11 de junio
Beata María del Sagrado Corazón de Jesús (María Schininà Arezzo)
Fundadora
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e giovinezza nella nobiltà siciliana
María Schininà Arezzo nacque a Ragusa il dieci aprile del mille ottocentoquarantaquattro, inserendosi nel panorama del diciannovesimo secolo. Fu battezzata il giorno stesso della nascita, accogliendo subito il dono della grazia divina in un contesto familiare fortemente radicato nei principi cristiani. Il padre era Giambattista Schininà, appartenente ai nobili marchesi di Sant'Elia e ai baroni di San Filippo e del Monte. La madre era Rosalia Arezzo Grimaldi, la quale apparteneva ai duchi di San Filippo delle Colonne. La fanciulla risultava pertanto discendente da due famiglie di antica nobiltà siciliana, configurandosi come la quinta di otto figli. Crebbe in un ambiente domestico che curava con attenzione la formazione morale e spirituale, ricevendo un'educazione integerrima con l'aiuto del precettore Vincenzo Di Stefano, sacerdote di grande virtù. Durante la giovinezza, seguendo l'istinto della sua età, esercitò la danza con liceità e si adeguò alla moda del suo tempo, manifestando al contempo una particolare predilezione per la musica. Ricevette la Cresima all'età di sei anni e la Prima Comunione l'anno successivo alla Cresima. Nel mille ottocento sessanta, all'età di sedici anni, divenne l'animatrice della costituenda banda musicale di Ragusa. Durante i festeggiamenti per l'Unità d'Italia, batté il tempo con la bacchetta durante il concerto nella piazza adiacente la cattedrale, su privilegio concesso dal maestro della banda.
La conversione e la scelta della povertà
Nonostante i riconoscimenti mondani e la vita agiata, la giovane avvertiva un'intima insoddisfazione e ascoltava le esigenze del suo spirito che anelava a una ricerca più approfondita di Dio. Rifiutò più volte le proposte di matrimonio che le venivano rivolte, orientandosi resolutamente verso una vita più devota. Nel mille ottocento settantaquattro, dopo il matrimonio dell'ultimo fratello, rimase sola con la madre che non la ostacolava nelle sue pie inclinazioni. In quel momento decisivo si spogliò dell'elegante vestiario e indossò abiti da popolana, compiendo un gesto radicale. Si mise direttamente a servizio dei poveri, offrendo il proprio tempo e le proprie energie corporali. La sua scelta fu sconvolgente per la società dell'epoca, poiché infranse coraggiosamente le barriere tra ricchi e poveri e tra nobili e popolo. Servì personalmente i poveri e gli ammalati nei loro tuguri, affrontando una situazione critica aggravata dalle problematiche della Questione Meridionale. Chiamava i poveri la pupilla di Dio e in essi vedeva chiaramente il volto di Gesù, operando con instancabile dedizione. Il padre carmelitano Salvatore Maria La Perla la nominò prima direttrice dell'associazione delle Figlie di Maria nel mille ottocento settantasette a Ragusa. Radunò molte giovani intorno a sé vivacizzando la società e la Chiesa ragusane, istituendo nuove forme di apostolato come l'insegnamento del catechismo ai fanciulli. Promosse con fervore la solennità della Prima Comunione e organizzò il soccorso dei poveri a domicilio, propagando altresì la devozione al Sacro Cuore tra il clero e i fedeli.
