6 de noviembre
Beata María de San José (Josefa Ytóiz)
Virgen y mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Infanzia e giovinezza a Pamplona
I dati esatti della nascita della protagonista sono sconosciuti, ma la tradizione e i registri conservano i momenti salienti della sua prima infanzia. Il tre marzo 1871 la neonata fu abbandonata nella ruota degli esposti dell'orfanotrofio di Pamplona. Al momento del ritrovamento era avvolta in una camicia e priva di biglietti o segni distintivi che potessero rivelarne le origini. Il quattro marzo 1871 fu battezzata nella cappella dell'orfanotrofio e il cappellano dell'istituto le impose il nome di Josefa Ytóiz. Il sei marzo 1871, due giorni dopo il battesimo, venne affidata a una coppia di Olagüe per ricevere le cure familiari. Dopo una settimana dall'affidamento fu tuttavia riportata in orfanotrofio. La restituzione avvenne probabilmente perché la famiglia affidataria non riusciva ad accudirla adeguatamente. Lo stesso giorno del ritorno in orfanotrofio fu consegnata a Matías Uganda di Iraizóz e a sua moglie. Visse con la famiglia Uganda per tredici anni, crescendo in un ambiente sereno e laborioso. Il ventisette agosto 1878 ricevette il sacramento della Cresima, suggellando il cammino della sua iniziazione cristiana nella terra di Navarra.
La vocazione e l'ingresso nel monastero
Nell'agosto 1892, all'età di ventitré anni, Josefa sentì la chiamata alla vita religiosa e chiese di entrare nel monastero Concezionista dell'Incarnazione di Escalona. Entrò come religiosa corista grazie alla dote versata dai genitori adottivi, che avevano sostenuto la sua formazione e la sua scelta di consacrazione. Il ventinove gennaio 1894 emise la professione temporanea dei voti, iniziando il cammino formale all'interno della comunità claustrale. Il ventinove gennaio 1897 emise la professione solenne, consacrandosi definitivamente al Signore. Con la professione assunse il nome di suor Maria di San Giuseppe. Si distingueva per un carattere estremamente semplice, aperto, accessibile, vicino agli altri, fiducioso, affettuoso e servizievole. Ricoprì la carica di superiora del monastero per venticinque anni, venendo rieletta ogni triennio per le sue straordinarie capacità di governo e per la dedizione alla comunità. Mantenne relazioni di tipo materno con le consorelle ed era fortemente responsabile verso la gestione spirituale e materiale del monastero. La sua personalità e il suo stile di governo sono ampiamente testimoniati dalle numerose lettere conservate e indirizzate al sovrintendente delle religiose della Curia di Toledo. In una lettera rivolta al sovrintendente descrisse la difficile situazione economica della comunità di Escalona, chiedendo di ricordarsi di loro nelle elemosine e dimostrando confidenza e semplicità verso di lui. In un'altra lettera si rammaricò per i tempi difficili della Spagna e della Chiesa spagnola, invocando la misericordia divina e l'intercessione della Vergine Maria per la nazione.
Le prove della persecuzione e l'evacuazione
Nel 1936 il monastero di Escalona contava quattordici religiose e ricorreva il quarto secolo dalla sua fondazione. Fin dall'instaurazione della Repubblica in Spagna, il municipio di Escalona promosse una campagna diffamatoria contro le monache. Fu diffusa la falsa voce che le monache avessero avvelenato le condutture idriche cittadine che attraversavano l'orto del monastero. Con il pretesto dell'avvelenamento delle acque, il sindaco perquisì la clausura e sbeffeggiò le religiose. Per il timore che il monastero venisse incendiato, le monache organizzarono turni di veglia notturna a coppie sulla torre campanaria. Il ventotto luglio 1936 le religiose ricevettero l'ordine formale di evacuare il monastero. Il sindaco aveva preannunciato l'espulsione alla cittadinanza già dal giorno precedente. Una folla di curiosi e di malintenzionati intenzionati a insultarle attese le monache all'uscita dal monastero. Prima di uscire, madre Maria di San Giuseppe ordinò alle consorelle di indossare abiti civili e di consumare le Ostie consacrate in chiesa per evitarne la profanazione. Le religiose erano profondamente turbate ed alcune piangevano per la dura prova. Il cappellano, don Teógenes Díaz Corralejo Fernández, incoraggiò le monache a testimoniare con coraggio la loro fede in Cristo.
