San Paolino nacque a Cividale, nel ducato longobardo del Friuli, verso l'anno 730, e la sua figura si inserisce nel panorama dell'ottavo secolo come quella di un pastore e intellettuale di vasto respiro. Di origine e formazione cividalese, visse in un'epoca di grandi trasformazioni politiche e culturali, legate in particolare al progetto di Carlo Magno di unificare l'Europa con l'appoggio del Papa e sotto il segno della Croce di Cristo. Tale disegno rappresentava il primo vero progetto di unità europea inteso anche in senso culturale, e per realizzarlo il sovrano aveva riunito ad Aquisgrana un gruppo di sette saggi chiamato Accademia Palatina, che costituiva il prototipo delle future università. Tra i membri di questo circolo, in cui spiccava il nome celebre di Alcuino di York, i saggi dovevano stringere una forte amicizia ed elaborare le linee culturali dell'impresa, e fu proprio in questo contesto che Paolino fu chiamato a far parte dell'Accademia Palatina, divenendo familiare di Carlo Magno dopo l'occupazione franca del ducato longobardo del Friuli. I suoi contemporanei e amici arrivarono a definirlo con l'appellativo di Luce di Ausonia, ovvero d'Italia, a testimonianza di una personalità e di un'opera che gli meritarono un posto di preminenza nella cultura europea del tempo. Nel corso della sua esistenza, trascorsa tra l'impegno politico-culturale e il governo pastorale, San Paolino seppe unire la profondità della fede alla vivacità dell'ingegno, morendo infine nella sua città natale nell'anno 802.
Nel martirologio, san Paolino è ricordato come vescovo di Aquileia, carica alla quale fu nominato nel 787. Il governo del patriarcato di Aquileia abbracciava allora vasti territori, estendendosi all'Istria, al Friuli, a Padova, a Vicenza, a Verona e a Trento. Dotato di un ingegno ampio e versatile, il vescovo s'intendeva di teologia, di letteratura e di musica, e mise queste doti al servizio della Chiesa e della fede. San Paolino si dedicò subito alla riforma della sua Chiesa, riportandone la liturgia all'antica bellezza, un rinnovamento che oggi è testimoniato in modo inequivocabile dagli atti del Concilio di Cividale del settecentonovantasei e dalla riforma dell'antica liturgia aquileiese. Poeta sensibile e autore di diverse composizioni sacre, le cui creazioni poetico-musicali avevano sempre un intento didattico, regalò alla comunità cristiana l'inno intitolato Ubi Caritas et Amor, e le sue composizioni giunsero ad affascinare persino figure letterarie dei secoli successivi come Alessandro Manzoni e Giosuè Carducci. Particolarmente celebre fu inoltre il poema sulla regola di fede che egli dedicò allo stesso re Carlo Magno. La sua infaticabile azione pastorale e dottrinale si espresse anche nella partecipazione ai concili del tempo per combattere le eresie, come avvenne nei Concili di Ratisbona nel settecentonovantadue e di Francoforte nel settecentonovantasei, dove contribuì attivamente a confutare l'eresia adozionista. A supporto di questa intensa attività polemica e dottrinale, scrisse notevoli trattati tra cui il Libellus sacrosyllabus e l'opera Contra Felicem, libri tres. Infine, accanto all'impegno culturale ed europeo, il vescovo organizzò un'ampia attività missionaria verso le vicine popolazioni slave, adoperandosi con dedizione per convertire alla fede cristiana gli Avari e gli Sloveni.