La fondazione dell'Istituto e le opere di misericordia
La madre morì nel mille ottocento ottantaquattro, e in seguito a tale lutto Maria espresse il desiderio di farsi suora di clausura. L'arcivescovo di Siracusa le consigliò tuttavia di rimanere in città a continuare le sue opere di misericordia per il bene della collettività. Nel mille ottocento ottantacinque si associò ad alcune compagne formando un gruppo di apostolato stabile. Il nove maggio mille ottocento ottantanove si unì in comunità con le prime cinque giovani, fondando ufficialmente l'Istituto del Sacro Cuore. Lo scopo primario dell'Istituto era offrire ricovero alle orfane abbandonate e povere, propagare il catechismo a Ragusa e nei comuni vicini, e dare asilo agli anziani invalidi. La congregazione assisteva inoltre i carcerati e gli operai delle miniere di pietra pece, il cui sfruttamento nei dintorni di Ragusa era iniziato verso la fine dell'Ottocento. Conduceva una vita di preghiera e fede così intensa al punto da imprimersi sul petto il nome Jesus con un ferro arroventato. Papa Leone XIII la ricevette in udienza nel mille ottocento novanta, riconoscendo il valore della sua missione. Nel mille ottocento novantadue iniziò la costruzione della prima casa dell'Istituto, divenuta in seguito la Casa madre. Fu inoltre chiamata ad organizzare a Ragusa l'Associazione delle Dame di Carità. Ospitò nel suo Istituto le prime monache carmelitane giunte a Ragusa dal mille novecentosei al mille novecentootto, e diede generoso asilo ai profughi del disastroso terremoto che distrusse Messina e Reggio Calabria dal mille novecentootto al mille novecentonove.
Il transito e il riconoscimento della santità
Madre Maria del Sacro Cuore si sentiva pronta all'incontro con il Signore dopo aver consolidato la sua congregazione. La sera del tre giugno mille novecento dieci, giorno della festa del Sacro Cuore di quell'anno, volle radunare attorno a sé le orfanelle della Casa madre prima di andare in cappella. Nei giorni seguenti avvertì maggiore stanchezza del solito e il nove giugno avvertì un forte dolore al petto. Le suore chiamarono il medico ed ella fece chiamare il confessore, padre Branchina. Disse al confessore con un sorriso che il padrone la chiamava e di ascoltare la sua confessione. Il giorno successivo ricevette l'Unzione degli Infermi e la Comunione in forma di viatico da padre Branchina. L'undici giugno affidò alle Suore del Sacro Cuore il comandamento dell'amore e morì all'età di sessantasei anni, assumendo il nome religioso di madre Maria del Sacro Cuore. I resti mortali della fondatrice riposano nella chiesa della Casa madre a Ragusa, in via Beata Maria Schininà due. Le Suore del Sacro Cuore sono attualmente diffuse in tre continenti ed espandono amore e carità per i più bisognosi seguendo lo spirito della fondatrice, affiancate dal gruppo dei Laici Amici di Maria Schininà che s'impegnano a vivere i suoi insegnamenti. Il processo per l'introduzione della causa di beatificazione si svolse presso la Curia arcivescovile di Siracusa tra il mille novecentotrentasette e il mille novecentoquarantacinque, continuando nella Curia vescovile di Ragusa tra il mille novecentocinquantasei e il mille novecentocinquantasette. Nel mille novecentocinquantaquattro si tenne la discussione della fama di santità, e la Causa fu ufficialmente introdotta il sedici gennaio mille novecentosettantacinque. Il processo informativo e quello apostolico furono convalidati il venticinque novembre mille novecentottantatré. La Positio super virtutibus fu consegnata a Roma nel mille novecentottantotto, e i consultori teologi espressero parere positivo il tredici dicembre dello stesso anno. I cardinali e vescovi della Congregazione per le Cause dei Santi espressero parere positivo sulle virtù eroiche il ventuno marzo mille novecentottantanove, e il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto di venerabilità il tredici maggio mille novecentottantanove.
