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9 de agosto

Santi Secundiano, Marceliano y Veriano

Mártires

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini, conversione e cultura dei martiri

Gli Atti del martirio dei santi Secondiano, Veriano e Marcelliano sono stati scritti circa centocinquanta anni dopo la loro prima attestazione e presentano una stesura improntata ad altri documenti di martiri, con una forte simmetria rispetto ai fatti degli Atti del martirio di San Cipriano avvenuto nel duecentocinquantasette. La struttura di questi testi comprende la prefazione, l'esilio, il processo e la sepoltura nel luogo del martirio, riflettendo la devozione popolare e possedendo intenti non biografici, pur consentendo di recuperare elementi di autentica storicità. Molti dati temporali, personaggi e località geografiche rammentati nella passio risultano concordanti e veritieri, includendo tra i personaggi storici citati l'imperatore Decio e papa Sisto II, e tra le località geografiche porto Colonna, detto Colonnaccia, nei pressi di Santa Marinella e Civitavecchia. I tre martiri tuscanesi erano tre amici dell'aristocrazia romana colti e dotati di incarichi nell'amministrazione imperiale. Secondiano era un nobile togato e letterato con incarichi imperiali, mentre Veriano e Marcelliano erano ufficiali di prefettura. Gli uffici dei tre martiri consentirono loro un contatto diretto con la vita e la fede cristiana, alla quale aderirono in modo convinto e incondizionato con la vita e le opere. Secondiano partecipò in prima persona a persecuzioni anticristiane prima della conversione. La tradizione agiografica ci è stata conservata in tre redazioni alquanto divergenti in certi particolari importanti e non offre notizie molto molta affidabili, sebbene lo scritto agiografico descriva i tre martiri come dotti amici romani e pagani persecutori. Osservando la fortezza dei cristiani e riflettendo sul testo della quarta Egloga di Virgilio sulla Vergine, sul celeste fanciullo e sul regno di Saturno, i tre amici si convertirono improvvisamente.

I convertiti furono battezzati dal presbitero Timoteo, e la seconda redazione attribuisce il presbitero Timoteo al titulus Pastoris. I neofiti furono successivamente cresimati da papa Sisto, e la conferma nella fede da parte di papa Sisto II avvenne forse proprio per il loro ruolo rilevante nella società della capitale dell'impero.

Il processo, l'esilio e il martirio

Durante la persecuzione di Decio, i tre amici furono riconosciuti come cristiani e arrestati dal prefetto Valeriano per ordine dell'imperatore. Il prefetto Valeriano invitò i tre amici a desistere dal cristianesimo ma, poiché essi persistevano nei loro propositi, furono inviati in esilio a Civitavecchia dal Promoto consolare di Tuscia Quarto, noto anche come Quarto Promoto. L'esilio aveva lo scopo di una eventuale resipiscenza da parte dei prigionieri, i quali furono inviati a Civitavecchia dal consolare di Toscana. Il Promoto consolare di Tuscia Quarto, constatata la loro risolutezza nella fede, celebrò un regolare processo e li condannò alla decapitazione, fissando l'esecuzione al nove agosto e disponendo che i loro corpi fossero gettati in mare. La condanna fu eseguita nella località Colonnaccia, l'antico porto Colonna nei pressi di Santa Marinella, e la seconda redazione specifica che il luogo del supplizio si trovava a sessantadue miglia da Roma, mentre la terza redazione aggiunge che il luogo del supplizio si chiama Coloniacum, detto Colonia. La notte seguente un presbitero di nome Deodato raccolse i corpi dei tre santi uomini e li seppellì nei pressi del luogo del martirio, nello stesso luogo dove erano stati decapitati. Il testo degli Atti è stato scritto da Alessio Patetta, e la passio non è tuttavia più antica del sesto o settimo secolo. Gli studiosi concordano sul fatto che i santi siano tre martiri autentici di Castrumnovum, dei quali però non si conosce niente di sicuro. Secondo il Lanzoni, i martiri furono uccisi a Castrumnovum, chiamato anche Colonia Iulia Castrumnovum, una cittadina della Tuscia romana sulla via Aurelia, nei pressi dell'odierna Santa Marinella, oggi scomparsa. L'ipotesi di Delehaye, che vorrebbe identificare Secondiano e Veriano con due dei martiri di Albano venerati l'otto agosto, appare improbabile.

Le fonti storiche e la tradizione liturgica

I nomi dei martiri si trovano nel Martirologio Geronimiano al nove agosto, dove vengono associati a santi orientali e romani con un'indicazione topografica oscura. Il codice Epternacense indica semplicemente la Tuscia, il codice Wissemburgense pone i martiri in Colonia, e il codice Bernense specifica in Colonioni Tusciae via Aurelia miliario quindicesimo. Per concordare il Geronimiano con la passio, si dovrebbero correggere i quindici miglia indicati dal primo con i sessantadue miglia indicati dalla seconda, sebbene errori di trascrizione numerica nel Martirologio Geronimiano non siano insoliti, mentre rimane più difficile stabilire l'identità esatta dei martiri e la data precisa della loro morte. La terza redazione agiografica dice che il loro culto era localizzato nella basilica di San Pietro a Tuscania, forse in seguito a una traslazione. Usuardo pose per primo i santi nel suo Martirologio al nove agosto con un latercolo tratto dalla passio, e il latercolo di Usuardo è passato successivamente anche nel Martirologio Romano.

La traslazione delle reliquie e il culto a Tuscania

Con la costruzione del Duomo di Civitavecchia, le reliquie furono traslate nell'edificio sacro della città. Nell'alto medioevo le coste italiane e dell'alto Lazio divennero malariche e insicure, spingendo le popolazioni a trasferirsi nell'entroterra. Nel seicentoquarantotto il vescovo di Tuscania Valeriano decise di trasferire le spoglie nella sua Cattedrale per metterle al sicuro. La traslazione delle reliquie da Civitavecchia a Tuscania è ricca di suggestioni popolari e leggende, nate anche dal fatto che molte città si disputavano il possesso delle reliquie. Il vescovo propose di porre i resti su un carro trainato da due giovenche, stabilendo che sarebbero rimasti dove le bestie si fossero fermate. Il carro attraversò Tarquinia, il fiume Marta e si diresse verso Tuscania, seguendo la strada che si inerpica verso il colle della Civita. I giovenchi si fermarono esanimi in cima al colle, presso la chiesuola di San Pietro. Con l'arrivo delle spoglie, la chiesa di San Pietro fu ampliata nell'attuale basilica romanica e i resti mortali furono deposti nella cripta della basilica. In seguito, i tre martiri furono dichiarati patroni della città di Tuscania. Nel secolo sedicesimo le reliquie furono trasferite nella chiesa di San Lorenzo a causa del trasferimento della popolazione sui poggi occidentali. Nel millenovecentosettantuno, a causa di un terremoto, le reliquie furono portate nel monastero delle clarisse di Tuscania. Infine, dal millenovecentottantatre, in seguito al restauro del Duomo, le reliquie si trovano nella cappella del Santissimo Sacramento del Duomo di Tuscania.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggiano i santi Secondiano, Veriano e Marcelliano?

La loro ricorrenza liturgica si celebra il nove agosto.

Di cosa sono patroni i santi Secondiano, Veriano e Marcelliano?

I tre martiri sono stati dichiarati patroni della città di Tuscania.