21 de agosto
Santi Lussurio (Lussorio o Rossore), Cisello y Camerino
Mártires en Cerdeña
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La conversione e il contesto storico
La Passio narra gli eventi avvenuti al tempo degli imperatori romani Diocleziano e Massimiano. Lussorio era definito paganissimus ed era un apparitor del praeses della Sardegna Delphius. Lussorio entrò in possesso delle Sacre Scritture mentre svolgeva la sua attività. Lussorio si convertì al cristianesimo dopo aver iniziato a sfogliare e leggere i salmi. Dopo la conversione, Lussorio cominciò a pregare, a rinnegare gli idoli e a studiare il Testo Sacro. Il testo più attendibile della Passio sancti Luxorii martyris è conservato nel Codex Sancrucensis 13 cc. 238-239. Il manoscritto della Passio è conservato nell'abbazia cistercense di Heiligenkreuz in Austria. Il manoscritto risale agli anni immediatamente successivi al 1181. L'autore della Passio fece ricorso a fatti storicamente accertati pur usando il repertorio agiografico tradizionale. Il testo della Passio risponde in parte ai canoni dei racconti martiriali tardoantichi ed è privo di elementi fantastici. Nella Passio l'azione giudiziaria è presentata come una controversia religiosa in cui l'accusato tenta di persuadere il giudice.
Il processo e il martirio
Lussorio fu denunciato, arrestato e condotto in catene davanti al praeses Delphius. Il magistrato romano accusò Lussorio di aver tradito la sua fiducia, di disprezzare gli ordini imperiali e di considerare blasfemi i sacrifici agli dei. Il magistrato cercò di evitare l'applicazione estrema del decreto imperiale anche a causa della precedente stretta collaborazione con Lussorio. Delphius si rivolse a Lussorio in tono amichevole ricordando la grande predilezione e la promessa di un alto onore nella sua carica. Tra Lussorio e il magistrato vi fu un acceso confronto anti-idolatria in cui Lussorio replicò con fermezza. Delphius prospettò a Lussorio la scelta irrevocabile tra il sacrificio agli dei e la morte. Al rifiuto di Lussorio di sacrificare, Delphius ordinò di incatenarlo con pesantissimi ferri e di trasferirlo in carcere. Alcuni giorni dopo Delphius dispose che Lussorio fosse ricondotto davanti al suo tribunale. Al termine di una nuova disputa, il magistrato ordinò la condanna a morte di Lussorio. Le guardie del corpo di Delphius trasferirono Lussorio nel territorium fani traianensis, vicino a un tempio pagano nei pressi di Forum Traiani. Lussorio affrontò la morte mediante decapitazione dodici giorni prima delle calende di settembre, ovvero il ventuno agosto. La data di morte di san Lussorio è il ventuno agosto trecentoquattro a Forolongianus, in Sardegna. Lussorio fu sepolto all'interno di una cripta nel luogo dell'esecuzione.
Le testimonianze epigrafiche e le prime attestazioni
L'esistenza storica del martire Lussorio è documentata da un'iscrizione latina del sesto secolo. L'iscrizione del sesto secolo è incisa su una lastra di marmo bianco murata nella parete meridionale della chiesa di san Lussorio. La chiesa di san Lussorio si trova a circa millecinquecento metri fuori dall'abitato di Fordongianus, in provincia di Oristano. L'iscrizione è sormontata da una grossa croce greca, con le prime quattro righe precedute e chiuse da croci greche minori e la quinta riga del settimo-nono secolo da croci latine. Il testo integrato dell'iscrizione attesta il versamento del sangue del martire Lussorio, la celebrazione del suo natale il ventuno agosto e il restauro al tempo del vescovo Elia. È certo che la supposta sepoltura di Lussorio, identificata dagli archeologi nella cripta della chiesa a lui intitolata a Fordongianus, sia vuota. Il martirologio colloca san Lussorio, martire, a Forolongianus in Sardegna. Gli elementi fondamentali del martirio di Lussorio sono contenuti nel Martyrologium Hieronimianum risalente alla prima metà del quinto secolo. Il culto di san Lussorio in Sardegna in epoca altomedievale è attestato da una lettera del luglio cinquecentonovantanove di papa Gregorio Magno al vescovo di Cagliari Gianuario. La lettera di papa Gregorio Magno menziona un monasterii sanctorum Gavini atque Luxurii a Cagliari.
Le tradizioni sulle reliquie e la diffusione del culto
Il Catalogo rodobaldino del milleduecentotrentasei attesta la presenza del corpo di san Lussorio nella Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia. Lo storico Giacomo Gualla riferisce che le reliquie di Lussorio furono trasferite dalla Sardegna a Pavia nel settecentoventidue dal re longobardo Liutprando insieme a quelle di sant'Agostino. Un'altra tradizione vuole che le reliquie siano state trasportate nel millottantotto dalla Sardegna alla cattedrale di Pisa, dove il santo è chiamato san Rossore per corruzione del nome Luxorius. Le reliquie furono inizialmente deposte in una chiesetta di fronte al mare nella selva del Tombolo, non lontano da Pisa. Il vescovo Gerardo donò la chiesetta, il monastero annesso e la vicina chiesa di San Torpete ai monaci benedettini nel millottantacinque. La donazione fu confermata nel millenovecentotré dal vescovo Daimberto. Giuseppe Sainati racconta che durante il restauro dell'arcivescovado di Pisa del millesettecentosantasei fu ritrovata un'arca di marmo. L'arca di marmo conteneva delle ossa e tre lamine di piombo con delle iscrizioni. È possibile che una parte delle reliquie del Martire siano conservate a Pisa e a Firenze. Il culto di San Lussorio si diffuse anche nel resto della Toscana. Nel quattordicidue i frati Umiliati di Firenze ottennero di trasferire le reliquie da Pisa a Firenze. Le reliquie furono conservate a Firenze nella chiesa di Ognissanti. Nel quattordici ventisette i frati Umiliati si rivolsero a Donatello per plasmare un busto in bronzo del Santo. Il busto doveva essere utilizzato come reliquiario per la testa di san Lussorio. Lo scultore modellò un busto di bronzo dorato alto circa mezzo metro. Il busto di Donatello è oggi conservato a Pisa nel Museo Nazionale di San Matteo. Il busto fu conservato dai frati fiorentini fino alla soppressione dell'Ordine avvenuta nel millesinquecentosettantuno.
