2 de junio
Santi Marcelino y Pedro
Mártires
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La persecuzione e la testimonianza in carcere
Nel quarto secolo, precisamente nell'anno 304, a Roma imperversa la grande persecuzione anticristiana voluta dall'imperatore Diocleziano. Questa persecuzione costituisce l'ultima grande mattanza ordinata dall'autorità romana prima della clemenza di Costantino. Il secondo dei quattro editti emanati in quel periodo impone l'arresto dei vescovi, dei sacerdoti e dei diaconi. Molti cristiani vengono giustiziati perché i tribunali possiedono la facoltà di emettere la sentenza capitale. Il sacerdote Marcellino finisce in carcere in questo delicato e difficile frangente storico. Il prete Marcellino dimostra una saldezza incrollabile e rifiuta con fermezza di abiurare la fede in Cristo. All'interno delle mura carcerarie, molte prigioni romane si trasformano in piccole comunità di credenti, luoghi di raccoglimento e di fervore spirituale. Proprio in carcere Marcellino incontra l'esorcista Pietro. L'unione di questi due uomini di fede dà vita a una intensa opera di evangelizzazione. In carcere Marcellino e Pietro annunciano Cristo senza sosta, e molte persone si convertono chiedendo il Battesimo. I racconti agiografici riferiscono inoltre di prodigi e miracoli avvenuti in quel contesto di sofferenza, tra cui spicca la guarigione della figlia del carceriere. Di fronte a questa crescente diffusione della fede cristiana, il giudice decide infine di eliminare i due prigionieri.
Il martirio nella Selva Nera e la sepoltura
Il giudice ordina che Marcellino e Pietro vengano torturati e condotti in un bosco noto come Selva Nera per eseguire la condanna a morte. La scelta di questa boscaglia isolata come luogo di esecuzione risponde a una precisa scaltrezza delle autorità romane, mirata a oscurare per sempre il luogo della sepoltura e a mantenere sconosciuti i sepolcri. Giunti sul posto, i martiri sono costretti a scavare da sé la propria fossa. Per la legge romana la giustizia è così compiuta, e i corpi vengono infine decapitati. Il papa san Damaso riporta che furono condannati a morte durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano. La pia donna Lucilla, mossa da profonda devozione, rintraccia tempo dopo il luogo del martirio. Lucilla fa spostare le salme di Marcellino e Pietro dalla Selva Nera per dare degna sepoltura alle loro sante membra. La sepoltura avviene a Roma sulla via Labicana, nel cimitero noto come ad duas lauros. La Selva Nera viene ribattezzata in seguito con il nome di Selva Candida. Il cimitero ad duas lauros si trova oggi sulla via Casilina ed è forse così denominato proprio per la presenza di due alberi di alloro. La tradizione riferisce infatti l'esistenza di due alberi di alloro legati alla memoria dei martiri, mentre un bosco ha cambiato nome nel corso del tempo. Il nucleo di catacombe associato ai martiri è oggi tra i più famosi al mondo. Tracce di una natura scomparsa resistono nella tradizione scritta, e pietre resistenti ai secoli danno ulteriore solidità alla tradizione.
La memoria storica e le testimonianze antiche
La più antica notizia sul martirio è tramandata da papa san Damaso, il quale muore nel 384. Damaso attesta di aver appreso la notizia in gioventù direttamente dalla bocca dello stesso carnefice. Papa Damaso racconta la storia qualche decennio dopo gli eventi, rendendola più certa, e compone un carme da fare apporre sulla nuova tomba dei martiri. Nel corso dei secoli successivi, i Goti distruggono la tomba originaria e il carme composto da Damaso. Successivamente, papa Vigilio fa ricollocare il carme e inserisce solennemente i nomi dei due martiri nel Canone della Messa. Nel frattempo, l'autore del Liber Pontificalis afferma che l'imperatore Costantino edificò una basilica in loro onore. Allo stesso periodo storico si deve il ricordo dei santi nella liturgia ambrosiana e la dedicazione di un'altra chiesa intitolata ai martiri sulla moderna via Labicana all'angolo con via Merulana, chiesa già attestata nel sinodo romano dell'anno 595. Il sepolcro è indicato con precisione dal Martirologio Geronimiano, il quale attesta che Marcellino era presbitero e Pietro esorcista, e commemora i martiri il due giugno nel cimitero ad duas lauros al terzo miglio della via Labicana. I pellegrini del settimo secolo venerarono i martiri recandosi sul luogo. Il dies natalis è concordemente attestato da tutti i libri liturgici e agiografici. Quasi nello stesso periodo fu composta una passio che parafrasa il carme damasiano, aggiungendo tuttavia notizie fantastiche sui santi. Secondo la passio, i santi avrebbero avuto relazione con i martiri Artemio, Seconda e Paolina, e sarebbero stati uccisi al duodecimo miglio della via Aurelia, località detta Silva Candida o antica Lorium, per mano di un carnefice chiamato Doroteo, il quale da vecchio si sarebbe convertito al cristianesimo ricevendo il Battesimo dalle mani di papa Giulio I. Le reliquie dei santi sarebbero state poi trasferite a Seligenstadt in Germania, sebbene il racconto di Eginardo faccia sorgere un fondato sospetto riguardo a tale traslazione, essendo stato il diacono Deusdona parte in causa e agente principale, e avendo egli ingannato i messi dello scrittore ed abate Eginardo secondo il suo costume. Sono comunque avvenute traslazioni più o meno lecite di reliquie, mentre le chiese romane e le catacombe aperte e vive perpetuano la memoria dei due martiri.
