29 de abril
Virgen de la Sangre
Venerada en Re (VB)
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Il contesto geografico e storico
Re è un paese situato tra la montagna e il fiume a settecentodieci metri d'altezza, immerso in un contesto naturale di grande bellezza e solitudine. Il paese fa da spartiacque tra la Val Vigezzo e l'inizio delle Centovalli, verso il confine con il Canton Ticino, in una posizione geografica che un tempo rendeva i collegamenti difficili e l'ambiente particolarmente aspro. Attualmente Re conta settecentosettanta abitanti sparsi in un dedalo di frazioni, conservando l'impronta di un passato montanaro e riservato. Per una curiosità toponomastica, Re condivide con altri quattro paesi il record del Comune italiano con il nome più corto composto da due lettere. La località di Re è caratterizzata da un ambiente silvestre e gli abitanti della località di Re sono storicamente assai poveri, dediti a fatiche quotidiane tra boschi e sentieri sassosi. Nel millequattrocentonovantaquattro Re era un piccolo villaggio appartenente al ducato di Milano, amministrato da podestà e segnato da una tranquilla vita rurale. All'interno del villaggio del millequattrocentonovantaquattro esisteva una chiesetta dedicata a san Maurizio, un edificio umile la cui antica chiesa parrocchiale di Re si trova in un piccolo paese della valle Vigezzo, a circa venti chilometri da Domodossola. La chiesa aveva la bassa porta di ingresso protetta da un portico, sotto il quale la devozione popolare trovava riparo e raccoglimento spirituale. A destra della porta un pittore locale aveva dipinto l'immagine della Madonna con il Bambino Gesù poppante e tre rose nella mano destra. Sul muro esterno della chiesetta vi era dunque questo affresco raffigurante la Madonna che allatta Gesù Bambino, arricchito da un cartiglio sottostante con la scritta in latino che ricordava la sapienza divina nel grembo materno. Il Bambino è raffigurato seduto sulle ginocchia della Vergine mentre sorregge un cartiglio con la scritta In gremio matris sedet sapientia patris, una frase che in lingua italiana significa Nel grembo della Madre siede la sapienza del Padre. Padre Giancarlo Julita, che è stato rettore per trent'anni dell'imponente basilica del paese, afferma che Maria indica e offre Gesù in quanto via più perfetta e sicura per arrivare al Figlio. Padre Julita evidenzia inoltre che oltre cinque secoli di devozione popolare testimoniano la risposta alle domande nei labirinti della storia umana.
Il miracolo del sangue
Il destino del paese è cambiato grazie a un miracolo avvenuto nella primavera del millequattrocentonovantaquattro, precisamente la sera del ventinove aprile millequattrocentonovantaquattro. La sera del ventinove aprile millequattrocentonovantaquattro un valligiano di nome Giovanni Zucono, soprannominato Zuccone, perse al gioco della piodella, un passatempo tradizionale dei luoghi. Il gioco della piodella consisteva nel gettare un sasso il più vicino possibile a delle monete sparse in terra, misurando abilità e precisione con spirito di competizione. La sera del ventinove aprile millequattrocentonovantaquattro un giovane di nome Giovanni Zuccone, arrabbiato per aver perso al gioco, lanciò un sasso contro l'immagine della Madonna dipinta sulla facciata della chiesa dedicata a san Maurizio. Infuriato per la sconfitta al gioco, Giovanni Zucono scagliò un sasso contro l'affresco della Madonna, e il sasso colpì in piena fronte l'immagine della Vergine. L'immagine della Vergine cominciò a versare sangue dalla fronte martedì ventinove aprile millequattrocentonovantaquattro, un fenomeno inspiegabile che avrebbe segnato per sempre la storia locale. Un compagno rimproverò Giovanni Zuccone dicendogli che aveva colpito la Santa Vergine, spingendolo al riconoscimento della propria colpa. Il giovane riconobbe la malefatta e si pentì del gesto sconsiderato, ma entrambi fuggirono spaventati dalla gravità dell'accaduto. Il giorno dopo un vecchietto di nome Bartolomeo, prima di entrare in chiesa come suo solito, toccò l'immagine della Madonna per farsi il segno della croce. Bartolomeo si accorse con meraviglia che l'affresco era bagnato di sangue, notando che un rigagnolo di sangue sgorga dalla ferita provocata dal sasso e scende fino a terra. Il sangue sparso fu visto e appare dalla parte della fronte lungo la faccia della Vergine e di quella dell'Unigenito, emanando altresì una mirabile fragranza. Dalla notte del ventinove aprile al diciotto maggio successivo, a intervalli, dall'immagine della Madonna con in grembo il Bambino scaturì copioso sangue, fuoriuscendo per più giorni e scendendo fino a terra su di un pannolino o in un calice. I devoti asciugarli con cura, e infatti i devoti asciugarono il sangue con panni di lana e strisce di seta, mentre il parroco dell'epoca raccolse alcune gocce di sangue in un calice. Pochi giorni dopo l'offesa alla Madonna e un altro delitto, Giovanni Zuccone fu allontanato dalla valle insieme ai suoi familiari, secondo le usanze severe del posto per ristabilire la pace civile.