La prigionia e il trasferimento a Madrid
Dal monastero le religiose vennero condotte al carcere cittadino e vi rimasero recluse per ventiquattr'ore insieme ad altri prigionieri. Durante le ventiquattr'ore di prigionia non ricevettero alcun tipo di assistenza, cibo o acqua. Il giorno seguente la reclusione vennero sottoposte a interrogatori individuali separati ogni trenta minuti. Tutte le religiose rifiutarono la proposta di liberazione condizionata all'abbandono dello stato religioso. Dopo due giorni di prigionia furono inaspettatamente liberate. Oltre dieci famiglie di Escalona accolsero le monache nelle proprie abitazioni, pur consapevoli dei gravi rischi che correvano. Le monache vissero in relativa libertà dal trenta luglio al sedici settembre 1936. Il sedici settembre 1936 vennero convocate per un nuovo interrogatorio davanti a un tribunale improvvisato presso un edificio diverso dal carcere. Durante gli interrogatori delle consorelle, madre Maria di San Giuseppe mostrava grande ansia e sollievo gioioso al loro ritorno. Il diciassette settembre 1936 le religiose vennero trasferite presso la Direzione Generale di Sicurezza a Madrid. Durante il tragitto attraverso Navalcarnero rischiarono il linciaggio da parte di un gruppo di miliziani. Trascorsero la prima notte di prigionia a Madrid nei sotterranei della Direzione Generale di Sicurezza. Il diciotto settembre 1936 vennero recluse nel convento delle Cappuccine, adibito a carcere femminile per circa milletrecento detenute, di cui ottocento religiose.
Il martirio e la conclusione terrena
Al termine del conflitto bellico, l'intera comunità monastica poté rientrare a Escalona. Mancavano all'appello suor Maria di San Giuseppe e la sua vicaria, suor Maria dell'Assunzione. Un testimone ha riferito che le due religiose vennero recluse in una checa, ossia un centro di detenzione provvisorio. Il testimone, che conosceva le monache per via dei suoi soggiorni estivi a Madrid, si recò a far loro visita. Nonostante indossassero abiti civili, il testimone le identificò e si intrattenne a parlare con loro. Tornato a visitarle dopo alcuni giorni, il testimone ne rinvenne i corpi privi di vita. L'uccisione avvenne negli ultimi giorni del mese di ottobre del 1936. Madre Maria di San Giuseppe si è spenta all'età di sessantasei anni. Madre Maria di San Giuseppe aveva trascorso quarantaquattro anni all'interno della vita religiosa. L'Ordine delle Concezioniste Francescane ha registrato ulteriori vittime martiriali durante la guerra civile spagnola. Suor Maria Agnese di San Giuseppe e suor Maria del Monte Carmelo della Purissima Concezione appartenevano al monastero di Nostra Signora delle Misericordie situato a El Pardo, vicino a Madrid. Suor Maria Agnese di San Giuseppe e suor Maria del Monte Carmelo della Purissima Concezione vennero giustiziate tramite fucilazione nelle prime ore del ventidue agosto 1936. Suor Maria Agnese e suor Maria del Monte Carmelo sono le sole martiri del gruppo le cui spoglie sono state individuate e conservate. Dal 2015 i resti delle due monache sono custoditi a Toledo, presso la Casa madre dell'Ordine. Madre Maria del Monte Carmelo era registrata all'anagrafe come Isabel Lacaba Andía. Madre Maria del Monte Carmelo e altre nove religiose del monastero di San Giuseppe a Madrid vennero scacciate dal proprio convento all'inizio della guerra. L'otto novembre 1936 queste dieci monache vennero prelevate dall'abitazione che le stava accogliendo. Dopo il prelievo dell'otto novembre 1936 non si hanno avute più notizie della sorte delle dieci monache e i loro resti non sono mai stati rinvenuti.