Il miracolo e la beatificazione
Presso la Casa generalizia delle Suore del Sacro Cuore sono documentati e conservati oltre centocinquanta fatti prodigiosi attribuiti all'intercessione della serva di Dio. Tra i fatti prodigiosi è stato scelto come presunto miracolo per la beatificazione quello riguardante la signora Angelina Tarantino in Veltri di Scalea, Cosenza. Angelina Tarantino in Veltri era ricoverata nell'Ospedale Mariano Santo di Cosenza per sindrome asmatica con enfisema ostruttivo e gravissima insufficienza respiratoria. La donna fu consigliata dalle suore dell'ospedale a invocare la loro Fondatrice e guarì prodigiosamente al momento della crisi definitiva. Il processo cognizionale sul miracolo fu istruito presso la Curia arcivescovile di Cosenza e durò dal cinque marzo mille novecentottantuno all'undici gennaio mille novecentottantadue, venendo convalidato il diciassette dicembre mille novecentottantatré. La Commissione medica della Congregazione per le Cause dei Santi si pronunciò favorevolmente sull'inspiegabilità dell'evento il venticinque ottobre mille novecentonovanta. I consultori teologi confermarono il parere sul miracolo il due febbraio mille novecentonovanta, e i cardinali e vescovi della Congregazione lo confermarono il tredici marzo mille novecentonovanta. Il Papa concesse di promulgare il decreto che dichiarava la guarigione inspiegabile, completa, duratura e ottenuta per intercessione di madre Maria Schininà il nove aprile mille novecentonovanta. La beatificazione si svolse a Roma il quattro novembre mille novecentonovanta, presieduta dal Papa san Giovanni Paolo II.
Su vida y vocación
María Schininà Arezzo nació en el año mil ochocientos cuarenta y cuatro en la ciudad de Ragusa. Proveniente de un entorno noble, su vida dio un giro decisivo cuando decidió renunciar a los privilegios de su clase para dedicarse por completo a los necesitados. Esta vocación de servicio se convirtió en el eje de su vida, impulsándola a recorrer caminos de caridad en Ragusa y Siracusa, donde el sufrimiento de los enfermos y los pobres encontró en ella un consuelo constante.
El nueve de mayo de mil ochocientos ochenta y nueve, su entrega tomó forma institucional con la fundación del Instituto del Sacro Cuore. Esta obra, nacida de su profunda devoción y deseo de servicio, fue un punto de inflexión en su ministerio. Su labor fue reconocida incluso a nivel universal, siendo recibida en audiencia por el Papa León decimotercero en el año mil ochocientos noventa. A lo largo de los años, su carisma se mantuvo firme, destacando su compromiso humanitario durante las catástrofes naturales que afectaron a la región, donde su presencia fue un signo de esperanza para los profugos del terremoto de Mesina y Reggio Calabria. La Beata falleció en su ciudad natal de Ragusa en el año mil novecientos diez, dejando un legado de amor cristiano que continúa vivo a través de su congregación.
El culto y la memoria
La vida de la Beata María del Sagrado Corazón de Jesús representa una luz de entrega desinteresada en los siglos diecinueve y veinte. La Iglesia reconoció la santidad de sus obras al beatificarla el cuatro de noviembre de mil novecientos noventa, en una ceremonia presidida por el Papa Juan Pablo Segundo. Desde aquel momento, su figura es venerada como modelo de caridad y de fidelidad al Evangelio.
Su memoria litúrgica es un tiempo propicio para recordar su capacidad de ver el rostro de Cristo en los desamparados. Aunque su recuerdo es constante en el corazón de quienes siguen su obra, la Iglesia celebra su festividad el doce de junio, invitando a los fieles a reflexionar sobre la importancia de la donación de sí mismo. La Beata permanece como un testimonio de que la verdadera nobleza reside en el servicio humilde y en el amor entregado sin reservas por el bienestar del prójimo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia la Beata María del Sagrado Corazón de Jesús?
La memoria liturgica cade il dodici giugno, giorno seguente alla sua nascita al Cielo.
Di cosa è patrona la Beata María del Sagrado Corazón de Jesús?
I fatti forniti non menzionano specifici titoli di patronato ufficiali.
En Ragusa, beata María Schininà, virgen, que eligió vivir en humildad y sencillez dedicándose al cuidado de los enfermos, de los abandonados y de los pobres e instituyó a las Hermanas del Sagrado Corazón de Jesús para que fueran de ayuda en todo género de miseria. — Martirologio Romano