Nel corso del dodicesimo secolo, la terra di Valenza fu teatro di una straordinaria vicenda di fede che unì le esistenze di San Bernardo, originariamente chiamato Hamed, e delle sue sante sorelle Maria e Grazia, conosciute prima come Zaida e Zoraida. Figlio di Almanzor, emiro di Carlet, Bernardo nacque a Carlet e fu educato alla corte di Valenza insieme al fratello maggiore, che era l'erede al trono. Dotato di grande sensibilità per gli affari di Stato, il giovane Hamed fu inviato in Catalogna per negoziare la liberazione di alcuni schiavi. Durante il viaggio di ritorno, smarrì la strada e trascorse una notte in una selva intricata, dove la tradizione riferisce che udì un concerto angelico. Questo evento misterioso lo condusse alle porte del monastero cistercense di Poblet, situato nella diocesi di Tarragona. Quel cenobio, che era uno dei più grandi della Spagna e fu fondato nel 1151 da Raimondo Berengario IV, principe d'Aragona, colpì profondamente il giovane per la calorosa accoglienza dell'abate e per la vita sobria e dedita alla preghiera dei monaci vestiti di bianco. Bernardo decise di fermarsi per istruirsi nella fede cristiana, abbracciò il Vangelo, ricevette il battesimo e vestì l'abito monastico come figlio di San Benedetto.
Divenuto monaco cistercense ad Alzira, in terra valenzana, Bernardo spese le sue giornate nell'esercizio della carità e nella distribuzione di elemosine, operando anche alcuni miracoli per intercessione divina. Animato dal desiderio di condurre alla vera fede i suoi familiari, si recò dapprima a Lérida da una zia, che si convertì al cristianesimo, e in seguito fece ritorno a Carlet. Qui il fratello Almanzor era ormai succeduto al padre come emiro. Nonostante le resistenze della famiglia, Bernardo riuscì a incontrare le sorelle Zoraide e Zaida, le quali accolsero il messaggio cristiano, ricevettero il battesimo e assunsero i nomi di Grazia e Maria. Di fronte a tali conversioni, il fratello Almanzor fu preda di un profondo furore, costringendo i tre congiunti alla fuga verso Alzira. Furono tuttavia raggiunti e trucidati a colpi di pugnale il 21 agosto 1180, proprio alla presenza del fratello Almanzor. I loro resti mortali furono sepolti ad Alzira, dove in seguito il re d'Aragona Giacomo I, liberata la città dal dominio dei Mori, fece edificare una chiesa in onore dei santi martiri, affidandola alla cura dei Trinitari.