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1 de mayo

Santa Grata de Bérgamo

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Le origini e le tradizioni sulla vita

Una tradizione legata alla passio leggendaria del vescovo Alessandro colloca la vita di Grata tra il quarto e il sesto secolo. Secondo questa prima linea di memoria, la santa avrebbe eretto tre chiese dedicate a San Alessandro: San Alessandro in Colonna, San Alessandro della Croce e una terza sopra la tomba del martire. Un'altra tradizione sostiene invece che Grata sia vissuta tra l'ottavo e il nono secolo. Secondo questa seconda narrazione, la vergine era figlia di un certo Lupo, duca di Bergamo, il quale fu sconfitto e convertito alla fede cattolica da Carlo Magno. La seconda Grata, sostenuta dalla sua potente famiglia e da altri nobili bergamaschi, avrebbe edificato una chiesa su ciascuno dei tre colli cittadini, precisamente San Eufemia, San Giovanni e San Stefano, detta anche del San Salvatore. L'informazione sull'edificazione delle tre chiese sui colli da parte della seconda Grata è riportata in una glossa di un antico codice della Biblioteca civica di Bergamo contenente il Pergaminus di Mosè del Brolo. Nei documenti di carattere liturgico Grata viene indicata talvolta come vergine e talvolta come vedova.

Le fonti agiografiche e la storiografia

La Vita Sanctae Gratae fu scritta tra il 1230 e il 1240 dal beato Pinamonte Pellegrino da Brembate, un religioso domenicano. Il beato Pinamonte stilò l'opera su richiesta di Grazia d'Azargo, badessa del monastero di San Grata. La Vita composta da Pinamonte rappresenta la più famosa tra le leggende sacre scritte da questo autore. La badessa Grazia copiò integralmente la Vita in un codice destinato al suo monastero, arricchendolo con miniature. Una delle miniature del codice raffigura il beato Pinamonte nell'atto di donare la sua opera alla badessa Grazia. Gian Filippo Foresti inserì un riassunto della Vita nel terzo capitolo della sua Cronaca. Nel quattordicesimo secolo frate Branca da Gandino effettuò un'ulteriore trascrizione dal codice della badessa all'interno di un lezionario della cattedrale, conservato tra i codici della Biblioteca civica di Bergamo. Il manoscritto autografo di Pinamonte fu impiegato per un'edizione a stampa realizzata nel 1822 da Luigi Fantoni a Rovetta. L'autografo di Pinamonte andò in seguito smarrito, presumibilmente durante la dispersione della biblioteca della famiglia Fantoni. Maria Aurelia Tasso, una monaca del monastero di San Grata, redasse anch'essa una Vita della santa. La Vita scritta da Maria Aurelia Tasso fu data alle stampe a Padova nel 1723 da Giovanni Baldano presso la tipografia di Giuseppe Comino. L'opera della Tasso recava il titolo fantasioso: La Vita di Santa Grata vergine Regina della Germania poi Principessa di Bergamo e Protettrice della medesima città. Il frontespizio del libro della Tasso mostra un'incisione raffigurante la santa con la dicitura sottostante: Effigies Sanctae Gratae Bergomi civitatis Patronae. Nel diciottesimo secolo i Bollandisti accolsero la distinzione tra le due sante distinte di nome Grata. I Bollandisti pubblicarono per primi ad Anversa, nel 1748, la Vita Sanctae Gratae. Il Ferrari, all'interno dei suoi due Cataloghi, cita Grata come vedova alla data del venticinque agosto. Negli Acta Sanctorum la santa viene rimandata dai praetermissi del primo maggio al venticinque agosto e infine collocata al quattro settembre, data in cui viene inserita la Vita, ritenuta poco attendibile, scritta dal beato Pinamonte.

La traslazione delle spoglie e il culto

I resti mortali di Grata rimasero per diversi secoli sepolti fuori dalle mura cittadine in Borgo Canale, presso la chiesa dell'ospedale a lei attribuito, denominata di San Grata. Nel diciottesimo secolo, nel medesimo luogo della chiesa dell'ospedale, fu edificata un'altra chiesa denominata San Grata inter vites. Il nove agosto 1027 le spoglie della santa vennero trasferite solennemente all'interno delle mura per iniziativa del vescovo Ambrogio secondo o secondo alcuni Ambrogio terzo. Le spoglie furono collocate nella chiesa di Santa Maria Vecchia, successivamente rinominata San Grata alle Colonnette. L'avvenuta traslazione è attestata da alcuni versi incisi sulla tomba del vescovo Ambrogio. La traslazione trova conferma anche in un antico martirologio manoscritto appartenente al monastero di San Grata. È documentato che il vescovo Ambrogio la domenica delle Palme, dopo aver benedetto gli ulivi nella cattedrale di San Alessandro, si recava alla cattedrale di San Vincenzo. Dalla cattedrale di San Vincenzo il vescovo si dirigeva poi alla chiesa della santa per commemorare la traslazione di Grata, distribuendo un ramo d'ulivo benedetto ad ogni monaca prima di concludere la funzione. La ricorrenza della depositio di Grata cade il primo maggio, mentre quella della translatio ricorre il nove agosto. Per differenti esigenze di natura liturgica, la celebrazione della depositio fu talora spostata al due o al sedici maggio. La ricorrenza della translatio fu invece talvolta trasferita nei giorni venticinque, ventisei o ventisette agosto. Nel 1706 la Congregazione dei Riti stabilì la festa della santa al quattro settembre. Il Martirologio Romano commemora la santa in data primo maggio. Nella diocesi bergamasca la memoria di Santa Grata viene celebrata il dodici maggio.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Santa Grata de Bérgamo?

La depositio si celebra nel Martirologio Romano il primo maggio, mentre nella diocesi bergamasca la memoria liturgica ricorre il dodici maggio. Altre date storiche di festività e traslazione includono il nove agosto e il quattro settembre.

Di cosa è patrona Santa Grata de Bérgamo?

Santa Grata è patrona e protettrice della città e della diocesi di Bergamo.