Il processo di beatificazione
La causa di beatificazione riguarda quattordici monache Concezioniste, guidate da madre Maria del Monte Carmelo. Le fasi preliminari del processo di canonizzazione si sono aperte nel 2002 a Toledo. La fase diocesana del processo si è tenuta a Madrid, sede del martirio, tra il 2006 e il tre febbraio 2010. La Santa Sede ha concesso il nulla osta per la causa il nove ottobre 2007. Il quindici gennaio 2019 papa Francesco ha ricevuto in udienza il cardinale Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Il quindici gennaio 2019 il Pontefice ha autorizzato la promulgazione del decreto che riconosce ufficialmente il martirio delle monache. Il rito di beatificazione è stato celebrato il ventidue giugno 2019 all'interno della cattedrale dell'Almudena a Madrid. La cerimonia di beatificazione è stata presieduta dal cardinale Becciu in qualità di legato pontificio. La ricorrenza liturgica di suor Maria del Monte Carmelo della Purissima Concezione e delle consorelle è fissata al sei novembre. Il sei novembre le diocesi della Spagna commemorano collettivamente i Martiri del ventesimo secolo. La nascita di madre Maria del Monte Carmelo è avvenuta a Pamplona, in Spagna, il tre marzo 1871. La morte di madre Maria del Monte Carmelo è avvenuta a Madrid, in Spagna, a fine ottobre 1936.
La vida
Josefa Ytóiz nació en Pamplona en 1871, iniciando desde joven un camino de búsqueda espiritual que la conduciría a la consagración total. En 1892, ingresó en el monasterio concepcionista de Escalona, lugar que se convertiría en su hogar espiritual y centro de su labor apostólica y comunitaria. Durante su larga permanencia en dicho monasterio, su entrega fue reconocida por sus hermanas, quienes la eligieron superiora, cargo que desempeñó con dedicación y prudencia durante veinticinco años. Su liderazgo estuvo caracterizado por la guía espiritual y el cuidado de la vida de clausura, manteniendo siempre un espíritu de servicio y humildad.
La llegada del conflicto bélico en el siglo veinte alteró profundamente la paz de su monasterio. La Beata María de San José sufrió la expulsión de su comunidad y el posterior arresto, enfrentando con serenidad las pruebas que la persecución imponía a los religiosos de la época. Fue trasladada a Madrid e internada en una checa, donde, a pesar del contexto de violencia y hostilidad, mantuvo su fidelidad a Dios hasta el último momento. Su muerte en 1936 marcó el fin de una vida dedicada al silencio y a la oración, sellando su compromiso con el Evangelio a través del martirio. Su figura sigue inspirando a quienes buscan en la vida religiosa un camino de entrega total, recordándonos que la fortaleza en la fe no proviene de las fuerzas humanas, sino de la confianza depositada en la gracia divina.
El culto
La memoria de la Beata María de San José es un recordatorio vivo de la fidelidad cristiana en tiempos de prueba. Su proceso de beatificación, que culminó el 22 de junio de 2019, permitió que la Iglesia reconociera oficialmente el valor de su sacrificio y la santidad de su vida consagrada. Desde su elevación a los altares, su figura es venerada como ejemplo de perseverancia para todos los fieles.
Su culto se integra en la celebración común de los mártires del siglo veinte, subrayando la importancia de honrar a quienes, como ella, no dudaron en dar testimonio de su fe en circunstancias extremas. La Iglesia celebra su memoria el 6 de noviembre, invitando a los creyentes a reflexionar sobre el don de la vocación religiosa y la valentía necesaria para sostener las propias convicciones. A través de su intercesión, los fieles encuentran un modelo de paz interior y de entrega incondicional, manteniendo viva la luz de su testimonio en el presente.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia la Beata María de San José?
La sua memoria liturgica si celebra il sei novembre, giorno in cui le diocesi della Spagna commemorano i Martiri del ventesimo secolo.