Le testimonianze storiche e i documenti
Il fatto straordinario è ampiamente documentato dalla testimonianza autorevole di notai ed officiali civili, confermando come la comunità seppe registrare ogni dettaglio con rigore. Due pergamene conservate nell'Archivio parrocchiale costituiscono i documenti più importanti ed irrefutabili sulla veridicità del miracolo, redatte entrambe da testimoni oculari. Il miracolo è documentato in due atti pubblici redatti da notai dell'epoca e controfirmati dai podestà della valle Daniele Crespi e Angiolino Romano. La prima pergamena risale allo stesso anno millequattrocentonovantaquattro e reca l'attestazione e la firma del podestà di Val Vigezzo, Daniele de Crispis, dopo la sottoscrizione del notaio. La seconda pergamena porta la data del mille cinquecento, sei anni dopo l'avvenimento, e fu redatta dal podestà di Val Vigezzo, Angelo Romano. La prima pergamena descrive l'avvenimento verificato dai testimoni nella località di Re della Val Vigezzo, nella diocesi di Novara, precisamente sul muro esterno della chiesa di san Maurizio sotto il portico. Il signor Daniele de Crispis, cittadino milanese e podestà della valle, insieme al clero, ai nobili e agli uomini delle località salirono alla chiesa per vedere l'immagine e il sangue. Il podestà, insieme ad altri clerici e nobiluomini, esaminò i muri della chiesa e le parti circostanti per verificare l'origine del fenomeno, e tale esame escluse cause artificiali confermando che il sangue scendeva miracolosamente dalla fronte dell'immagine. Il punto dell'immagine dal quale fuoriusciva il sangue appariva alquanto percosso, e il podestà venne a conoscenza che un tale Giovanni Zuccone aveva scagliato un sasso contro l'immagine proprio in quel martedì. Il podestà raccolse testimonianze scritte riguardo all'accaduto, contrassegnate dal notaio Pietro di Balcone, cancelliere del podestà, ordinando che i fatti fossero resi validamente noti con l'apposizione del proprio sigillo, sebbene il luogo del sigillo di Daniele de Crispis risultò in seguito perduto. Tra i testimoni figurano Pierino, figlio del fu Guglielmo da Balcono, pubblico notaio della Val Vigezzo, che presenziò alle vicende e sottoscrisse la fede degli eventi insieme al podestà e agli altri notai. Giovannino, figlio del fu Dionigi de' Rossi, pubblico notaio della Val Vigezzo, fu presente e sottoscrisse in fede quanto accaduto, così come Pietro de' Rossi, figlio del signor Giovannino, abitante a Santa Maria in Val Vigezzo, il quale vide più volte scorrere il sangue insieme a molti chierici e nobili. Pietro, figlio del fu Antonio da Balcone, di Craveggia, notaio e cancelliere del podestà, presenziò e si sottoscrisse a conferma della verità. Presso la chiesa seguirono altri segni prodigiosi e miracoli, e gli abitanti iniziarono la costruzione di un nuovo tempio maestoso a lode e onore della Vergine. A causa della loro povertà, gli abitanti non poterono portare a termine la costruzione del tempio con le sole proprie forze, e si videro costretti a chiedere aiuto ai fedeli seguaci di Cristo per completare l'opera. Tramite il miracolo del sangue la Madonna ha manifestato e manifesta la sua materna protezione verso i fedeli, testimoniata anche dal fatto che nel santuario si conservano molti e meravigliosi ex voto.
