte da Clelia si è ampiamente avverata nel corso degli anni. La Congregazione delle Suore Minime dell'Addolorata si è sviluppata costantemente e continua a espandersi, diffondendosi non soltanto in Italia ma anche in Paesi lontani come l'India e la Tanzania. Oggi le religiose sono circa trecento, suddivise in trentacinque case sparse nei vari territori.

Le suore, imitando l'esempio luminoso della Beata Clelia, continuano a vivere nella pratica dell'umiltà e nel proficuo lavoro assistenziale ed educativo, dedicandosi in particolare alla formazione umana e cristiana delle ragazze povere e bisognose. Avendo concluso la sua esistenza terrena all'età di soli ventitré anni, Clelia Barbieri viene giustamente definita la fondatrice più giovane dell'intera storia della Chiesa. La comunità da lei avviata nelle campagne della Romagna continua a portare frutti di carità e di fede, fedele alle origini e aperta alle necessità dei tempi odierni.

Il cammino di riconoscimento ufficiale della sua santità da parte della Chiesa cattolica ha segnato tappe fondamentali nel corso del ventesimo secolo. Clelia Barbieri fu solennemente proclamata beata da papa Paolo VI nel 1968, ricevendo il riconoscimento ufficiale delle sue virtù eroiche. Successivamente, fu elevata agli onori degli altari attraverso la canonizzazione celebrata da papa Giovanni Paolo II nel 1989, che la consegnò definitivamente alla venerazione della Chiesa universale come modello di purezza, dedizione e amore operoso verso il prossimo.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Santa Clelia Barbieri?

Santa Clelia Barbieri si festeggia il 13 luglio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel 1870.

Chi era Santa Clelia Barbieri?

Santa Clelia Barbieri fu una vergine e fondatrice italiana, riconosciuta come la fondatrice più giovane della Chiesa cattolica, che diede vita alla Congregazione delle Suore Minime dell'Addolorata.

En Budrie en Romaña, santa Clelia Barbieri, virgen, que se esforzó por el bien espiritual de la juventud femenina y fundó la Congregación de las Mínimas de la Virgen Dolorosa para la formación humana y cristiana especialmente de las muchachas pobres y necesitadas. — Martirologio Romano