18 de febrero
Santi Sadoth y ciento veintiocho compañeros
Mártires
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Il contesto della persecuzione
Durante il quarto secolo, nel regno di Persia, il re Sapore secondo iniziò una feroce persecuzione contro i cristiani, rivelandosi loro acerrimo nemico. Il Martyrologium Romanum ricorda al diciassette aprile San Simeone Bar Sabbà e numerosi compagni come principali vittime della persecuzione del 341. In continuità con quegli eventi dolorosi, nel 342 furono vittime della persecuzione Sadoth e altri centoventotto cristiani.
La vocazione e l'episcopato di Sadoth
Sadoth ricevette l'ordinazione diaconale per mano del vescovo San Simeone e dimostrò fin da subito una grande dedizione alla comunità ecclesiale. La sua importanza fu tale che rappresentò San Simeone al concilio di Nicea del 326. Alla morte di Simeone come martire, Sadoth gli succedette nella sede episcopale di Seleucia-Ctesifonte. L'episcopato di Sadoth fu molto breve e, a causa delle circostanze avverse, il vescovo fu costretto a rifugiarsi in un luogo appartato per continuare a esercitare il suo ministero pastorale.
Il presagio del martirio
La tradizione riferisce che un giorno a Sadoth apparve in sogno il suo predecessore Simeone sulla sommità di una scala luminosa che portava al Paradiso. Nel sogno Simeone disse a Sadoth di essere salito in cielo il giorno prima e che quello era il suo turno. Sadoth comprese così che il suo martirio era imminente, ad un anno esatto di distanza da quello del suo maestro spirituale.
L'arresto e la prigionia
Il re Sapore arrivò a Seleucia e fece arrestare il vescovo Sadoth insieme a sacerdoti, chierici minori e suore, per un totale di centoventotto cristiani. I compagni martiri includevano sacerdoti, chierici e vergini consacrate. I cristiani arrestati furono condotti in prigione e torturati terribilmente per oltre cinque mesi. Durante questo lungo periodo di sofferenza, i persecutori minacciarono di continuare le sevizie se i prigionieri non avessero obbedito al sovrano e non avessero adorato il sole come divinità.
La testimonianza e la morte
Di fronte alle intimidazioni dei carnefici, Sadoth rispose con fermezza che il sole è solo una creatura creata dall'unico vero Dio per il bene dell'umanità e che solo il Creatore è degno di culto. I prigionieri dichiararono con coraggio che non sarebbero morti, ma avrebbero vissuto e regnato in eterno con Dio e suo figlio Gesù Cristo. I martiri rifiutarono categoricamente di adorare il sole, subendo la prigionia, la tortura prolungata e infine la trucidazione per ordine del re. Tutti i prigionieri furono condotti fuori dalla città, incatenati a coppie e assassinati. Sadoth fu separato dal suo gregge, trasferito a Bait-Lapat e decapitato. Nel regno di Persia, in località Bēth Lapāt, avvenne la passione dei santi Sadoth vescovo di Seleucia e centoventotto compagni martiri, la cui morte si compì nel 342.
La vida y el testimonio
La trayectoria de San Sadoth se entrelaza con los momentos más cruciales de la expansión cristiana en Persia. Desde su juventud, manifestó un espíritu de servicio que lo llevó a recibir la ordenación diaconal de manos de Simeone Bar Sabba'. Su capacidad y rectitud lo llevaron a cumplir funciones de gran responsabilidad, siendo enviado a representar a su obispo en el concilio de Nicea del año trescientos veintiséis. Este evento fue fundamental en su formación, consolidando su adhesión a la doctrina ortodoxa y preparándolo para la misión que más tarde asumiría como pastor de la comunidad de Seleucia-Ctesifonte.
Al suceder a Simeone en el episcopado, San Sadoth asumió el cuidado de su grey en un periodo de creciente hostilidad. Bajo el mandato del rey Sapore Segundo, se desencadenó una persecución contra los cristianos que puso a prueba la fe de toda la comunidad. San Sadoth fue arrestado junto a ciento veintiocho fieles, compartiendo con ellos no solo la detención, sino también el rigor del castigo. Durante cinco meses, fue sometido a torturas constantes con el único fin de obligarle a renegar de su fe y adorar al sol. El obispo mantuvo su postura con una entereza admirable, rechazando cualquier forma de idolatría. Finalmente, fue conducido a Bait-Lapat, donde recibió la corona del martirio mediante la decapitación en el año trescientos cuarenta y dos. Su muerte no fue un final, sino el sello de una vida entregada por completo a la verdad del Evangelio, dejando un legado de valentía que ha sido transmitido a través de las generaciones.
El culto y la memoria
La veneración a San Sadoth y a sus ciento veintiocho compañeros se mantiene viva en la tradición de la Iglesia. Su ejemplo de unidad en el martirio es recordado como un testimonio elocuente de cómo la fe puede sostener a una comunidad entera frente a la opresión. La Iglesia Católica, a través del Martirologio Romano, inscribe su nombre y el de aquellos que perecieron con él, asegurando que su sacrificio permanezca presente en la oración de los fieles.
Su culto es una invitación a reflexionar sobre la importancia de la fidelidad a los principios cristianos ante las presiones del entorno. Al conmemorar su entrega, los creyentes encuentran en San Sadoth un intercesor que comprendió el valor de la perseverancia hasta el fin. Su memoria no se limita a un hecho histórico del siglo cuarto, sino que resuena en la liturgia como un recordatorio de que el amor a Dios trasciende cualquier amenaza terrenal, fortaleciendo el espíritu de quienes buscan caminar con rectitud bajo la luz de la fe.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Santi Sadoth e compagni?
La memoria liturgica dei Santi Sadoth e centoventotto compagni si celebra il diciotto febbraio, mentre la tradizione ricorda altri aspetti legati a questi eventi anche al diciassette aprile.
Dove avvenne il martirio?
Il martirio avvenne nel regno di Persia, in particolare nelle località di Seleucia-Ctesifonte e Bait-Lapat, nel corso dell'anno 342.
En la localidad de Bēth Lapāt en el reino de Persia, pasión de los santos Sadoth, obispo de Seleucia, y ciento veintiocho compañeros, mártires: sacerdotes, clérigos y vírgenes consagradas, que se negaron a adorar al sol, fueron encarcelados, sometidos durante muchísimo tiempo a crueles torturas y, por último, asesinados por orden del rey. — Martirologio Romano