L'origine dei nomi e l'analisi dei testi
Il nome Rossore deriva dalla corruzione del nome Luxurius o Luxorius in Ruxurius o Ruxorius. La corruzione del nome fu operata su alcuni manoscritti che raccontano il martirio del santo. Il primo manoscritto è il Passio: Codex Vaticanus Latinus sessantaquattro cinquantatré, cc. ottantuno-ottantadue, risalente all'inizio del secolo dodicesimo e di origine pisana. Il secondo manoscritto è il Codex Vaticanus Latinus sessantaquattro cinquantotto, cc. ottantotto-novantuno, risalente alla fine del secolo sedicesimo ed è una copia tardiva e interpolata del primo. Il terzo manoscritto è il Liber I Diversorum A dell'Archivio Storico Diocesano di Cagliari, cc. duecentoventinove-duecentotrentuno, risalente ai primi decenni del secolo diciassettesimo ed è copia tardiva e interpolata. Il nome Luxurius o Luxorius trova ampia attestazione nelle varianti maschile e femminile in età romana in Sardegna, nella Mauretania Caesariensis, nella Provincia Proconsularis, in Gallia e a Roma nei cimiteri delle vie Ardeatina, Appia, Labicana, Nomentana e Salaria. Un Luxorius fu attestato in Africa durante il periodo degli ultimi re vandali e scrisse diversi poemi conservati nel Codex Salmasianus, Parisinus latinus dieci mila trecentodiciotto. Il nome Ruxurius o Ruxorius non ha alcuna attestazione nel mondo romano. Il magistrato Dalasius o Delasius indicato nel gruppo di manoscritti non è altrimenti attestato nel mondo romano.
La vita e il martirio
La figura di San Lussurio emerge con chiarezza nella storia della Chiesa sarda del quarto secolo. La sua conversione al cristianesimo non fu un evento casuale, ma il frutto maturo di un incontro profondo con le Sacre Scritture, che trasformarono radicalmente la sua visione del mondo e il suo cammino di fede. Questa nuova consapevolezza lo portò a scontrarsi con le autorità del tempo in un periodo di aspra ostilità verso i seguaci di Cristo.
Durante il processo presieduto dal magistrato Delphius, Lussurio, insieme ai compagni Cisello e Camerino, ebbe modo di manifestare la propria incrollabile determinazione. Di fronte all'imposizione di compiere sacrifici agli idoli pagani, i tre scelsero con fermezza la via del martirio. Questo atto di coraggio si consumò mediante la decapitazione nel territorio di un tempio pagano, un luogo che, paradossalmente, divenne teatro della testimonianza suprema della loro fede nel Dio vivente. La loro morte, avvenuta nell'anno trecentoquattro, segnò profondamente la comunità cristiana locale, che volle onorare i loro resti mortali deponendoli in una cripta presso Forum Traiani. Nel corso del tempo, la memoria di questi martiri ha trovato accoglienza e devozione in diverse città italiane, tra cui Cagliari, Pavia, Pisa e Firenze, testimoniando come il dono della loro vita abbia saputo varcare i confini geografici per giungere fino a noi come un esempio di integrità e amore per la verità.
Il culto e la memoria
Il culto dedicato a San Lussurio, Cisello e Camerino affonda le sue radici nella venerazione dei martiri dei primi secoli, considerati dai fedeli come intercessori e modelli di vita cristiana. La loro memoria è strettamente legata al luogo del martirio, identificato con Forum Traiani, dove la cripta che accolse i loro corpi divenne centro di preghiera e di riflessione per le generazioni successive. La capacità di questi santi di restare fedeli alla propria coscienza, anche a costo della vita, ha conferito al loro ricordo un carattere di perenne attualità.
La diffusione del loro culto in centri importanti come Cagliari, Pavia, Pisa e Firenze dimostra come la narrazione del loro sacrificio sia stata custodita con cura e tramandata come parte integrante del patrimonio spirituale della Chiesa. Celebrare la loro memoria significa oggi riscoprire il valore della testimonianza pubblica della fede e l'importanza di rimanere saldi nei propri principi, anche quando le circostanze esterne premono per il compromesso. La sobria ed essenziale liturgia che accompagna la loro ricorrenza annuale invita i fedeli a meditare sulla profondità di una scelta che, lungi dall'essere solo un fatto del passato, continua a interrogare il cuore di chiunque cerchi di vivere con coerenza il proprio legame con il Signore.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Lussorio?
La ricorrenza liturgica e la celebrazione del natale di San Lussorio si tengono il ventuno agosto.
Di cosa è patrono San Lussorio?
I documenti storici e la Passio non riportano indicazioni relative a specifici patronati del santo.
En Forolongianus, en Cerdeña, san Lussorio, mártir. — Martirologio Romano