Rappresentazioni iconografiche e tradizioni artistiche
L'autore della sezione sull'iconografia è Agostino Amore. Nelle rappresentazioni artistiche, i due martiri sono in genere raffigurati come uomini di mezza età, contraddistinti dalla tonsura e con una breve barba. Essi tengono tra le mani un rotulo oppure una corona. Nelle catacombe di Roma denominate da loro, risalenti al quarto e quinto secolo, un affresco li presenta chiaramente contraddistinti dal nome, accanto all'Agnello, mentre negli affreschi delle catacombe romane i martiri appaiono privi di aureola. Un altro affresco di datazione compresa tra il quinto e il sesto secolo si trova nelle catacombe di Ponziano; quest'opera rappresenta i martiri imberbi, contraddistinti dal nome, e raffigurati ai lati di san Pollione. L'autore della sezione iconografica relativa alle catacombe di Ponziano è Claudio Mocchegiani Carpano.
El martirio
En el año 304, bajo el imperio de Diocleciano, se desató una de las persecuciones más severas contra la comunidad cristiana en Roma. En este contexto de prueba, Marcelino y Pedro fueron arrestados por su fidelidad al Evangelio. Lejos de flaquear ante la adversidad, afrontaron el cautiverio con la paz de quienes saben que su vida está resguardada en las manos de Dios.
Para evitar que sus testimonios inspiraran a otros fieles, sus captores los condujeron a un denso bosque conocido como la Selva Nera. Allí, en la penumbra y el aislamiento, fueron sometidos a torturas y obligados a cavar con sus propias manos la fosa que recibiría sus restos. Finalmente, fueron decapitados en secreto, buscando con ello que sus cuerpos quedaran en el olvido y se impidiera cualquier muestra de veneración por parte de la comunidad cristiana.
La sepultura y el culto
A pesar del empeño de sus perseguidores por borrar su rastro, la providencia divina guio a una piadosa matrona llamada Lucilla hacia el lugar del martirio. Con profundo respeto y devoción, Lucilla rescató los cuerpos de los santos mártires y los trasladó con dignidad al cementerio ad duas lauros, situado en la vía Labicana de Roma.
Desde aquel momento, el lugar de su descanso se convirtió en un espacio de oración y memoria litúrgica. Su veneración arraigó con tanta fuerza en la Iglesia que el papa Vigilio decidió incluir los nombres de Marcelino y Pedro en el Canon de la Misa, asegurando que su sacrificio fuera recordado perpetuamente en el altar del sacrificio eucarístico.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggiano i santi Marcellino e Pietro?
La ricorrenza liturgica dei santi Marcellino e Pietro si celebra il 2 giugno.
Santos mártires Marcelino, sacerdote, y Pedro, exorcista, que, como reporta el papa san Dámaso, fueron condenados a muerte durante la persecución del emperador Diocleciano; conducidos entre las zarzas en el lugar del suplicio, tuvieron la orden de cavarse el sepulcro con sus propias manos, para que los cuerpos permanecieran escondidos a todos, pero la pía mujer Lucilla dio digna sepultura a sus santos miembros en Roma sobre la vía Labicana en el cementerio ad Duas Lauros. — Martirologio Romano