L'evoluzione del culto e la costruzione del santuario
I primi gruppi di devoti arrivarono subito attirati dalla notizia del miracolo, e i pellegrinaggi al santuario iniziarono già nel millequattrocentonovantaquattro. I visitatori pastorali descrivevano la via per il santuario come silvestre e sassosa, percorsa da una moltitudine di fedeli animati da profonda pietà. Lo storico rosminiano don Tullio Bertamini è autore di una storia del santuario di ottocentosessanta pagine, che ricostruisce con meticolosa pazienza le vicende secolari della fede locale. Carlo Bascapè fu segretario di Carlo Borromeo e vescovo di Novara dal millecinquecentonovantatré al milleduecentoquindici... pardon, al milleduecentoquindici no, al sedici cento quindici, cioè milleseicentoquindici. Carlo Bascapè promosse la costruzione del primo santuario che ingloba la piccola chiesa di san Maurizio, proteggendo l'affresco originale. Il primo santuario fu consacrato nel millesecentoventisette... nel milleseicentoventisette dal successore di Bascapè alla guida della diocesi di Novara. Monsignor Antonio Peretti fu parroco di Re dal millesettecentonovantotto... no, dal milleottocentonantotto al millediaciannove... al millenovecentoventinove, guidando la comunità con grande zelo. Monsignor Antonio Peretti volle per primo l'imponente basilica, la cui realizzazione richiese più di sessant'anni di fatiche e dedizione. Monsignor Gilla Vincenzo Gremigni fu vescovo di Novara dal millenovecentocinquantuno al millenovecentosessantatré ed è sepolto all'interno della basilica, avendo legato indissolubilmente il suo nome a questo tempio. Monsignor Gilla Vincenzo Gremigni consacrò il nuovo tempio il cinque agosto millenovecentocinquantotto, coronando il sogno di generazioni di valligiani. Papa Pio XII concesse alla chiesa il titolo di basilica minore, riconoscendone l'importanza ecclesiale e spirituale. Monsignor Ugo Poletti fu vicario generale della diocesi di Novara, cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, testimoniando il legame profondo tra la diocesi e le alte gerarchie della Chiesa. Il santuario attuale è formato da due edifici incorporati tra loro, con una grandiosa basilica consacrata nel millenovecentocinquantotto. La cupola della basilica raggiunge i cinquantuno metri d'altezza, è sormontata da una grande croce ed è sostenuta da sedici colonne di sasso che esprimono solidennità e maestria architettonica. L'interno della basilica è illuminato da ventitré finestre in stile gotico, le cui vetrate della basilica sono state disegnate da padre Costantino Ruggeri. A padre Costantino Ruggeri si deve anche l'adeguamento del presbiterio alle norme del concilio Vaticano II, mentre l'altare della basilica è un blocco monolitico di marmo di Carrara del peso di ottanta quintali.
Le indagini scientifiche e la reliquia
Il cuore del complesso monumentale è il tabernacolo che custodisce il prezioso reliquiario, oggetto di profonda venerazione da parte dei pellegrini. Il reliquiario consiste in un'ampolla di cristallo sigillata da un tappo di vetro, sospesa a una catenella d'oro che ne permette la custodia e la contemplazione. Il reliquiario è racchiuso in un calice di vetro con una pezzuola e un frammento di seta intrisi di liquido ematico, tramandato con cura attraverso i secoli. Nel millenovecentosessantadue il professor Judica Cordiglia di Torino condusse un'indagine scientifica che confermò la natura ematica del liquido custodito nell'ampolla. Un esame radiografico della fronte della Madonna ha evidenziato la frattura causata dallo spigolo di un corpo contundente di forma piatta, confermando la compattezza dei racconti tradizionali. La forma del corpo contundente corrisponde esattamente alla piodella del gioco tradizionale menzionato nelle cronache antiche. Il quattordici febbraio, Mercoledì delle Ceneri, il reliquiario ha lasciato per la prima volta il santuario per essere esposto nella basilica di san Gaudenzio a Novara, segnando un momento storico per la diocesi. Il santuario custodisce sotto vetro un antico affresco da cui tutto ha avuto inizio, permettendo ai visitatori di ammirare i tratti originari dell'immagine sacra. Da cinquecentoventiquattro anni il flusso dei pellegrini verso il santuario non conosce fine, rinnovandosi di generazione in generazione con commovente costanza. I pellegrini giungono perfino dall'Ungheria, e la devozione ha valicato i confini nazionali in modo sorprendente. In Ungheria un'immagine della Madonna di Re, portata da un gruppo di emigranti vigezzini, ha replicato il miracolo, testimoniando la vitalità di un legame spirituale che unisce popoli diversi. La festa più solenne si celebra il ventinove aprile in ricordo del miracolo del milleseicento... del milleseicento no, del milleseicentonovantaquattro, rievocando l'evento prodigioso della primavera. Il momento culminante della festa è la Messa del miracolo alle ore quindici, una celebrazione molto sentita dalla popolazione locale e dai convenuti. La Messa del miracolo nel pomeriggio si celebra da ancor prima dell'autorizzazione delle messe vespertine da parte di Pio XII, un'eccezione liturgica di grande rilievo. L'anticipo dell'orario della messa è reso possibile grazie a un indulto di Pio IX, concesso per venire incontro alla pietà dei fedeli. Il primo maggio, meteo permettendo, alle ore quindici la reliquia viene portata in processione attorno alla basilica, benedicendo la valle e i suoi abitanti. Questo testo storico e descrittivo è stato redatto da Maurizio De Paoli ed è tratto dalla fonte periodica Credere, offrendo una sintesi accurata e rispettosa della tradizione religiosa di Re.
El acontecimiento prodigioso
La historia de la Virgen de la Sangre tiene su origen en un episodio de violencia contra una representación sagrada. El veintinueve de abril del año mil cuatrocientos noventa y cuatro, un hombre lanzó una piedra contra un fresco que representaba a la Virgen María. Lo que siguió a este acto de hostilidad fue un suceso que conmovió profundamente a los habitantes de la zona: la imagen comenzó a sangrar de manera ininterrumpida. Este fenómeno extraordinario se prolongó desde aquel día hasta el dieciocho de mayo del mismo año, atrayendo la atención de toda la comunidad local.
La seriedad del hecho requirió una verificación rigurosa, por lo cual el milagro fue documentado de manera oficial por diversos notarios de la época y por el podestà Daniele Crespi, asegurando así la veracidad del suceso para las generaciones futuras. Este testimonio escrito permitió que la devoción no se perdiera en el tiempo, sino que se consolidara como un pilar de la identidad religiosa de la Valle Vigezzo. Posteriormente, durante el siglo diecisiete, el obispo Carlo Bascapè promovió la construcción del primer santuario dedicado a la Virgen, un espacio sagrado erigido para honrar el lugar donde se manifestó el prodigio y para albergar a los numerosos peregrinos que acudían a venerar la imagen, buscando en ella una fuente de paz y de gracia renovada.
El culto y la devoción
El culto a la Virgen de la Sangre se ha mantenido vivo a través de los siglos, transformando a Re en un centro de peregrinación de gran importancia espiritual. La fe del pueblo, arraigada en la memoria del milagro, se manifiesta con especial solemnidad cada año, manteniendo una conexión directa con aquel evento del siglo quince que transformó un acto de agresión en un símbolo de misericordia y perdón.
La liturgia y la oración comunitaria son el corazón de esta devoción, que encuentra su expresión más alta en la celebración anual de la Misa del milagro. Este rito, que se celebra con gran recogimiento, permite a los fieles revivir la experiencia de la presencia mariana y fortalecer su compromiso de vida cristiana, reconociendo en la Virgen de la Sangre una protectora constante de la Valle Vigezzo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia la festività della Madonna di Re?
La festa più solenne si celebra il 29 aprile in ricordo del miracolo del 1494, mentre il 1° maggio la reliquia viene portata in processione attorno alla basilica.
Quali sono i documenti storici che attestano il miracolo?
Il miracolo è documentato da due pergamene conservate nell'Archivio parrocchiale, redatte rispettivamente nel 1494 e nel 1500 dai podestà di Val Vigezzo e dai notai dell'epoca.